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Può lo street food condizionare un espatrio?

Scritto daFrancescail 06 Novembre 2019

La qualità dello street food non è certamente una variabile che influenza la scelta sulla destinazione di un espatrio. 
Tuttavia, per chi ama la cultura e la buona cucina, questo aspetto potrebbe consolidare una scelta già fatta o rendere una destinazione meno appetibile.

Il cibo di strada, lo “street food” è una realtà diffusa a livello globale che risale nel tempo. Apprezzato dai turisti e dagli oriundi, varia in base a cultura, abitudini, situazioni economiche locali, accesso e disponibilità di risorse alimentari, clima.

La classifica del cibo di strada

Negli ultimi due anni l'Asia è stata classificata come una delle migliori destinazioni per lo street food.
Singapore è tra le prime tre in quasi ogni classifica.
Hong Kong, Bangkok, Ho Chi Minh City e Tokyo sono tra le prime 10, seguite da Città del Messico, Istanbul, Berlino, Durban, New York e Istanbul.

Esistono diverse riviste, blog di viaggio, media ed agenzie che classificano il cibo di strada. Tra questi trovate Forbes, CNN Travel, Netflix Food Series, Traveler24 e molti altri. Hanno principalmente uno scopo di marketing, ossia incoraggiare il turismo e il loro approccio sembra funzionare - dopotutto, chi tra noi non ha cercato i posti migliori dove mangiare prima di andare in vacanza?

Le classifiche stilate sono basate su dati raccolti tra turisti, esperti di ristorazione ed agenti di viaggio.

Ad esempio, la rivista CEOWORLD, in collaborazione con Truthfulworld Hotels, ha presentato a settembre 2019 la sua lista delle migliori destinazioni culinarie al mondo sulla base di un sondaggio a cui hanno partecipato 87.000 appassionati di cucina e 9.000 esperti in 92 paesi.
La classifica si basa esclusivamente sul tipo e sul sapore del cibo. 

Ecco le destinazioni migliori e le scelte più popolari di pietanze:

Stati Uniti: barbecue, sandwich e hot dog
India: kebab, biryani, curry
Singapore: granchio, ostriche, riso all'anatra
Giamaica: pollo al curry, spezzatino di manzo
Columbia: tortillas, empanadas, spiedini di gamberi
Sudafrica: Bunny Chow, Boerewors, Biltong
Filippine: manok, sisig di maiale, halo-halo
Polonia: kielbasa, pierogo, golabi

My Late Deals, una nota rivista, ha pubblicato a fine Settembre 2019 una classifica sullo street food inglobando più criteri di selezione, quindi non solo tipo di cibo e gusto. 
La classifica si basa su: il numero di venditori ambulanti, il costo, la clientela e l'igiene. 
L'introduzione del criterio dell'igiene è importante!

Hong Kong è stata classificata al primo posto per cibo (dim sum, polpette di pesce al curry), igiene ed elevato numero di rivenditori. 
Bangkok si piazza al secondo posto.  Offre cibo più economico ma non supera il test di igiene.
Ho Chi Minh City è al terzo posto, con un livello di igiene basso. Singapore è al quarto posto, il costo del cibo è elevato se paragonato ad altre città ma ottiene un buon punteggio per la pulizia. 
Tutte le altre destinazioni, tra cui anche Mumbai, ottengono punteggi bassi perché sono carenti a livello igienico. 

Cibo di strada: sì!

Lo street food è uno dei modi migliori per scoprire la gastronomia locale.
Se sei un buongustaio, e la cultura del cibo di strada ti affascina, allora il trasferimento in un Paese in cui si mangia a tutte le ore, sarà una goduria! 

Ecco alcuni consigli per scegliere dove mangiare

Prediligete pietanze con ingredienti freschi
Chiedete consiglio ai locali
Cercate le bancarelle che attirano più clienti: gli stand affollati sono indice che si mangia bene
Prima di ordinare, guardate come viene preparato il cibo 

Come norma generale evitate di mangiare per strada se vi siete appena trasferiti nel Paese.
Sicuramente vi farà voglia assaggiare pietanze dai gusti esotici o inusuali ma date il tempo al vostro stomaco di abituarsi ai nuovi gusti e soprattutto al modo in cui vengono manipolati i cibi.
Fatevi un po' di anticorpi e poi… datevi agli assaggi.

Buon appetito!

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A proposito di

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all’estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all’estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all’estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all’estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all’estero, dalla viva voce di chi l’ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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