
Il 20 gennaio il Parlamento del Bahrein ha approvato un emendamento che collega la carta d'identità alla durata del soggiorno degli espatriati. L'approvazione è arrivata nonostante le riserve espresse dalla Commissione per gli affari esteri. Cosa devono aspettarsi gli espatriati?
Il Parlamento ha approvato un emendamento che aggiunge una disposizione alla legge sulla carta d'identità. La carta d'identità di uno straniero sarà valida solo per il periodo di residenza in Bahrein. Le autorità potrebbero anche rivalutare i costi di emissione.
Nota: La CPR card è la carta d'identità ufficiale del Bahrein per gli espatriati, collegata al permesso di soggiorno e necessaria per vivere e lavorare nel Paese.
Sono inoltre previste delle sanzioni per chiunque intrattenga rapporti con uno straniero il cui permesso di soggiorno sia scaduto. Con l'espressione "chiunque", l'esecutivo intende sia i privati che le imprese e le istituzioni (come, ad esempio, le banche). Questi soggetti dovranno rispondere delle proprie azioni davanti all'Autorità di regolamentazione del mercato del lavoro.
Il dibattito continua. Pur esprimendo parere favorevole al progetto, alcuni membri del governo sottolineano una "mancanza di chiarezza" e la necessità di definire meglio i ruoli delle istituzioni coinvolte nella verifica della regolarità del soggiorno degli espatriati: l'Autorità per l'informazione e l'amministrazione digitale, l'Autorità di regolamentazione del mercato del lavoro e la Banca centrale del Bahrein. Ad esempio, resta da chiarire quale organismo sia responsabile della disattivazione della carta d'identità dello straniero al termine del periodo di residenza.
Le questioni restano aperte, ma per i sostenitori della riforma si tratta di un adeguamento necessario. Come giustificare, ad esempio, che uno straniero possa avere una carta d'identità valida cinque anni quando il permesso di soggiorno dura solo due? Secondo loro, allineare la durata della carta d'identità a quella del periodo di residenza rafforzerebbe i controlli sul mercato del lavoro e ridurrebbe il rischio di utilizzi impropri dopo la scadenza del diritto di soggiorno.



















