Espatriare per brevi periodi: devi pagare le tasse nel paese che ti ospita?

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Pubblicato 2022-07-26 alle 10:00 da Ester Rodrigues
Le persone che si spostano all'estero per brevi periodi lo fanno per diversi motivi: per studiare, per un'esperienza di lavoro, per fare del volontariato... Alcuni potrebbero pensare che la trafila burocratica finisca una volta ottenuto il visto ma non è così perchè, in alcune nazioni, potrebbero essere obbligati a pagare le tasse. In quali casi questo può accadere?

Secondo l'OCSE, un migrante temporaneo è una persona che si trasferisce in un Paese diverso da quello dove risiede abitualmente per un periodo di tempo di almeno tre mesi, ma inferiore a 12 mesi. Questo tipo di spostamento non è da intendersi per scopo di svago, vacanza, visita ad amici o parenti, affari e cure mediche.

Tassazione dei professionisti stranieri in soggiorno temporaneo

Nella maggior parte dei Paesi, gli espatriati devono pagare le tasse relative al lavoro svolto sul territorio, siano essi immigrati temporanei o meno. Se questi ultimi, ad esempio, si recano nel Regno Unito solo temporaneamente, non diventeranno necessariamente residenti fiscali. Tuttavia, dovranno pagare l'imposta britannica sul reddito, in base alla remunerazione percepita per un'attività svolta nel Regno Unito.

Viene spontaneo chiedersi perché non sia il datore di lavoro a versare le tasse per i suoi dipendenti, durante la missione all'estero. Nella maggior parte dei casi è il lavoratore, che percepisce uno stipendio lordo, a farsi carico del pagamento delle imposte. Secondo Friederike Ruch, managing partner di Convinus Mobility Solutions, se il dipendente viene inviato all'estero per conto del datore di lavoro, quest'ultimo deve provvedere.

In Spagna, come nel Regno Unito, i redditi da lavoro percepiti nell'ambito di incarichi temporanei sono imponibili a un aliquota del 24% (contro il 19% applicato ai residenti fiscali di uno Stato dell'UE). Tuttavia, chi risiede all'estero per un periodo inferiore a 182 giorni, potrebbe essere esonerato dal pagamento delle imposte, perché è legalmente considerato come non residente.

In Cina, un espatriato temporaneo viene tassato in base alla durata della sua permanenza nel Paese. Gli espatriati non residenti beneficiano di un periodo di esenzione fiscale di 6 anni. Non devono pagare l'IIT alla Repubblica popolare cinese su entrate provenienti da fonti di reddito non cinesi. Ma per beneficiare di questo tipo di sgravio fiscale, gli espatriati temporanei devono registrarsi presso le autorità fiscali locali.

Fare delle ricerche in merito alla fiscalità

E' importante che un espatriato sia cosciente del fatto che, pur trasferendosi all'estero per un periodo di tempo determinato, potrebbe essere soggetto alle leggi fiscali della nazione di trasferimento.  
Secondo Friederike Ruch, l'aspetto più importante da considerare è se esiste un accordo di doppia imposizione tra il Paese di origine e quello di espatrio. Se esiste una convenzione contro la doppia imposizione fiscale, e quando il lavoratore vive all'estero per un periodo di massimo 182 giorni, pagherà le tasse sul reddito da lavoro nel Paese della sua residenza principale.

Il trattato contro la doppia imposizione fiscale non è in essere in tutte le nazioni del mondo. In questo caso, gli espatriati sono soggetti anche alla fiscalità del Paese di espatrio, indipendentemente dalla natura del lavoro svolto: impiego a distanza, in modalità freelance oppure no.

La regola dei 183 giorni

Laddove si applichi una convenzione contro la doppia imposizione, la cosiddetta "regola dei 183 giorni" entra automaticamente in gioco. Tale norma prevede sostanzialmente che il reddito di un espatriato sia imponibile nel Paese di residenza primaria solo se sono soddisfatte tutte e tre queste condizioni: il lavoratore risiede meno di 183 giorni nel Paese di assegnazione provvisoria; il suo stipendio non viene pagato da un datore di lavoro locale; la retribuzione percepita non proviene da un'attività a tempo indeterminato svolta nel Paese di assegnazione temporanea. Se tutte e tre le condizioni sono soddisfatte, l'onere fiscale del lavoratore resta nel Paese di residenza primaria.

L'elusione fiscale comporta gravi conseguenze e in questo frangente è davvero importante che le aziende, che inviano i loro dipendenti in missione temporanea all'estero, adempiano ai loro obblighi fiscali.