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Cucinare o mangiare fuori: come gli expat gestiscono i pasti

Cooking vs eating out: How expats manage meals abroad© drazenphoto / Envato Elements

Organizzare i pasti all'estero può essere un'esperienza entusiasmante, soprattutto se si è turisti. Ma per gli expat, una volta che la curiosità iniziale si affievolisce, le cose possono complicarsi parecchio. Ci si rende conto all'improvviso di dover fare la spesa, cucinare e scegliere i ristoranti in un contesto completamente nuovo. E tutto questo può diventare un'esperienza piuttosto intensa dal punto di vista emotivo. Qual è quindi il modo migliore per gestire i pasti se sei un expat e come se la cavano gli altri?

Gestire i pasti all'estero: quali difficoltà incontrano gli espatriati?

Cucinare in casa o mangiare al ristorante

Partiamo da un'esperienza personale.

Prima di trasferirmi in Cina, cucinare era una delle mie passioni. Da studentessa con un budget limitato, mangiavo quasi sempre a casa. Arrivata in Cina, ho cercato di mantenere le stesse abitudini, ma mi sono resa conto molto presto che non era così semplice. Mi ritrovavo in un mondo di ingredienti completamente diversi: persino fare la spesa al Walmart significava tornare a casa con barattoli di gelatina amara e pane in cassetta al tè verde, niente che assomigliasse a quello che conoscevo.

Cucinare i piatti di sempre era diventato complicato, ma mangiare fuori no. Il cibo di strada era ovunque, i ristoranti costavano poco e tutto era buonissimo. Riprodurre quei sapori a casa era impossibile, così ho scelto di mangiare fuori e, col tempo, ho praticamente dimenticato come si cucina.

Non è un'esperienza che riguarda tutti, ovviamente. Ma per molti espatriati che vivono in Paesi dove i ristoranti sono economici e il cibo «di strada» è di qualità, la tentazione è forte. Un espatriato scrive nel nostro forum sulla Bulgaria: «Mia moglie lavora, io sono in pensione e non cucino granché, quindi mangiamo spesso fuori. Siamo fortunati: a due minuti a piedi da casa nostra c'è un piccolo ristorante con servizio al bancone, che costa la metà degli altri e propone una buona scelta di piatti freschi. Mangio fuori quasi ogni giorno... di solito ordino una shopska (l'insalata bulgara) come antipasto e poi un secondo di carne, il tutto annaffiato con quello che c'è alla spina.»

Gli espatriati negli Stati Uniti raccontano invece una storia diversa.

Molti esprimono preoccupazioni sulla qualità del cibo nei ristoranti: ingredienti molto elaborati, piatti spesso grassi e porzioni abbondanti.

Un espatriato nel nostro forum USA scrive: «In generale, il cibo nei ristoranti americani – ma dipende molto dalla zona in cui si vive – è veleno. Chi tiene alla propria salute, indipendentemente dal prezzo, dovrebbe seriamente considerare di cucinare in casa, come faccio io nella maggior parte dei casi.»

Per quanto possa sembrare un giudizio esagerato, i dati gli danno ragione. Un'analisi nazionale sui pasti serviti nelle catene di ristorazione statunitensi ha rilevato che oltre la metà non soddisfa i criteri dell'American Heart Association (AHA) in termini di calorie, grassi totali, grassi saturi, colesterolo e sodio. A questo si aggiunge un recente rapporto dei CDC (Centers for Disease Control) secondo cui gli alimenti ultra-processati rappresentano più della metà dell'apporto calorico degli americani.

Il che ci porta al punto successivo.

Alimentazione sana e sicurezza alimentare all'estero

Cucinare in casa è spesso considerato più salutare rispetto a mangiare al ristorante, soprattutto all'estero, dove la cucina locale non è ancora familiare. A volte si tratta semplicemente di timore verso l'ignoto, ma in molti casi le preoccupazioni degli espatriati riguardo al cibo «fuori casa» sono del tutto fondate.

Il Vietnam ha registrato di recente un aumento dei casi di intossicazione alimentare e da metanolo legati al cibo da strada; il Brasile è stato interessato da una serie di gravi episodi di intossicazione da metanolo in bar e ristoranti; nel settembre dello scorso anno, quasi 200 persone si sono sentite male dopo aver consumato piatti preparati con farina di grano saraceno contaminata durante una festa a Delhi.

Il problema, però, non si limita a un piatto di curry mal conservato acquistato da un venditore ambulante poco affidabile. In alcuni Paesi, le preoccupazioni sulla sicurezza alimentare interessano anche il carrello della spesa.

Un recente rapporto sulla sicurezza alimentare in Cina ha rilevato che oltre 60.000 lotti di prodotti alimentari testati a livello nazionale superavano i limiti consentiti di contaminazione da pesticidi, contaminazione microbica e additivi alimentari.

Anche gli espatriati nel nostro forum sul Marocco sollevano preoccupazioni simili: «A seconda della zona, acquistare prodotti freschi in tutta sicurezza può essere difficile. Gli standard sui pesticidi non vengono spesso rispettati in Africa, quindi è necessario lavare accuratamente tutto con il bicarbonato. L'agenzia per la sicurezza alimentare qui esiste solo di nome: un ufficio e un'insegna. Ci sono stati casi di contaminazione, con morti a Marrakech, legati a un locale che usava maionese avariata. Più di recente, alcuni formaggi molto noti in Francia contenevano sostanze nocive ed erano stati prodotti in Marocco con gli stessi marchi francesi.»

In altre nazioni, il problema riguarda la disponibilità e il prezzo dei prodotti biologici. Gli alimenti bio costano generalmente di più rispetto a quelli convenzionali, e le spese per cucinare i propri piatti preferiti con ingredienti freschi e di qualità possono lievitare rapidamente.

«Quando sono arrivata negli Stati Uniti, mi ha sorpreso quanto alcune cose costassero poco: pane, formaggio, yogurt – in Cina sono cari. Poi ho capito che la qualità non era buona. Il pane che compravo non ammuffiva mai... era pieno di additivi. Da quando faccio la spesa da Whole Foods, le mie spese quotidiane sono aumentate moltissimo», racconta Lin, espatriata cinese a San Diego.

Un'espatriata vietnamita condivide invece il suo trucco: «Sono abituata a mangiare tutto fresco. Non riesco a sopportare frutta e verdura confezionate. Compro tutto al mercato vietnamita del mio quartiere: costa molto meno, il sapore è completamente diverso e trovo tutti gli ingredienti che mi servono per i miei piatti preferiti.»

Alcuni Paesi sono più facili da gestire dal punto di vista alimentare, e molti di questi si trovano in Europa. L'accesso a prodotti freschi e le normative severe sulla sicurezza alimentare giocano un ruolo fondamentale. Seguire la dieta mediterranea in Italia o mangiare pesce fresco in Spagna e Portogallo può accontentare il palato di tanti espatriati. Detto questo, trovare ingredienti specifici può comunque riservare qualche sorpresa.

Un espatriato scrive nel nostro forum sul Portogallo: «Quando siamo arrivati, abbiamo incontrato qualche difficoltà nel trovare certi ingredienti o alimenti nei negozi normali, perché i portoghesi semplicemente non li mangiano. Ad esempio, abbiamo scoperto che qui non si mangia la pannocchia, né bollita né arrostita. Ho vissuto in Romania, Cina, Hong Kong e Canada, e l'ho sempre trovata. Qui, invece, niente.»

Restrizioni alimentari e preferenze personali

Per chi ha restrizioni alimentari (diabete, intolleranza al lattosio, allergie alimentari, ecc.) o segue diete specifiche (vegetariana, senza glutine, chetogenica, ecc.) le cose si complicano ulteriormente.

Il primo ostacolo è spesso la disponibilità dei prodotti. In alcune cucine, trovare piatti vegani o anche solo vegetariani può essere difficile; in altre, gestire un'alimentazione priva di glutine diventa un problema. A questo si aggiunge la questione dell'etichettatura: in certi Paesi le informazioni sulle confezioni sono poco chiare o incoerenti, e chiedere spiegazioni dettagliate al ristorante può essere complicato a causa della barriera linguistica. In altri contesti, le restrizioni alimentari non sono semplicemente molto conosciute – o vengono prese poco sul serio.

Anna, vegana, racconta la sua esperienza in Giappone:

«Sono vegana e, per quanto il cibo giapponese sia straordinario, ci ho messo mesi a capire quanti piatti contengano brodo di pesce o di carne nascosto. Anche quelli che sembrano vegetariani spesso non lo sono. Alla fine ho cucinato molto più di quanto mi aspettassi – ma almeno ho risparmiato qualcosa.»

Mangiare come a casa può costare caro

Seguire la dieta a cui si è abituati, usare ingredienti che si conoscono e concedersi i piatti di cui si sente la mancanza può diventare un lusso. Il problema è particolarmente evidente per chi vive fuori dall'Europa o dal Nord America, in nazioni dove i prodotti occidentali sono considerati articoli di nicchia.

Mike, espatriato da anni in Thailandia, spiega: «Il cibo locale costa pochissimo; i 7-Eleven sono ottimi per uno spuntino veloce. Ma non appena vuoi del formaggio, dell'olio d'oliva o del pane decente, i prezzi schizzano alle stelle. Cucinare piatti occidentali in casa può costare facilmente più che mangiare ogni giorno in un ristorante locale. Il mio consiglio: imparate ad amare il cibo thai, non è poi così difficile.»

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Le migliori strategie per gestire i pasti all'estero

Dopo un periodo di tentativi, qualche scelta sbagliata e troppi soldi spesi nei negozi di prodotti importati, la maggior parte degli espatriati trova il proprio equilibrio con la nuova realtà culinaria. E in alcuni casi, il percorso si rivela persino piacevole.

Ecco alcune strategie che possono aiutare:

Combinare cucina locale e piatti fatti in casa

Invece di scegliere un unico approccio, vale la pena adottare una soluzione mista. Il cibo di strada e i ristoranti locali sono perfetti per uno spuntino veloce, mentre per i pasti principali, almeno all'inizio, è meglio affidarsi a ricette collaudate. È utile annotare i piatti o gli ingredienti locali che piacciono di più e valutare di inserirli nella cucina quotidiana, magari sostituendo alcuni ingredienti importati più costosi con alternative locali appena scoperte.

Accettare sempre l'invito a cena di un locale

Spingersi a provare cose nuove è molto più facile e sicuro in compagnia di qualcuno del posto. Si impara a conoscere i piatti più apprezzati, i posti più sicuri dove mangiare cibo di strada, gli ingredienti chiave e le abitudini culinarie locali. Inoltre, comunicare le proprie esigenze alimentari e chiedere consigli su come gestirle diventa molto più semplice.

Fare la spesa dove la fanno i locali

Vale la pena scoprire anche dove comprano i prodotti gli abitanti del posto. Molti espatriati appena arrivati commettono l'errore di fare la spesa nei negozi più costosi, che di solito sono più a portata di mano e propongono marchi internazionali conosciuti. Il risultato, però, è che ci si ritrova a pagare troppo per la spesa di tutti i giorni. Chiedere alla gente del posto quali siano i negozi di quartiere, i mercati del fine settimana, e dove fare acquisti all'ingrosso è sempre una buona idea.

Personalmente, durante i miei primi mesi in Brasile compravo frutta e verdura al supermercato sotto casa. Un amico brasiliano mi ha poi spiegato che quasi nessuno lo fa: la gente preferisce fare scorte ai mercati settimanali, a prezzi molto più convenienti.

Imparare subito qualche piatto locale «sicuro»

Molti espatriati consigliano di individuare fin da subito alcuni piatti locali economici, facilmente reperibili e digeribili. Le scelte variano da persona a persona, ma avere un «piano B» affidabile torna utile dopo una lunga giornata, soprattutto quando non si ha voglia di sorprese.

Preparare i pasti in anticipo

Diversi espatriati hanno raccontato che cucinare in grandi quantità ha semplificato notevolmente la vita quotidiana. Ha senso: certi ingredienti si trovano solo in negozi lontani da casa, quindi fare scorta e preparare i pasti per tutta la settimana fa risparmiare tempo e toglie il pensiero di dover decidere ogni sera cosa cucinare.

Un espatriato scrive nel nostro forum su Cipro: «Pianifichiamo i pasti per tutta la settimana e poi prepariamo la lista della spesa su Google Keep. Facciamo la spesa due volte a settimana tra supermercato e un negozio locale. I pasti vengono preparati in grande quantità e congelati, poi li alterniamo con piatti freschi. È lo stesso metodo che usavamo nel Regno Unito: riduce gli sprechi, semplifica la spesa e ci evita di dover decidere ogni giorno cosa mangiare all'ultimo momento.»

Tenere sempre qualcosa di «emergenza» in dispensa

Avere una piccola dispensa ben fornita per i momenti in cui non si ha tempo di fare la spesa o si ha voglia di qualcosa di familiare è un'ottima abitudine. Può bastare una scatola del proprio cereale preferito o alimenti come riso, legumi in scatola o tonno, cracker e simili.

James, espatriato in Egitto, lo spiega così: «Quando i mercati sono chiusi o sono troppo stanco, avere qualcosa in casa mi evita di ordinare cibo a domicilio a prezzi salati.»

Provare qualcosa di nuovo ogni giorno o ogni settimana

Non si sa mai cosa si nasconde sugli scaffali in fondo al supermercato o quali piatti apparentemente insoliti potrebbero diventare quelli preferiti. L'importante è impegnarsi a provare qualcosa di nuovo, almeno ogni settimana. È un modo efficace per ampliare i propri orizzonti e rendere la vita all'estero un po' più interessante.

Essere pronti a cambiare le proprie abitudini alimentari

Il consiglio più efficace è probabilmente più psicologico che pratico: accettare il cambiamento. Vivere in un nuovo Paese significa che molte cose cambieranno, compreso il rapporto con il cibo. Una volta accettata questa trasformazione come inevitabile, il modo di vivere la cucina locale e quella di casa potrà evolversi in qualcosa di personale e unico.

Vita quotidiana
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Natallia Slimani-Mercier
Autore

Natallia ha conseguito una laurea con lode in lingua inglese e interpretazione simultanea e ha lavorato come scrittrice e redattrice per varie pubblicazioni e canali mediatici in Cina per dieci anni.

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