Rivolte in Svezia: tutta colpa dell'immigrazione di massa?

Vita quotidiana
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Pubblicato 2022-05-17 alle 11:00 da Mikki Beru
Che insegnamenti si possono trarre dalle recenti rivolte in Svezia? Paese che svetta da sempre in cima alle classifiche mondiali per la qualità di vita, durante la settimana di Pasqua è stato teatro di tensioni, sfociate in uno scontro tra il partito politico di estrema destra e la polizia. La situazione ora è più calma, almeno in apparenza, ma gli svedesi non ci devono chiaro. Qualcosa va rivisto in merito all'integrazione degli immigrati?

Quattro giorni di scontri

All'inizio si trattava di manifestazioni contro l'estrema destra e in particolare contro Hardline, il partito anti-islamico di Rasmus Paludan, personaggio politico noto per i suoi gesti provocatori. La situazione degenera la settimana di Pasqua quando, durante dei comizi organizzati dal partito, degli infiltrati si uniscono al gruppo dei partecipanti. Sale la tensione che sfocia in rivolte e scontri con la polizia. La situazione è particolarmente calda a Norrköping e Linköping, due città con una grande comunità musulmana, dove si registrano danni a proprietà pubbliche e saccheggi, i veicoli dei privati e della polizia vengono dati alle fiamme... La comunità musulmana si sente ancora volta presa di mira e condanna questi atti di violenza.

Il bilancio è pesante: 40 feriti, di cui 26 agenti di polizia. Danni per almeno un milione di euro. Chi, per sua sfortuna, si è trovato inconsapevolmente coinvolto, parla di scene di rara violenza. In tanti faticano a credere che questi eventi abbiano colpito la loro città. I politici fanno fronte comune, condannando con fermezza qualsiasi atto di violenza. Il Primo Ministro svedese, Magdalena Andresson, si esprime: "A fronte di un'immigrazione massiccia, l'integrazione è scarsa". 

Rivolte in Svezia: qual è il motivo?

Gli esperti apprezzano il tono schietto utilizzato dal Primo Ministro che, in una conferenza stampa, ha affermato che queste rivolte sono il risultato di una politica migratoria fallimentare, dove" mondi paralleli" coesistono senza condividere nulla. Ovviamente, non tutti hanno le stesse vedute. Sempre secondo questi esperti, puntare il dito contro immigrazione massiccia e poca integrazione è solo un modo per mascherare altri problemi. Gli scontri dello scorso aprile non sono stati i primi, ce ne sono stati anche due anni fa. Sarebbe forse più giusto interrogarsi sulle modalità usate dal governo per dare impulso alla sua politica migratoria. E' necessario che i politici da una parte, e i cittadini dall'altra, si uniscano per risolvere il problema in modo concreto.

Dove ha fallito il governo svedese?

C'è chi accusa la Svezia di un certo "lassismo" e di una politica "troppo generosa" nei confronti degli stranieri. Oggi, il 19% della popolazione svedese è nata all'estero. I partiti di estrema destra gridano all'invasione e puntano il dito contro la popolazione araba. La crisi migratoria del 2015 ha spezzato il “patto morale” svedese secondo il quale lo Stato doveva accogliere popolazioni dall'estero. Ricordiamo che nel 2015 la Svezia ha accolto 163.000 richiedenti asilo.

Atto di generosità, ma che accoglienza ed accompagnamento sono stati dati alle persone che hanno chiesto asilo? E la popolazione locale, che percezione ha di questi migranti? La Svezia si prodiga per aiutare le comunità in difficoltà, ma si sta rovinando con le sue mani? Nel 2016 si avvertono i primi segni di cambiamento: regole più severe per la richiesta di asilo, tempi di attesa raddoppiati, restrizioni al ricongiungimento familiare.

Dal 2015 in avanti, il Migrationsverket, il Consiglio svedese per la migrazione, si trova a gestire diversi problemi. Se da un lato la Svezia continua a cercare talenti dall'estero, dall'altro il governo vara delle leggi che limitano l'ingresso degli immigrati e portano all'espulsione di tanti professionisti stranieri, a volte per motivi futili. Purtroppo questo tipo di politica è ancora in atto. I media internazionali sospettano persino che l'Ente svedese per la migrazione stia attuando dei regolamenti che impediscono il ritorno degli immigrati.

Conclusione

Le ultime rivolte in Svezia non sono da imputarsi all'immigrazione di massa quanto a un'incapacità del governo di costruire una politica che la supporti in modo adeguato. Da "troppo generosa" è passata a "troppo restrittiva". Nel 2020 la nazione ha accolto solo 23.000 immigrati. La causa non è imputabile solo alla pandemia, ma i politici sono restii a mettere in discussione le leggi che regolano i flussi migratori in ingresso. Nel frattempo cresce la criminalità; la tendenza è quella di associare questo fenomeno all'immigrazione, forse a torto. La Svezia deve risolvere al più presto la sua crisi interna.