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Professioni per uomini, professioni per donne: l'espatrio cambia le regole?

Métiers d'hommes, métiers de femmes : l'expatriation change-t-elle la donne ?© sarawut20003 / Envato Elements

Nel 2026 si continua a lottare contro gli stereotipi di genere. Stereotipi che non conoscono frontiere, che influenzano la scelta degli studi e della carriera. L'espatrio potrebbe risolvere la questione permettendo di ampliare il campo delle possibilità?

Espatriare: una questione di genere

L'idea dell'espatrio come esperienza prevalentemente maschile appartiene ormai al passato. Anche il cliché del dirigente trasferito all'estero con la moglie al seguito rispecchia sempre meno la realtà. Da anni, infatti, cresce il numero di donne che scelgono di vivere e lavorare fuori dal proprio Paese e oggi si stima che siano leggermente più numerose degli uomini. Come loro, sono spesso laureate e sempre più frequentemente partono da sole, per motivi professionali, personali o di studio.

In passato era più comune che una donna si trasferisse all'estero per seguire il partner titolare di un visto di lavoro. Questa figura del "coniuge al seguito", quasi sempre associata alla donna, ha contribuito a rafforzare per molto tempo l'immagine dell'uomo come protagonista principale dell'espatrio.

L'aumento delle donne che scelgono autonomamente di trasferirsi all'estero sta però cambiando anche questi ruoli. Nascono reti e gruppi dedicati alle expat, utili per cercare casa, fare nuove conoscenze e soprattutto costruire contatti professionali. Ed è proprio sul piano della carriera e dell'autonomia che il cambiamento appare oggi più evidente.

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La sorellanza contro le disparità di genere: quando le donne espatriate incoraggiano le future espatriate

Le donne che lavorano all'estero conoscono bene le sfide dell'espatrio al femminile, ma anche le opportunità che offre. Per incoraggiare l'espatrio al femminile, le donne si organizzano: imprenditrici, manager e professioniste hanno creato reti professionali internazionali dedicate (Professional Women's Network, Female Venture, Worldwide Women's Network, The Expat Woman…). Esistono anche reti globali incentrate su un settore professionale specifico, come Women in Tech con una conferenza internazionale si terrà a maggio 2027. Ce ne sono altre divise per professione e categoria socioprofessionale (CSP), come CEO-Women, che organizza una conferenza annuale dedicata alla leadership e agli investimenti (prossima edizione a ottobre 2026).

Sono sempre più numerose anche le donne che raccontano la propria esperienza all'estero, sulla stampa e sui social. Manager a Singapore, imprenditrici in Spagna o in Brasile, ingegnere in Giappone, professioniste dell'informatica negli Stati Uniti: percorsi diversi, accomunati spesso dalla disponibilità a mettersi in gioco e da una visione positiva dell'espatrio. Il messaggio rivolto a chi sogna una carriera internazionale è chiaro: non lasciarsi frenare dagli stereotipi di genere, ma puntare sulle proprie competenze e obiettivi. Le opportunità possono esistere anche in Paesi dove le disuguaglianze tra uomini e donne sono ancora marcate, anche se la disparità professionale esiste ancora.

Per molte di queste donne, trasferirsi all'estero ha rappresentato una svolta professionale. Alcune hanno ottenuto ruoli di responsabilità più rapidamente di quanto sarebbe accaduto nel loro Paese, altre hanno avviato un'impresa o si sono dedicate alla formazione e all'insegnamento. Molte, attraverso la loro esperienza, cercano oggi di incoraggiare altre donne a considerare l'espatrio come una possibilità concreta di crescita personale e professionale.

L'espatrio apre davvero tutte le porte?

Tutte queste strategie volte ad ampliare gli orizzonti delle espatriate potrebbero far pensare che l'espatrio elimini i cliché di genere. La realtà, tuttavia, è più sfumata.

Studiare all'estero evidenzia le disparità di genere?

Studiare all'estero sembra attirare più donne che uomini. Diverse ricerche mostrano infatti una maggiore presenza femminile nei programmi di mobilità internazionale. Tra le possibili spiegazioni ci sono i buoni risultati scolastici ottenuti dalle ragazze in molti Paesi e una maggiore disponibilità a considerare l'esperienza all'estero non solo come un investimento per la carriera, ma anche come un'occasione di crescita personale, per imparare una lingua, conoscere un'altra cultura e costruire nuove relazioni.

Questa disparità data nel tempo. Già negli anni 2000 alcuni studi condotti negli Stati Uniti rilevavano una partecipazione femminile più alta ai programmi di studio all'estero. All'epoca, però, una delle spiegazioni chiamava in causa anche il tipo di percorso scelto: molti programmi internazionali erano legati alle discipline umanistiche, tradizionalmente frequentate da un maggior numero di donne.

Oggi il quadro è più ampio. Le opportunità di studio all'estero riguardano anche scienze, ingegneria, matematica e tecnologie avanzate. In questi settori gli uomini restano spesso più numerosi, anche per il peso degli stereotipi di genere, ma la presenza femminile continua a crescere. In diversi Paesi sono inoltre state introdotte iniziative per ridurre il divario e favorire l'accesso delle donne alle discipline scientifiche. Anche questo contribuisce ad aumentare la loro presenza nei percorsi universitari internazionali.

L'espatrio crea nuove opportunità per le donne...

Saldatura, meccanica, manutenzione, installazione di grandi macchinari, settore elettrico e idraulica sono solo alcune delle professioni tecniche in cui la carenza di personale qualificato continua a farsi sentire. Il problema riguarda molti Paesi, dalla Cina alla Francia, dal Giappone agli Stati Uniti, fino al Sudafrica, al Marocco e all'Australia. Anche dove la disoccupazione resta elevata, le imprese faticano spesso a trovare lavoratori con le competenze richieste.

In questo contesto stanno trovando spazio anche attività di riparazione e manutenzione gestite interamente da donne. In Cina, per esempio, sempre più donne scelgono professioni tradizionalmente considerate maschili. Edilizia e riparazioni restano settori a forte presenza maschile e i pregiudizi sulle competenze femminili sono ancora diffusi. Eppure, le imprenditrici che organizzano corsi di formazione rivolti alle donne registrano una forte partecipazione. Per alcune, imparare a svolgere questi lavori significa diventare più autonome; per altre rappresenta una vera opportunità professionale. Anche la clientela risponde positivamente, soprattutto quella femminile, che in alcuni casi preferisce affidare lavori in casa ad altre donne.

Lo stesso cambiamento si osserva, con modalità diverse, anche in altre destinazioni. Imprenditrici, ingegnere, manager ed esperte di cybersicurezza raccontano come l'espatrio abbia aperto loro opportunità professionali che nel Paese d'origine sarebbero state più difficili da raggiungere. Per alcune trasferirsi all'estero ha significato ottenere ruoli di responsabilità, per altre superare barriere professionali e affermarsi in settori nei quali le donne sono ancora poco rappresentate.

...in un mondo che fatica ancora a liberarsi dai cliché

I progressi compiuti dalle donne espatriate convivono ancora con forti stereotipi di genere. In Cina, il 30% delle lavoratrici dichiara di aver subito discriminazioni legate al genere. In Germania il divario retributivo tra uomini e donne è ancora intorno al 15,6%, mentre negli Stati Uniti arriva in media al 18%, in Canada al 20% e in Australia si attesta all'11,3%. A queste differenze si aggiungono pregiudizi culturali più difficili da misurare, come l'idea che alcune professioni siano "da donne" e altre "da uomini", uno stereotipo che continua a esistere in molti Paesi.

Anche gli uomini che scelgono professioni tradizionalmente considerate femminili possono incontrare resistenze. Negli Stati Uniti, in Francia, in Cina e in Brasile, per esempio, gli uomini che lavorano nell'assistenza all'infanzia restano poco numerosi, soprattutto se stranieri. La professione continua infatti a essere associata quasi esclusivamente alle donne. Le diffidenze arrivano soprattutto dagli adulti, che possono essere più restii ad affidare un bambino a un uomo, sulla base di pregiudizi sulle sue capacità o di timori spesso ingiustificati. Come accade alle donne che entrano in settori tradizionalmente maschili, anche in questo caso gli stereotipi finiscono per mettere in discussione competenze professionali e relazionali che dovrebbero essere valutate indipendentemente dal genere.

L'espatrio potrà essere una via d'uscita dagli stereotipi di genere?

In molte delle principali destinazioni di espatrio, i governi adottano misure per ridurre il divario salariale tra donne e uomini, oltre a iniziative volte a favorire l'occupazione femminile. Da alcuni anni, la Spagna moltiplica le misure a favore del lavoro delle donne, contribuendo così a un cambiamento di mentalità nel mondo professionale. Nel 2025, viene lanciata la Strategia di cooperazione femminista della Cooperazione spagnola. Il suo obiettivo principale è trasformare gli impegni politici in interventi concreti.

Anche la carenza di manodopera può contribuire a mettere in discussione alcuni stereotipi. In molti Paesi, le politiche migratorie favoriscono l'ingresso di lavoratori stranieri nei settori dove è più difficile trovare personale qualificato. Per colmare queste carenze, le aziende sono spinte ad ampliare il bacino di candidati e ad assumere più donne anche in professioni tradizionalmente considerate maschili. Per alcune espatriate qualificate, soprattutto nei settori più richiesti, questo può tradursi in migliori opportunità di carriera e condizioni di lavoro più favorevoli. La crescita di iniziative istituzionali, professionali e associative contro gli stereotipi di genere può quindi contribuire ad aprire nuove possibilità per chi lavora all'estero, indipendentemente dal genere.

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Asaël Häzaq
Autore

Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.

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