"Adoro lasciarmi trasportare da questa vita", testimonianza di Karim da Saigon

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Intervista
Pubblicato 2020-06-24 15:00
Modificato 2020-06-24 16:12

"Ho venduto tutto, ho comprato un biglietto aereo e sono partito. Dopo aver visitato diversi paesi del sud-est asiatico, ho ricevuto un'offerta per andare ad insegnare inglese come volontario presso una scuola di Saigon", - mi racconta Karim, un expat italiano in Vietnam. "Apprezzo molto lo stile di vita che mi sono ritagliato, vivere qui mi dà un maggiore senso di tranquillità rispetto all'Italia".

 

Parlaci un po' di te e dei motivi che ti hanno portato in Vietnam

Ciao, mi chiamo Karim, sono cresciuto nella piccola ma bellissima Ferrara da padre campano e madre svizzera che, per confondere ancora più le cose, hanno deciso di darmi un nome arabo: molti dei miei amici fanno ancora fatica a capire “cosa sono”.
Sin da bambino ho avuto un “problema” nel definire le mie radici e forse per questo ho faticato a sentirmi parte di un gruppo definito. Ho infatti sempre considerato la mia situazione “fluida”, qualcosa insomma che cambia, si adatta e che è meno inquadrabile.

Un “superpotere” che ho ottenuto grazie a questo background è che non ho mai avuto grossi problemi a cambiare casa, città, nazione, vita o lavoro. Al contrario spesso ho sentito il bisogno di cambiare per provare a mettermi in gioco e vedere le cose da un punto di vista differente.

Circa tre anni fa ho realizzato quello che alla fine era sempre stato dentro di me: ho venduto tutto e sono partito senza meta. Per venduto tutto, intendo letteralmente: per giorni ho preso in rassegna ogni singolo oggetto che possedevo ed ho deciso se lo volessi tenere e, in caso contrario, ho provveduto a regalarlo/venderlo/buttarlo. Ora tutta la mia vita -o le cose che mi collegano alla mia vita “passata”- sono in 8 scatole stipate in un magazzino in Svizzera.

Si, si tratta di una operazione abbastanza forte e netta.
Si, generalmente questo genere di cose capitano come reazione a situazioni ugualmente forti. E si, è stato anche il mio caso: venivo da un lungo periodo in cui non mi sono voluto tanto bene -avevo letteralmente toccato il fondo- e quindi ho deciso di reagire e prendermi cura di me. Ho avuto -e me la sono anche presa con le unghie- la libertà di concentrarmi su di me e di poter vivere la vita in un modo diverso. Ho comprato un biglietto verso l’Asia e sono partito. Prima di arrivare qui ho girato per svariati paesi del sud-est asiatico e poi, dopo aver ricevuto un invito per fare volontariato/workaway a Saigon, mi sono diretto verso il Vietnam.

Qual è stata la tua prima impressione appena arrivato a Saigon?

La primissima impressione che ho avuto è stato un misto di liberazione e terrore. Scherzo... ma dopo più di 17 ore di sleeping bus, arrivare a destinazione è stato decisamente piacevole ma, nello stesso tempo, vedere il caos di una città di 9 milioni di abitanti (più della intera Svizzera) è stato un po' sconvolgente.

Dopo essere arrivato mi sono recato nella scuola che mi aveva contattato per insegnare inglese come volontario. Appena mi hanno visto, i ragazzi mi hanno “assalito” facendomi le solite domande -nome, provenienza etc- oltre a quanto sarei rimasto.
Le prime volte rispondevo “sicuramente due settimane, forse un mese” e questa mia risposta era dettata dal fatto che non sapevo se la cosa avrebbe fatto per me. Alla sera, rispondendo alle stesse domande, da parte di altre persone, iniziavo già a rispondere “un mese, un mese, starò qui almeno un mese”. Mi erano bastate poche ore per innamorarmi di quella gente.
Alla fine restai lì circa 7 mesi.

Quali sono le prime cose che un expat deve fare quando arriva in Vietnam?

Personalmente io sono arrivato prima come viaggiatore e poi ho scelto di diventare un expat vero e proprio. In parte consiglio di procedere come ho fatto io: arrivare sul posto, darsi tempo di conoscerlo, apprezzarlo, crearsi un network di contatti e poi, solo allora, decidere di sistemarsi long-term.

In generale consiglio di utilizzare siti come expat.com, social network, ma anche pagine collegate al Consolato per trovare supporto, consigli o per scoprire opportunità varie.

Cosa apprezzi di più della tua vita in Vietnam?

Ci sono tantissime cose che apprezzo qui.
Apprezzo lo stile di vita che mi sono ritagliato, più slow e più a misura per i miei interessi.
Apprezzo il calore della gente.
Adoro scoprire nuovi angoli, imparare cose nuove di questa cultura.
Adoro lasciarmi trasportare da questa vita e poter cogliere il meglio che arriva... ed arriva sempre tantissimo.

Quali sono invece gli aspetti più complessi da gestire?

Personalmente gli aspetti più complessi e stressanti sono legati alla burocrazia da “expat”: il visto, il permesso di lavoro, il conto in banca e tutte le cose connesse.
Ci sono tanti elementi da gestire e da valutare e non è sempre facile reperire le risposte giuste ad un prezzo adeguato. Nei momenti di transizione poi aumenta anche la confusione causata dalle mille voci che circolano online.

Forse gli aspetti più complessi li sto affrontando proprio ora con la questione del visto: come posso rinnovarlo, a che condizioni, quanto a lungo, quando si tornerà alla normalità e come sarà questa normalità.
Comunque la mia soluzione è sempre fare piccoli passi e cercare di non fare scommesse troppo azzardate soprattutto se non si hanno piani B da poter utilizzare.

Dal punto di vista lavorativo o umano, pensi che il Vietnam ti offra di più rispetto all’Italia?

Il Vietnam è un paese con una crescita economica davvero impressionante e ci sono davvero mille opportunità lavorative di tutti i generi.
In certi campi poi, il fatto di essere stranieri, dà possibilità molto interessanti. Questo in generale.

Se devo rispondere per quello che riguarda me, credo che il Vietnam mi permetta una libertà ed una tranquillità maggiore che in Italia: il potere di acquisto interessante, le mille opportunità ed il futuro percepito in maniera assolutamente positiva sono cose che per me hanno un valore particolarmente importante.
Una cosa che infatti alla lunga mi pesava molto in Italia era la sensazione di rassegnazione, di “pesantezza” che percepivo quando parlavo con coetanei o ragazzi più giovani: c’era spessissimo questo senso di negatività e questo “trascinarsi”.
Qui invece la gente con cui mi relaziono vede un futuro molto più positivo davanti a sè.
Tanti ragazzi non solo stanno sognando un futuro migliore ma stanno anche lavorando per ottenerlo: la sensazione è che tutto sia possibile e questa energia è assolutamente contagiosa.

Quali sono le caratteristiche salienti della popolazione locale?

Io li adoro: se sono rimasto qui è senza dubbio “colpa” loro. Non posso che parlarne bene e mi sono trovato ottimamente ovunque.
Mi sorridono spesso, ricambiano i miei saluti, sono socievoli e cordiali.
La popolazione è il valore aggiunto di questa nazione. Certo esce da un passato un pò particolare e ci sono un pò di cose che deve “imparare” (detto assolutamente senza nessuna senso di superiorità): la gente deve, per esempio, aumentare la cura del territorio, dell’ambiente, il senso critico etc... ma senza dubbio le prospettive sono ottime.

Sei riuscito ad integrarti nella comunità?

Il limite principale è quello linguistico ma a parte questo -che sto comunque cercando di risolvere- direi di si. Avendo fatto tanti mesi di volontariato a scuola conosco tantissime persone con cui, ancora oggi, sono in contatto.
A seguito del diffondersi del COVID-19 ho cercato di aiutare gli italiani bloccati in loco e la gente del posto in difficoltà economica creando un progetto di charity su Facebook che si chiama Viral Kindness Saigon. In poco tempo siamo riusciti a raccogliere e distribuire circa una tonnellata di riso e tanto altro cibo e materiale igienico-sanitario, scolastico, oltre che vestiti e giocattoli.
Tutto ciò mi ha permesso di conoscere tantissime persone diverse sia nella comunità expat che in quella locale.
Senza dubbio essere aperti e fare qualcosa per gli altri è stata la cosa migliore che potessi fare per integrarmi qui.

Paese che vai, usanze che trovi: quali sono quelle che ti hanno maggiormente colpito del Vietnam?

Trovo assolutamente fantastico vedere come si riunisce la gente qui, a volte gli serve davvero molto molto poco. Si siedono per terra in casa o per strada ed improvvisano un mini picnic. Non è importante come si sta insieme ma l’importante è stare insieme. E basta pochissimo per trascorrere bei momenti in compagnia di famigliari ed amici.

Hai mai pensato di lasciare il paese seguito alla crisi sanitaria del coronavirus?

Onestamente non ho mai avuto dubbi se restare o meno in Vietnam e la scelta si è rivelata giusta: 0 morti e 300 infetti in un paese da 95 milioni di abitanti che confina con la Cina. Il Vietnam sta ricevendo il plauso da diverse testate giornalistiche di tutto il mondo per la sua gestione dell'emergenza COVID-19.
L'IMF prevede per il Vietnam una crescita economica del 2.7%.
Diciamo quindi che il futuro è abbastanza luminoso o perlomeno promette bene.