Zoom su Melbourne durante il coronavirus

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Intervista
Pubblicato 2020-04-03 11:43

Cosa sta succedendo Down Under in questo momento di emergenza sanitaria? Lo abbiamo chiesto alla blogger di Lucy the Wombat che ci parla di come sia cambiata la sua vita dopo l'espandersi dell'epidemia del coronavirus. 

Come sei venuta a conoscenza dell’emergenza sanitaria legata al diffondersi del coronavirus?

Da italiana che si tiene il più possibile informata su quello che succede in patria, ho avuto un vantaggio sugli australiani, che a lungo non hanno preso sul serio il problema nonostante la comunicazione odierna sia tutt'altro che impotente. La loro negligenza non si è vista solo a livello individuale: ad esempio, è di fine marzo la notizia di una multa a un locale di un quartiere della movida che ignorava beatamente l'obbligo di tenere chiuso. Cervelli alla margarina e dove trovarli.

Che misure ha adottato la città di Melbourne per contenere i contagi e mettere in sicurezza la popolazione? Siete in lockdown?

Quella di inizio aprile è la prima settimana di lockdown formale, sebbene non così cogente come in Italia. Si può ancora fare jogging, uscire in coppia (solo se necessario) o in bici; le multe ai trasgressori sono però, giustamente, salatissime. Le spiagge più popolari sono state chiuse. Il problema più grosso, comunque, qui come in tutta l'Australia, è sociale, perché il Paese si regge molto sui settori della ristorazione e dell'hospitality, che hanno chiuso i battenti o quasi. Tutti quei lavoratori, tra cui molti italiani insieme a tanti altri stranieri, si sono ritrovati dall'oggi al domani senza un lavoro.

Che mezzi sono stati usati dalle autorità locali per informare i cittadini di quello che stava succedendo? E come vi tengono aggiornati?

Ormai da tempo la tv passa frequenti spot governativi che ripetono le misure di sicurezza da adottare. I datori di lavoro hanno diffuso informazioni e aggiornamenti. Non guardo i telegiornali perché mi informo di continuo sul web, ma quanto ai giornali online posso dire che non solo non c'è stato l'ultra-allarmismo italiano dei primi tempi, ma forse proprio l'opposto. Ancora una settimana fa, tornando a casa da lavoro vedevo tanta gente nei pub, com'è possibile? Cosa costa starsene tranquilli sul divano per qualche tempo, rispetto al rischio corso da tutti? Mistero.

Che precauzioni stai adottando per uscire di casa per andare a fare la spesa o per comprare altri generi di prima necessità? 

Mascherina (ne ho una tutta colorata, comprata in Vietnam mesi prima che si sentisse parlare del virus, sarà stata una premonizione), distanza di sicurezza e amuchina (l'avevo già in casa, nei negozi è introvabile). Esco solo raramente per procacciarmi il cibo e faccio ginnastica in salotto, con i miei porcellini d'India che mi osservano interdetti. E se nella normalità mi dimenticavo spesso di lavarmi le mani, ora le strofino come un chirurgo.

Di cosa ti occupi e che ha impatto ha avuto questa emergenza sanitaria globale sulla tua attività professionale?

Un impatto non bello, visto che lavoravo in un settore molto impattato. Anch'io sono rimasta a spasso dopo che la mia azienda, presa dal panico, ha licenziato quasi tutti da un giorno all'altro. Ora il governo si sta adoperando con dei piani finanziari per far reintegrare il più alto numero possibile di lavoratori. Per fortuna io vivo in coppia, abbiamo un altro reddito e un visto permanente. E poi, per esperienze particolari di vita, come quelle che trovate sul mio blog, penso sempre che finché ho aria nei polmoni vada tutto bene, e che proprio dalle crisi nascano le migliori opportunità. Ma penso a chi vive solo ed è rimasto a casa (come ovunque nel mondo, del resto), e a quelle persone che erano venute qui per un'esperienza a tempo determinato o per tentare di radicarsi, e che si sono ritrovate senza mezzi per mantenersi e lontane da ogni rete di supporto. Tanti sogni spezzati, e mi piange il cuore. Il governo sta elargendo sussidi, ma non tutte le categorie sono coperte, i visti temporanei sono tagliati fuori e tuttavia non trovano voli per tornare a casa! Ma qui ho visto anche tanta solidarietà tra italiani. 

I supermercati e le farmacie stanno assicurando la continuità di prodotti di prima necessità e di medicine, oppure le scorte iniziano a scarseggiare?

I supermercati ce la stanno mettendo tutta, sono stati assunti molti nuovi lavoratori casual per coprire il surplus di lavoro necessario.

Invece vorrei esprimere assoluto biasimo e sdegno per i clienti. Si è verificato un fenomeno paradossale per cui la gente ha iniziato ad assaltare le corsie con un anticipo spropositato sulla diffusione del virus. La carta igienica è scomparsa da ormai un mesetto e tuttora latita (e in casa siamo all'ultimo rotolo!). Addirittura da Melbourne qualcuno ha organizzato pullmanate per riversarsi nei supermercatini dei sobborghi rurali e svuotarne le scorte, che qualche faina ora rivende a caro prezzo su E-bay. Poi sono spariti farina, pasta, salse e carne. I miei amici italiani stentavano a credermi, ma qui abbiamo avuto interi reparti vuoti molto presto, sembrava una distopia (e poi però tutti in giro!). Non so stabilire se la situazione si sia già un po' stabilizzata, o se sia io a essermi abituata.

Sei coperta dal sistema sanitario australiano in caso di contagio da coronavirus?

Sì, ho anche un'assicurazione privata. A dire il vero io sono uno di quei casi di persone che potrebbero aver già avuto il coronavirus, senza ormai poterlo appurare. Gli ultimi studi hanno stabilito che il virus circolasse già a partire da novembre-dicembre: ecco, io a dicembre ho passato una settimana infernale - febbriciattola, respiro affannato, ma soprattutto una tosse secca fortissima che si creava da sola e non finiva mai, mai avuta prima, credevo di impazzire. Magari oggi ho già gli anticorpi per la COVID-19, ma non lo saprò mai.

Un sentito ringraziamento alla blogger di Lucy the Wombat per questa testimonianza e per il il tempo dedicatoci!