
Si va verso un nuovo inasprimento delle norme sull'immigrazione? Le nuove domande obbligatorie introdotte dal Dipartimento di Stato potrebbero rendere più complesse le procedure per chi vuole trasferirsi all'estero, in particolare per i richiedenti asilo.
Nuove domande per ridurre il numero di visti?
«Ha subito pregiudizi o maltrattamenti nel suo paese d'origine o nell'ultimo paese in cui ha vissuto?» «Teme di subire pregiudizi o maltrattamenti qualora dovesse fare ritorno nel suo paese d'origine o nell'ultimo paese in cui ha risieduto?» Sono queste le due nuove domande che gli agenti consolari incaricati dei colloqui devono ora rivolgere a chi vuole espatriare negli Stati Uniti.
Secondo la stampa americana, una direttiva del Dipartimento di Stato datata 28 aprile 2026 chiede agli agenti di interrogare i candidati stranieri sulle loro eventuali «preoccupazioni» e di registrarne le risposte nel fascicolo personale. Sempre secondo i media americani, due risposte affermative alle domande sopra citate potrebbero comportare un rifiuto del visto. I richiedenti asilo sarebbero i primi a essere colpiti da questo inasprimento delle procedure.
Chi vuole espatriare deve preoccuparsi?
Questo irrigidimento delle norme riguarda i visti per non immigranti, come studenti e lavoratori stranieri (in particolare i titolari del visto H-1B). È del tutto possibile, infatti, aver subito maltrattamenti nel proprio paese d'origine e aspirare a vivere altrove. Allo stesso modo, chi vive già all'estero potrebbe avere valide ragioni per temere un rientro in patria. Una risposta negativa a una di queste domande potrebbe portare al rifiuto del visto. Ma anche una risposta positiva potrebbe essere usata dall'amministrazione americana contro la persona che sta facendo domanda per espatriare.



















