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Fare il manager all'estero: come capire se fa per te

Vita quotidiana 8 min di lettura
manager a l'etranger© drazenphoto / Envato Elements

Gestire un team all'estero. Aprire o rilevare un'azienda in un altro Paese. Per molti è un obiettivo professionale ambizioso, ma spesso accompagnato da dubbi e incertezze. Sei davvero pronto ad assumerti un ruolo di responsabilità in un contesto internazionale? Ecco alcuni consigli pratici per rafforzare la tua fiducia e capire quale progetto di espatrio è più adatto a te.

Progetto di vita professionale, progetto di espatrio

Un progetto di vita professionale all'estero racchiude due aspetti, il lavoro e l'espatrio; allo stesso modo, assumere un incarico di responsabilità all'estero solleva due interrogativi: sei fatto per ricoprire un ruolo di responsabilità? Sei fatto per lavorare all'estero?

Alcuni espatriati sanno fin da subito di essere fatti per vivere all'estero. Ci sono dirigenti che hanno la stoffa del manager fin dall'infanzia, o quasi. Avere un obiettivo chiaro fin dall'inizio degli studi o della vita professionale aiuta a restare focalizzati. L'avventura non sarà meno dura per questo, ma risulterà più sopportabile, perché la visione resta solida: dirigere il proprio team o creare la propria azienda all'estero.

Per altri la questione è più complessa. Lavorare all'estero non è sempre una scelta scontata. Capita che «la scelta» sia in realtà più o meno imposta: si segue il coniuge espatriato, si parte all'estero nella speranza di trovare un lavoro migliore, e così via.

Prima di imbarcarti in un'avventura che potrebbe non fare al caso tuo, fai il punto sulla tua carriera professionale e sul tuo desiderio di vivere all'estero. Il consiglio vale anche se hai un'idea già chiara del tuo progetto di espatrio.

Sei adatto a ricoprire un ruolo di responsabilità?

Capire se possiedi le competenze tecniche e interpersonali necessarie per ricoprire un ruolo di responsabilità è piuttosto semplice. Essere manager e guidare un team presuppone, in primo luogo, di avere esperienza nel proprio settore. Devi aver dimostrato il tuo valore sul campo. Se si tratta del tuo primo impiego, puoi fare riferimento a progetti universitari, a brevi lavori svolti, alle attività di volontariato e così via. Sai supervisionare un team, stabilire le scadenze, fissare obiettivi chiari e raggiungibili, fare il punto su ciò che funziona e ciò che non funziona. Hai il senso di responsabilità e sai risolvere i problemi.

In secondo luogo, hai sviluppato le competenze interpersonali fondamentali per ricoprire un ruolo di responsabilità. Sai adattarti alle diverse tipologie di carattere; adatti il linguaggio e il modo di comunicare in base ai team che ti trovi davanti. Ottimo negoziatore e ottimo comunicatore, sai trasmettere le tue idee con tatto e riesci a conquistare la fiducia della tua squadra. Ti fidi dei tuoi collaboratori, e loro lo percepiscono. Lungi dall'attribuirti tutti i meriti, non esiti a delegare. Valorizzi il tuo team invece di metterti in mostra. Responsabile, eserciti un tipo di leadership lontano dalla visione caricaturale del capo autoritario e/o necessariamente carismatico.

Se ti riconosci in queste caratteristiche, il ruolo di responsabilità ti aspetta a braccia aperte. Ovviamente non occorre spuntare tutte le caselle del «manager ideale». Possono mancarti alcune competenze tecniche e/o interpersonali senza che la tua capacità di dirigere venga messa in discussione.

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Sei fatto per lavorare all'estero?

Trasferirsi all'estero: in molti ci sognano. Tra il sogno e la sua attuazione si nascondono però degli ostacoli. Il primo è ovviamente la famiglia. Partire per lavorare all'estero è più difficile quando hai già costruito la tua vita nel Paese d'origine: coniuge, figli, lavoro, mutuo per la casa… Eppure non mancano le testimonianze di espatri in famiglia ben riusciti. Perchè non dovrebbe andare bene anche a te?

Attenzione a non cadere nella trappola del confronto. Ogni esperienza è unica. L'espatrio in famiglia non è sempre possibile, per molte ragioni: il coniuge e/o il figlio non condividono il progetto di espatrio; l'incarico all'estero è sì di responsabilità, ma di breve durata, le mansioni sono mal definite, e così via.

Gli altri principali freni riguardano la famiglia allargata e te stesso. La famiglia, anzitutto: è difficile recidere i legami, anche se verranno ricreati attraverso le numerose piattaforme di comunicazione. L'espatrio può inoltre essere compromesso in caso di problemi gravi all'interno della famiglia (malattia di un parente, clima familiare difficile…). Non te la senti di lasciare il Paese abbandonando la famiglia in queste condizioni.

Un altro limite sono le tue apprensioni. Questo freno è probabilmente, insieme alla famiglia, il più potente. Se possiedi le competenze tecniche, cosa potrebbe impedirti di ricoprire un ruolo di responsabilità all'estero?

Come capire se sei fatto per ricoprire un ruolo di responsabilità all'estero?

Tutti comprendiamo cosa significhi «ruolo di responsabilità». Dietro la definizione si nascondono però interpretazioni che variano in base alla tua percezione. Gli espatriati manager (e felici di esserlo) hanno una visione positiva del ruolo di responsabilità all'estero. Lo vedono come una bella sfida, l'occasione di abbracciare progetti di ampio respiro, di parlare una lingua straniera, di socializzare e così via. Al contrario, se temi di assumerti delle responsabilità, tenderai ad associare il ruolo a un'enorme fonte di stress, a una valanga di difficoltà, a un cambiamento nei rapporti con colleghi e superiori, a un cambio di ritmo lavorativo… nel peggiore dei modi, ovviamente.

Se il solo pensiero di dirigere un team all'estero ti fa venire i sudori freddi, non imbarcarti in un'avventura che comprometterebbe l'espatrio. Se invece le tue apprensioni rappresentano uno «stress positivo», perché non accogliere la sfida? Al di là delle competenze tecniche e interpersonali, esistono sensazioni che soltanto tu puoi provare e che vanno accolte e messe in discussione.

Sono fatto per dirigere un team all'estero?

In fondo, la domanda «sono fatto per…» può indurre, suo malgrado (e a seconda delle interpretazioni che le si danno), una forma di giudizio. È come se gli espatriati manager fossero più competenti degli altri. In realtà, voler dirigere o creare un'azienda all'estero, oppure non volerlo fare, non mette in discussione il progetto professionale all'estero. Non sarai «meno professionale» perché hai rifiutato una promozione all'estero o perché hai rifiutato di gestire un'azienda all'estero.

Entra in gioco anche la questione della capacità. «Volere» ed «essere in grado di» sono due cose diverse. Si può voler creare una propria attività all'estero e rendersi conto di non essere in grado di realizzare il progetto. Si può anche volere ed essere in grado di realizzare il proprio progetto all'estero, ma fallire ugualmente. Essere o non essere in grado di portare a termine un progetto professionale durante l'espatrio non mette in discussione le proprie competenze.

Inoltre puoi non essere in grado di gestire un team all'estero per ragioni che nulla hanno a che vedere con l'incarico in sé: senti la mancanza della famiglia, fatichi a gestire lo shock culturale, stai attraversando difficoltà di carattere personale, e così via.

Ricoprire un ruolo di responsabilità all'estero: qualche consiglio in più

Per capire se sei fatto per ricoprire un ruolo di responsabilità all'estero, comincia a porti questa domanda: cosa suscita in te l'idea di dirigere un team all'estero? Se hai una visione positiva e possiedi già alcune attitudini manageriali, perché non fare il grande passo? Se invece non desideri (o non puoi) studiare per aggiornarti, imparare la lingua del Paese di espatrio, lasciare la famiglia o qualsiasi altro aspetto legato al progetto, forse è meglio non concretizzarlo.

Se non riesci a fare a meno di confrontarti, scegli percorsi di espatriati che ti hanno ispirato e cerca di non sviluppare complessi d'inferiorità. Ogni persona ha la sua strada. Capita che alcune persone espatriino come dipendenti e si ritrovino catapultate nel ruolo di manager, direttore delle risorse umane e oltre. Non avevano pensato di ricoprire un ruolo di responsabilità all'estero, ma le promozioni sono arrivate man mano. È un modo per scoprirsi e acquisire nuove competenze. Se le cose non funzionano, si può sempre chiedere di fare marcia indietro. Non si tratterà di un fallimento, ma piuttosto di una salutare presa di coscienza, che permetterà di vivere bene la propria esperienza di lavoratore espatriato.

Per gli italiani che ambiscono a un ruolo di responsabilità all'estero, la conoscenza della lingua locale o della lingua di lavoro dell'azienda è un aspetto da non sottovalutare. Non basta essere in grado di sostenere una conversazione o svolgere le proprie mansioni quotidiane. Guidare un team richiede competenze linguistiche più avanzate: bisogna saper spiegare obiettivi e strategie, gestire eventuali conflitti, negoziare con clienti e partner, fornire riscontri ai collaboratori e prendere decisioni in situazioni delicate. Molti professionisti scoprono che il livello linguistico adeguato per lavorare all'estero non sempre basta per assumere un ruolo manageriale. Investire nel perfezionamento della lingua può quindi rappresentare un passaggio importante per chi desidera accedere a posizioni di maggiore responsabilità.

Lavoro
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Francesca
Autore

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all'estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all'estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all'estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all'estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all'estero, dalla viva voce di chi l'ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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