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Nuove restrizioni per studenti stranieri e riforma del lavoro in Belgio

Notizie di attualità 3 min di lettura
Anvers, Belgique© SeanPavone / Envato Elements

Il 1° giugno sono state emesse nuove regole che disciplinano il diritto del lavoro in Belgio. In programma: sempre più flessibilità per incentivare la creazione di posti di lavoro. Un'altra misura prevede di inasprire le regole per gli studenti extraeuropei.

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Lavoro notturno, ore di straordinario, preavviso in caso di licenziamento... misure importanti che riguardano sia i residenti locali sia gli stranieri.

Preavviso in caso di licenziamento

Il preavviso in caso di licenziamento è ora limitato a un massimo di 52 settimane, anche per i dipendenti con lunga anzianità (più di 17 anni di lavoro). Il preavviso continuerà ad aumentare, ma raggiungerà un tetto massimo dopo circa 17 anni di servizio. Gli anni di lavoro aggiuntivi non verranno quindi presi in considerazione. In precedenza non esisteva un limite e i dipendenti con lunga anzianità potevano beneficiare di un preavviso superiore ai due anni. La riforma riguarda esclusivamente i contratti firmati dopo il 1° giugno 2026, ma resta comunque molto discussa. 

Lavoro notturno

Prima della riforma, il lavoro notturno era in linea di principio vietato tra le 20 e le 6, con deroghe possibili in base al settore professionale. La riforma capovolge questo principio: il lavoro notturno diventa teoricamente possibile in tutti i settori di attività. Questa modifica si accompagna a limitazioni per i dipendenti di alcuni comparti professionali, come la distribuzione e l'e-commerce: i premi versati a questi lavoratori saranno limitati alle prestazioni svolte tra le 23 e le 6 del mattino (rispetto alle 20 prima della riforma). Tali misure si applicheranno ai nuovi contratti di lavoro. Alcune regole risultano invece più flessibili per i datori di lavoro, che potranno proporre più facilmente il lavoro notturno, passando ad esempio attraverso il regolamento aziendale. 

Lavoro a tempo parziale molto ridotto

La riforma introduce il lavoro a tempo parziale molto ridotto, ovvero il contratto a tempo «molto parziale». I dipendenti che firmeranno questo tipo di contratto dovranno svolgere almeno un decimo dell'orario a tempo pieno. In precedenza dovevano svolgere almeno un terzo del tempo pieno. Per il governo si tratta di una misura che consente di adattare al meglio la massa salariale alle esigenze dell'azienda. I sindacati temono invece una precarizzazione dell'occupazione.

Ore di straordinario su base volontaria

La riforma modifica le regole che disciplinano le ore di straordinario su base volontaria. Tutti i settori sono ora soggetti a un sistema unico, che autorizza fino a 360 ore di straordinario volontarie all'anno (salvo deroghe specifiche). Se il dipendente effettua 240 ore di straordinario non avrà diritto ad alcuna maggiorazione salariale, ma beneficerà di un regime sociale e fiscale agevolato. La riforma comporta un inasprimento delle regole per i lavoratori a tempo parziale, poiché le ore di straordinario volontarie saranno possibili solo in caso di aumento temporaneo del carico di lavoro, e unicamente se il lavoratore è a tempo parziale da almeno 3 anni. Questa nuova regola non riguarda i lavoratori a tempo parziale già vincolati da un accordo in merito.

Redditi elevati

Un'altra misura controversa è il tetto all'indicizzazione dei salari. Va ricordato che gli stipendi lordi sono indicizzati automaticamente, in base all'applicazione di regole settoriali. La riforma introduce una limitazione dell'indicizzazione dei salari in due fasi. 

  • Giugno 2026: la limitazione riguarderà solo gli stipendi superiori a 4.000 € lordi mensili.
  • 2028: la misura interesserà gli stipendi di 4.000 € lordi.

Nulla cambierà per i lavoratori stranieri che guadagnano 4.000 € lordi mensili o meno. Gli stranieri che percepiscono più di 4.000 € lordi saranno invece interessati dalla misura. Ad esempio, una somma che supera i 4.000 lordi nel 2026 non sarà più indicizzata in percentuale. Al suo posto il dipendente percepirà un importo fisso, basato sull'indicizzazione applicata ai 4.000 €. 

Secondo il governo questa limitazione mira a sostenere le aziende, con un impatto positivo anche sul bilancio dello Stato. I detrattori della misura sostengono al contrario che i redditi elevati saranno meno tutelati. Inoltre, questa scelta potrebbe ridurre l'attrattività del Belgio, proprio in un momento in cui il Paese è alla ricerca di talenti stranieri.

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Studiare in Belgio: condizioni più severe

Attirare gli studenti stranieri e al tempo stesso contrastare gli abusi: dal 1° giugno sono entrate in vigore nuove regole più rigide.

Cambio di indirizzo: stop ai cambiamenti abusivi

La riforma intende porre fine al cambio di indirizzo «abusivo». Secondo l'esecutivo, infatti, alcuni studenti extraeuropei utilizzerebbero questo meccanismo per prolungare il soggiorno in Belgio. Gli studi diventerebbero così un pretesto per restare sul territorio. Nel 2025 il rifiuto di proroga per questo motivo ha rappresentato il 36% dei dinieghi. 

Studi: dimostrare più rapidamente i risultati

La riforma alza il livello richiesto agli studenti extraeuropei. Dopo due anni di studi dovranno aver conseguito almeno 60 crediti, più 40 crediti per ogni anno aggiuntivo, per mantenere o rinnovare il permesso di studio. Le regole saranno ancora più severe per chi fa un master o un dottorato. Gli studenti che, durante i primi tre anni di soggiorno, si iscrivono a un terzo ambito di studi senza aver conseguito un titolo nei due precedenti non potranno ottenere la proroga del permesso di soggiorno.

Iscrizione in un istituto non riconosciuto: meno visti rilasciati

Le condizioni diventano più severe anche per gli stranieri extraeuropei iscritti a istituti non riconosciuti dallo Stato. Secondo il governo, le domande di visto presentate per questi istituti hanno un tasso di accettazione molto più basso: 51%, contro l'82% per gli istituti riconosciuti a livello statale.

Lavoro
Belgio
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Asaël Häzaq
Autore

Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.

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