E' uno dei primi consigli che notai, avvocati ed esperti danno a chi sta per sposarsi e vive all'estero: valutare la stipula di un contratto matrimoniale con l'assistenza di un professionista qualificato. Questo documento definisce il quadro giuridico del matrimonio e regola gli aspetti patrimoniali tra i coniugi. In linea di principio permette quindi di tutelare le scelte della coppia anche in caso di un altro espatrio.
Espatrio: perché è importante stipulare un contratto matrimoniale?
Il contratto matrimoniale non è obbligatorio, ma è consigliato. Ogni coppia legalmente sposata è infatti soggetta a un regime patrimoniale. In assenza di contratto, si applica automaticamente il regime matrimoniale del paese in cui le nozze sono state celebrate. Il problema si pone quando la legislazione del paese ospitante è restrittiva e/o prevede disposizioni che limitano i diritti di uno dei due coniugi.
In alcuni paesi, ad esempio, il regime matrimoniale di base prevede una ripartizione del patrimonio accumulato durante il matrimonio (come negli Stati Uniti). Tale ripartizione, stabilita dal giudice, può non soddisfare nessuno dei due coniugi, soprattutto nei casi in cui uno solo dei due abbia acquisito la maggior parte dei beni comuni. In Danimarca, i beni sono comuni non soltanto dopo il matrimonio, ma anche prima. In assenza di un contratto che disciplini la ripartizione dei beni, si applica il sistema danese di base.
Esistono anche legislazioni che limitano i diritti del coniuge, generalmente quelli della moglie. In certi paesi, il marito ha la facoltà di impedire alla moglie straniera di rientrare nel proprio paese d'origine o di viaggiare, e tale divieto si estende anche ai figli. Prima di sposarsi all'estero è quindi indispensabile conoscere le leggi del paese ospitante. Stipulare un contratto matrimoniale consente di evitare di essere soggetti al regime patrimoniale standard e alla legislazione straniera, a condizione di redigere il contratto con cura (tenendo presente che possono sorgere conflitti legati al riconoscimento del contratto stesso a livello internazionale).
Separazione dei beni: ciascun coniuge conserva il proprio patrimonio sia durante il matrimonio sia in caso di divorzio. È il regime di base adottato in numerosi paesi, tra cui Marocco, Senegal, Emirati Arabi Uniti (EAU), Giappone e Malaysia.
Separazione con ripartizione giudiziale: ciascun coniuge conserva il proprio patrimonio durante il matrimonio. In caso di divorzio, il tribunale provvede alla ripartizione del patrimonio tra gli ex coniugi. È il sistema di base vigente in Canada (eccetto il Québec), Nuova Zelanda e Stati Uniti.
Comunione differita dei beni: i beni acquisiti prima e durante il matrimonio appartengono a entrambi i coniugi. Questo regime è adottato, tra gli altri, in Finlandia e Colombia.
Comunione degli acquisti: i beni rimangono separati prima del matrimonio e diventano comuni dopo la celebrazione (Francia, Angola, Thailandia, Portogallo, Costa d'Avorio…)
Partecipazione agli acquisti: separazione dei beni durante il matrimonio e comunione degli acquisti in caso di divorzio (Taiwan, Germania, Grecia, Turchia…)
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Il contratto matrimoniale è automaticamente riconosciuto nel paese di espatrio?
Il contratto matrimoniale rappresenta una garanzia importante, anche se non è automaticamente riconosciuto nel paese di espatrio. Si pone, in qiesto frangente, la questione della redazione del contratto e dell'interpretazione che le giurisdizioni straniere ne danno. I criteri che definiscono un contratto matrimoniale variano infatti da uno Stato all'altro. I contratti matrimoniali dei paesi anglosassoni, ad esempio, includono generalmente disposizioni assenti nei contratti di diritto francese. Un'altra differenza riguarda l'ampiezza delle clausole: alcuni contratti prevedono disposizioni più estese, che arrivano a regolamentare la divisione delle finanze in caso di divorzio o l'affidamento dei figli.
Queste differenze generano conflitti in merito al riconoscimento del contratto così come redatto dai coniugi. È però sconsigliato stipulare due contratti matrimoniali distinti (uno scelto dagli espatriati e uno internazionale), poiché moltiplicare i contratti aumenta il rischio di conflitti tra le legislazioni dei diversi Stati. Si racoomanda di affidarsi a un professionista, preferibilmente con una competenza specifica nella gestione di contratti matrimoniali tra espatriati.
Vale la pena optare per un contratto matrimoniale internazionale?
Le coppie sposate che intendono trasferirsi all'estero possono optare per il contratto matrimoniale internazionale. Questo tipo di contratto ha il vantaggio di essere conforme, sia nella forma che nel contenuto, alle norme generalmente in vigore a livello mondiale. È preferibile evitare di inserirvi clausole eccessivamente complesse e/o specifiche, che rischiano di essere disattese dalla giurisdizione del paese ospitante.
Per rendere il contratto matrimoniale internazionale il più efficace possibile, è necessario che sia preciso, senza limitarsi alla scelta della legislazione che si applica al matrimonio. Il contratto può specificare i diritti di ciascun coniuge, la ripartizione dei loro doveri, il dettaglio e la distribuzione del patrimonio, nonché le disposizioni previste in caso di divorzio, e così via.
Matrimonio e legge del paese di espatrio: a cosa fare attenzione?
La scelta del tipo di unione può avere un impatto considerevole sulle possibilità di espatrio (visti disponibili, diritti e doveri degli espatriati) e sulla vita della coppia dopo il matrimonio. È quindi importante informarsi sulle leggi in materia matrimoniale del paese ospitante prima di sposarsi, per evitare spiacevoli sorprese. Il matrimonio civile è generalmente considerato l'unica forma di unione legalmente riconosciuta a livello mondiale, ma altri tipi di unione possono essere riconosciuti dal paese di destinazione. Alcuni paesi richiedono inoltre documenti specifici per la celebrazione del matrimonio sul proprio territorio: è il caso, ad esempio, dei paesi che esigono un «certificato di nulla osta al matrimonio all'estero».
Prima di sposarsi è quindi importante informarsi sulle forme di unione legalmente riconosciute nel paese ospitante e sulle conseguenze che la scelta di una determinata forma di unione comporta per la coppia di espatriati.
Contratto matrimoniale: cosa prevede la legge australiana
Una coppia di espatriati (ad esempio una coppia mista, con un coniuge straniero e un residente o cittadino australiano) può stipulare un contratto matrimoniale specificando di voler applicare la legislazione australiana. L'Australia riconosce il matrimonio civile (legale) sia eterosessuale che omosessuale, nonché la relazione di fatto (de facto relationship). Come in molti altri paesi, il matrimonio civile è la forma di unione che consente alla coppia di far valere i propri diritti e di beneficiare dei permessi di soggiorno riservati alle coppie sposate civilmente.
Lo Stato australiano riconosce la relazione di fatto tra due persone che abbiano l'età legale per unirsi nel rispetto della legislazione vigente (senza vincoli di parentela o altri impedimenti). La coppia deve convivere da almeno 12 mesi consecutivi. Il coniuge straniero in una relazione di fatto può richiedere un visto per partner (provvisorio) (sottoclasse 309), che gli permetterà di immigrare temporaneamente in Australia per vivere con il proprio partner (convivente di fatto o coniuge legale), purché quest'ultimo sia cittadino australiano, residente permanente o cittadino neozelandese autorizzato a risiedere in Australia.
Contratto matrimoniale: cosa prevede la legge canadese
Una coppia di espatriati può anche scegliere di stipulare un contratto matrimoniale nell'ambito della legge canadese. Il Canada riconosce il matrimonio civile eterosessuale e omosessuale, nonché le unioni di fatto (common law unions). Il Patto civile di solidarietà (PACS), invece, non esiste in Canada. Gli espatriati sposati civilmente hanno maggiore facilità nel far riconoscere il proprio matrimonio e nel completare le pratiche burocratiche (come la richiesta di un permesso di soggiorno), dovendo presentare solo l'atto di matrimonio. Le coppie in unione di fatto devono invece dimostrare di essere in una relazione continuativa da almeno un anno.
Il Canada definisce l'unione di fatto come la situazione di due persone impegnate in una relazione coniugale. Affinché sia legalmente riconosciuta, la coppia deve convivere da almeno un anno consecutivo. Una separazione di almeno 90 giorni determina la perdita di tale status. Le province hanno la facoltà di estendere questo requisito temporale, poiché la gestione delle unioni di fatto rientri nella loro competenza (mentre il matrimonio è di competenza federale). In Ontario e Manitoba, ad esempio, il periodo sale a 3 anni, mentre in British Columbia è di 2 anni. L'Enciclopedia canadese precisa che «i partner in unione di fatto (common law partners) hanno gli stessi diritti e doveri giuridici, genitoriali e finanziari delle coppie sposate».
È bene sapere che il Canada vieta la poligamia. Numerosi paesi adottano la stessa posizione (Stati Uniti, Brasile, Costa d'Avorio, paesi europei, Nepal, Cina…), in coerenza con il riconoscimento dei diritti delle donne e del principio di uguaglianza di genere.
Un'unione contratta all'estero che non rispetti le leggi canadesi non sarà riconosciuta in Canada. Un matrimonio celebrato all'estero, ad esempio, non ha alcun valore sul territorio canadese. Lo stesso principio vale per una convivenza che non soddisfi i requisiti previsti per il riconoscimento dell'unione di fatto. Gli espatriati in queste situazioni non potranno far valere il loro status di coppia per ottenere un permesso di soggiorno.
Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.