"I limiti sono nella nostra testa, cambiare è sempre possibile", intervista a Gianluca Gotto

Interviste agli espatriati
  • Gianluca e Claudia
Pubblicato 2020-09-15 alle 12:08 da Francesca
Gianluca lascia l'Italia appena ventenne con un biglietto di sola andata per l'Australia. Quest'esperienza gli regala la consapevolezza che la cosa più importante per vivere una vita felice sia la libertà. Libertà di vivere viaggiando, trasformando la propria passione in lavoro. Oggi è uno scrittore apprezzato che ha fatto del nomadismo digitale il suo stile di vita. Attualmente si trova a Bangkok, in Thailandia, con la fidanzata Claudia.   

Presentati brevemente ai nostri lettori

Ciao e grazie per avermi ospitato. Sono un viaggiatore e uno scrittore, ma soprattutto un sognatore convinto che il potenziale umano sia sconfinato. Questo è il motivo per cui, attraverso blog, articoli, video e libri, cerco di trasmettere il messaggio per cui la maggior parte dei nostri limiti è nella nostra testa e cambiare è sempre possibile.

Cosa ti ha spinto a lasciare una “vita tradizionale” in Italia per iniziare a viaggiare diventando un nomade digitale?

Quando avevo vent'anni, insoddisfatto della mia vita a Torino e di quella che avrei vissuto continuando su un percorso tradizionale che non sentivo mio, lasciai l'Università e partii con un biglietto di sola andata per l'Australia. Dall'altra parte del mondo vissi una serie di esperienze che mi fecero crescere molto e mi aprirono gli occhi su tanti aspetti, in particolar modo su ciò che significava per me avere una vita felice. Scoprii che c'era un elemento chiave: la libertà. Per questo motivo decisi di non tornare a vivere in Italia ma di spostarmi in Canada, a Vancouver. Immaginavo una vita nomade di questo tipo, in cui spostarmi da un posto all'altro del mondo e cercare lavoro di volta in volta. Poi ho scoperto il nomadismo digitale e quindi la possibilità di vivere viaggiando lavorando in remoto. Era la soluzione perfetta, era esattamente la vita che volevo. Niente più problemi con i visti, nessuna spasmodica ricerca del lavoro e soprattutto la possibilità di gestire il mio tempo secondo le mie preferenze. Decisi di provarci attraverso la mia più grande la passione, ovvero la scrittura. Per anni ho viaggiato e vissuto in Asia scrivendo articoli per siti web, oggi mi occupo principalmente del blog che ho aperto con la mia ragazza Claudia, “Mangia Vivi Viaggia”, e dei miei libri.

Vivere e guadagnarsi da vivere viaggiando è una prospettiva allettante ma non è una scelta adatta a tutti. Quali sono i requisiti caratteriali e le competenze professionali da avere per intraprendere questo percorso?

Per me i requisiti caratteriali sono più importanti delle competenze, almeno in fase iniziale. Questo è un mondo nuovo, non ci sono istruzioni da seguire. Non è come laurearsi e cercare un impiego, il percorso per diventare un nomade digitale è spesso tortuoso e talvolta nemmeno esiste: bisogna inventarsi la propria strada da zero.

Ecco perché è fondamentale essere costanti e determinati. Ciò significa non arrendersi di fronte alle prime difficoltà. Io, ad esempio, ho scritto per un anno intero senza alcuna retribuzione prima di ottenere il primo lavoro vero e proprio da web writer. L'impegno è poi fondamentale: il mondo digital va veloce, le cose cambiano da un giorno all'altro e non bisogna mai smettere di voler imparare e migliorarsi.

Bisogna impegnarsi molto, perché se fosse facile questa vita la farebbero tutti. Detto questo, le competenze sono ovviamente fondamentali e variano in base alla professione specifica che si vuole svolgere. Nel mio caso, quello del web writer, è importante saper scrivere bene, un'abilità che per me si sviluppa solo in due modi: leggendo tanto (non solo libri, ma anche articoli, blog post, persino i copy sui social network) e scrivendo tanto (per sé prima che per gli altri).

In base alla tua esperienza, quali sono i paesi migliori in cui vivere e lavorare come nomade digitale?

Tutto il sud-est asiatico è, per me, la zona di mondo ideale per lavorare in remoto. Le connessioni a internet sono ormai stabili ovunque, il costo della vita è adeguato (non dico basso perché io sono convinto che in realtà sia solo spaventosamente alto quello italiano), si possono conoscere nomadi digitali e viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo, ci sono co-work di alto livello ovunque e poi, ovviamente, si può vivere serenamente con poco, riempiendo le proprie giornate di esperienze straordinarie, incontri di ogni tipo, cibo delizioso e sorrisi sinceri dei popoli asiatici.

Quanto tempo ti fermi in media in una destinazione? Che tipo di ricerche fai sulla destinazione prima del trasferimento?

Tendo a fermarmi sempre almeno due settimane. Non faccio molte ricerche prima, mi piace farle di persona quando arrivo in un luogo. In quelle due settimane esploro a più non posso tutto l'esplorabile, mi faccio completamente trasportare dal flusso del viaggio. Cerco di vivere come un local, in particolar modo mangiando dove mangiano loro, per avere un'idea di cosa vorrebbe dire fermarmi lì più a lungo. Solitamente due settimane sono sufficienti per rispondere alla domanda: mi fermo o cerco un posto nuovo?

Arrivi nella meta prescelta: quali sono le prime cose che fai?

Una delle mie cose preferite, quando arrivo in un posto nuovo, è andare a vedere il tramonto da qualche parte. Quel momento mi dà molta ispirazione e mi fa percepire le vibrazioni profonde di quell'angolo di mondo. Inoltre, se vedo che le persone del luogo si fermano per osservarlo, significa molto per me. Mi fa capire che andremo d'accordo. Se passano e vanno oltre, indifferenti a quella meraviglia, allora forse non abbiamo la stessa visione della vita!

La seconda cosa che faccio è mangiare il cibo del luogo dove lo mangiano i local. Anche in questo caso, si tratta di un'esperienza che mi fa capire moltissimo sul posto in cui mi trovo. Come avrai capito, per me le persone vengono prima dei luoghi.

Tra i posti del mondo dove hai vissuto, ce n'è uno che ti ha maggiormente affascinato e perché?

Bali, sicuramente. Proprio per la gente del luogo e per i tramonti più belli che abbia mai visto, ma anche per l'atmosfera perennemente rilassata e per la possibilità di conoscere persone ogni singolo giorno da ogni parte del mondo, con storie incredibili alle spalle. A Bali c'è tutto quello che mi serve, che non è tanto, ma è essenziale per me.

Ho passato tutto il periodo della pandemia su un'isola thailandese dove ho lasciato il cuore. Si chiama Koh Chang e sono sicuro che se miglioreranno un po' le infrastrutture per quanto riguarda la connessione a internet, diventerà una meta a livello globale per i nomadi digitali.

In che paese ti trovi attualmente e come si svolge la tua quotidianità?

Mi trovo a Bangkok, sono in Thailandia da prima che scoppiasse la pandemia del Covid-19. Ovunque mi trovi nel mondo, la mia routine è sempre la stessa, perché se è vero che ho scelto di non seguire le regole di una vita tradizionale ciò non significa che non ne debba avere di mie. Anzi, sono convinto che la vera libertà non sia vivere senza regole, ma vivere secondo le proprie.

Le mie sono queste, in linea di massima: mi sveglio ogni giorno tra le sei e le sei e mezza. La prima cosa che faccio è una lunga passeggiata, poi una colazione lenta e senza distrazioni. Il cellulare lo accendo solo dopo aver finito di mangiare, quando inizio a lavorare al pc. In questo periodo, qui a Bangkok, lavoro in camera o nella hall della guesthouse in cui mi trovo. In altre parti del mondo, invece, usufruisco dei co-working space, specialmente quando ho bisogno di sentirmi responsabilizzato. Avere persone intorno a te che lavorano duramente è utile in questo senso.

Fin da quando ho iniziato questa vita da nomade digitale mi sono posto l'obiettivo di non lavorare mai oltre mezzogiorno. Quindi alle dodici il computer lo spengo e se lo riaccendo è solo per questioni che non riguardano strettamente il lavoro (prenotare un volo, ad esempio). Pranzo senza fretta e poi riempio i miei pomeriggi di ciò che più amo. Un'altra cosa che faccio ogni giorno è meditare, almeno per dieci minuti, solitamente a metà mattinata.

Hai già pensato alle prossime mete del tuo viaggio, crisi sanitaria permettendo?

La Thailandia non estenderà più il visto agli stranieri, quindi dovremo lasciare questa nazione che amiamo e trovare un nuovo posto da chiamare casa, almeno per un po'. Probabilmente torneremo in Europa e andremo a riprendere il nostro camper a Siviglia. Quando siamo nel vecchio continente la nostra casa ha le ruote, si chiama Bruto ed è un motorhome del 1983. Poi vedremo, mai come in questo periodo è inutile fare piani. Bisogna navigare a vista, ma per chi ha scelto lo stile di vita del nomade digitale non è niente di nuovo!

Potete seguire Gianluca:

BLOG: www.mangiaviviviaggia.com
INSTAGRAM: www.instagram.com/mangiaviviviaggia

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