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Quando dopo l'estate la vita all'estero pesa di più

donna pensierosa in © Kristina Esaulko /pexels.com

Dopo l'estate, molti italiani all'estero si ritrovano a fare i conti con una sensazione difficile da definire. La routine sembra più pesante, la motivazione cala e ciò che fino a poco tempo prima appariva normale inizia a creare disagio. Può essere solo un momento passeggero, oppure un segnale che merita attenzione. In questo articolo ne parliamo da un punto di vista pratico, con qualche spunto per osservare meglio quello che stiamo vivendo.

Non importa se durante l'estate sei tornato in Italia oppure no, e neanche se vivi nell'emisfero nord o in quello sud, dove le stagioni seguono un calendario diverso. Per molti italiani settembre resta comunque una specie di nuovo inizio. È un momento in cui, volenti o nolenti, si fa il punto della situazione. A volte è proprio in questa circostanza che qualcosa inizia a scricchiolare. Magari non succede nulla di eclatante. Continui ad andare al lavoro, a fare la spesa nel solito supermercato o a percorrere la stessa strada ogni mattina. Eppure ti accorgi che alcune cose ti pesano più del solito.

Forse la sveglia sembra più squillante del normale, il lunedì mattina ti chiedi già quanto manca al weekend e ti ritrovi a guardare più del solito le foto di momenti trascorsi in Italia, pur non essendo una persona nostalgica.

Non è necessariamente tristezza e non è detto che sia insoddisfazione. È una sensazione più sottile. Come quando indossi una scarpa che fino al giorno prima era comoda e improvvisamente inizi a sentirla stretta.

Sei sicuro che il problema sia il Paese?

Quando succede, potresti avere la tentazione di puntare il dito contro il Paese in cui vivi. Inizi a pensare che forse non stai più bene lì, che magari sarebbe meglio trasferirsi altrove o che tornare in Italia potrebbe risolvere tutto.

Sono pensieri che molti espatriati conoscono bene. Ma prima di attribuire tutto al luogo, fermati un momento.

Magari negli ultimi mesi la tua vita si è ridotta al lavoro e alla routine di casa. Forse il gruppo di amici con cui uscivi si è un po' sfaldato. Oppure non ti dedichi più a quelle attività che, all'inizio dell'espatrio, ti incuriosivano e ti davano energia.

Pensa a quando sei arrivato. Probabilmente c'erano posti da scoprire, persone da conoscere, abitudini da costruire. Con il tempo è normale che la novità lasci spazio all'abitudine. Il problema è che, a volte, la routine prende il sopravvento e, quando succede, il Paese finisce per sembrare più pesante di quanto sia in realtà.

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Cosa ti manca davvero?

In queste situazioni è facile pensare che il problema sia la lontananza dall'Italia. Fermati un momento e chiediti cosa ti manca davvero. Perché a volte non è il posto dove siamo cresciuti a mancarci, ma una sensazione, un'abitudine o un modo di vivere che associamo a un determinato periodo.

Magari ti manca uscire con un amico per un aperitivo improvvisato, passare da un familiare senza dover prenotare un volo o essere circondato da persone che ti conoscono da sempre e che capiscono al volo quello che vuoi dire.

Capire quello che realmente ti manca è importante. Perché se il problema è la distanza dagli affetti, la soluzione potrebbe essere quella di rientrare. Se invece manca una vita sociale più ricca, o un maggiore equilibrio nella quotidianità, la risposta potrebbe essere completamente diversa.

Non tutto quello che senti riguarda l'espatrio

A volte capita di attribuire all'espatrio sensazioni che hanno origini molto più semplici.

Magari gli ultimi mesi sono stati particolarmente intensi. Hai lavorato molto, hai avuto poco tempo per te stesso o hai passato l'estate cercando di incastrare mille cose. Quando arriva settembre, tutta questa stanchezza presenta il conto.

Altre volte succede il contrario. Durante l'estate hai rallentato il ritmo per le ferie, tornando poi alla normalità: il confronto può essere brusco. Non perché ci sia qualcosa che non va nella vita attuale, ma perché ogni quotidianità, dopo un periodo diverso dal solito, può sembrare meno entusiasmante.

Per questo dovresti darti un po' di tempo prima di arrivare a conclusioni drastiche. Qualche settimana storta non significa necessariamente che vivi nel Paese sbagliato. Un mese più pesante del solito non implica che sia arrivato il momento di cambiare destinazione.

A volte questa sensazione passa da sola, altre resta. Il nostro stato d'animo fa da campanello d'allarme e ci aiuta a capire se si tratta di una fase temporanea oppure se c'è qualcosa che dovremmo ascoltare più attentamente.

E se non fosse ancora il momento di cambiare Paese?

Quando si attraversa una fase del genere, la mente corre spesso alle grandi decisioni: cambiare lavoro, trasferirsi in un'altra città, provare un nuovo Paese o persino tornare in Italia. Prima di immaginare un cambiamento radicale, però, fatti qualche domanda.

Quando è stata l'ultima volta che hai fatto qualcosa di nuovo? Quando hai accettato un invito invece di restare a casa perché eri stanco? Quando conti di riprendere quel corso, quello sport o quell'attività che continui a rimandare da mesi?

Non sono domande rivoluzionarie, ma spesso rappresentano la svolta. Molti espatriati continuano a vivere per anni seguendo abitudini costruite in una fase diversa della loro vita. Quello che funzionava all'inizio dell'espatrio potrebbe non essere più adatto oggi. E questo non significa necessariamente che il progetto sia fallito. Significa semplicemente che, come accade a tutti, anche noi cambiamo.

Ascoltare i segnali senza avere fretta

La cosa più difficile è resistere alla tentazione di trovare subito una risposta. Quando qualcosa non va, vogliamo trovare immediatamente la soluzione: restare, partire, ricominciare altrove.

La realtà, però, è spesso meno drastica. Alla fine, avere dei dubbi e mettersi in discussione è normale e non significa necessariamente dover prendere una decisione radicale o cambiare direzione. Non ignorare i segnali, ma evita di agire d'impulso. Ascoltati senza giudicarti. Parlane con una persona di fiducia e se lo ritieni necessario consulta uno specialista. Tra il "devo cambiare tutto" e il "passerà da solo" esiste una via di mezzo. Ed è spesso lì che potresti trovare le risposte più utili.

Vita quotidiana
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Francesca
Autore

Dal 2012 gestisco la community italiana di Expat.com, dove accompagno quotidianamente italiani già espatriati o in procinto di trasferirsi. Rispondo alle loro domande, attraverso i forum, su temi cruciali come lavoro, alloggio, sanità, scuola, fiscalità, burocrazia e vita quotidiana all'estero. Il mio ruolo è ascoltare, orientare, condividere risorse affidabili e facilitare il contatto tra espatriati per stimolare la condivisione di esperienze. Gestisco anche la comunicazione e la traduzione di contenuti per la piattaforma. Scrivo articoli per il magazine di Expat.com, affrontando tematiche fondamentali per gli italiani nel mondo come tramandare la lingua italiana ai figli nati all'estero, le relazioni interculturali e l'identità italiana nel mondo, le opportunità di studio e lavoro per i giovani italiani all'estero, l'assistenza sanitaria per gli espatriati italiani e la burocrazia italiana per chi vive all'estero (AIRE, documenti, rinnovi, ecc.). Gestisco inoltre la sezione delle guide, dove mi occupo della traduzione di contenuti dall'inglese all'italiano, e la sezione del magazine dedicata alle interviste degli italiani all'estero: una vera e propria fonte di informazioni sulla vita all'estero, dalla viva voce di chi l'ha vissuta e la racconta per aiutare altri italiani nel loro progetto di espatrio. Nel corso degli anni ho intervistato vari profili tra cui studenti, professionisti, imprenditori, pensionati, famiglie con figli, responsabili dei Centri di Cultura italiana all'estero, dirigenti delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, e membri del Com.It.Es. Ho contribuito all'organizzazione di varie iniziative che hanno ricevuto ampia copertura da AISE (Agenzia Internazionale Stampa Estero), dall'agenzia giornalistica nazionale Nove Colonne, da ComunicazioneInform.it e da ItaloBlogger.com, come rappresentante degli expat italiani nel mondo. Un riconoscimento che valorizza il mio impegno nella promozione della cultura italiana e nella creazione di legami comunitari significativi.

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