Nuovo giro di vite per gli stranieri negli Stati Uniti. Lo scorso 22 maggio è stata presentata una norma volta a limitare l'immigrazione legale. Salvo eccezioni, le richieste di Green Card dovranno, da adesso in avanti, essere effettuate dal paese d'origine. Qual è la situazione attuale?
Green Card: cosa devono aspettarsi i residenti stranieri?
Secondo Zach Kahler, portavoce dell'USCIS (i servizi per la cittadinanza e l'immigrazione degli Stati Uniti), si tratta di un ritorno «allo spirito originario della legge». Il primo obiettivo è limitare il rischio di immigrazione clandestina. Visto che tutte le domande dovranno essere presentate dal Paese d'origine, gli stranieri che riceveranno un rifiuto saranno già fuori dal territorio statunitense.
Il secondo obiettivo è assicurarsi che i residenti temporanei, come i lavoratori (tra cui i titolari di visto H-1B) e gli studenti, lascino il Paese alla scadenza del titolo di soggiorno. L'USCIS ricorda che la residenza temporanea non dovrebbe diventare un pretesto per richiedere la residenza permanente (Green Card).
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Quali conseguenze per gli stranieri in situazione regolare?
L'annuncio dell'USCIS è stato accolto, come prevedibile, con grande preoccupazione, dato che molti residenti regolari si trovano già negli Stati Uniti al momento della richiesta della Green Card. Una procedura chiamata «aggiustamento dello status» consente di cambiarlo restando sul territorio americano. Non si tratta di un meccanismo nuovo: è in vigore fin dagli anni Cinquanta. Chi difende i diritti degli stranieri e l'opposizione ritengono che la misura punti a ridurre l'immigrazione legale.
Green Card: l'amministrazione Trump ha fatto marcia indietro?
La restrizione annunciata nella nota dell'USCIS non dovrebbe in realtà riguardare tutti i residenti temporanei. Le pratiche verrebbero esaminate «caso per caso». Questa la spiegazione fornita dal Dipartimento della Sicurezza interna statunitense al New York Times il 30 maggio 2026, appena una settimana dopo la nota dei servizi dell'USCIS (dichiarazioni riportate dall'AFP). Per i detrattori si tratta di una vera e propria inversione di rotta del governo, arrivata dopo l'ondata di proteste suscitata dal provvedimento.
Verso una riduzione del numero di ambasciate africane autorizzate a rilasciare i visti
Una nuova misura dell'amministrazione Trump prende di mira gli Stati africani. Una nota interna spiegherebbe che il governo intende dimezzare il numero di ambasciate africane autorizzate a rilasciare i visti americani: 20 tra ambasciate e consolati, rispetto alla cinquantina attuale. Al momento non è stata comunicata alcuna data di entrata in vigore. Alcune fonti parlerebbero di un'applicazione già nel mese di giugno. Tra le 20 ambasciate e consolati che manterrebbero l'autorizzazione: Abidjan, Città del Capo, Johannesburg, Dakar, Kinshasa, Port-Louis e Yaoundé.
Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.