Testimonianza di Emanuela dal Regno Unito

Interviste agli espatriati
  • Torre di Londra - pixabay.com
  • Cattedrale di St. Paul - pixabay.com
  • Buckingham Palace - pixabay.com
Pubblicato 2019-03-27 alle 04:22 da Francesca
Era il Giugno 2009 quando Emanuela e il marito lasciavano l'Italia per trasferirsi a Londra a seguito di una proposta lavorativa di lui. Non si trattava del primo espatrio per Emanuela, una professionista nel campo della coperazione internazionale con esperienze pregresse in Africa e Sud America. Gli inizi in terra anglossassone l'hanno messa alla prova, un po' per la sua diffidenza verso questa cultura e un po' per la lingua, scoglio -quest'ultimo- che con perseveranza e studio costante, ha brillantemente superato. Anche lo scetticismo verso la città è stato vinto, grazie alla sua indole da esploratrice sempre alla ricerca dell'armonia nelle cose. 

Ci racconti un po' di te, da dove vieni e quanto tempo fa hai lasciato l'Italia?

Mi chiamo Emanuela e sinceramente ho sempre un po' di diffoltà nel rispondere a questa domanda. Non perchè mi ritenga una “cittadina globale” ma è vero che pur essendo nata e vissuta per i prima anni della mia vita a Roma ho poi cambiato varie città per il lavoro di mio padre. La destinazione finale, dove gran parte della mia famiglia risiede, è Genova ma sono più tentata nel dire che vengo “dall'Italia” piuttosto che da un posto preciso. 

Ho lasciato l'Italia varie volte per via del mio lavoro, ma questa è stata sicuramente l'esperienza più lunga: a Giugno del 2019 io e mio marito avremo raggiunto i 10 anni di residenza a Londra. Da poco parlando con amici ho realizzato che è la città dove ho vissuto più a lungo! Quasi quasi volevano convincermi di chiamarla “casa”! 

Quali sono stati i motivi principali del trasferimento a Londra?

Il mio futuro marito aveva ricevuto un'offerta di lavoro come architetto a Londra. Una compagnia internazionale ma con radici italiane e ai tempi, essendo neolaureato, non avevamo considerato si potesse trasformare in un'avventura a lungo termine. 
Io avevo già un contratto in mano per il Marocco e volendo fare la donna progressista e all'avanguardia, e non amando per niente l'idea di andare a vivere a Londra, lo avevo quasi convinto che avremmo potuto tranquillamente continuare la nostra relazione senza pregiudicare le nostre ambizioni. D'altronde “il nostro amore” aveva sopravvissuto il mio anno in Argentina, tre mesi in Tunisia, varie missioni in Mali. Non era una novità! 

E invece...il mio lui si intestardì:” stavolta partiamo insieme e cominceremo questa avventura a braccetto...da sposati”...affermò impassibile pochi giorni dopo sotto il mio portone di casa. 
Che dire...io che di solito trascino...mi sono fatta trascinare!

Quale fu la prima sensazione che provasti appena arrivata in UK? 

Curiosità ma non particolari aspettative. In genere le città europee non hanno mai stimolato la mia fantasia e forse, anche a causa dei miei pregiudizi sulla cultura inglese, l'ho approcciata con sospetto.
Londra non mi ha affascinata, nè capivo cosa potesse attrarre così tanto, perchè fossero tutti appassionati di questa città. La mia indole esploratrice però e l'adozione del cosiddetto “sguardo antropologico” mi hanno permesso di superare il rifiuto iniziale e cercare “il bello”, quello nel vero senso greco...quindi insomma un piano abbastanza ambizioso in Inghilterra!

Westminster e Big Ben - pixabay.com

Lavori per una ONG di cooperazione internazionale, che passi hai seguito per trovare questo impiego?

Si, la maggior parte della mia carriera lavorativa si è svolta nel campo della cooperazione internazionale e solo recentemente sono passata nel campo no-profit a livello nazionale. Lavorare nella cooperazione richiedeva la disponibilita' di partire per lunghi viaggi più volte all'anno e avendo due bambini piccoli ho ritenuto di non poter (nè voler) adempiere determinate responsabilità.  

Quali passi ho seguito per trovare lavoro a Londra?

Ho studiato inglese, tantissimo, durante i primi mesi di assestamento. Ogni giorno praticavo, leggendo e provando a scrivere. Ho frequentato anche un corso intensivo di inglese. Nel frattempo mandavo CV che avevo meticolosamente preparato e che mio marito o amici avevano diligentemente proof-read. E funzionava!
A Londra hanno sede alcune tra le più conosciute ONG operanti nel settore della cooperazione internazionale, veramente c'è l'imbarazzo della scelta. Io avevo accumulato esperienza sul campo, in paesi in via di sviluppo, e avevo conoscenza fluente del francese e spagnolo, quindi competenze più difficili da trovare fra gli inglesi.

I miei CV riscuotevano interesse e ricevevo inviti a colloqui. Peccato che la conversazione telefonica fosse disastrosa! Non capivo niente. Ricordo ancora questa ONG che mi aveva direttamente chiamata per stabilire il giorno e l'ora (con mio ovvio orrore!). Farfugliano qualcosa...rispondo “certo ci sarò'” e una volta riattaccato mi sento sprofondare...non avevo capito l'orario..nè tantomeno ero sicura del giorno. Beh ovviamente non mi hanno assunta!
Dopo vari tentativi, un inglese migliore stando a contatto con i colleghi di mio marito il più possibile (e posso assicurare che le conversazioni con gli architetti non sono proprio brillanti, incluso il marito!) finalmente vengo chiamata per un colloquio in una organizzazione che sembrava sconosciuta. Piccolissima, salario minimo, posizione lievemente inferiore a quello che avrei sperato, ma insomma...io volevo mettermi in gioco! Il giorno prima del colloquio scopro di essere incinta per cui quando incontro la Direttrice mi scuso per averle fatto perdere tempo...
Sono rimasta con loro per quasi sette anni, sono diventati la mia seconda famiglia, abbiamo superato insieme momenti difficili sia per l'organizzazione in sè sia per motivi personali quando dell'uno quando dell'altro. Con loro ho vissuto le mie gravidanze e il rientro dalla maternità. Un'esperienza incredibile, un legame che non avrei mai pensato di poter instaurare qui.

Dal punto di vista della carriera, cosa ti dà in più l'Inghilterra rispetto all'Italia?

Non avendo praticamente mai lavorato in Italia non potrei veramente sapere. Amici mi raccontano della loro esperienza e sicuramente nel mio settore non ci sono molte possibilità in Italia.
A Londra (e non parlo del resto dell'Inghilterra perchè a parte Oxford, Cambridge, forse Cardiff e Edinburgo, non mi sognerei mai di lavorare in altre città inglesi) hai un ventaglio di offerte molto ampio e puoi accedere a livelli alti più velocemente. 
Credo però che sia semplicemente una questione di numeri, statistica, più che di reale differenza nel modo in cui si lavora e le sicurezze che ti possono fornire tramite vari benefits (pensione privata e assicurazione sanitaria ad esempio).
L'offerta è enorme quindi è normale che ci siano più posti disponibili. Le competenze sono alte ma quello che conta sopratutto è l'ambizione, la volontà di “succeed”. Se possiedi queste caratteristiche nessuno ti porrà mai ostacoli o ti giudicherà troppo ambizioso. Anzi, sei il benvenuto! E' un approccio diverso rispetto a quello italiano ma che a volte trovo quasi amorale ... per lo meno però non pregiudica la tua voglia di mettere a buon uso quello che hai imparato.  

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, credo di essere stata più un'eccezione alla regola che la norma. Sarebbe potuto succedere anche in Italia, credo dipenda dall'essere al momento giusto nel posto giusto...
Certo il “flexible working” durante e dopo la maternità mi ha aiutato tanto. Ma io vengo da un settore particolare dove le donne e le loro aspirazioni lavorative vengono promosse e se vogliamo avvantaggiate. Quindi di nuovo, probabilmente il mio caso non fa testo. Conosco molte mamme in differenti settori lavorativi però che stanno iniziando a lavorare da casa o si alternano nei giorni in ufficio quindi sicuramente è un'opportunità che sta prendendo campo. 

Tower Bridge - pixay.com

Sei mamma, come hai vissuto l'esperienza delle due gravidanze in un paese straniero?

Abbastanza scioccante...il sistema sanitario statale inglese è barbarico, presuntuoso, paternalistico. Trattano le donne come se fossero incapaci di intendere e di volere e come se la gravidanza fosse una “condizione” da curare e una volta assestata ti considerano guarita e adatta a fare la madre senza sciorinare milioni di consigli non richiesti. 

Per fortuna non mi sono lasciata influenzare e ho avuto mio marito, i miei genitori e suoceri vicino nei momenti più  importanti. Molte visite le ho fatte in Italia e molte altre privatamente qua. Quello che consiglio è di non fidarsi di tutto quello che viene proposto, gli inglesi hanno la tendenza ad indottrinare. 
Certo “imparare” a fare la mamma in Inghilterra è stato, e tuttora, è difficilissimo. Ma se prima guardavo le famiglie inglesi cercando di carpire i metodi di “parenting”, soprattutto con il primo figlio, non avendo mia madre o mia suocera vicine, adesso non mi faccio scrupoli! E ben venga se i miei figli saranno gli unici bambini ad urlare nella metro, hehe!

Ti è mancato/ti manca il fatto di non poter contare sul sostegno dei parenti?

All'inizio no, queste considerazioni le faccio ora con il senno di poi, dopo aver maturato ed elaborato varie situazioni e sentimenti. Adesso mi manca non poter condividere momenti insieme, tappe importanti o anche solo la quotidianità. Ma in generale sono sempre stata molto indipendente ed è sempre stato un motivo di grande orgoglio per me imparare da sola ad essere mamma...moglie...donna...

Lo Stato dà un aiuto finanziario alle famiglie con bambini?

Lo Stato dà un piccolo contributo mensile per ogni bambino al di sotto dei 18 anni ma recentemente ha posto un limite e solo chi non raggiunge un certo salario lo riceve. 
Immagino che se la famiglia si trovasse in difficoltà ci sia un sistema di supporto ma non saprei se questo può essere applicato a chi risiede da poco tempo a Londra o non ha mai lavorato. Nè tantomeno immagino se con la Brexit lo diano a “europei”. 

Fornisce un servizio di sostegno psicologico alle neo-mamme in caso di necessità?

Sicuramente si. Credo non vedano l'ora!

London Eye - pixabay.com


Confermi che nel Regno Unito non vige l'obbligo vaccinale per i minori?

L'obbligo è fino ai 6 mesi. Loro malgrado però... se potessero vacinnerebbero tutti per tutto. 

Come riesci a mantenere un equilibrio tra vita familiare e vita professionale?

Non lo mantengo! Dipende veramente dai periodi...mio marito è molto presente e aiuta tantissimo, sia nell'organizzazione generale delle attività che domestica, soprattutto con i bambini.

Ci siamo affidati per molti anni ad au pairs e nannies, ora però che entrambi i bambini sono a scuola e avendo noi orari flessibili possiamo (spero) iniziare a tirare un po' di respiro di sollievo. La quotidianità  e' veramente caotica, principalmente nei periodi di feste, celebrazioni, compleanni dei bambini, ma ho imparato a prendere tutto con meno stress. I bambini ormai sono abituati alla loro “forgetful mum”, a scuola gli insegnanti ormai sanno che se non hanno gli snacks non è perchè se li sono mangiati durante il tragitto ma perchè li ho dimenticati io...i compleanni sono meno creativi e noi gioiamo di più delle nostre imperfezioni! 

Regola principale però è stata sempre per me la famiglia di fronte a tutto. Le mie scelte lavorative sono state fatte sempre in conseguenza a questo e non viceversa. Sotto questo aspetto sono un po' all'antica! 

In base alla tua esperienza, che budget serve per vivere a Londra in quattro persone? 

Se il datore di lavoro fornisce come parte del pacchetto espatrio l'alloggio e il pagamento delle rette della scuola, con £3,000 vivi più che bene. Altrimenti il costo si triplica.
Da tenere presente che io vi includo le spese della scuola privata perchè, avendo sperimentato la statale inglese, la nostra generazione di italiani sopravvissuti alla maturità classica o scientifica, o comunque alla scuola italiana “dei nostri tempi”, inorridirebbe all'educazione inglese.
La scuola privata non fornisce garanzie, soprattutto se e' tipicamente inglese nel curriculum e approccio, ma ci sono ottime scuole internazionali o bilingue che possono preparare bene, sia nello spirito che nella mente. 

Come si svolge la quotidianità di una famiglia italiana a Londra?

Non frequentiamo tantissime famiglie italiane ma quelle poche che conosciamo sembrano molto più rilassate rispetto a noi! Certo, ci sono la scuola, le attività sportive dei figli, gli eventi sociali, le infinite opportunità ricreative come il teatro, i concerti, i musei, ma direi che in generale affrontano tutto con una certa serenità, una specie di innata consapevolezza che questa è la loro vita e non bisogna porsi troppi dubbi.
Ecco direi che vivono molto nel presente. Appena possono, le vacanze sono in Italia e quello ci accomuna tutti! 

Cosa vi piace fare nel tempo libero?

Fino a poco tempo fa ci sentivamo ancora turisti, ogni week-end era perfettamente pianificato: una nuova esposizione, un musical, un parco da visitare. Ovviamente cene  o pranzi con amici, la nostra casa è sempre stata aperta per tutti.

Abbiamo a poco a poco scoperto la campagna inglese e appena possiamo, e il tempo è clemente, organizziamo dei fine settimana nel Suffolk, di cui ci siamo innamorati. Ma tutta la campagna inglese è meravigliosa. Se restiamo a Londra ultimamente ci avventuriamo spesso a Richmond Park o facciamo passeggiate lungo il Tamigi.
Londra è riuscita a mantenere un legame fortissimo con la natura, e che natura! 

Suffolk, un cottage - pixabay.com

Quali sono, per te, i lati positivi e negativi di essere un'expat in Inghilterra?

Sto pensando ai lati positivi e negativi nell'essere un expat e in piu'in Inghilterra...ma non riesco a trovarne...quindi cercherò di fornire lati positivi e negativi dell'essere un expat e punto! 

Lati positivi: ovviamente partiamo dal presupposto che se hai accondisceso a diventare un expat sei aperta/o alla conoscenza di nuove realtà, quindi ovviamente il primo lato positivo è il contatto con nuove culture. Cucina diversa, territorio (in senso strettamente geologico) diverso. Il mettersi in gioco, l'essere veramente indipendente nelle scelte, opinioni. Il poter fare un po' come vuoi tu, sempre nel rispetto di usi e costumi locali ovviamente. 
Diciamocelo poi, dal punto di vista economico se sei fortunato/a di solito le offerte remunerative sono migliori che in Italia e la qualità della vita, anche se fosse per un breve periodo di vita, aumenta. Il vedere i figli crescere parlando diverse lingue (anche solo una in più è già tantissimo!) e esplorando il mondo.

Lati negativi: E forse qua riesco a farci entrare l'Inghilterra...essendo un paese (ancora per poco) europeo il fascino culturale almeno per me è limitato...c'è sempre da scoprire ma in linea generale sono molto vicini a noi come usi e costumi, più di quanto loro forse vogliano credere! Vuoi perchè ho visitato e vissuto in Africa e in Sud America, vuoi perchè dopo 10 anni non mi sento piu' forse una expat, ma è difficile avere stimoli culturali quando un paese è così concentrato sull'efficienza, funzionalità, denaro, potere. E' un paese povero spiritualmente e per me assetata di novità e conoscenza è demoralizzante. 

Quali sono secondo te le condizioni ottimali per un espatrio di successo con famiglia al seguito? 

Il sapere che poi te ne vai...hehe...sembra una battuta ma sapere che la tua permanenza sarà circoscritta ad un ristretto numero di anni (o anche uno solo!) ti fornisce una certa protezione (mentale soprattutto!). E poi ovviamente, come già ho spiegato in un commento recentemente, l'avere una rete di supporto che sia fornito dal datore di lavoro o tramite conoscenti/familiari gà a Londra. Possibilmente la casa e la scuola dovranno essere state selezionate in anticipo. 
E poi non isolarsi, il che non significa avere tanti amici/familiari attorno, ma anche solo poche persone fidate, che siano locali o no. Questo senza mai mettere in dubbio e dimenticare chi sei (a me è successo, non e' stato piacevole mettere in discussione tutto!). 
Un detto africano dice “ci vuole un villaggio per crescere un bambino”....verissimo!

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