Isabella e la sua famiglia a Friburgo

Interviste agli espatriati
  • Isabella a Friburgo
Pubblicato 2014-07-03 alle 00:00 da Expat.com team
Isabella si racconta: "La mia può essere la storia di tante famiglie Italiane: in Italia non c'è futuro né per noi né per nostro figlio, se non proviamo adesso a costruirci un futuro migliore, quando lo facciamo?"

Ciao Isabella, hai voglia di raccontarci un po' di te e dei motivi che ti hanno portata, assieme alla famiglia, a Friburgo?

Credo di non conoscere nessuno che almeno una volta non abbia detto: se potessi me ne andrei via dall'Italia! Poi ci sono alcuni che lo fanno e altri che non trovano le giuste motivazioni per fare un passo del genere.
Le nostre possono essere riassunte con una frase che ci siamo detti: in italia non c'è futuro né per noi né per nostro figlio, se non ci proviamo adesso che S. ha 3 anni, quando lo facciamo?
Io avevo un lavoro in una piccola ditta che stava avendo enormi difficoltà e mio marito riusciva a trovare solo lavori dove non era garantito nulla alla fine del mese.
Mille cose da pagare. Cosa fare? Aspettare? Cosa? Tagli a asanità e istruzione... no! Non si può aspettare dove non viene fatto nulla di concreto per poter credere che le cose cambino in tempi brevi.

Ma dove andare e a cosa fare?

Mio marito aveva avuto una gelateria quando era ragazzo, e così il primo passo è stato quello di cercare su internet. Aveva sentito dire che il Germania le gelaterie cercano personale italiano, perché gestite al 99% da Italiani.
Quindi decidiamo di mandare qualche mail, anche solo per capire se c'era la concreta possibilità di guardare in questa direzione. Ci rispose una gelateria in un paesino sperduto nella foresta nera. 1.500 euro al mese per 6 giorni lavorativi con orario indefinito a seconda del bisogno, vitto e alloggio. Sembrava buono.
Ovviamente solo per lui. E noi?
Noi l'abbiamo accompagnato alla stazione. Con mille domande. Sarà un viaggio a vuoto? Funzionerà? E noi? Beh.... da qualche parte bisogna iniziare e buttarsi! Infatti le cose non sono andate subito per il meglio, per fortuna trova subito un'altra gelateria a Friburgo. Di lì, piano piano le cose sono partite e a ottobre lo abbiamo raggiunto.
L'avventura è solo all'inizio.

Com'è la comunità Italiana a Friburgo?

A Friburgo manca proprio una vera comunità di italiani, nonostante sia la più numerosa come numero di italiani sul territorio, quello che manca è l'aggregazione. Un luogo, un'associazione un punto di riferimento.
In questi mesi mi sono fatta un'idea... che non so se rispecchia totalmente la realtà.
Gli Italiani che sono qua da 15, 20 anni o anche di più, nella maggior parte dei casi non ha il minimo interesse verso il connazionale che arriva o è qui da poco. Anzi alcune volte mio marito ha sentito proprio pronunciare queste parole: "eccone un altro a rompere le scatole".
Quasi come avessero paura che gli venga portato via quello che duramente hanno costruito. Gelosi del loro status. Non saprei come spiegarlo. Arrivare in un paese dove non conosci la lingua, non conosci le regole anche le più sciocche come per esempio come fare a trovare un asilo, a chi ti puoi rivolgere se non a un connazionale che sta qua da più tempo di te?
Io non volevo credere che tutti gli italiani fossero così e che fosse così difficile allacciare rapporti.
Esiste un'associazione da diversi anni, l'ho scoperto da poco, ma per quel che ne so fa un po' repubblica per conto suo diciamo, e certo non ha grande disponibilità ad aiutare chi è appena arrivato. A me hanno mandato alla caritas per avere delle informazioni, perché là c'è una signora tedesca che avendo il marito italiano conosce molto bene la lingua. Ma la poveretta è disperata, li mandano tutti da lei.
Così, per provare, ho creato un gruppo su facebook: Italiani e Friburgo e dintorni.
Lo scopo è quello di aiutarsi e anche di conoscerci.
Ho trovato così tanta cattiveria in alcune persone appena abbiamo iniziato questa avventura in Germania, che la mia reazione è stata quella di voler far di tutto per poter esser d'aiuto a chi ha bisogno. Purtroppo sono qua da poco e non conosco certamente tutto. Ma tutto quello che so, piano piano, è a disposizione di tutti.
Ho trovato per fortuna, anche grazie a questo gruppo, anche tanti italiani che condividono con me questa voglia di essere d'aiuto e già da qualche tempo lavoravano su dei progetti che stanno prendendo forma, come una ludoteca per bambini italiani, feste e rete di servizi. Sono quindi convinta che piano piano questo muro verrà indebolito. Da qualche tempo il flusso immigratorio è cambiato. E sempre più famiglie e brave persone arrivano, a volte allo sbaraglio, a volte con già un ottimo lavoro fra le mani, ed è anche con loro che questa comunità spero che prenderà forma.

Prima di lasciare l'Italia, hai mai avuto delle incertezze soprattutto per quanto riguarda l'adattamento del tuo bambino alla nuova realtà?

Incertezze ce ne sono state tante. Infatti non siamo partiti tutti insieme. E come potevamo? Uno da solo si muove meglio all'inizio. Piano piano ci informiamo su sanità, asili, aiuti...
Sinceramente l'ultimo mio pensiero era quello che un bambino di tre anni potesse avere problemi ad integrarsi. Anzi ero entusiasta dell'idea di metterlo a contatto con quei bambini che in italia sembrano degli alieni a confronto con i nostri. Dal loro comportamento nei ristoranti alla loro enorme autonomia in tutto. No, non mi preoccupava assolutamente la cosa. Ero convinta di dare a mio figlio una marcia in più.

So che hai avuto dei problemi per quanto riguarda l'inserimento del bimbo all'asilo. Ti va di spiegarci cosa è successo?

Come tutte le cose, mai fidarsi delle prime apparenze, non è tutto oro quel che luccica e certo la Germania non è l'eldorado né per il lavoro né per l'educazione.
Trovare un asilo non è stato facile. Non conosci il sistema, non conosci la lingua, perché nn dimentichiamoci che mio marito è partito senza sapere una parola di tedesco ma solo l'inglese, e che io avevo fatto tedesco 15 anni prima alle superiori per soli due anni.
Troviamo questo posto in un asilo cattolico grazie ad un'associazione.
S. inizia l'asilo il 1 ottobre. Assistiamo a una mezza giornata insieme ai bambini. Dopo mezz'ora mettono tutte le sedie in circolo e tutti i bambini si mettono seduti, ordinati, in silenzio... (bambini dai 3 ai 6 anni non divisi per età). Iniziano a fare delle canzoncine battendo le mani, poi ad ascoltare dei rumorini di scatole di legno con dentro nn so cosa... insomma tutti seduti e attenti per 40 minuti!
Mio figlio nn capendo nulla di quello che dicevano e trovando la cosa piuttosto noiosa, dopo 3 minuti si era alzato ed era andato a giocare con le macchinine. Io espressi la mia perplessità alla maestra, dicendo che S. non ci sarebbe mai stato così calmo per tutto questo tempo. E lei mi rassicurò dicendo che ci sarebbe arrivato piano paino, vedendo che gli altri bambini lo facevano. Li salutai perplessa ma fiduciosa.
Ogni due o tre giorni chiedevo come andavano le cose, se si integrava con i bambini, se capiva... le loro risposte sempre le stesse: tutto ok, piano piano. Il 15 di dicembre mi chiamano per il consueto colloquio con gli insegnanti.
Viene fuori che secondo loro mio figlio: era in ritardo su tutto, sul parlare sulla sua capacità di relazionarsi con gli altri, aveva dei grossi problemi di concentrazione, era violento, ma che per fortuna gli altri bambini lo adoravano. (lui faceva tutto quello che loro avrebbero voluto ma mai potuto fare) Mi iniziarono a parlare di un centro terapeutico dove attraverso dei test, dei terapisti e degli esercizi, si sarebbe riusciti a capire queli fossero i problemi di mio figlio. E come si sarebbero potuti affrontare.
Fu uno dei giorni peggiori di questa avventura tedesca.
Primo perché se abbiamo deciso di fare questa cosa l'abbiamo fatta per lui ed era lui adesso che ne pagava le conseguenze. Quindi mi sentivo in colpa e mortificata. Secondo perché poi la signora italiana che mi traduceva, mi spiegava un po' il mondo dell'educazione tedesca, degli asili, degli aiuti. Se esci dagli schemi, dai loro schemi, devono trovare la motivazione di questo disagio e il modo per fartici rientrare.
I bambini stranieri soprattutto gli italiani sono visti come "mucche da mungere",mi hanno spiegato, per il sistema di assistenza che c'è dietro.
Mi fu dato una saggio consiglio: assecondare le richieste degli insegnanti e di muovermi sempre dentro il sistema e mai andarci contro.
A fine gennaio chiamarono una persona specializzata nel capire i problemi dei bambini per avere un consiglio su cosa avrebbe potuto aiutare mio figlio.
Il responso dopo un'ora di osservazione fu "sconcertante": mio figlio era agitato e a volte violento perché non capiva cosa gli veniva detto e non riusciva ad esprimersi. Bisogna esser dei geni per capire che in tre mesi non si poteva pretendere che avrebbe imparato la nuova lingua. La cosa mi tranquillizzò e mi fece capire che quell'asilo non faceva per me. Mio figlio era l'unico bambino straniero non nato in germania. Spiccava come una mosca bianca!
Gli hanno dato un'insegnante di sostegno 3 volte a settimana che lo aiutasse a interagire con gli altri.
Forse l'insegnante, forse ormai erano passati 6 mesi, si vedono i primi segnali di miglioramento. Da poche settimane ho cambiato asilo, con un altro orario, con altri due bambini italiani, con tantissimi stranieri, con maestre abituate ai problemi di comprensione della lingua e.... dopo 3 giorni una maestra, prendendomi da parte mi chiede: perchè S. ha un'insegnate di sostegno? Gli spiegai tutto brevemente. Dopo qualche secondo: "suo figlio non ha bisogno di nessun sostegno, solo di tempo".

Una cosa che vorrei chiederti, riguarda la ricerca di un pediatra. Ne hai già trovato uno e come hai fatto?

Il pediatra è stato facile. Noi siamo con il sistema sanitario AOK, e su internet c'è l'elenco di tutti i medici convenzionati AOK.
Il primo che avevamo scelto era vicinissimo a casa, ma non aveva posto, e poco distanze abbiamo trovato l'attuale pediatra.
Sono attrezzati in maniera diversa, una volta aveva la febbre, e prima di prescrivergli l'antibiotico gli fece immediatamente gli esami del sangue, con una gocciolina di sangue presa dal dito.
Sono molto contenta sia del pediatra che del sistema sanitario.

Quali sono gli aspetti che apprezzi di più di questo Paese e quali invece quelli ai quali fai fatica ad abituarti?

Apprezzo il loro amore per la natura, il loro voler sempre stare a contatto il più possibile con il verde, e con l'aria aperta. E' anche vero che Friburgo è il portabamdiera dell'ecosostenibilità, è la città dove da sempre i verdi spadroneggiano! Non per niente il quartiere di Vouban. Apprezzo il fatto che qua funziona tutto. Difficilmente li trovi impreparati o in difetto.
Hanno un gran rispetto per tutto. Per l'ambiente che li circonda per le persone soprattutto anziani.
Purtroppo sono frustrati e molti sono gentili solo per forma. Qua funziona tutto perché tutto deve essere schematizzato e tutto deve segueire uno schema. La schematicità è più importante della logica. Purtroppo, ad oggi, dopo quasi un anno, non ho amici tedeschi. Non posso quindi dire né di conoscerli né di comprenderli. C'è una differenza enorme a seconda delle fasce di età per esempio. Generalizzare mi resta difficile quindi.
Siamo qua come ospiti e siamo noi che dobbiamo adattarci. Vivo certi cambi di abitudini in modo molto ottimistico...abbiamo venduto la macchina e ci spostiamo solo con i mezzi pubblici o la bici. Una scelta di cui ne sono fiera.

Avete, tu e tuo marito, già fatto amicizia con persone del posto? In generale la popolazione locale è aperta verso gli stranieri?

Amici tedeschi, come detto, non ne abbiamo. Alcune persone si sono dimostrate molto socievoli disponibili.... almeno apparentemente.
All'asilo in tutti questi mesi non ho mai ricevuto un invito per un compleanno o altro.
Non credo che siano "razzisti" . Sicuramente non ti vengono a cercare. Moltissimi sono affascinati dalla nostra cultura e dalla nostra lingua, adorano il nostro paese e tante persone adulte o magari in pensione vanno a scuola di italiano.
Molti ci vedono come sanguisughe, che sfruttiamo il loro sistema di aiuti .... su questo hanno ragione ci sono casi che mi fanno vergognare di esser italiana. Friburgo è da sempre città di immigrati. In più è città universitaria. La gente non vede gli stranieri in malo modo, ma anche se interessati, non fanno mai il primo passo verso di te.

Come giudichi il costo della vita a Friburgo?

Friburgo è una delle città più care della Germania, soprattutto per gli affitti. Monolocale: 500 euro. Appartamento per famiglia: 800-1000, per il resto credo siamo abbastanza in linea con tutto. Un adulto con 52 euro al mese gira con tutti i mezzi per un'area grande come la provincia di Roma circa.

Cosa vi piace fare nel tempo libero? Che opportunità di svago offre la città per le famiglie con bambini?

Purtroppo mio marito ha libero solo la domenica, e qua, la domenica è tutto chiuso. Di solito o andiamo al parco o facciamo un giro in bici, o magari visitiamo un paesino vicino. Ci sono spesso delle feste più o meno grandi. A luglio ci sarà la festa del vino, famosissima. Ma poi ci sono anche festicciole più piccole. I bambini hanno tanti spazi giochi, tante attività come cinema teatrini e spettacoli musicali. Non ci sono mai andata, aspetto di capire un pochino meglio la lingua, mi sono limitata a guardare i cartelli appesi che pubblicizzano le cose.

Rimarrete per molto a Friburgo oppure progettate il trasferimento in qualche altro Paese? O il rientro in Italia?

Ho smesso di far progetti. Chi l'avrebbe detto due anni fa che seri stata qua?
La sensazione è quella di non voler tornare in italia, e anzi, adoro Friburgo, è una città a misura d'uomo, di famiglia e di bambino. Quel che succederà però non lo possiamo sapere e in cantiere ci sono molti progetti...

Basandoti sulla tua esperienza di mamma, ti senti di dare qualche consiglio alle donne che stanno per affrontare un trasferimento in un Paese straniero con i loro bambini?

Certo! Vostro figlio, come voi, avrà bisogno di un anno per cominciare a capire la nuova lingua e soprattutto e dire le prime parole per interagire con gli altri. Dopo la velocità di apprendimento sarà superiore, ma avrà bisogno di tempo.
Imparano veloce, non subito!
Mettetelo sempre a contatto con le persone del posto, non cercate gruppi di Italiani o asili o scuole, a meno che questi non riservino solo un piccolo spazio all'italiano. Cercate scuole o sili dove ci sono altri immigrati, bambini e famiglie con le stesse problematiche. Non lasciatevi intimorire, nessuno conosce vostro figlio meglio di voi. Le differenze culturali spesso impalpabili indescrivibili a parole, sono nelle piccole cose e ci sono fin dall'inizio: nel modo di interagire tra genitori e figli anche nei più piccoli gesti.
A chi invece pensa di avere dei bambini troppo grandi e di fargli perdere degli anni scolastici io dico: meglio perdere un anno o due di scuola che arrivare al diploma in Italia e poi girarsi i pollici.

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