Come usano i social network gli espatriati?
Chiariamo subito un punto: non si tratta di essere favorevoli o contrari ai social network. I loro vantaggi sono ormai evidenti, soprattutto per chi vive all'estero. Si usano per trovare lavoro, farsi nuovi amici, cercare casa, prendere un appuntamento dal medico, tenersi aggiornati sulle notizie... Nulla è automatico, però: ogni expat costruisce (o non costruisce) la propria routine con questo o quel social network.
Social network ed espatrio: le testimonianze degli espatriati
Si potrebbe pensare, per esempio, che il tempo passato davanti agli schermi aumenti quando si vive all'estero. I social network diventano infatti il modo migliore per restare in contatto con i propri cari, per socializzare in un nuovo paese... Esistono però expat che usano meno i social network quando sono all'estero. È il caso di Moon Dog, che vive alle Filippine e racconta: «Qui uso molto meno i social network che negli Stati Uniti. Controllo le e-mail, a volte pubblico qualcosa su Facebook prima di andare a dormire»
Fred, che vive in Indonesia, usa pochi social network: YouTube e WhatsApp. «Qui WhatsApp funziona come un telefono. Mi chiedono il mio nome utente WhatsApp piuttosto che il numero. Le altre app di chiamata non sono molto diffuse, anche se alcuni usano WeChat.» Fred dice di utilizzare sempre meno i social network. La colpa, secondo lui, è dell'intelligenza artificiale (IA), che impoverisce i contenuti. «Guardo meno video su YouTube ora, per la quantità di video generati dall'IA di scarsa qualità.» Il rapido sviluppo di TikTok rafforza questa sua scelta: «Vedo troppa gente che fa video stupidi.»
L'influenza crescente dell'IA spinge a diffidare dei social network? Sì, confirma Cynic, expat in Inghilterra. «[...] Non credo più a niente di quello che leggo su Internet, ma continuo a connettermi per divertimento.» Cynic guarda YouTube e ammazza il tempo con i Reels di TikTok, ma resta pienamente consapevole del posto e del ruolo dei social network: contenuti che devono rimanere «contenuti».
Sono molti gli expat che hanno vissuto questa situazione: una sera, da soli nella loro casa all'estero, senza una «persona reale» con cui parlare. Nasce così un senso di solitudine, con o senza motivo, ma anche una vita piena di impegni può attraversare momenti difficili. La soluzione è a portata di mano: immergersi nel mondo digitale e guardare contenuti per passare il tempo. Il problema è proprio questo. Quanto tempo dedicare a questa occupazione serale (o diurna)? Quando lo scroll occupa uno spazio sempre più grande nella vita di un expat, si può ancora parlare di rimedio «anti-solitudine »?
Scrollare all'infinito non è un rimedio e non può fare le veci di un nuovo amico, ma cattura l'attenzione... rendendoci passivi. I contenuti che scorrono all'infinito danno una sensazione di soddisfazione immediata. Non bisogna impegnarsi: l'informazione arriva da sola. Quando non si riesce più a uscire dal loop, però, raramente si esce soddisfatti da una «sessione» di scrolling.
No. Il fenomeno riguarda sia gli expat che tutti gli altri. Si può vivere all'estero mantenendo un utilizzo del tutto ragionevole dei social network (come confermano le testimonianze). Si può espatriare e raddoppiare il tempo passato sui social network, ma per buone ragioni: si chiamano i propri cari, si chiedono loro notizie... Questo tipo di utilizzo non ha un impatto negativo sulla qualità della vita, anzi. Ricrea legami, permette di raccontare la propria vita all'estero e di accorciare le distanze. Una volta terminata la conversazione, non si fa alcuna fatica a lasciare lo smartphone, il tablet o il computer.
Lo stesso vale per i contenuti digitali, che servano a informare o a divertire: non costituiscono l'unica fonte di informazione o di svago, ma rappresentano uno strumento tra tanti altri.
Il discorso cambia quando questi contenuti finiscono per sostituire le interazioni reali e diventano l'unica fonte di informazione o di svago. Qualche momento di distrazione sui social ci sta, ma quando lo scroll infinito diventa un'abitudine quotidiana rischia di isolare chi vive all'estero e di sottrarre tempo alle occasioni di incontro e socialità.
Come usare bene i social network durante l'espatrio
È proprio questo il paradosso dei social network. Nati per mettere le persone in contatto, possono finire per fare l'opposto quando ci abituano a consumare contenuti senza sosta, passando automaticamente da un post all'altro. Quando diventa difficile interrompere questo meccanismo, le conseguenze possono farsi sentire anche nella vita quotidiana: calo della concentrazione, stanchezza, irritabilità, perdita di interesse per attività che prima davano piacere e una sensazione generale di sovraccarico.
Per evitare che accada, è utile riportare i social alla loro funzione originaria: strumenti che semplificano la vita e aiutano a creare contatti, senza sostituire le relazioni reali. Per chi vive all'estero possono essere particolarmente preziosi. Le comunità di espatriati online permettono di scambiarsi informazioni, chiedere consigli e trovare un primo punto di riferimento. Ma il loro valore aumenta quando diventano un ponte verso la vita fuori dallo schermo: incontri di persona, associazioni, eventi, nuove amicizie e occasioni per entrare in contatto con la comunità locale.
Lo stesso vale per i rapporti con chi è rimasto nel Paese d'origine. Condividere foto, aggiornamenti e momenti della propria vita può dare l'impressione di essere sempre in contatto, ma non sostituisce una vera conversazione. Anche familiari e amici possono pensare di sapere già tutto attraverso ciò che vedono online e finire per chiamare meno. Eppure sono proprio le conversazioni, anche a distanza, a mantenere vivo il rapporto. I social possono facilitare questo legame, ma non possono prenderne il posto.
Anche quando l'expat sembra raccontare tutta la sua vita sui social network, niente vale una vera conversazione, in presenza o a distanza. Si ha talvolta l'impressione che raccontarsi online basti a tenere aggiornati i propri cari. Loro stessi possono pensare di non avere più bisogno di chiamare l'expat, perché hanno accesso a tutti i suoi contenuti online. In realtà, questi scambi restano indispensabili, perché ricreano un legame. Una foto non parla. Nemmeno un testo. Lo strumento non sostituisce l'interazione umana. Al contrario: favorisce gli scambi e permette di vivere pienamente la propria vita da expat.