
L'era del "lavorare da qualsiasi luogo" potrebbe essere agli sgoccioli, o quantomeno entrare in una nuova fase. Da quando la pandemia di COVID-19 ha trasformato il lavoro da remoto da benefit occasionale a normalità diffusa, milioni di professionisti hanno riorganizzato la propria vita attorno alla possibilità di lavorare da qualsiasi posto. Per molti espatriati questa flessibilità ha rappresentato una svolta, permettendo di vivere all'estero mantenendo un impiego nel proprio Paese d'origine. Negli ultimi mesi, però, un numero crescente di aziende e governi ha iniziato a invertire la rotta: meno lavoro a distanza, più presenza in ufficio. Dal Canada all'Australia, da Wall Street alla Silicon Valley, la direzione è evidente. E per la comunità globale degli espatriati le conseguenze potrebbero essere rilevanti.
Il trend inverso
Due governi provinciali canadesi hanno iniziato il 2026 riducendo il lavoro a distanza. In Ontario, il personale del governo provinciale è stato obbligato a tornare in ufficio a tempo pieno dall'inizio di gennaio, seguendo un aumento graduale della presenza in ufficio introdotto l'anno scorso. All'inizio di febbraio, l'Alberta ha posto fine al suo piano di lavoro ibrido e migliaia di dipendenti governativi sono tornati in ufficio cinque giorni a settimana. Al momento della stesura di questo articolo, altre province stanno rivedendo le politiche sul lavoro a distanza e aumentando i requisiti minimi di presenza in ufficio.
Ma il Canada non è solo in questo cambiamento di politica, poiché datori di lavoro e organizzazioni del settore pubblico in diversi altri Paesi stanno silenziosamente invertendo rotta o interrompendo bruscamente le politiche di lavoro a distanza introdotte durante la pandemia di COVID-19.
Il lavoro a distanza è aumentato drasticamente durante la crisi sanitaria globale. Quasi da un giorno all'altro, è passato da essere un vantaggio a una politica, poiché i datori di lavoro hanno ordinato ai loro dipendenti di lavorare da casa. Negli anni successivi, anche con l'attenuarsi della pandemia, la tendenza è continuata, con un gran numero di lavoratori in modalità ibrida e a distanza.
I vantaggi erano evidenti. I dipendenti godevano di maggiore flessibilità e di un miglior equilibrio tra vita lavorativa e privata, mentre le organizzazioni beneficiavano di costi generali inferiori, riduzione dell'assenteismo e accesso a un bacino globale di talenti. Allora perché le aziende stanno ora facendo marcia indietro?
Un cambiamento globale
Per molti datori di lavoro, il ritorno in ufficio riflette le loro preoccupazioni sulla produttività e la difficoltà di valutarla basandosi esclusivamente sui risultati. Sostengono che sia molto più facile monitorare gli impiegati avendoli sotto gli occhi. I manager affermano anche che formare nuovo personale, supportare il lavoro di squadra e mantenere la cultura aziendale sono difficili in un contesto completamente a distanza. Poi ci sono quelle organizzazioni con contratti di locazione a lungo termine o immobili costosi che necessitano della presenza in ufficio per garantire un ritorno massimo sull'investimento.
Regno Unito
Nel Regno Unito, l'abbondano dal lavoro completamente a distanza è stato graduale. Alcune multinazionali, tra cui Amazon, JP Morgan e Santander, hanno inasprito le politiche ibride, aumentato i giorni richiesti in ufficio e ridotto gli accordi di lavoro da remoto. In molti casi, le aziende hanno inquadrato questi cambiamenti attorno a una maggiore collaborazione interna, migliori opportunità di formazione e al mantenimento della cultura aziendale.
Stati Uniti
Negli Stati Uniti, importanti datori di lavoro nel settore tecnologico, finanziario e dei media hanno inasprito le regole di ritorno in ufficio. Aziende come Dell e Amazon hanno introdotto politiche che richiedono a molti dipendenti di trascorrere molto più tempo in ufficio. Alcune agenzie federali hanno anche ridotto il telelavoro o aumentato le presenze in ufficio a seguito di una serie di direttive governative. Nel frattempo, l'anno scorso, il governatore della California ha firmato un ordine esecutivo che richiede ai lavoratori statali di tornare in ufficio quattro giorni alla settimana.
Australia
In Australia, la situazione è mista. Il lavoro ibrido è ancora comune, ma alcuni datori di lavoro hanno inasprito le loro politiche di lavoro a distanza e aumentato le presenze in ufficio. Aziende come Woolworths e le banche principali, tra cui ANZ, hanno richiesto al personale di trascorrere più tempo in ufficio o hanno rafforzato l'applicazione delle regole ibride. L'obbligo di rientro in ufficio per cinque giorni pieni a settimana è ancora poco diffuso.
Europa
La situazione in Europa è un po' più disomogenea, in parte a causa delle forti protezioni dei lavoratori e della contrattazione collettiva. Tuttavia, un certo numero di multinazionali sta riducendo le opzioni di lavoro a distanza, tra cui banche come Société Générale e il gruppo di telecomunicazioni Iliad in Francia. In Germania, alcune aziende, tra cui SAP e Deutsche Bank, stanno incoraggiando una maggiore presenza in ufficio ma non obbligano a un ritorno totale.
Multinazionali
Altrove, alcune multinazionali attive a livello internazionale hanno inasprito le regole sulla localizzazione del lavoro, chiedendo ad alcuni dipendenti di operare dallo stesso Paese in cui si trovano le sedi principali o le funzioni centrali. Tra queste c'è Starbucks, che ha aggiornato le proprie politiche richiedendo ad alcuni dirigenti di trasferirsi a Seattle o Toronto. Anche Google ha rivisto le proprie regole sul lavoro a distanza: pur mantenendo una certa flessibilità, ha limitato il lavoro prolungato da Paesi in cui non dispone di una struttura occupazionale formale.
Cosa significa la riduzione del lavoro a distanza per gli espatriati
Per gli espatriati e i lavoratori internazionali mobili, questi cambiamenti di politica comportano conseguenze pratiche reali. Molti di coloro che si sono trasferiti all'estero durante il boom del lavoro a distanza lo hanno fatto dando per scontato che questa flessibilità sarebbe rimasta. Hanno firmato contratti di affitto, iscritto i figli nelle scuole locali, costruito reti sociali e, in alcuni casi, avviato pratiche di residenza. Ora, con le aziende che stanno restringendo le regole, alcuni potrebbero trovarsi davanti a una scelta scomoda: rientrare nel Paese del datore di lavoro, rinegoziare il proprio ruolo oppure cercare un nuovo impiego.
L'impatto va oltre chi è gia stabilito all'estero. Ai nuovi assunti viene sempre più spesso chiesto di vivere vicino a un ufficio fisico, riducendo le opportunità per chi non risiede nel Paese. E per gli espatriati il cui diritto a vivere in un determinato Stato è legato a un datore di lavoro, o a uno specifico accordo professionale, un cambiamento di politica deciso dalla sede centrale può avere conseguenze dirette anche sul loro status di immigrazione.
Detto questo, non si tratta di un'inversione totale. I ruoli completamente a distanza esistono ancora, soprattutto nel settore tecnologico, e molte aziende stanno scegliendo modelli ibridi invece di imporre un ritorno pieno in ufficio. Ma la direzione è chiara: la flessibilità non è piu una certezza. Sempre più spesso viene trattata come un beneficio da negoziare, che varia in base al datore di lavoro, al ruolo e al Paese.
Per gli espatriati il messaggio è chiaro: restare aggiornati, leggere con attenzione le clausole e non dare per scontato che ciò che vale oggi valga anche domani. Chi sta valutando un trasferimento all'estero basato su un accordo di lavoro a distanza dovrebbe assicurarsi che la flessibilità sia prevista nel contratto, non solo concessa in modo informale.
Fonti:
- Forbes - The Real Reasons Companies Are Forcing You Back To The Office
- Federal News Network - Several agencies end telework, remote work agreements and set return-to-office dates
- HRD - Alberta ends hybrid work for government workers
- HRD - Canadian workers resist return-to-office push: survey
- Euronews - Hybrid work: These are Europe's most and least flexible countries
- Euronews - The new hybrid working norm in the UK: How many days in the office?
- Business Insider Africa - The list of major companies requiring employees to return to the office, from JPMorgan and TikTok to Ford


















