Lavorare all'estero nel 2023: cosa considerare
È il momento giusto per cercare lavoro all'estero?
A partire dal 2020 e dopo il Covid-19, abbiamo assistito a una crisi dopo l'altra. In alcuni paesi, il Covid è tornato prepotente. In Giappone, a dicembre, si sono registrati più di 100.000 casi al giorno. Anche se in Francia, Germania e Stati Uniti le cifre sono nettamente inferiori, la situazione globale rimane preoccupante. Benché i gesti barriera non siano più obbligatori, sono fortemente raccomandati. La pandemia non fa più vacillare le economie come nel 2020, ma ora sono la crisi economica ed energetica, e la guerra in Ucraina, a destare serie inquietudini. Una "mega-crisi" di cui bisogna tenere conto quando si prepara un progetto di espatrio.
Inflazione in aumento
L'inflazione ha raggiunto l'11,8% in Italia, il 9,9% nei Paesi Bassi, il 9,5% in Kenya e il 7,3% in Australia e Sudafrica. Se si ritiene che il 3,7% del Giappone e il 5% della Corea del Sud siano cifre incoraggianti, in realtà è tutto il contrario. Il Giappone sta registrando tassi mai visti dalla crisi degli anni '90 e dallo scoppio della bolla finanziaria. Lo stesso vale per la Corea del Sud, dove il tasso di inflazione è tornato ai livelli del 1998. L'aumento globale dei prezzi sta facendo lievitare le spese di tante famiglie, mettendo sotto stress soprattutto quelle a basso reddito e le più vulnerabili. Anche chi sta per trasferirsi si domanda come far quadrare i conti di questi tempi. I prezzi dei biglietti aerei sono in costante aumento a causa della crisi energetica e delle riforme ambientali. Il costo dei visti e delle assicurazioni sanitarie ne risentono ugualmente. Anche le spese di base (alloggio, trasporti, cibo ecc...) sono lievitate. Si tratta di uscite extra da tenere in considerazione sia che tu parta con un contratto di lavoro in mano o meno. Il tuo stipendio deve consentirti di vivere bene nel paese ospitante.
Lavorare in un settore dove c'è carenza di manodopera
Dopo la ripresa economica post-lockdown, la situazione nel settore dei trasporti, della logistica, dell'edilizia, dell'IT, della ristorazione, del turismo e della sanità è tesa. I paesi più colpiti dalla crisi sono in seria difficoltà. Nazioni come Australia, Canada, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone sono alla ricerca di personale qualificato per arginare la grave carenza di manodopera nei settori sopra citati. Il personale sanitario, che è stato ridotto allo stremo durante la pandemia, lancia l'allarme perchè mancano infermieri, medici generici e specialisti. Nel settore dei trasporti, i camion per le consegne sono fermi perchè non ci sono autisti.
Chi vuole lavorare all'estero e ha un'esperienza pregressa in questi ambiti, ha più possibilità di essere assunto. Le opportunità aumentano ulteriormente per chi ha una buona padronanza della lingua del paese ospitante. Anche il background accademico gioca un ruolo importante nella ricerca di un lavoro all'estero, soprattutto per chi si è laureato in un istituto riconosciuto a livello internazionale. In caso contrario, l'esperienza professionale sarà la migliore risorsa.
La destinazione prescelta incentiva l'immigrazione?
Ogni nazione ha la sua politica di immigrazione. Per questo motivo è fondamentale informarsi sulle leggi in materia di immigrazione del paese di interesse. Questo ti aiuterà a conoscere i tuoi diritti e a chiedere il visto che corrisponde alle tue necessità. Pur gravati da una carenza di manodopera, alcuni paesi non sono propensi ad accogliere troppi stranieri.
In Francia, ad esempio, l'immigrazione è una questione delicata. La nuova legge sull'immigrazione, e le recenti disposizioni sul permesso di soggiorno per i "lavori più richiesti", stanno creando tensioni. I sostenitori dell'estrema destra le considerano, nel migliore dei casi, inutili, nel peggiore, dannose. A loro parere, bisogna assumere solo cittadini francesi. Chi difende i diritti degli stranieri ritiene che non venga data loro sufficiente stabilità perchè il visto per i "lavori maggiormente richiesti" è annuale, rinnovabile o meno, a seconda della situazione economica nazionale. In effetti, è impossibile ipotizzare un soggiorno a lungo termine all'estero in un contesto economico di questo tipo.
In Giappone, le statistiche si scontrano con una cultura ancora molto conservatrice. L'invecchiamento della popolazione, e il basso tasso di natalità, pesano su un'economia che deve fare i conti con una carenza di manodopera. Secondo la Japan International Cooperation Agency, il paese avrà bisogno di 800.000 lavoratori stranieri entro il 2030 e di 6,74 milioni entro il 2040. Si tratta di una vera e propria sfida per una nazione dove solo il 2% della popolazione è costituito da espatriati. Per attirare talenti stranieri, il Giappone intende seguire l'esempio del Canada. Il governo giapponese ha già apportato delle modifiche al visto di lavoro di 5 anni e d'ora in avanti permetterà agli espatriati di richiedere il ricongiungimento familiare e la residenza permanente dopo 10 anni.
Le frontiere del Canada, terra di immigrazione per eccellenza, sono aperte da tempo. La crisi sanitaria non ha smorzato le ambizioni del governo, anzi. Per ovviare alla carenza di manodopera, e aumentare la crescita economica, il "Piano dei livelli di immigrazione 2023-2025" prevede di accogliere "465.000 residenti permanenti nel 2023, 485.000 nel 2024 e 500.000 nel 2025", la maggior parte dei quali saranno immigrati economici. Anche l'Australia conta sugli immigrati per rilanciare i settori sotto stress; prevede di accogliere 195.000 nuovi immigrati nel 2023. Si tratta di 35.000 persone in più rispetto alle previsioni del precedente governo.




