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La vita che hai costruito all'estero ti assomiglia ancora?

Storie di espatriati 3 min di lettura
man overlookin gcity© bananiota / Pixabay

Quando sei partito, la vita che hai costruito all'estero aveva senso per la persona che eri allora. Ma con il passare degli anni, le necessità cambiano e alcune scelte possono iniziare a stare un po' strette. Non significa che l'espatrio non funzioni più, forse è solo il momento di chiederti se quella quotidianità ti assomigli ancora.

Trasferendoci all'estero, prendiamo una serie di decisioni che hanno perfettamente senso in quel momento. Scegliamo un quartiere perché è vicino al lavoro, accettiamo ritmi che ci sembrano sostenibili, costruiamo amicizie, abitudini e una quotidianità che rispecchia la persona che siamo. Il punto è che, con il passare del tempo, cambiamo. Gli anni passano, le priorità si spostano e ciò che ci rendeva felici all'inizio dell'espatrio potrebbe non avere più lo stesso valore oggi. Eppure molti di noi continuano a vivere seguendo schemi costruiti in una fase completamente diversa della propria vita.

Da qui nasce una domanda semplice, ma non sempre facile: se arrivassi oggi in questo Paese per la prima volta, costruirei la stessa vita che sto vivendo adesso?

Le scelte giuste di ieri non sono per forza quelle di oggi

All'inizio dell'espatrio è normale concentrarsi su alcune priorità: il lavoro, la stabilità economica, la voglia di conoscere persone nuove o di sfruttare ogni opportunità che il Paese può offrire. Magari hai scelto di vivere in centro per avere i servizi a portata di mano, oppure hai accettato ritmi lavorativi molto intensi per fare carriera. Erano scelte giuste, e probabilmente le rifaresti senza pensarci, ma questo non significa che debbano accompagnarti per sempre.

Forse oggi senti il bisogno di avere più tempo libero, di vivere in una zona meno trafficata o di dedicare maggiori energie alle relazioni personali. Eppure continui a seguire abitudini costruite quando avevi esigenze diverse.

Magari all'inizio uscivi ogni sera perché volevi conoscere persone nuove e costruirti una rete sociale. Oggi, però, continui a farlo più per abitudine che per piacere. Oppure hai scelto un quartiere vicino al lavoro quando la carriera era la tua priorità assoluta, ma ora ti rendi conto che preferiresti avere più verde, più tranquillità o semplicemente più tempo per te.

Succede più spesso di quanto pensiamo. La quotidianità assorbe energie e, a volte, rimandiamo domande che richiedono un po' di tempo e di lucidità.

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La vita che ho costruito mi rappresenta ancora?

Vivendo all'estero da tempo, farti qualche domanda potrebbe essere utile per fare un bilancio. Il quartiere in cui abito mi piace ancora o ci vivo semplicemente per abitudine? Il lavoro che faccio corrisponde ancora alle mie priorità oppure occupa uno spazio che oggi vorrei dedicare ad altro? Le persone che frequento mi fanno davvero stare bene o ci esco perchè non ho alternative?

Non devi mettere tutto in discussione, né cercare problemi dove non ce ne sono. A volte basta accorgersi che alcune cose funzionavano perfettamente per la persona che eravamo cinque o dieci anni fa, ma forse oggi richiedono qualche modifica.

Cambiare non significa aver sbagliato

Per alcuni espatriati, cambiare direzione può dare la sensazione di aver sbagliato qualcosa. Se voglio trasferirmi in un altro quartiere, magari significa che la scelta iniziale era sbagliata. Se sento la necessità di avere ritmi diversi, forse sto perdendo un po' dello slancio che avevo all'inizio.

In realtà, cambiare alcune abitudini non cancella il valore delle scelte fatte in passato. Significa semplicemente riconoscere che quelle decisioni erano giuste in un determinato momento e ti hanno permesso di arrivare dove sei oggi. Le fondamenta restano solide anche se, a un certo punto, decidiamo di riorganizzare le priorità.

Se arrivassi oggi, cosa faresti di diverso?

Prova a partire da cose concrete. Se arrivassi oggi nel Paese in cui vivi, sceglieresti ancora la stessa zona o cercheresti una casa più vicina al verde, ai servizi, o agli amici? Accetteresti ancora gli stessi ritmi professionali o metteresti qualche limite prima? Dedicheresti il tempo libero alle stesse persone e alle stesse attività, oppure faresti spazio a qualcosa che oggi ti interessa di più?

Porti queste domande serve a capire dove la vita che hai costruito funziona ancora e dove, invece, potrebbe essere alleggerita, spostata o aggiornata. A volte non serve cambiare Paese: può bastare cambiare quartiere, qualche abitudine o le persone con cui condividi il tempo per dare una svolta alla quotidianità.

Da dove inziare senza stravolgere tutto

Intervieni su un punto alla volta, non su tutto insieme. Parti da qualcosa che puoi cambiare davvero e che dipende da te, anche se sembra piccolo.

Può voler dire uscire dal lavoro mezz'ora prima un giorno alla settimana, smettere di dire sì a ogni invito che non ti interessa davvero, iscriverti finalmente a quel corso che guardi online da mesi, cambiare palestra, tornare a studiare la lingua del posto o scegliere di passare il sabato in modo diverso dal solito.

Datti qualche settimana per capire se quella modifica sposta qualcosa. A volte basta un cambiamento minimo per accorgersi che il problema non è l'espatrio in sé, ma una parte della quotidianità che non ti rispecchia più.

Vita quotidiana
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Francesca
Autore

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all'estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all'estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all'estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all'estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all'estero, dalla viva voce di chi l'ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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