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Lavoro dei sogni o posto fisso: il dilemma della Gen Z

jeune professionnel au bureau
YuriArcursPeopleimages / Envato Elements
Scritto daAsaël Häzaqil 05 Maggio 2026

È ancora possibile scegliere che lavoro fare nel 2026? Congiuntura mondiale instabile, crisi economica globale, carenza di manodopera, mercato internazionale del lavoro sempre più competitivo… Tutti ingredienti che sembrano "orientare" le scelte della Gen Z in modo "pragmatico". Eppure assistiamo, al contrario, a scelte guidate non tanto dalle circostanze, quanto dalle passioni… anche a costo di optare per impieghi "non sostenibili" e precari sul mercato del lavoro internazionale?

Gen Z e lavoro all'estero: quando il mestiere dei sogni non si allinea alle esigenze economiche dei Paesi

I lavori fatti per passione possono riguardare qualsiasi settore. È comunque evidente che una parte consistente dei giovani appartenenti alla generazione Z (nati alla fine degli anni '90) si orienta verso «mestieri da sogno», professioni dettate dalla passione o, più semplicemente, verso ciò che rispecchia i loro interessi. In Francia, i mestieri manuali stanno vivendo un momento di grande attrattiva. Secondo uno studio di LinkedIn, il 63 % dei giovani tra i 18 e i 28 anni preferisce il dinamismo dei lavori sul campo alla «posizione statica» dei lavori d'ufficio.

Guidate dai social media, alcune professioni da sogno attraversano i confini: i giovani americani aspirano a diventare influencer, streamer, a lavorare nel mondo della moda o dell'arte, oppure a costruire un «business redditizio». Le professioni di ingegnere, medico e insegnante raccolgono anch'esse grande consenso. Nel Regno Unito, i giovani sognano arte, sport e musica. Altri si immaginano insegnanti, operatori sanitari, ricercatori o banchieri.

Emerge a questo punto la questione della stabilità occupazionale. In un mercato del lavoro internazionale sempre più competitivo, le professioni legate all'arte, allo sport, alla musica o alla moda sono davvero sostenibili? Non si tratta di sminuire il valore dell'arte e dello sport, fondamentali per il benessere collettivo e capaci di alimentare l'economia, bensì di mettere a confronto le scelte dei giovani con le realtà del mercato economico internazionale. Le carenze di manodopera persistono infatti nei settori della sanità, dell'edilizia, dei trasporti e della logistica su scala mondiale.

L'esempio del Messico

Il Ministero dell'Istruzione messicano ha riformato il sistema degli istituti tecnici superiori: 14 nuovi indirizzi professionali, appositamente progettati per «sincronizzare» le conoscenze e le competenze degli studenti con le richieste immediate delle industrie. Questa «sincronizzazione» si estende all'istruzione superiore, con investimenti mirati a rafforzare le competenze degli studenti nei settori sostenibili e ad alto potenziale: intelligenza artificiale, aeronautica, semiconduttori, cybersicurezza…

Non tutti, però, accolgono favorevolmente questa crescente ingerenza delle imprese nel mondo scolastico. La collaborazione con il settore privato è ben accetta, ma lo è altrettanto un'istruzione libera dalle imposizioni della congiuntura economica. I giovani dovrebbero poter coltivare i propri sogni e vivere le proprie passioni senza essere vincolati dalle esigenze del mercato.

Per chi sostiene quest'ottica, un'eccessiva aderenza degli studi ai bisogni immediati delle aziende rischierebbe di formare giovani lavoratori poco pronti ad affrontare le fluttuazioni del mercato economico internazionale. Inoltre, non tutti i giovani della Gen Z aspirano a diventare influencer, artisti o sportivi. Per i più pragmatici, questo rappresenta già un motivo sufficiente per non penalizzare chi sceglie professioni percepite come «non sostenibili» o di difficile accesso. Gli stessi analisti riconoscono comunque la necessità di riformare il sistema educativo per attrarre i giovani verso i settori che assumono e per sostenere la crescita economica.

L'esempio della Lettonia: occupazione non sostenibile o professione «utile» all'economia?

Un fenomeno analogo si registra in Lettonia, dove la propensione dei giovani verso professioni definite «non sostenibili» preoccupa anche i vertici dello Stato. Il World Economic Forum ha dedicato uno studio specifico sull'argomento, pubblicato nel febbraio 2026. Un'analisi che non mette in discussione i benefici dell'arte e dello sport, ma che pone una domanda precisa: come sostenere la crescita di un Paese quando le scelte professionali dei suoi giovani non si allineano alla domanda dell'economia?

Il rapporto evidenzia che i giovani sotto i 30 anni sono attratti principalmente dalle arti, dalla musica, dal design e dalle industrie creative (19 %), dall'imprenditoria (19 %) e dallo sport (14 %). Il settore della sanità si conferma in testa alle preferenze (21 %), ma con un margine ridotto. Il dato più preoccupante riguarda i settori economici che hanno più bisogno di manodopera, e che ne necessiteranno anche in futuro (ad eccezione della sanità): la Gen Z non li considera interessanti. Solo il 7 % dei giovani sotto i 30 anni si orienta verso i trasporti e la logistica, il 3 % verso la produzione tessile e manifatturiera e il 3 % verso l'energia (dati 2025).

Gli autori dello studio attribuiscono il divario tra le scelte dei giovani e le realtà del mercato a un'orientamento inadeguato. I giovani tenderebbero ancora a fare affidamento sulle opinioni di genitori e amici per costruire il proprio percorso professionale. Sarebbe invece necessario coinvolgere consulenti qualificati e rappresentanti del mondo aziendale, capaci di valorizzare agli occhi dei giovani quei settori poco appetibili o penalizzati da un'immagine negativa.

Espatrio e lavoro della Gen Z: tra sogni e pessimismo

I giovani lavoratori sono più pessimisti? Le ricerche sembrano confermarlo. Rispetto alle generazioni precedenti, in particolare ai baby boomer, sarebbero più numerosi quelli che percepiscono un divario tra il lavoro dei sogni e quello che svolgono realmente. Allo stesso modo, crescono quelli che si pentono della loro scelta professionale.

Conciliare sogni, valori e realtà del mercato del lavoro è tutt'altro che semplice. Il numero di offerte di lavoro rivolte ai giovani alle prime esperienze sarebbe diminuito di almeno il 29 %, soprattutto nel settore tecnologico (-35 %) e in quello finanziario (-24 %), due ambiti storicamente noti per assumere giovani professionisti internazionali. Secondo Randstad, questa tendenza è la conseguenza dell'automazione di alcune mansioni; va considerato anche l'impatto di altri progressi digitali. In controtendenza, la sanità ha registrato un aumento delle offerte destinate ai giovani alle prime esperienze (+13 %). In questo settore non si parla di automazione su larga scala, bensì di carenze croniche di manodopera in molti Paesi del mondo, che rendono indispensabile il reclutamento di giovani lavoratori.

Questo significa che tutti i giovani dovrebbero lavorare nell'intelligenza artificiale? Certamente no. Se gli Stati investono massicciamente nell'IA, sarebbe rischioso convogliare tutti i giovani verso lo stesso tipo di studi. Se la giocano i settori in carenza cronica di personale e un'intelligenza artificiale che sta rivoluzionando il mercato economico internazionale. Come conciliare, in questo contesto, scelta degli studi, occupazione e carriera all'estero?

Come conciliare la scelta degli studi con il lavoro?

Uno studio europeo pubblicato nel febbraio 2026 (che raccoglie dati rilevati nel 2024) offre un segnale di moderato ottimismo: il 56,4% dei giovani tra i 15 e i 34 anni occupati nell'Unione europea ritiene che il proprio percorso di studi sia coerente con il lavoro svolto. Il dato cresce al crescere del livello di istruzione: si passa dal 46,1% tra chi ha un livello medio al 68,1% tra chi ha un'istruzione elevata. Tendenze simili si osservano anche in altri Paesi, dove titoli di studio più avanzati o qualifiche specifiche facilitano l'accesso a opportunità professionali migliori. È una direzione che riflette anche le politiche adottate dai principali Paesi di immigrazione.

Un altro dato incoraggiante riguarda la coerenza tra studi e lavoro: i livelli più alti si registrano tra i giovani impiegati nella sanità (80,6%), nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (77%) e nell'istruzione (73,6%). Lo studio evidenzia però anche alcune criticità: i laureati in arti e scienze umanistiche incontrano più difficoltà a trovare un impiego in linea con il proprio percorso (52,2%). Le difficoltà aumentano ulteriormente per chi lavora nel giornalismo, nelle scienze sociali e nei servizi, dove la percentuale scende al 59%.

Gen Z, cultura del lavoro ed espatrio

La Gen Z sta ridefinendo la cultura del lavoro? Tra ambizione e disincanto, emerge la volontà di prendere le distanze dai modelli delle generazioni precedenti. Da un lato, i giovani aspirano a realizzare i propri obiettivi professionali; dall'altro, si orientano sempre più verso lavori "sostenibili" dal punto di vista mentale ed economico, non necessariamente guidati dalla passione. In molti casi è il contesto economico a spingerli verso scelte più sicure. Questa ricerca di stabilità, però, non mette in secondo piano il bisogno di equilibrio tra vita privata e lavoro, un'esigenza particolarmente forte tra i giovani espatriati. Sempre più persone scelgono infatti di costruire una carriera all'estero, dove il benessere personale pesa quanto la crescita professionale. E non esitano a lasciare un impiego se non è in linea con i propri valori o non offre le condizioni per realizzarsi davvero.

In Giappone, ad esempio, i giovani non esitano più a lasciare il proprio impiego per esplorare nuovi settori. Nel 2025, il 98% trova lavoro subito dopo gli studi, ma quasi il 40% abbandona il primo impiego entro tre anni (dati dei Ministeri del Lavoro e della Cultura). Realizzazione personale e flessibilità sono ormai centrali, una priorità sempre più condivisa anche in altri Paesi. La vera sfida resta trovare un equilibrio tra aspirazioni personali e realtà del mercato del lavoro all'estero.

Lavoro
A proposito di

Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.

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