Per Philippe, espatriato francese in Thailandia, l'introduzione del passaporto COVID non ha senso. Spiega: "Ad oggi sappiamo che il vaccino contro il coronavirus funziona come quello dell'influenza, ossia non impedisce la trasmissione del virus! Quindi, accettare un passeggero semplicemente perché vaccinato non blocca la diffusione del virus. E gli asintomatici? ". Invece di parlare di “passaporto sanitario”, secondo lui, sarebbe più logico parlare di “passaporto di immunità”. Philippe ritiene, inoltre, che una persona vaccinata possa rappresentare un pericolo per gli altri senza saperlo. "Una volta vaccinata, questa persona si sentirà al sicuro ma la realtà dei fatti e che può trasmettere il virus come qualsiasi altra persona non vaccinata! La gente sceglie di farsi vaccinare per proteggersi (come nel caso dell'influenza) ma questo non significa che proteggano chi li circonda”.
Philippe pone l'accento sull'attuale situazione in Thailandia, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana in questo articolo. Per rilanciare l'industria turistica, la Thailandia sta valutando l'introduzione del passaporto Covid che permetterà ai viaggiatori di entrare nel Paese senza fare la quarantena, dopo la riapertura delle frontiere. Secondo lui questa decisione è assurda. "Per quanto riguarda il test PCR, il risultato che il laboratorio invia per email con documento PDF può essere facilmente modificato. In Francia, inoltre, è possibile fare un test PCR usando credenziali false perchè la scheda usata per inserire i dati personali viene compilata dal paziente stesso". Per Philippe, conoscere l'efficacia del vaccino è fondamentale prima di introdurre il passaporto Covid. Aggiunge che anche la scelta del vaccino anti-covid è cruciale perchè l'efficienza di alcuni, attualmente sul mercato, è controversa.
Théo, un espatriato francese nei Paesi Bassi, condivide le opinioni di Philippe. Ritiene che se la Commissione europea opterà per l'introduzione del passaporto Covid, “solo gli enti governativi, i servizi medici o altre autorità come i responsabili in dogana, o la polizia di frontiera, dovrebbero poter accedere ai dati personali delle persone. In caso contrario, si tratta di una violazione dei nostri diritti”.
Marie, un'espatriata in Tunisia, non trova ci sia nulla di male nell'emissione di un passaporto Covid. “Quando ho iniziato a viaggiare, i vaccini contro il vaiolo, il colera, la rabbia, la febbre gialla, ecc... erano obbligatori per entrare in alcuni paesi. A me che li ho fatti, è stato dato un certificato di vaccinazione internazionale sotto forma di passaporto (giallo) da presentare alla compagnia aerea e alla polizia di frontiera all'arrivo", dice.




