Testimonianza di Gianluca da Los Angeles

Intervista
Pubblicato 2018-03-15 00:10

Vita, ambizioni e successi di un ballerino italiano che ha realizzato il suo sogno di danzare negli States. Gianluca ci parla delle sue esperienze in campo artistico e del percorso che lo ha portato ad esibirsi da Roma, a New York e ora a Los Angeles.

Gianluca Todisco

Gianluca Todisco

Ciao! Mi chiamo Gianluca e vengo da Roma. Sono un ballerino, cantante italiano che attualmente vive negli States.

Raccontaci di te: chi sei e dove vivi attualmente?

Mi chiamo Gianluca Todisco, sono nato a Roma il 21 giugno 1992, dove ho sempre vissuto.
Negli ultimi cinque anni ho vissuto tra Roma e NYC e quest’ultimo anno mi sono trasferito nella West Coast a Los Angeles.

Da quanti anni vivi all'estero?

Viaggiare in Italia ed all’estero per me è sempre stato molto naturale, prima con la mia famiglia e poi con amici. Ho percorso le strade di tante città come Parigi, Barcellona, Madrid, Colonia, Praga ed altre.
Dopo essermi diplomato, sono andato a studiare a NYC dove ho vissuto per cinque anni. Poi in questo ultimo anno mi sono trasferito a Los Angeles per migliorarmi e completarmi artisticamente e scoprire altre forme artistiche.

Quando e come nasce il tuo amore per l’arte e la danza?

Sin da piccolo ho sempre cantato e ballato. 
Vedendo questa mia grande passione, quando avevo circa 4 anni,  i miei genitori mi hanno iscritto ad una scuola di danza ed è lì che è iniziato la mia formazione ed il mio percorso artistico.

Che iter di studi hai seguito in Italia?

In Italia dopo la scuola dell’obbligo, ho conseguito il diploma di II grado presso un istituto tecnico industriale di Roma. Dopo aver preso un anno sabbatico per studiare a NYC, mi sono iscritto e laureato all’Università “La Sapienza” di Roma, nella Facoltà di Lettere e Filosofia con indirizzo “Scienza della Moda e del Costume”, sempre alternando i miei studi tra Roma e NYC.
Successivamente ho effettuato due master sempre inerenti alla Laurea che ho conseguito.

Quali sono i motivi principali che ti hanno portato negli Stati Uniti?

Fin da piccolo sognavo di visitare NYC. Poi crescendo e studiando danza ho incontrato insegnati che provenivano da NYC e da Los Angeles. Con queste esperienze ho capito che negli Stati Uniti avrei trovato quella forma artistica che ho sempre avuto innata in me.
Quindi il mio amore per l’arte, la mia passione per la musica, la danza e il canto sono il motivo che mi hanno portato negli States dove ogni artista ha l’opportunità di condividere la propria passione con gli altri, in ogni luogo, nei teatri più importanti di Broadway fino al più recondito angolo della metropolitana.
Sono stato da sempre amante della musica americana, del soul e dell’R&B.
A NYC ho avuto la possibilità di ascoltare le migliori formazioni corali e gruppi di spiritual e gospel.
Ascoltare un coro gospel in qualsiasi teatro o auditorium del mondo, non è la stessa cosa come ascoltarlo ad esempio nella Cattedrale di Saint John the Divine a NYC. Quel luogo, con la sua storia, l’atmosfera, la partecipazione delle persone che ascoltano, tutto lo rende più magico e senti che la musica, le voci e i ritmi vibrano fino ad entrarti nell’anima.

Qual è stata la prima sensazione provata toccando suolo americano?

Era il 1° gennaio, quindi una sensazione di tanto freddo. Scherzo naturalmente.
Uscito dall’aeroporto JFK ho provato tanta eccitazione. Finalmente ero lì nelle strade di NYC che avevo visto e rivisto nei movies, ed ora ci stavo camminando davvero.
Mi sembrava quasi di essere “a casa”.
Ero talmente euforico che la prima sera ho dimenticato di cambiare le scarpe ed ho camminato tutto il tempo in mezzo alla neve, con le mie scarpe da tennis, anche dentro il Central Park. Immagina che freddo.
Ero estasiato nel percepire quell’atmosfera che avevo sempre desiderato di vivere personalmente.
Tutto era magico, ero nella città che non dorme mai ed ogni cosa che vedevo mi rendeva felice e già incontravo artisti che suonavano e cantano in tanti angoli delle strade.
Dopo la prima fase di eccitazione, la vera sensazione che stavo provando era diventata una percezione ben precisa, una percezione di Libertà e di rispetto, dove la convivenza di tante persone multietniche era un valore aggiunto alla realtà sociale. Una sensazione unica.

Quanto tempo ci è voluto per ambientarti?

Sinceramente neanche un giorno. Mi sentivo già a casa, tutto mi era già cosi familiare, le strade, la scuola di danza, il lifestyle. Avevo già studiato e letto tantissimo sulla cultura americana ed in particolare su NYC che era come se fossi in un deja vu. Venendo da una capitale come Roma tante realtà sono equivalenti, quindi per un artista è più facile integrarsi e crearsi una rete di rapporti sociali, specialmente con persone che hanno gli stessi interessi ed obiettivi.

Che tipo di visto possiedi?

Attualmente sto ultimando la produzione della documentazione necessaria per la richiesta del visto artistico O-1.

Qual è l’iter da seguire per ottenere il visto artistico?

Beh non è per nulla semplice. Bisogna armarsi di tanto coraggio e pazienza.
Per prima cosa individuare un avvocato o uno studio di avvocati associati competenti in materia nel quale riporre il proprio mandato ed ancor più la propria fiducia. Poi  creare un fascicolo personale nel quale sono raccolte tutte le proprie referenze, gli spettacoli ed ogni tipo di lavoro artistico effettuato fino al momento della richiesta. Quindi ogni documento, lettere di referenza, ecc. che attesti il valore aggiunto che la tua persona può dare a questo Paese a livello artistico. Individuare uno sponsor e un talent agent con il quale hai già avuto modo di lavorare.

Dal punto di vista della carriera, cosa ti danno in più gli States rispetto all’Italia?

In tutto il mondo è risaputo che l’Italia è la culla della cultura e dell’arte in ogni sua forma.
La danza, la musica e la canzone italiana sono conosciute ed amate in tutto il mondo.
La differenza è una questione socio-culturale. In Italia se non sei un artista super affermato, queste tipologie di lavori non sono ritenuti degni di essere chiamati tale.
A volte capita che ti chiedono: “ che lavoro fai?”
e tu rispondi: ‘il ballerino, il cantante’.. 
e loro ti richiedono: ‘”Sì, ma il tuo vero lavoro qual è?”
 … ‘il ballerino, il cantante’….. 
“e come mai non ti ho visto in televisione?”…….
In Italia sei un artista solo se sei sempre in televisione.
La differenza maggiore tra gli States e l’Italia è il fatto di sentire che la professione di artista, sia nella danza che nella musica, nel canto o in ogni altra sua forma, è riconosciuto come un “lavoro”.
Uno dei punti più importanti è la meritocrazia. Negli States la meritocrazia vale molto di più che in Italia. 
Altra maggiore opportunità è il focus ‘straight to the point’, le persone lavorano sodo, sono mirate in ciò che fanno, ci credono fermamente e gli viene riconosciuto.
In questo settore, in Italia bisogna ancora crescere a livello socio-culturale educando la mentalità delle persone, a livello politico, a livello di impegno e di stanziamento di risorse economiche per finanziare i progetti artistici.
Queste non sono critiche gratuite verso il mio Paese, che amo e rispetto, ma sono delle mie riflessioni che sicuramente condividono tantissimi giovani artisti che vogliono intraprendere questa carriera. In Italia alcuni settori sono valorizzati o meno a secondo della sensibilità e della maturità dei governanti protempore.

A che progetti artistici stai attualmente lavorando?

Ho appena terminato un photoshoot e sto lavorando su alcune coreografie per un musical. In cantiere ho anche un progetto canoro, ma per ora tutto Top Secret!!!
Cosa ti piace di più della tua vita a Los Angeles?
Los Angeles è una città particolare, con le sue distanze enormi ed i suoi tempi lunghi. Molto diversa da NYC.
Devo essere sincero, all’inizio LA non la sentivo proprio mia. Venendo da Roma dove le distanze sono più brevi, il centro città è costituito da tanti piccoli vicoli, borghi e ponticelli, poi ho vissuto per cinque anni a NYC dove la vita è frenetica e gli ottimi collegamenti avvicinano le distanze.
Pian piano mi sono integrato ed ho iniziato a sentirmi a casa anche a Los Angeles, semplicemente capendone i ritmi ed organizzandomi per conciliare i miei tempi con le grandi distanze tra i luoghi di mio interesse. Poi ho iniziato ad apprezzare il fatto che è una citta dove si vive con minore stress, forse in una calma apparente.
Mi affascina molto anche la conformazione del territorio che va dal mare a zone quasi desertiche.
Ma quello che più mi piace di Los Angeles sono le opportunità artistiche che ti offre, con le tante scuole di danza presenti sul territorio nelle quali puoi studiare i vari stili, partecipare a stage e ad audizioni. Mi piace la dinamicità del settore artistico dove ognuno può soddisfare le proprie passioni e mettere in campo le proprie capacità.
A Los Angeles la musica, la danza, il canto, sono considerate vere attività lavorative e per un artista possono crearsi le opportunità idonee per realizzare i propri sogni.  

Quali sono invece gli aspetti più duri con cui ti sei scontrato?

Innanzitutto ampliare ed a volte modificare le mie abitudini e studiare una nuova organizzazione dei times.
Sicuramente anche nei rapporti interpersonali. La psicologia umana è tanto complicata e nello stesso tempo schematica e semplice. Prima la diffidenza: sei l’ultimo arrivato, sei straniero, cosa sei venuto a fare? 
Poi l’amicizia: l’accettazione e l’integrazione. Per affrontare e superare questi due step devi essere equilibrato ed avere un carattere forte, altrimenti fai fatica a farti accettare ed instaurare dei veri rapporti sociali, specie quando tutti sono molto concentrati nei propri progetti e tu che sei l’ultimo arrivato sei guardato con diffidenza perché devono capire se puoi cambiare i loro equilibri ed interferire nei loro progetti. Questi sono ostacoli duri da superare.
Tutto ciò non fa parte della mia filosofia di vita perché in un gruppo, in una scuola ed in qualsiasi famiglia, l’integrazione costituisce un valore aggiunto che fa crescere ognuno di noi nello scambio di esperienze e professionalità. Il rapporto integrativo inclusivo arricchisce tutte le persone, nessuna esclusa.

Quanto ti costa al mese vivere li?

In media tra i 1800,00\2000,00 dollari al mese. L’affitto della stanza, le lezioni di danza, stage, pasti, trasporti ed altro.

Sei riuscito a costruire una rete di amicizie in loco?

Si. Ho ritrovato alcune persone che ho conosciuto a NYC. Qui a Los Angeles ho conosciuto tante altre persone fantastiche, con alcune delle quali abbiamo condiviso le nostre conoscenze artisticamente per migliorarci reciprocamente. Parlo di persone forti che sanno sudare e soffrire come me, persone che quando capiscono chi sei, condividono con te i loro sogni i loro progetti e si diventa subito grandi amici.

Cosa ti piace fare nel tempo libero a Los Angeles?

Francamente il tempo libero che ho è pochissimo.
Oltre a leggere, a cantare ed ascoltare musica, visito la città. Preferibilmente a piedi, solo così vedo la reale vita quotidiana, riesco a vedere tante cose che quando passo velocemente in auto mi sfuggono. Mi piace moltissimo la zona di Santee Alley in Downtown LA, una zona immensa e veramente caratteristica dove si può passeggiare tra tanti negozi e stand vintage molto particolari.
Poi adoro anche moltissimo il Flea Market a Melrose, quello che fanno solo la domenica, dove puoi trovare anche cose uniche e particolari. 
Naturalmente da sportivo adoro andare a fare hiking in luoghi dove ti puoi veramente sbizzarrire come posti tra Cold Water Canyon, Griffith Observatory Park, Runyon Canyon.
Ed infine da buon italiano mi piace fare la spesa alimentare e cucinarmi pranzetti speciali.

Sotto che aspetti ti ha cambiato vivere all’estero?

Come ho già detto, fin da piccolo ho viaggiato all’estero con la mia famiglia e questo mi ha dato modo di crescere conoscendo tante altre culture, usi e costumi, modelli organizzativi politici ed economici che è molto diverso che studiarli solo sui libri di scuola. Sicuramente avere il coraggio di andare a vivere all’estero da solo, a 19 anni, in una città come NYC mi ha fatto crescere prima del tempo.
La scelta di prendere un anno sabbatico, prima di iscrivermi all’università a Roma, per venire a perfezionare la lingua inglese e studiare danza a NYC è stata una grande decisione che ho preso per seguire un mio percorso di vita nel quale voglio realizzare i miei sogni e concretizzare i miei progetti. 
La mia famiglia mi ha sempre sostenuto in tutte le mie scelte, senza mai giudicare se fossero giuste o sbagliate, credendo sempre in me, condividendole e supportandomi e, quando necessario, dandomi quei consigli preziosi che in verità ho sempre fatto miei.
A volte mi chiedo se senza il supporto della mia magnifica famiglia avrei raggiunto tanti traguardi ed averne ancora tanti da raggiungere.


Che incoraggiamento puoi dare a tutti i giovani che volessero inseguire i propri sogni all’estero?

La prima ed unica regola è il “Rispetto”. Rispetto per il Paese ed il popolo che ti ospita. Il “Rispetto” è la cosa più importante in ogni rapporto interpersonale nella nostra vita. Essere orgogliosi delle proprie radici, ma sentirsi cittadini del mondo in un continuo percorso integrativo inclusivo. Coltivare e realizzare i propri sogni con tanto coraggio.
Riconoscere e superare i propri limiti per un miglioramento continuo, perché questo dà un senso alla realtà della nostra vita. Lavorare sodo e continuare sempre a studiare, senza mollare mai, anche quando tutto è difficile e tutti sono contro e l'ignoranza ed il bullismo sono gli elementi predominanti. Affrontare a viso aperto le nuove sfide vivendo a fondo le proprie esperienze, assaporandone il dolce e l’amaro.
Se avete dei sogni nel cassetto, tirateli fuori e realizzateli. Ora!!!