Le lavoratrici espatriate rischiano di subire più discriminazioni degli uomini? La domanda è più che legittima, in un'epoca in cui le donne scelgono sempre più spesso una carriera all'estero. Cosa si intende per discriminazioni legate all'età? Quali soluzioni adottano i vari Stati per tutelare i lavoratori locali e stranieri?
Discriminazione legata all'età: di cosa si tratta?
Quando si parla di discriminazione legata all'età, si pensa subito ai lavoratori più anziani. In realtà, si tratta di una forma di discriminazione basata sull'età, che si manifesta in contesti in cui la legge vieta questo tipo di distinzione, come quello lavorativo. Può colpire chi è considerato troppo anziano, ma anche troppo giovane.
L'ageismo, quindi, non riguarda soltanto i lavoratori più maturi. Un'azienda che pubblica un annuncio per un posto da community manager specificando «uomini e donne fino a 30 anni» commette un'infrazione: l'annuncio è discriminatorio perché esclude chi supera quel limite d'età. Un limite d'età è consentito solo se il datore di lavoro fornisce una giustificazione legittima e indica chiaramente la natura delle mansioni richieste.
Carriera all'estero frenata dall'età: chi ne soffre di più?
I lavoratori maturi e le donne sono le categorie più colpite dall'ageismo. Per queste ultime si parla addirittura di doppia penalizzazione: essere donna può già, di per sé, compromettere una carriera all'estero, e l'età aggiunge un ostacolo in più. L'espatriato ideale è ancora percepito come un uomo, tendenzialmente giovane, dinamico e con un titolo di studio. Nel mondo, le donne mature risultano quindi più penalizzate degli uomini.
Secondo i dati dell'OCSE ripresi dall'Organizzazione internazionale del lavoro, nel 2022 il 47% delle donne tra i 55 e i 64 anni risultava occupato a livello globale, mentre solo il 14% delle over 65 era ancora attivo. Le percentuali maschili sono nettamente superiori: il 74% degli uomini tra i 55 e i 64 anni e il 29% degli over 65 lavorano ancora. Lo studio non precisa tuttavia quali posizioni occupino questi lavoratori: si sa che una quota significativa svolge mansioni precarie, spesso poco compatibili con le proprie condizioni di salute.
Fare carriera a livello internazionale rappresenta una sfida per molte espatriate. Le donne hanno generalmente un percorso professionale più discontinuo rispetto agli uomini, indipendentemente dal fatto che vivano o meno fuori dal proprio paese. Molte hanno dovuto interrompere l'attività per la gravidanza e il periodo successivo al parto. Questo percorso non lineare viene spesso utilizzato dalle aziende per penalizzare le lavoratrici espatriate. Il reinserimento nel mercato del lavoro dopo un'interruzione è complesso: le donne in cerca di occupazione dai 50 anni in sù segnalano discriminazioni legate all'età, e il fenomeno non risparmia nemmeno chi è ben integrata nella propria azienda. Superata la soglia dei 50 anni, alcune riferiscono di subire pressioni per spingerle ad anticipare il pensionamento.
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Ageismo: le giovani espatriate non sono al sicuro
Le donne pagano un prezzo particolarmente alto anche tra i lavoratori più giovani, dove rappresentano la categoria più esposta alle discriminazioni legate all'età. L'idea di una donna giovane che si lancia in un'esperienza all'estero fatica ancora a imporsi nell'immaginario collettivo, e le differenze culturali e legislative tra i paesi influiscono in modo determinante sulla percezione del ruolo femminile.
Le principali discriminazioni che possono colpire i giovani espatriati, uomini e donne, sono le seguenti:
Retribuzione inferiore al minimo legale o non proporzionata alle mansioni svolte;
Mancato riconoscimento dei titoli di studio;
Molestie sul lavoro e trattamento diverso.
Vale la pena ricordare che l'età può penalizzare i giovani stranieri anche nella ricerca di un alloggio. Nei contratti di affitto possono comparire clausole illegali che impongono loro di pagare una quota aggiuntiva non richiesta agli stranieri più maturi.
Discriminazione legata all'età: cosa fanno i vari Stati?
Chi subisce una discriminazione legata all'età può difendersi ricorrendo agli strumenti messi a disposizione dai principali paesi di destinazione degli espatriati. In Francia, il portale pourlespersonnesagees.gouv.fr offre informazioni e supporto ai lavoratori più maturi, mentre i lavoratori stranieri vittime di ageismo possono rivolgersi al conseil de prud'hommes (tribunale del lavoro). In Canada, la Commission des droits de la personne et des droits de la jeunesse assiste le vittime di discriminazione nel far valere i propri diritti. Negli Emirati Arabi Uniti (EAU), la legge anti-discriminazione promuove il rispetto dei diritti delle donne e dei lavoratori senza distinzione di età.
Negli Stati Uniti, l'Age Discrimination in Employment Act (ADEA) vieta qualsiasi forma di discriminazione nei confronti dei lavoratori con più di 40 anni. I lavoratori più giovani non sono coperti da questa legge, dato che gli Stati hanno adottato normative specifiche a loro tutela. In base all'ADEA, nessun lavoratore può essere discriminato in base all'età: ha diritto alle stesse condizioni di impiego e alle stesse tutele degli altri, dall'assunzione alla retribuzione, dalle promozioni alle condizioni di lavoro, fino al licenziamento e a qualsiasi altra situazione connessa al rapporto lavorativo.
Quali soluzioni per gli espatriati?
Far rispettare le leggi, però, è tutt'altro che semplice. Se già i lavoratori locali faticano a far valere i propri diritti, per gli espatriati può essere ancora più difficile, per il timore di perdere il lavoro o di essere considerati «lo straniero che si lamenta». Nella pratica, chi viene escluso da una posizione lavorativa a causa dell'età raramente fa appello alla legge: spesso mancano le prove e nessuno vuole affrontare una causa in tribunale, soprattutto in un Paese straniero che non conosce ancora bene.
Le associazioni a difesa dei lavoratori stranieri raccomandano tuttavia di non isolarsi in una situazione come questa. L'espatriato può sempre rivolgersi a una di queste organizzazioni per ricevere supporto e assistenza.
Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.