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Si smette mai davvero di sentirsi stranieri?

Storie di espatriati 3 min di lettura
donna tra la folla© Damla Karaa?açl? Damla Karaa?açl? / pexels

Vivere all'estero per molti anni significa costruirsi nuovi punti di riferimento, abitudini e relazioni, fino a sentirsi pienamente a proprio agio nel Paese di espatrio. Eppure può bastare una conversazione, un'incomprensione o il comportamento di qualcuno per ricordarti all'improvviso che, agli occhi degli altri o ai tuoi, resti anche uno straniero. Da dove nasce questa sensazione? E come evitare che un singolo episodio rimetta in discussione il percorso costruito nel tempo?

Quando qualcosa ti ricorda che sei straniero

Quando vivi all'estero da molti anni, a un certo punto smetti di sentirti uno straniero. Conosci il posto, sai come funzionano le cose, hai il tuo lavoro, le tue abitudini e le persone che fanno parte della tua quotidianità. Magari parli bene la lingua e affronti senza pensarci situazioni che, appena arrivato, ti sembravano complicate. Il posto in cui vivi è diventato casa.

Poi capita qualcosa: una conversazione che fai fatica a seguire fino in fondo, una battuta che non capisci, qualcuno che sottolinea la tua provenienza o una situazione in cui ti accorgi di non avere gli stessi riferimenti culturali dei tuoi interlocutori. Magari è una cosa da poco, che gli altri quasi non notano; a te, invece, basta per pensare: ecco, in fondo qui resto comunque uno straniero.

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Essere integrati non significa sentirsi sempre parte del posto

Questo non significa necessariamente che tu non sia integrato. Anzi, una sensazione del genere può riaffiorare proprio quando vivere all'estero è diventata la tua normalità. Hai imparato a orientarti, conosci le abitudini locali, sai come muoverti e probabilmente non confronti più ogni situazione con quello che avresti fatto in Italia.

Con il tempo hai costruito i tuoi punti di riferimento e acquisito una familiarità con il posto che all'inizio non avevi. Molte cose che all'inizio richiedevano sforzo adesso vengono naturali. Eppure può rimanere una distanza, magari piccola e quasi sempre impercettibile, che in determinate situazioni torna a farsi sentire.

Essere integrati, però, non significa necessariamente sentirsi parte del posto in ogni momento e in ogni circostanza. Puoi conoscere bene la realtà dove vivi, sentirti a casa e avere una quotidianità consolidata senza condividere fino in fondo tutti i riferimenti di chi in quel Paese è nato e cresciuto. Ed è proprio quando questa differenza riemerge all'improvviso che può spiazzarti.

Il modo in cui ti vedono gli altri

Una parte del tuo percorso dipende da te: puoi imparare la lingua, conoscere la cultura, rispettare le abitudini locali, creare relazioni e cercare di capire il posto in cui hai scelto di vivere. C'è però una cosa che non puoi controllare fino in fondo: il modo in cui ti percepiscono gli altri.

Per qualcuno sarai semplicemente un collega. Per qualcun altro resterai l'italiano, anche dopo vent'anni. A volte non ti darà alcun fastidio; in altre circostanze, invece, una parola o un comportamento potrebbero farti sentire improvvisamente meno parte di quel luogo di quanto pensassi.

È normale che sul momento possa dispiacerti, ma è importante contestualizzare la situazione e non dargli più peso del dovuto. Il fatto che una persona ti consideri uno straniero non cancella gli anni che hai trascorso nel Paese, i rapporti che hai costruito né la familiarità che hai acquisito con l'ambiente dove ti muovi. Soprattutto, non dovrebbe mettere in discussione il significato che quel posto ha ormai per te.

Non lasciare che un episodio rimetta tutto in discussione

Quando una situazione o qualcuno ti fanno sentire di nuovo straniero, potresti essere portato a trarre conclusioni molto più grandi dell'episodio stesso. Pensavi di esserti integrato e, di punto in bianco, hai la sensazione che forse non sia davvero così.

Prima di mettere tutto in discussione, lascia passare un po' di tempo. Prendere le distanze può aiutarti a guardare quello che è successo con maggiore lucidità. Sei stato davvero escluso? Si è trattato di un'incomprensione linguistica o culturale? Hai semplicemente incontrato una persona con cui non ti sei capito? Oppure eri in uno stato d'animo che ti ha portato a vivere quella situazione in modo più intenso?

Ci saranno momenti in cui vale la pena chiarire e altri che non meritano spazio. Non puoi decidere cosa pensano gli altri né controllare il loro comportamento, ma puoi evitare che un singolo episodio finisca per pesare più del dovuto o per farti rimettere in discussione il percorso che hai costruito negli anni.

Probabilmente non smetterai mai del tutto di sentirti straniero. Ogni tanto qualcosa potrebbe ricordarti da dove vieni e che una parte della realtà che ti circonda non ti apparterrà mai nello stesso modo in cui appartiene a chi ci è nato. Ma questo non rende meno autentica la vita che hai costruito lì nel tempo.

Dopo tanti anni, il punto non è chiederti se appartieni completamente a un luogo. È riconoscere che puoi sentirtene parte anche senza condividere ogni riferimento, abitudine o sfumatura di chi ci è cresciuto.

Vita quotidiana
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Francesca
Autore

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all'estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all'estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all'estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all'estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all'estero, dalla viva voce di chi l'ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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