Testimonianza di Diego dal Belgio

  • Bruxelles - Pixabay.com
Intervista
Pubblicato il mese scorso
Modificato il mese scorso

Diego, originario di Napoli, una laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, tanta determinazione e voglia di mettersi gioco. Nel 2017 lascia l'Italia per trasferirsi in Belgio a seguito di una proposta lavorativa nel suo settore professionale. Un'ottima opportunità di crescita che Diego vede come il trampolino di lancio verso il raggiungimento dei suoi obiettivi di carriera.

 

Diego1982dr

Diego1982dr

Ci racconti un po’ di te, da dove vieni e quanto tempo fa hai lasciato l’Italia?

Sono Diego, 36 anni, italiano, originario della provincia di Napoli, dove ho trascorso gran parte della mia vita fino all’età di 28 anni.
Dopo gli studi universitari terminati a 23 anni col conseguimento della laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare da subito in una multinazionale farmaceutica della provincia di Caserta.
La mia voglia di imparare, scoprire e crescere sia personalmente che professionalmente mi ha spinto a lasciare la terra natìa nel 2011 e dopo tre anni vissuti a Parma e due in Valtellina, nel Gennaio del 2017 ho deciso di trasferirmi in Belgio. 

Quali sono i motivi del trasferimento a Woluwe Saint Lambert?

A seguito di cambi organizzativi della mia attuale azienda sul sito di ricerca e sviluppo dove lavoravo in Italia, mi è stata proposta una posizione in Belgio come Quality Manager per supportare lo sviluppo di prodotti farmaceutici utilizzati nel campo della nutrizione parenterale.
L’idea di un’esperienza all’estero mi ha sempre affascinato ma nel primo impiego non ne avevo avuto la possibilità. Cosi, seppure con un assetto familiare differente(nel frattempo sono convolato a nozze e abbiamo avuto un bambino) ci siamo decisi a spostarci, complice anche la disponibilità di mia moglie, la quale ha lasciato il suo lavoro per iniziare una nuova esperienza di vita.
La carenza di servizi per famiglie e le difficoltà logistiche legate alla località montana in cui abbiamo vissuto gli ultimi due anni in Italia prima del trasferimento, hanno spostato l’ago della bilancia a favore del trasferimento.  Cosi nel gennaio 2017, con tre biglietti di sola andata e un po’ di bagagli siamo partiti, direzione Bruxelles!
Nel frattempo che i nostri effetti personali arrivassero (i nostri vicini Belgi non hanno mai visto un camion cosi grande per un trasloco), abbiamo soggiornato per un mese di permanenza temporanea a Waterloo per poi stabilirci definitivamente nel quartiere residenziale di Woluwe Saint-Lambert. Esso gode di una posizione strategica. Infatti, è sufficientemente lontano dal caos del centro di Bruxelles ma abbastanza vicino a tutti i servizi, negozi, mezzi pubblici, istituzioni e parchi pubblici.
Lo strato sociale qui è composto per lo più da professionisti del settore finanziario, medico, protagonisti della scena politica e questo si ripercuote positivamente sulla qualità dei servizi e il buono stato del quartiere.
Ovviamente l’altro lato della medaglia è il costo della vita più elevato rispetto ad altre zone della regione di Bruxelles, che pone Woluwe Saint-Lambert costantemente sul podio dei quartieri più cari della Regione.
Il bilancio finora è molto positivo.

Ti sei trasferito solo o in famiglia?

Sin dal primo momento abbiamo deciso di restare insieme e di vivere quest’esperienza tutti e tre uniti, io, mia moglie e il nostro piccolo, all’epoca di soli 2 anni e mezzo ma già al suo secondo trasloco.
L’aeroporto più vicino alla nostra ultima residenza italiana distava due ore e mezza di auto e questo rendeva un rientro nel fine-settimana alquanto impossibile.

Qual è stata la prima sensazione provata dopo l’arrivo?

Conoscevo già un po’ il Belgio perché ci ero già stato diverse volte per lavoro negli anni precedenti, ma ovviamente le prospettive erano completamente diverse. Inoltre, i recenti attacchi terroristici avvenuti qualche mese prima del nostro trasferimento hanno aggiunto un elemento di insicurezza in più.
In realtà, una volta arrivati non siamo stati mai intimoriti da questa minaccia che era localizzata in specifiche zone del Paese. Naturalmente, essendo un Paese straniero con lingua e usanze differenti dall’Italia, un leggero disorientamento iniziale c’è sempre.
Capire la burocrazia locale, i prodotti gastronomici disponibili, relazionarsi in una lingua differente da quella originaria, conoscere e abituarsi ad usanze diverse, il sistema di assistenza sanitaria e quello scolastico non è stato immediato.

Avete avuto difficoltà di adattamento e come le avete superate?

Fortunatamente nel pacchetto di rilocazione offerto dalla mia azienda ho avuto due consulenti che mi hanno assistito per la ricerca dell’appartamento e lo smaltimento di alcune pratiche burocratiche. Comunque avevo pianificato il trasferimento nei minimi particolari, studiando già dall’Italia cosa fare una volta arrivati e talvolta anticipando la prassi burocratica laddove possibile.
Grosse “empasse” non ne abbiamo avute. Inizialmente non parlavo il francese, quindi per strada o negli esercizi commerciali utilizzavo l’inglese nella speranza di trovare qualche Belga capace e disponibile a parlarlo.
A lavoro, essendoci un ambiente internazionale, l’inglese era ed è tuttora la lingua predominante.
Comunque il Belgio vive già di suo un dualismo linguistico, quindi è comprensibile che per loro esprimersi in una terza lingua non viene spontaneo.
Noi abbiamo approcciato il trasferimento in maniera graduale. Essendo mio figlio in età pre-scolastica, lui e mia moglie hanno vissuto i primi otto mesi da turisti, con l’obiettivo di conoscere ciò che avevamo intorno e prendere confidenza col nuovo Paese.

Atomium, Bruxelles - Pixabay.com

A livello burocratico, quali sono le prime cose da fare appena arrivati in Belgio?

Prima di approdare in Belgio ho dovuto aprire un conto in una banca locale, necessario per prendere in affitto un appartamento. La prima cosa che abbiamo fatto una volta arrivati è stata la registrazione al comune di Woluwe e all’AIRE. Dimostrare la residenza (prima fisica poi fiscale) in Belgio è fondamentale per evitare la doppia tassazione del reddito.
Tramite l’azienda dove lavoro, ho sottoscritto una polizza per l’assistenza sanitaria di base (a pagamento qui) e un’altra complementare per me e il mio nucleo familiare.
Per le famiglie con bambini piccoli in età scolastica pre-materna, consiglio di contattare immediatamente i nidi del comune dove si trasferiranno. Pur essendo la maggior parte delle strutture private e quindi a pagamento, hanno delle liste di attesa fino a 6-7 mesi. Alcune strutture possono gestire delle eccezioni per gli Expat ma sono comunque molto rare e vanno “sponsorizzate” dal datore di lavoro.

Dal punto di vista della crescita professionale, come giudichi questa esperienza in Belgio?

Personalmente il bilancio finora è positivo perché, trovandomi nel quartiere generale europeo, ne ho guadagnato in termini di visibilità e di network. Ho a che fare con persone che vengono da Paesi diversi e interagire in questo crogiuolo di culture aiuta a crescere anche personalmente.
Tuttavia, questa esperienza per me non rappresenta un punto di arrivo ma un ulteriore slancio verso il raggiungimento dei miei obiettivi professionali.

Per affittare casa, sono richieste delle garanzie particolari?

Mi è stato subito richiesto il contratto di lavoro e un conto corrente presso una banca Belga sul quale depositare una cauzione di due mensilità.
Come documento d’identità ho utilizzato il passaporto in attesa della ricezione della nuova carta di identità dal nuovo comune di residenza.

Quali quartieri di Bruxelles consigli per vivere con famiglia?

Nella regione di Bruxelles consiglio Uccle, Kraineem, Woluwe Saint Lambert, Auderghem, Woluwe Saint-Lambert, Ixelles, Etterbeck.
Tutti sono ben serviti, collegati coi mezzi pubblici e nei dintorni si trovano molti parchi per bambini con tanto di spazi verdi sempre ben curati e giostre ben manutenute. Essi sono principalmente quartieri francofoni.
In Wallonia, molto in voga Waterloo e di recente exploit Braine l’Alleud che sta crescendo molto rapidamente in questi ultimi due anni, entrambe a circa 25 km a sud di Bruxelles. Oppure spostandosi verso zona est si può optare per Wavre, Louvaine-la-Neuve (l’antitesi francese alla fiamminga Leuven, famosa per la sua storica università), Overijse, quest’ultima a predominanza fiamminga, tutte a circa 20-25minuti di auto da Bruxelles.
Spostandosi nella zona prettamente fiamminga, Bruges, Gent e Anversa sono città molto belle da un punto di vista architettonico e piene di eventi socio-culturali.

Quali sono invece le zone da evitare?

Personalmente non amo frequentare le zone a nord e nord-est di Bruxelles, dove il modello d’integrazione tra le diverse etnie non sembra essersi sviluppato in maniera adeguata, favorendo più la formazione di “ghetti”.

Triumphal Arch, Bruxelles - Pixabay.com

Quanto costa vivere a Woluwe Saint Lambert?

Per l’affitto di un appartamento di 100 mt2 siamo sui 1.300€ al mese comprese spese condominiali e posto auto coperto. Per appartamenti con una sola stanza da letto i costi si aggirano sugli 850-900€.
Per le utenze domestiche, come luce, acqua e gas spendo sui 130€ al mese per un nucleo di tre persone.
I generi alimentari di prima necessità mi costano 750-800€ al mese, consiglio in zona il supermercato Cora con offerte regolari sui prodotti italiani ma i prodotti in generale sono di ottima qualità. Presente anche il Carrefour, in generale un po più caro.
Riguardo alla telefonia, i pacchetti per il cellulare sono sui 15€/mese e per internet casa sugli 80€/mese compreso TV e chiamate in Europa dal telefono fisso.
La mutua base è obbligatoria è costa circa 140€/anno, quella facoltativa varia a seconda delle coperture richieste.
Le scuole pubbliche sono gratuite, si pagano gite, lavori extrascolastici; quelle private (tipo internazionale) vanno dai 9000 ai 30.000€ l'anno.

Come si svolge la tua giornata?

Solito tram tram quotidiano per chi lavora in azienda, quindi la mattina dove aver accompagnato mio figlio a scuola corro a lavoro per trascorrere le mie 9-10 ore fuori casa. Gli orari sono molto flessibili e ho la possibilità dell’homeworking quando ne ho bisogno.
Pratico del running in pausa pranzo con dei colleghi e una volta a settimana gioco a tennis di sera.
Il weekend è principalmente dedicato alle uscite in famiglia o relax quando il meteo non ci consente di stare all’aria aperta.

Parli le lingue locali (olandese/francese per Bruxelles) ed eventualmente come le hai imparate?

Alle scuole medie ho studiato inglese e francese ma quest’ultima lingua non l’avevo mai praticata davvero.
Grazie ad un corso di poche ore fatto in azienda e alla pratica con i miei colleghi, ho raggiunto un buon livello che mi consente di interagire negli affari di tutti i giorni.
C’è comunque a disposizione una vasta gamma di corsi di lingua sia intensivi che più a lungo termine per tutte le tasche.

E’ fattibile spostarsi a Bruxelles senza avere la macchina ma usando solo i mezzi pubblici?

Principalmente questo dipende dalla zona in cui si vive. Nella regione di Bruxelles comunque abbondano tram, linee metro e bus per raggiungere le diverse aree della capitale in maniere efficiente.

I Belgi sono un popolo accogliente? Come si pongono nei confronti degli expats?

Personalmente non ho trovato problemi nell’accoglienza. La comunità italiana in Belgio è consistente e principalmente siamo apprezzati per il gusto nel vestire e nelle specialità culinarie.
In ambito lavorativo abbiamo una marcia in più per intraprendenza, pragmatismo e voglia di fare, quindi per questo un po’ temuti.

Quali sono (fin ora!) i pro e i contro della tua esperienza da expat in Belgio?

La disponibilità di servizi, trasporti, parchi pubblici, infrastrutture per lo sport sicuramente rappresentano dei fattori molto positivi.
I Belgi sono simili agli Italiani sotto tanti punti di vista anche se, come dico spesso, loro si approcciano in maniera più elegante meno diretta.
Il rapporto lavoro-vita privata è molto bilanciato per loro scelta. 
Nella vita privata, adottano un approccio distaccato, per cui farsi una cerchia di amicizie resta ancora un obiettivo da raggiungere.
Ciò che non riesco ancora a metabolizzare è lo scarso orientamento al cliente; se siete in lista per qualcosa e vi dicono che vi chiameranno per farvi sapere entro una certa data, il 90% delle volte non saprete nulla!