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Primo lavoro all'estero: tra sogno e realtà per la Gen Z

Vita quotidiana 5 min di lettura
jeunes professionnels© marti1990rg / Envato Elements

Il boom del nomadismo digitale spinge sempre più giovani a tentare l'esperienza dell'espatrio. Anche la crisi economica fa da motore: perché non provare a cercare altrove ciò che si fatica a trovare in patria? Ma cosa cercano i giovani expat? Le loro ambizioni professionali sono le stesse di chi li ha preceduti?

Un primo impiego all'estero tra sfide e bisogno di sicurezza

La prima esperienza professionale all'estero rappresenta una sfida per chiunque, ma lo è ancora di più per i giovani. Si tratta spesso di neolaureati o di individui che hanno avuto qualche piccola esperienza lavorativa nel Paese d'origine. L'espatrio apre loro una porta nuova, dove dovranno imparare innanzitutto a fare i conti con le proprie incertezze. Anche se sono oggettivamente competenti per il ruolo (altrimenti non sarebbero stati assunti), i giovani espatriati si aspettano di entrare in un'azienda capace di comprendere il loro bisogno di mettersi alla prova, ma all'interno di un contesto che li faccia sentire al sicuro. I giovani stranieri non hanno ancora l'esperienza dei colleghi più esperti. Hanno bisogno di essere accompagnati sia sul piano tecnico (la definizione di uno stesso ruolo può variare da un Paese all'altro) sia sul piano umano (ad esempio attraverso la figura di un tutor).

Un'accoglienza in piena regola da parte dell'azienda straniera

No, i giovani espatriati non chiedono un'ovazione o un picchetto d'onore per il loro primo giorno nell'azienda straniera. Vorrebbero però un'accoglienza degna di questo nome. In fondo la loro richiesta è simile a quella dei lavoratori locali: chi mai vorrebbe essere ignorato o gettato nella mischia della routine quotidiana al primo giorno in azienda? Eppure è ciò che capita a molti espatriati e lavoratori locali. Alcuni si sono ritrovati soli, abbandonati sul binario della stazione, senza nessuno ad accompagnarli in azienda (contrariamente a quanto era stato promesso). Su questo contrattempo si può anche soprassedere, dato che episodi simili restano l'eccezione. Vanno però segnalate altre brutte esperienze: il giovane straniero non trova nessuno a guidarlo il primo giorno; non ha una scrivania o gli strumenti di lavoro necessari; il suo superiore o referente è assente…

Si dice che la prima impressione sia spesso quella giusta. Questo accumularsi di trascuratezza può avere conseguenze spiacevoli: il giovane espatriato perde fiducia nell'azienda; fatica ad andare d'accordo con la direzione e con i colleghi; dubita di sé stesso e della propria capacità di vivere all'estero. Per fortuna, anche un'accoglienza disastrosa può essere «recuperata». Sta all'azienda fare uno sforzo maggiore in termini di attenzione per accompagnare il lavoratore straniero.

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Scambi autentici tra lavoratori locali ed espatriati

Le rivalità tra lavoratori locali e stranieri sono reali; a livello statale si manifestano attraverso leggi che restringono l'immigrazione, impongono quote di manodopera straniera o puntano su una «nazionalizzazione dei posti di lavoro». Queste riforme trasformano il clima all'interno delle aziende? È questo il timore dei giovani espatriati, che preferirebbero invece poter dialogare in modo autentico con i colleghi locali. Chi sceglie di espatriare non lo fa soltanto per svolgere un lavoro all'estero, ma anche per scoprire un modo diverso di concepire il lavoro e la vita aziendale. Per i giovani stranieri è impensabile vivere la prima esperienza professionale in una sorta di bolla riservata agli espatriati, perchè vorrebbero collaborare con i lavoratori locali. È questo il motivo per cui molti giovani non puntano alle multinazionali ma cercano di farsi assumere nelle aziende locali.

Un'occasione per crescere e contribuire allo sviluppo dell'azienda

Il primo impiego all'estero è un'occasione per mettersi alla prova, ma anche per imparare. I giovani espatriati che pensano di restare nella stessa azienda per dieci anni sono pochi. Proprio come il viaggio all'estero, il primo lavoro è un'occasione per imparare: prima di tutto su sé stessi, poi sul proprio ruolo di espatriati. Riescono ad adattarsi alla cultura aziendale del Paese di accoglienza? Sanno gestire lo shock culturale? Si trovano a proprio agio con l'organizzazione del lavoro all'interno dell'azienda straniera? I valori del datore di lavoro straniero sono in linea con le loro aspettative? Si può parlare in questo caso di «crescita». Da un lato i lavoratori si formano all'interno dell'azienda. Consolidano le proprie competenze e ne acquisiscono di nuove. Dall'altro contribuiscono allo sviluppo dell'azienda straniera. E' questo l'equilibrio che i giovani stranieri vorrebbero raggiungere.

Il primo impiego dei giovani espatriati: il sogno si scontra con la realtà

Tra sogno e realtà c'è però un abisso. I giovani lavoratori ne sono ben consapevoli e non idealizzano la loro prima esperienza professionale all'estero. In primis, non si trovano sempre in una posizione di forza. Un giovane lavoratore con poca o nessuna esperienza che occupa un posto precario non è nella condizione di pretendere un'accoglienza calorosa o un percorso di accompagnamento specifico. Non bisogna però pensare che questi fattori dipendano dal livello di qualifica del lavoratore e che una buona accoglienza sia un privilegio riservato ai talenti stranieri.

Espatriati o meno, i giovani notano comunque una differenza oggettiva tra le opportunità riservate a chi possiede un titolo di studio e quelle offerte a chi non ne ha. Prima di tutto, perché non sono sempre in una posizione di forza. Un giovane lavoratore con poca o nessuna esperienza, magari impiegato con un contratto precario, difficilmente può pretendere un'accoglienza calorosa o un accompagnamento specifico. Questo però non significa che tali aspetti dipendano dal livello di qualifica del dipendente, né che una buona accoglienza sia un privilegio riservato ai talenti stranieri.

Lo stipendio resta una forte leva motivazionale per i giovani, espatriati o no. Si è parlato molto di questi nuovi profili di espatriati, più attenti alla qualità della vita e all'equilibrio tra vita professionale e privata. Questa tendenza resta attuale e si accompagna anche a precise aspettative sul piano retributivo. In un mondo segnato da una crisi economica cronica, i giovani che scelgono di vivere all'estero vogliono gettare basi più solide per il futuro. Alcuni ne hanno fatto un vero obiettivo: godersi la vita, ma anche risparmiare all'estero, per costruirsi un domani migliore.

L'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro internazionale è difficile

I giovani riescono ancora a trovare un primo impiego all'estero? Il problema dell'inserimento giovanile interessa molte delle principali mete studentesche e dei Paesi di espatrio: Germania, Francia, Regno Unito, Australia, Stati Uniti, Canada… e coinvolge anche i laureati.

Perché la Gen Z fatica così tanto a trovare un primo lavoro? Gli analisti danno diverse spiegazioni. La crisi economica mondiale è ovviamente in causa, ma non basta da sola a spiegare le difficoltà dei giovani. Entra in gioco anche la trasformazione sempre più rapida delle professioni, con l'avanzata dell'IA che sta sconvolgendo il mercato del lavoro. I ruoli un tempo riservati ai profili con poca esperienza vengono ora assorbiti dalle IA, in grado di svolgere un numero sempre maggiore di compiti.

Alla concorrenza delle IA si aggiunge naturalmente quella dei lavoratori attivi. Una concorrenza che si gioca a livello internazionale, soprattutto per i giovani che aspirano a una carriera all'estero. Gli esperti individuano però un effetto controproducente: i giovani sovraqualificati occupano posti al di sotto del proprio livello, non essendo riusciti a trovare un impiego corrispondente alle loro competenze. Quei posti sarebbero invece potuti andare ai giovani con scarsa o nessuna qualifica, che si ritrovano così in una posizione ancora più precaria.

Questi numerosi vincoli non frenano comunque la Gen Z. Contrariamente a certi luoghi comuni, i giovani non sono né in rotta con il mondo del lavoro né pigri. La loro lotta per inserirsi nel mercato del lavoro internazionale ne è la prova. L'accesso a un posto in linea con le proprie qualifiche e valori è ancora possibile. Il lavoro dei sogni non si otterrà necessariamente con il primo impiego, ma potrà costruirsi attraverso le diverse esperienze professionali.

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Asaël Häzaq
Autore

Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.

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