Ripresa del turismo e prospettive di carriera nel settore alberghiero

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Pubblicato 2021-10-15 alle 10:00 da Mikki Beru
L'annuncio ha fatto scalpore: dopo 18 mesi di “divieto di viaggio”, l'Australia si prepara a riaprire gradualmente i suoi confini. Per chi vuole espatriare, si tratta di un'opportunità da non perdere. Con la riapertura delle frontiere, l'economia mondiale si rimette in marcia. Ma è così anche per il settore alberghiero, già in crisi prima della pandemia? Quali prospettive di carriera puoi aspettarti in questo campo?

I lavori nel settore dell'ospitalità sono a rischio 

Il settore alberghiero è vasto e ingloba gli hotel di lusso, le grandi catene alberghiere, le piccole strutture gestite da privati e tutte le attività che ruotano intorno alla ristorazione. La riapertura delle frontiere ha acceso i riflettori su alcune categorie professionali particolarmente colpite dalla crisi sanitaria: addetti alle prenotazioni, receptionisti, camerieri, organizzatori di eventi, cameriere, cuochi... La buona notizia è che le assunzioni sono riprese. Australia, Canada, Francia, Regno Unito, Stati Uniti... molte destinazioni a vocazione turistica cercano personale. Solo negli USA, il tasso di occupazione degli hotel è aumentato del 69,6% (dato rilevato a luglio 2021 dalla NBC News): si tratta dell'incremento più ampio dal 2019. Aree turistiche come Miami o Virginia Beach hanno registrato record di presenze. L'apertura delle frontiere americane, il prossimo novembre, accelererà sicuramente questa crescita. Una manna dal cielo per chi vuole espatriare e lavorare all'estero. Ma il settore alberghiero offre ancora opportunità?

Ogni città è un caso a sè. A Boston, ad esempio, le catene alberghiere di lusso si stanno riprendendo abbastanza rapidamente mentre le strutture gestite da privati vivono una situazione critica. Secondo l'American Hotel and Lodging Association, le entrate dell'industria alberghiera di Boston hanno raggiunto solo un terzo dei livelli pre-pandemia. La città ha sofferto molto per la crisi ed è ancora in difficoltà. Secondo la US Travel Association, l'industria alberghiera tornerà a prosperare solo dal 2025. La situazione è abbastanza simile in Europa. Secondo RevPAR Trends, un istituto che analizza le tendenze del settore alberghiero, l'economia non ha ancora iniziato la sua ascesa. Rispetto al 2019 (-37% di fatturato), l'industria alberghiera europea è ancora fragile nonostante una crescita significativa registrata quest'anno (+66,7% rispetto al 2020). Le perdite maggiori sono state riportate in Ungheria, Repubblica Ceca e Austria. Italia, Francia, Regno Unito, Spagna e Germania se la cavano meglio.

Vale la pena notare che il settore alberghiero era già traballante prima della crisi sanitaria a causa della crescita di popolarità di Airbnb e delle strutture a conduzione familiare. Il Covid-19 rappresenta un'ulteriore zavorra anche se la riapertura delle frontiere fa ben sperare. Karim Djidjelli, coordinatore pedagogico del CMH - struttura specializzata nella gestione alberghiera internazionale - conferma: "il nostro settore non ha perso la sua attrattiva. Le apparenze sono ingannevoli perchè ad oggi continua a suscitare l'interesse di tanti giovani, desiderosi di contribuire allo sviluppo del settore alberghiero”. (fonte: studiorama)

Ospitalità: apertura dei confini e prospettive di carriera

Terza destinazione turistica in Africa, prima della pandemia il Senegal eccelleva nella formazione alberghiera. Più in generale, il 2019 è stato un anno positivo per l'industria alberghiera africana: Senegal, Egitto, Nigeria e Marocco sono stati i Paesi più appetiti. La crisi sanitaria globale ha pertanto impattato negativamente un mercato in forte espansione. Mentre il Senegal e l'Egitto hanno riaperto le frontiere, Marocco e Nigeria hanno aperto solo lo spazio aereo. Prima della crisi queste nazioni avevano sviluppato una strategia a spettro internazionale (collaborazioni con enti stranieri, programmi di studio-lavoro e stage, ecc...) ma sono ora costrette a ripiegare sulla forza lavoro locale. Kenya e Capo Verde, altre due famose destinazioni turistiche, stanno seguendo l'esempio.

Situazione simile in Thailandia: la riapertura delle frontiere ha favorito la ripresa del turismo ma il carico è gestito principalmente da lavoratori del posto. Questa condizione non impedisce la nascita di nuovi progetti alberghieri, ad oggi in cantiere, e la conseguente creazione di nuove posizioni lavorative. L'obiettivo della Thailandia è tornare ai tempi d'oro, attirando un numero sempre crescente di turisti (vedi il record di 40 milioni di viaggiatori nel 2019). Per quel che riguarda l'immigrazione, il Paese punta su espatriati facoltosi, compresi investitori, pensionati, professionisti qualificati, ecc... La Thailandia punta ad attrarre almeno 1 milione di espatriati nei prossimi cinque anni.

Con la sua politica "zero Covid" e un tasso di vaccinazione dell'80%, l'Australia ha recentemente annunciato la progressiva riapertura delle sue frontiere. Il Paese, infatti, è una delle mete più gettonate tra i professionisti stranieri. Il settore alberghiero sta cercando personale straniero ed offre incentivi tra cui la copertura dei costi di quarantena e stipendi competitivi.
La pandemia del Covid-19 non ha messo in discussione solo le prospettive di carriera ma anche le scelte di vita. Molti lavoratori hanno preso le distanze dal mondo del turismo senza intenzione di rimetterci piede. Ma l'Australia non molla e fa il possibile per attrarre nuova manodopera dall'estero.

In Canada le frontiere sono ufficialmente aperte dal 7 settembre. Il paese sta assumendo in modo massiccio. Secondo il sito web del governo canadese, il profili più ricercati sono quelli di cuoco, cameriere, receptionist, supervisore, direttore marketing ecc... Non è un segreto che il Canada sia uno dei maggiori bacini di impiego per gli espatriati di tutto il mondo. Attualmente, per trasferirsi, bisogna essere vaccinati completamente contro il Covid-19. Oltre alla conoscenza della lingua inglese, i candidati devono parlare fluentemente il francese, non solo per il Quebec. Proprio come in Australia e nel Regno Unito, anche il Canada sta affrontando una carenza di manodopera.

Il Covid-19 ha scosso un settore che era già sotto pressione. La riapertura delle frontiere è allo stesso tempo sia un'opportunità che un rischio. L'industria del turismo di lusso non è sfuggita alla crisi ma la nuova ricerca di personale fa ben sperare. Si prevede una ripresa a partire dal prossimo anno.