Germania, Stati Uniti e Canada accettano lo "ius soli", ovvero la cittadinanza per nascita
Lo "ius soli", o "cittadinanza per nascita", significa che i bambini acquisiscono legalmente la cittadinanza del Paese dove nascono, indipendentemente dalla cittadinanza o dallo status dei loro genitori. Al contrario, secondo lo "ius sanguinis", i figli prendono la cittadinanza dei genitori, a prescindere dal luogo di nascita. Nella maggior parte dei Paesi, la cittadinanza è disciplinata dallo "jus sanguinis".
La Germania, gli Stati Uniti e il Canada sono alcune tra le destinazioni che garantiscono la cittadinanza per nascita. Lo stesso dicasi per numerosi Paesi dell'America Latina, tra cui il Messico, l'Argentina e il Brasile.
Per evitare abusi nelle richieste di cittadinanza, l'applicazione dello ius soli è soggetta ad alcune restrizioni. In Germania, ad esempio, almeno uno dei genitori deve avere lo status di residente permanente da almeno 8 anni. Di norma, la Germania non accetta la doppia cittadinanza, per cui i bambini nati da genitori stranieri devono scegliere tra la cittadinanza tedesca, e quella dei genitori, entro il 23° anno di età. La regola differisce per i cittadini dell'UE/SEE. A partire dal 2014 infatti, i figli nati in Germania da due cittadini europei, hanno diritto al doppio passaporto.
E i bambini nati in Germania da genitori che non sono ancora residenti permanenti o che vivono sul territorio da meno di 8 anni? Possono diventare cittadini tedeschi al raggiungimento del 21° anno di età purché abbiano vissuto nel Paese per almeno 8 anni e abbiano frequentato la scuola per minimo 6 anni.
Negli Stati Uniti, lo "ius solis" risale ai tempi della Costituzione americana. Essendo un terra d'immigrazione, il 14° Emendamento garantisce che chiunque nasca sul suolo americano ne diventi automaticamente cittadino. L'unica eccezione riguarda i figli di diplomatici e Capi di Stato stranieri nati negli Stati Uniti. Anche in Canada funziona così: i figli di diplomatici non hanno diritto alla cittadinanza canadese, mentre tutti gli altri sì, in base alla legge sulla cittadinanza del 1946.




