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Lavorare come attrice a Los Angeles: la storia di Giulia Zeta

 attrice a Los Angeles
Giulia Zeta sul set
Scritto daFrancescail 16 Gennaio 2026

Partire per Hollywood non è solo una scelta professionale: è un cambio di vita totale. Giulia Zeta, attrice italiana trasferita a Los Angeles, ci porta dietro le quinte del suo percorso tra formazione alla NYFA, casting e adattamento alla realtà americana. Un racconto sincero, utile a chi sogna una carriera artistica all'estero o sta già affrontando le sfide quotidiane dell'espatrio negli Stati Uniti d'America.

Raccontaci di te: da dove vieni, qual è il tuo background e quanto tempo fa hai lasciato l'Italia?

Mi chiamo Giulia Zeta e sono un'attrice e modella. Ho iniziato a recitare quando avevo nove anni. Da bambina non sono mai stata portata per lo sport, così la mia famiglia ha deciso di indirizzarmi verso qualcosa di più artistico — e col senno di poi, è stata la scelta giusta.

Durante gli anni in Italia mi sono dedicata soprattutto al teatro, lavorando in piccoli spazi come l'Armadillo ed Empact Studio Frigia 5 a Milano. A diciassette anni, grazie a uno dei miei acting coach, mi sono avvicinata più seriamente alla recitazione cinematografica.
Dopo il diploma ho iniziato a cercare università che mi permettessero di conseguire una laurea in recitazione, e tra le tante la New York Film Academy a Los Angeles è stata quella che ha catturato davvero la mia attenzione.

Nel 2020 mi sono trasferita e tre anni dopo, nella primavera del 2023, mi sono laureata. Ho amato ogni singolo momento di quel percorso di studi, il che mi ha convinto ancora di più della mia scelta di trasferirmi all'estero e di fare di Los Angeles la mia seconda casa. 
Poco dopo la laurea ho firmato con un talent manager e ad oggi posso dire di aver lavorato su decine di set cinematografici e produzioni teatrali di fama nazionale. Avere il privilegio di trasformare il mio sogno in un lavoro è qualcosa per cui sono profondamente grata e che continua a motivarmi ogni giorno. 

Il tuo percorso negli Stati Uniti è iniziato con una borsa di studio. Ti ricordi il momento esatto in cui hai capito che quella non sarebbe stata solo un'esperienza temporanea, ma un vero cambio di vita?

Nel momento in cui sono salita sull'aereo e, dall'alto, ho visto Los Angeles apparire sotto di me, ho sentito subito che quella città sarebbe stata molto più di una semplice esperienza temporanea. Poi, al termine del primo semestre scolastico, dopo aver conosciuto tutti i miei professori e aver iniziato a studiare recitazione cinematografica a tempo pieno, quella sensazione si è riconfermata con ancora più forza. Ma è stato vivendo la città ogni giorno, camminando per le sue strade, respirandone il ritmo, l'energia, guidando tra gli studios, warner brothers, universal, e leggendo quella scritta “Hollywood” tutti i giorni che ho capito davvero che Los Angeles era la città per me. Con il passare del tempo, sentivo sempre di più di appartenere a quel luogo, come se fosse diventato veramente casa.

Passare da Milano a Hollywood significa anche cambiare completamente il “sistema” in cui si costruisce una carriera artistica. Qual è stata la differenza che ti ha colpita di più?

Certamente l'Italia e gli Stati Uniti hanno sistemi molto diversi: entrambi efficaci, ma per chi si affaccia per la prima volta a Hollywood l'impatto può essere disorientante. Per me, la differenza più grande è stata la quantità di artisti presenti, che all'inizio mi ha letteralmente sopraffatta. Hollywood produce film in continuazione ed è proprio per questo che tutti arrivano lì, con gli stessi sogni. Quando sono arrivata e ho visto centinaia di persone presentarsi agli stessi casting, mi sono sentita inevitabilmente un po' travolta. Allo stesso modo, anche la quantità di provini disponibili può far girare la testa: c'è tantissimo e diventa fondamentale imparare a scegliere con attenzione.

Col tempo, però, ho capito che in mezzo a questa immensità è importante trovare il proprio spazio, concentrarsi sul proprio percorso e non lasciarsi intimidire dal confronto continuo. Hollywood può essere caotica e spiazzante, ma proprio per questo ti insegna a essere più consapevole di chi sei, di cosa vuoi raccontare e di quale direzione dare alla tua carriera.

A distanza di cinque anni dal trasferimento, come descriveresti il tuo percorso professionale negli Stati Uniti? Quali sono state le tappe più significative della tua crescita artistica?

Il mio percorso lo descriverei come una bellissima maratona: fatta di tante tappe, alcune più complesse di altre, ma tutte parte di un cammino che mi ha arricchita profondamente e mi ha permesso di raggiungere il mio traguardo più grande, quello di trasformare la mia passione nel mio lavoro.

Una delle tappe più difficili è arrivata dopo la laurea, quando mi sono ritrovata improvvisamente catapultata nel mondo del lavoro. La scuola ti prepara, ma una volta usciti dall'ambiente universitario ci si rende conto di essere davvero soli. All'inizio non è stato semplice, ma dopo mesi di audizioni è arrivata la partecipazione al mio primo feature film, Dutch III. Dal momento del casting al primo giorno sul set, mi sono sentita infinitamente grata per l'opportunità di prendere parte a un progetto così importante. È stata un'esperienza che mi ha permesso di crescere professionalmente e di vivere la realtà del set su una scala più grande, confermandomi ancora una volta di essere sulla strada giusta.

Un'altra esperienza significativa è senza dubbio anche la produzione del mio short film Our Etiquette, un progetto che ho scritto, prodotto e interpretato. Vederlo prendere forma, passo dopo passo, è stata un'esperienza incredibile, intensa e profondamente arricchente, che mi ha permesso di crescere non solo come attrice ma anche come autrice e professionista. Durante il suo film festival run è anche stato premiato come vincitore in tre festival come miglior corto il che ha rappresentato una grande conferma e una spinta ulteriore a credere nel mio percorso.

Essere un'artista italiana all'estero è anche una questione di identità. Ti senti cambiata come attrice (e come persona) da quando vivi tra Los Angeles e l'Italia?

Indubbiamente oggi mi sento una persona diversa rispetto a cinque anni fa, quando mi sono trasferita. Vivere all'estero mi ha messo faccia a faccia con responsabilità che prima non avevo: imparare a sostenermi da sola, a prendermi cura di me stessa, a reggermi sulle mie gambe. Anche gesti semplici, come pagare le bollette, mi hanno insegnato concretamente cosa significhi essere responsabili e hanno contribuito in modo profondo alla mia crescita personale.
Allo stesso tempo, anche dal punto di vista professionale, vivere all'estero mi ha dato tantissimo. Le esperienze di vita che ho accumulato hanno arricchito il mio bagaglio emotivo e personale come attrice, permettendomi di portare sul set una versione di me più consapevole, matura e presente.

Dal punto di vista delle formalità per regolarizzare la tua presenza negli Stati Uniti, che iter hai dovuto seguire? È stato complesso interfacciarsi con la burocrazia americana?

La burocrazia legata ai visti lavorativi e ai permessi di soggiorno è sempre complessa e spesso estenuante. All'inizio del mio percorso avevo un visto studentesco, che fortunatamente è stato piuttosto semplice da ottenere: in poche settimane era arrivato. Le cose si sono fatte decisamente più difficili una volta terminati gli studi, quando ho dovuto affrontare la richiesta del visto lavorativo. È stato un processo lungo e faticoso, che ha richiesto molta pazienza e tanta fiducia.

Le pratiche da seguire sono numerose e il tempo da dedicare alla burocrazia è davvero tanto. Purtroppo, nelle scuole americane nessuno ti spiega come orientarti se sei una persona internazionale e vuoi rimanere nel Paese, quindi ho dovuto imparare tutto da sola, capire quali fossero i passaggi e come affrontarli. La cosa più importante, però, è non perdere la speranza e ricordarsi che, prima o poi, il visto arriva!

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato vivendo e lavorando all'estero come artista italiana? E quali, invece, le opportunità più grandi che questo percorso ti ha offerto?

La difficoltà più grande è stata sicuramente non riuscire a trovare una community italiana davvero forte. Los Angeles è una città enorme, e questo può essere sia un vantaggio che un limite. Gli italiani ci sono, ma non sono mai riuscita a sentirmi parte di una vera comunità con loro. L'italianità, fatta di usanze, cibo e tradizioni, è qualcosa che manca molto quando si vive all'estero, e per me perdere quella familiarità è stato difficile, soprattutto all'inizio.

Le opportunità, invece, le ho percepite soprattutto dal punto di vista professionale. Nonostante si possa pensare che, in quanto straniera, potessi incontrare forme di discriminazione, ho invece ricevuto molta accoglienza. Come dicevo, Hollywood produce film in continuazione e offre un flusso costante di casting e possibilità di lavoro. Tra le tante esperienze, ho avuto l'opportunità di lavorare in una produzione vincitrice del Premio Pulitzer, Fat Ham, in uno dei teatri più importanti della West Coast, e in una serie TV, Shelter in the Mafia, diventata popolare sulla piattaforma streaming Sereal+. Sono state esperienze preziose, rese possibili proprio dalla grande offerta che Hollywood riesce a dare agli artisti.

Che consigli daresti a chi sogna di intraprendere una carriera artistica fuori dall'Italia e, guardando al futuro, dove ti immagini tra qualche anno?

Un consiglio che mi sento di dare è sicuramente quello di rischiare. Quando si decide di espatriare, spesso si tende a sottovalutare l'enorme passo che si è fatto e, di conseguenza, si finisce per assumere un atteggiamento più prudente: si cerca di non osare troppo per paura di perdere l'opportunità iniziale, oppure ci si adagia in una sorta di comfort zone. Quello che invece ho imparato è che vale la pena rischiare.
Quando si è giovani, nulla è davvero un errore: tutto diventa esperienza. Per questo è importante essere coraggiosi e provare a realizzare ciò che ci si era prefissati, senza paura di sbagliare

Guardando al futuro, mi immagino a fare esattamente ciò che ho scelto anni fa: continuare a essere un'attrice. Vorrei portare avanti un percorso che mi permetta di lavorare tra l'Italia e Los Angeles, muovendomi tra set cinematografici e produzioni teatrali. 
Il mio obiettivo poi non è solo lavorare, ma farlo in modo consapevole, scegliendo progetti che mi stimolino artisticamente e che mi permettano di esprimermi davvero. Recitare è ciò che mi ha sempre resa felice, ma è anche il modo che ho per conoscere meglio me stessa e il mondo che mi circonda. È per questo che mi vedo ancora lì, su un set o su un palco, a fare ciò che amo, con la stessa passione che mi ha spinta a iniziare questo percorso.

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A proposito di

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all’estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all’estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all’estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all’estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all’estero, dalla viva voce di chi l’ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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