Piano vaccini nel mondo: inversione di tendenza

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Pubblicato 2022-05-04 alle 00:00 da Asaël Häzaq
E' il 2020 quando scoppia la pandemia cogliendo tutti di sorpresa. Scienziati e medici uniscono le forze per trovare un vaccino contro il COVID-19. Le campagne vaccinali iniziano non appena viene autorizzato il primo vaccino. Si procede a tappe, prima gli anziani e i soggetti a rischio, ma il resto della popolazione inizia ben presto a reclamare il diritto al vaccino. Due anni dopo, la tendenza è cambiata.

Campagne vaccinali in calo

Quasi il 60% della popolazione mondiale è vaccinata, seppur con delle disparità a seconda dei Paesi. Anche all'interno di una stessa nazione si osservano delle differenze per gruppi di età. In Cina ad esempio, dove oltre l'88% della popolazione è completamente vaccinata (due dosi), gli anziani sono reticenti. La stessa tendenza si osserva in Francia, negli Stati Uniti e in Grecia. A questo proposito, il governo greco ha spinto la vaccinazione per gli over 60, pena il pagamento di una multa. Vaccinazione obbligatoria quindi, ma se da un lato alcune nazioni tra cui Indonesia, Austria e Grecia, intimano sanzioni a chi non aderisce, dall'altro la Cina offre degli incentivi economici… I governi stanno attuando campagne mirate, con esiti incerti.

Tutti sono però d'accordo su una cosa. Il virus fa meno paura. I più vulnerabili non si precipitano più nei centri di vaccinazione. Nonostante le nuove ondate di Covid, il divario tra vaccinati e non vaccinati sta crescendo. Inoltre, con l'avvinicinarsi della bella stagione in Europa, le campagne vaccinali si fanno meno pressanti. 
Va ricordato anche che l'attuale situazione economica e geopolitica gioca un ruolo significativo nella battaglia contro il virus. Oggi sempre più persone faticano ad arrivare a fine mese e fare la dose di richiamo non rientra nelle loro priorità. I governi devono adattarsi a questo stato di cose e concentrare le loro campagne di vaccinazione sui gruppi più vulnerabili, inclusi anziani, bambini, popolazioni che vivono in aree remote dove i vaccini sono meno accessibili.

Come spronare gli anziani a vaccinarsi?

In lockdown da fine marzo, Shanghai piange le vittime del Covid, tra cui rientrano anche gli anziani. La maggior parte dei casi segnalati in città sono asintomatici. Il governo è preoccupato perchè, ad oggi, solo il 60% delle persone di età superiore ai 60 anni è completamente vaccinato (due dosi). Solo la metà degli ultraottantenni ha ricevuto la dose di richiamo. Le autorità continueranno a portare avanti la politica "zero Covid" fino a quando non aumenterà il numero dei vaccinati tra la terza età.

La comunità scientifica internazionale pensa che i vaccini cinesi non siano affidabili come gli altri, sebbene il bilancio delle vittime venga considerato basso. La Cina da parte sua enfatizza la buona gestione della crisi e continua a lanciare appelli per invitare gli over 60 a farsi vaccinare offrendo tutta una serie di ricompense. La campagna non ottiene però i risultati sperati. Lo stesso accade in Francia dove più di 450.000 ultraottantenni non sono vaccinati (fonte Le Monde). Lo scorso 7 aprile, il ministro della Salute francese, Olivier Veran, ha annunciato l'accessibilità della seconda dose di richiamo per le persone di età superiore ai 60 anni. Gli over 80 vi hanno accesso dal 14 marzo. Niente code per ora nelle farmacie per farsi vaccinare. Ai microfoni dell'emittente radio RTL, Veran dichiara: " A partire dai 60 anni, la dose di richiamo riduce dell'80% il rischio di ospedalizzazione, rianimazione e morte.

La vaccinazione nei bambini

In Giappone, solo il 6,1% dei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni è completamente vaccinato. L'11,5% ha ricevuto una dose. Il governo ha lanciato ufficialmente la campagna di vaccinazione per i bambini lo scorso febbraio ma i genitori non sono convinti e la popolazione in generale non sembra fidarsi dei vaccini. Si interrogano sulla validità della vaccinazione nei bambini e sul rischio di effetti collaterali a medio-lungo termine. Le Autorità sanitarie giapponesi rassicurano, portando a sostegno della campagna anche pubblicazioni scientifiche. Non è certo che riescano a convincere mamme e papà. Nel frattempo, in Giappone si sta diffondendo la variante XE, che circola già anche nel Regno Unito, in Thailandia e in Israele. 

I giapponesi non sono gli unici a interrogarsi sulla necessità di vaccinare i bambini, anche in altre nazioni il dibattito è aperto. 
Il CDC (centro americano per la prevenzione e il controllo delle malattie) dimostra però, studi alla mano, come la vaccinazione sia necessaria: l'87% dei bambini americani, ricoverati in ospedale tra dicembre 2021 e febbraio 2022, non erano vaccinati.
Israele, Austria e Danimarca hanno fatto da apripista, rendendo disponibile il vaccino a tutti i minori tra i 5 e gli 11 anni già da novembre 2021.
Germania, Francia e Portogallo incoraggiano invece la vaccinazione dei bambini a rischio. La Germania ha adibito dei vecchi aerei a centri di vaccinazione, che accolgono i bambini tra i 5 e gli 11 anni per un falso battesimo del volo. I piccini, presi dall'emozione di ricevere il diploma, dimenticano la paura dell'iniezione. Questo approccio rassicura i genitori che sono quindi più propensi a portare i figli a vaccinare.

Utopia pensare di vaccinare tutti?

Vaccinare l'intera popolazione mondiale, per porre fine alle varianti e al divario vaccinale, sarà possibile?
La situazione in Africa continua a destare preoccupazione. Il continente, che in passato registrava una penuria di dosi, ora ne riceve troppe, tra cui lotti scaduti.
Covax, un programma internazionale nato allo scopo di garantire un accesso equo ai vaccini nel mondo, non ha ottenuto i risultati sperati a causa di ritardi nella consegna e di difficoltà nella distribuzione. All'inizio di questo mese, il Kenya ha dovuto buttare 840.000 dosi scadute di vaccino AstraZeneca ottenute attraverso Covax (fonte: Le Monde)... stessa situazione in Nigeria e nel Sudan del Sud. L'Africa riceve dosi in scadenza, ed è difficile smistarle in tempo.

In linea generale, la campagna vaccinale stenta a prendere piede nel continente africano. Appena il 16% della popolazione è vaccinato e anche in questo caso ci sono disparità tra paesi: Ruanda e Marocco si aggiudicano il podio con il 62,5% e il 61,3% di vaccinati. Seguono Tunisia (53,2 3%), Mozambico (41,11%) e Sud Africa (30,3%).
Il Sudafrica ha puntato su misure di incentivazione (buoni sconto, regali, ecc...) per rilanciare la vaccinazione. Per combattere la reticenza della popolazione (in molti hanno rifiutato di farsi vaccinare con AstraZeneca) ha stretto, assieme a Ruanda e Senegal, una collaborazione con la BioNTech per produrre il proprio vaccino. I tre governi sperano che questa mossa servirà ad accelerare la campagna vaccinale.