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Gestire i pasti all'estero: come cambia il rapporto con il cibo per gli espatriati italiani

Alimentazione e cibo
Dan Gold / Unspalsh.com
Scritto daFrancescail 20 Gennaio 2026

Orari che slittano, ingredienti nuovi, cucine da esplorare e abitudini da reinventare: la gestione dei pasti è uno degli aspetti più concreti, e meno banali, della vita degli espatriati. Attraverso le testimonianze di italiani che vivono in Germania, Thailandia e Tunisia, scopriamo come cambia il rapporto con il cibo quando si vive fuori dall'Italia.

Germania: efficienza, orari anticipati e organizzazione

Per pjpj, residente all'estero da diversi anni, l'impatto sulla gestione dei pasti in Germania è stato tutto sommato contenuto. La gestione del cibo non è particolarmente diversa da quella italiana, racconta, anche se gli orari cambiano sensibilmente: pranzo intorno a mezzogiorno e cena già tra le 18 e le 19.

Il lavoro gioca un ruolo centrale. In Germania la mensa aziendale è diffusa, ma spesso interamente a carico del dipendente. Dopo il Covid, lo smart working ha introdotto maggiore flessibilità, con uffici dotati di bar interni in grado di sostituire le mense tradizionali. Per quanto riguarda invece l'organizzazione del pranzo della figlia, che mangia a scuola, ci fa sapere che, dopo diversi cambi di catering e una qualità altalenante,  ha scelto di tornare ai pasti preparati in casa.

Dal punto di vista culturale, il confronto resta netto: porzioni più abbondanti, piatti unici frequenti, meno verdure fresche e un uso più limitato dell'olio d'oliva. Il senso del gusto italiano è difficile da ritrovare, osserva, anche se i negozi e i ristoranti italiani non mancano. 

Thailandia: il cibo come collante sociale

Per FrankensThain, vivere in Thailandia ha significato un cambiamento totale. Orari, abitudini e alimentazione sono stati completamente stravolti. Qui ogni momento è buono per mangiare qualcosa, spiega. Il cibo non è solo nutrimento, ma un aggregatore, un elemento centrale della quotidianità insieme alla religione.

La cultura dello street food in Thailandia porta a fare molti piccoli pasti durante la giornata, rendendo quasi superflua la cucina di casa. Anche perché, a differenza dell'Italia, mangiare fuori non costa caro. È più comodo sedersi in un ristorante che mettersi ai fornelli.

Il vero scoglio iniziale è stato il piccante. All'inizio un dramma, ammette. Poi l'adattamento, fino al punto di non riuscire più a farne a meno. La cucina thailandese, seppur diversa, è davvero buona, basta abituarsi. Nei centri turistici i prezzi salgono, ma lontano dai circuiti più battuti mangiare fuori resta economico e un'esperienza autentica, soprattutto per chi vive sul posto a lungo.

Tunisia: adattamento, stagionalità e inventiva

In Tunisia, la gestione dei pasti è probabilmente quella che richiede più flessibilità, soprattutto nei primi mesi. Molto dipende dalla città in cui si vive. Come racconta Caloadri, a Tunisi, Hammamet o Sousse si trova ormai quasi tutto, comprese molte marche europee. Nei centri più piccoli, invece, la disponibilità può essere discontinua: capita che per un certo periodo manchino prodotti di uso comune come latte, zucchero o banane. La cucina tunisina viene generalmente apprezzata per varietà e gusto, ma bisogna tener conto del piccante. Meglio dichiarare subito le proprie preferenze, perché harissa e spezie fanno parte integrante di molti piatti. I ristoranti locali, dice, sono economici e generosi nelle porzioni: spesso il pasto inizia con insalata e zuppa incluse nel prezzo, e le quantità possono risultare abbondanti, a volte persino eccessive. Dall'Italia porta il caffè e il riso per risotti, che si trova raramente.

Molti espatriati raccontano di aver modificato la loro alimentazione puntando sulla stagionalità. Stefaniluisa8 spiega di prediligere frutta e verdura di stagione, pane, pasta, pollo e prodotti locali, che risultano non solo più buoni ma anche decisamente più economici. La carne di manzo è gustosa, ma costosa, mentre i formaggi scarseggiano: quelli locali sono pochi, quelli importati hanno spesso prezzi proibitivi. 

AntoTunisia racconta che, grazie alla globalizzazione, oggi nei supermercati tunisini si trova quasi tutto. Le vere eccezioni sono legate più a questioni culturali che logistiche: i prodotti a base di maiale, come le salsicce, non fanno parte della tradizione locale. Qualche alternativa esiste, soprattutto a Tunisi e nelle zone più frequentate dagli espatriati, ma il risultato non sempre convince. "Le trovi, ma non sanno di niente", commenta. Per il resto, la difficoltà non è tanto reperire il cibo, quanto orientarsi tra le diverse offerte. In Tunisia, i ristoranti vengono spesso chiamati caffè-restò, locali informali dove il menù prevede piatti semplici, quasi sempre a base di petto di pollo declinato in mille varianti. Nei ristoranti veri e propri, invece, le sorprese non mancano. "Capita di trovare tortellini o carpaccio, e non sto parlando di ristoranti italiani", racconta, a dimostrazione di una scena gastronomica più varia di quanto si possa immaginare.

C'è poi chi ha trovato un equilibrio molto personale. Aniroksana10 racconta di aver ridotto drasticamente i pasti fuori casa, preferendo cucinare. La sua alimentazione si basa su uova, verdura, legumi, frutta, yogurt e formaggi locali selezionati con cura, spesso acquistati direttamente da piccoli produttori. La ricerca degli ingredienti diventa parte della routine: telefonare prima di andare in negozio, fare scorte, usare un frigorifero capiente per conservare riso, legumi e altri alimenti di base.

Non manca la creatività. Subdive racconta di coltivare basilico portando le sementi dall'Italia, per compensare a quello locale che è una varietà "egiziana", molto diversa per profumo e sapore da quella a cui siamo abituati. Anche sul fronte dei formaggi, l'adattamento è fatto di compromessi. In Tunisia si trovano formaggi caprini e ovini ispirati a quelli sardi, grazie a pastori e casari sardi che, ogni anno, arrivano per insegnare agli allevatori delle montagne intorno a Tabarka e Jendouba come fare questi formaggi. Il risultato, però, è lontano dagli originali: le pecore allevate localmente sono da carne e non da latte, e questo incide su sapore, quantità e qualità finale. 

Adattarsi, anche a tavola

Dalle mense aziendali tedesche allo street food thailandese, fino a una spesa che in Tunisia si adatta ai prodotti stagionali e locali, una cosa è chiara: quando si vive all'estero, il cibo non è mai solo cibo. È organizzazione quotidiana, è gestione del tempo, è un modo molto concreto di adattarsi a un nuovo contesto.

In Germania dominano efficienza e orari anticipati, con pasti pianificati e routine ben definite. In Thailandia, invece, il cibo è ovunque ed è soprattutto un fatto sociale: si mangia spesso, a qualsiasi ora, e sempre in compagnia. In Tunisia la gestione dei pasti richiede flessibilità, spirito pratico e la capacità di valorizzare ciò che offre il territorio, soprattutto fuori dalle grandi città. Tre Paesi diversi, tre modi di mangiare molto lontani tra loro, ma una dinamica comune: con il tempo ogni espatriato costruisce il proprio equilibrio, mescolando abitudini italiane e nuove consuetudini locali.

C'è chi continua a cucinare come faceva in Italia, chi cambia completamente orari e ritmi, chi impara nuove ricette per sfruttare al meglio ciò che trova. E poi restano i piccoli rituali che non si abbandonano mai: il caffè portato da casa, il basilico coltivato sul balcone, il piatto “di conforto” preparato nei giorni in cui la nostalgia si fa sentire. Perché, ovunque ci si trovi, è spesso a tavola che si misura davvero quanto una nuova vita stia diventando familiare.

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A proposito di

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all’estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all’estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all’estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all’estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all’estero, dalla viva voce di chi l’ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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