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Studiare all'estero: dove ti integrerai meglio

Study abroad: Where you'll feel more integrated© drazenphoto / Envato Elements

Quando si pianifica un'esperienza di studio all'estero, di solito si guardano i costi e le classifiche universitarie. A volte si va un po' oltre: quanto è facile trovare lavoro e restare più a lungo. Ma l'integrazione è qualcosa di molto più profondo. E può davvero fare la differenza tra un'esperienza arricchente e una deludente.

Cosa significa essere «integrato»?

È la prima domanda a cui rispondere. La sensazione di essere integrati può variare da studente a studente, e ogni componente dell'integrazione può avere un peso diverso. Ai fini di questo articolo, però, prendiamo in considerazione gli elementi fondamentali.

Il supporto istituzionale

I primi giorni in un nuovo Paese possono essere particolarmente impegnativi. Nuova lingua, nuove regole, nuovi sistemi di trasporto, nuove aspettative a livello scolastico… Persino acquistare una SIM può sembrare un'impresa. Uno studente appena arrivato non ha certo bisogno di ulteriori complicazioni. Ecco perché il supporto istituzionale è fondamentale, soprattutto all'inizio.

Vale la pena verificare se l'università dispone di un ufficio dedicato agli studenti internazionali e quali servizi offre: visti, contratti d'affitto, permessi di soggiorno, registrazione fiscale e così via.

Le sessioni di orientamento e i programmi di tutoraggio possono rivelarsi molto utili. Un tour del campus guidato da un altro studente, ad esempio, è più utile di qualsiasi volantino informativo.

I centri di supporto linguistico rappresentano un valore aggiunto importante. Anche chi è iscritto a un corso in lingua inglese può scoprire lacune nelle proprie competenze, come nella scrittura accademica. In più, è probabile che si voglia migliorare la conoscenza della lingua locale.

I servizi di supporto psicologico pensati per gli studenti internazionali sono sempre un'aggiunta preziosa: lo choc culturale è un fenomeno reale.

La cultura del campus

I numeri contano: una percentuale elevata di studenti internazionali fa sì che chi arriva da fuori non si senta un estraneo. Non si tratta però solo di statistiche, ma soprattutto di interazione.

È utile cercare campus con associazioni multiculturali attive, dove sia possibile costruire relazioni.

Le politiche di antidiscriminazione dell'università meritano attenzione: sono la base su cui si costruisce il senso di appartenenza.

Chiedere ad altri studenti com'è l'atmosfera in aula può essere illuminante. Un'università che promuove la discussione aperta e accoglie opinioni diverse fa sentire gli studenti internazionali più inclusi.

Opportunità di carriera e politiche sull'immigrazione

L'integrazione all'interno dell'università è importante, ma ciò che accade dopo la laurea lo è altrettanto. Molti studenti misurano il proprio senso di appartenenza in base alle possibilità di costruirsi un futuro nel Paese ospitante.

È opportuno verificare se l'università offre percorsi per ottenere un visto post-laurea: è un segnale che i laureati internazionali sono considerati una risorsa e sono i benvenuti.

Conviene anche informarsi sull'accesso a tirocini e lavori part-time durante gli studi: è un ottimo modo per costruire una rete professionale in anticipo.

E il visto di lavoro? Quali sono i requisiti per richiederlo e quanto è realistico trovare un impiego subito dopo la laurea?

Il quadro generale

Al di là delle mura dell'università c'è una società in cui bisognerà vivere.

I Paesi aperti all'immigrazione offrono più opportunità e, in generale, una vita quotidiana più serena.

Sicurezza e qualità della vita: un ambiente sicuro permette di concentrarsi sugli studi ed esplorare liberamente il nuovo contesto.

L'ambiente linguistico: le persone intorno parlano inglese? E in caso contrario, si riesce lo stesso a comunicare?

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Dove gli studenti si sentono più integrati

Individuare con precisione il luogo in cui ogni singolo studente si sentirà più accolto è probabilmente impossibile: si tratta di una questione molto personale. Esistono però destinazioni e università più aperte e accoglienti nei confronti di chi arriva da contesti diversi.

Canada

Il Canada è stato il primo Paese al mondo ad adottare il multiculturalismo come politica governativa ufficiale. Questo lo rende naturalmente un ambiente molto accogliente per gli studenti internazionali.

Esistono percorsi definiti per gli stranieri dopo la laurea, e gli studenti possono realisticamente puntare a costruirsi una vita qui.

Il Paese dispone di un solido sistema di servizi pubblici e di elevati standard di sicurezza. Il tasso di criminalità, rispetto ad altri Paesi della regione, è basso.

Città come Vancouver e Montreal ospitano da tempo comunità di espatriati ben radicate.

Tra le università da considerare: l'Università di Toronto, l'Università della British Columbia e la McGill University, tutte note per le comunità di studenti internazionali e per i servizi di orientamento al lavoro.

Paesi Bassi

I Paesi Bassi offrono un sistema di istruzione superiore di qualità e ampiamente accessibile. L'offerta di corsi interamente in inglese è molto vasta, quindi gli studenti internazionali possono seguire le lezioni e partecipare pienamente alla vita universitaria fin dal primo giorno, anche senza conoscere l'olandese.

Le università olandesi olan sono apprezzate anche per l'atmosfera che si respira in aula. Gli studenti sono incoraggiati a confrontarsi e a mettere in discussione le loro idee: l'integrazione diventa così un'attività che avviene direttamente in classe.

All'Università di Maastricht, ad esempio, gli studenti vengono spesso suddivisi in piccoli gruppi eterogenei per discutere di problemi attuali. L'Università di Amsterdam e il Politecnico di Delft registrano costantemente un'alta percentuale di studenti internazionali.

Svezia

In Svezia l'integrazione passa anche attraverso un modello sociale poco gerarchico. All'università i professori sono generalmente accessibili e agli studenti viene richiesta una forte autonomia di pensiero e di lavoro. La minore formalità nei rapporti tra docenti e studenti può quindi facilitare la partecipazione alla vita universitaria e l'inserimento nel nuovo ambiente.

Le associazioni studentesche sono molto diffuse nelle università svedesi e rappresentano il fulcro della vita sociale universitaria. Organizzano eventi, attività culturali e programmi di tutoraggio, ma la loro funzione più profonda è quella di coinvolgere i nuovi arrivati nella vita della comunità.

L'Università di Lund, l'Università di Uppsala e l'Università di Stoccolma offrono il maggior numero di programmi erogati interamente in inglese.

Australia

In Australia la diversità nei campus è la norma. L'ambiente anglofono facilita l'adattamento di molti studenti e, inoltre, esistono percorsi chiari per ottenere un visto di lavoro dopo la laurea. In breve, in Australia i diversi aspetti si combinano in modo favorevole.

Gli studenti hanno accesso a solidi servizi di orientamento al lavoro e a opportunità di tirocinio nelle principali università, tra cui l'Università di Melbourne, l'Università di Sydney, la Monash University e altre ancora. Città come Melbourne e Sydney sono multiculturali per natura, e l'integrazione al di fuori del campus risulta più agevole per chi arriva da fuori.

Germania

La Germania offre agli studenti internazionali qualcosa di unico: un'istruzione di alta qualità con costi contenuti, o addirittura assenti, nelle università pubbliche.

Per molti studenti questo significa innanzitutto una minore pressione economica, con effetti positivi anche sull'integrazione. Senza dover risparmiare su ogni spesa o cercare necessariamente un lavoro part-time, è possibile dedicarsi maggiormente allo studio e alla vita universitaria.

La lingua può rappresentare un ostacolo per chi non parla tedesco, anche se nelle grandi università aumenta il numero di programmi interamente in inglese, soprattutto a livello magistrale. Per chi pensa di restare in Germania più a lungo, imparare il tedesco diventa però una necessità oltre che un'opportunità: conoscere la lingua facilita sia le relazioni sociali sia l'accesso al mondo del lavoro.

Tra le università più frequentate dagli studenti internazionali figurano il Politecnico di Monaco, l'Università di Heidelberg e la Humboldt-Universität di Berlino. Tutte mettono a disposizione uffici internazionali dedicati e offrono assistenza per la gestione di visti e pratiche burocratiche.

Un elemento da non sottovalutare è il mercato del lavoro tedesco, più dinamico rispetto a molti Paesi vicini. Questo offre agli studenti internazionali prospettive di carriera più concrete e un passaggio alla vita lavorativa meno stressante.

Dove l'integrazione può essere difficile

Alcuni Paesi facilitano l'integrazione, mentre in altri il processo può risultare più complicato.

Paesi con poca esperienza di immigrazione

Nei Paesi con una popolazione relativamente omogenea e bassi livelli di immigrazione, integrarsi e adattarsi può risultare più difficile.

E' il caso di Giappone, Corea del Sud o Cina. Il numero di studenti internazionali è in crescita, ma la popolazione rimane sostanzialmente uniforme. Gli studenti stranieri tendono quindi a distinguersi e ad attirare curiosità. Una curiosità genuina, certo, ma che può anche ricordare costantemente il proprio status di «straniero».

Irina ha studiato a Dalian, in Cina, dal 2023 al 2025: «Ho amato moltissimo studiare in Cina. Ho migliorato la lingua, conseguito il master e viaggiato molto. Devo però ammettere che ero costantemente al centro dell'attenzione. Spesso mi veniva chiesto di fare presentazioni sul mio Paese d'origine o di partecipare a concerti studenteschi per qualsiasi festività "occidentale". Molte delle prime conversazioni con altri studenti sembravano più delle interviste, tanta era la curiosità per la mia vita a casa…»

Essere oggetto di tanta curiosità e attenzione può essere controproducente. All'inizio uno studente può sentirsi visto e apprezzato. Col tempo, però, molti studenti internazionali desiderano semplicemente sentirsi parte del gruppo, senza dover continuamente distinguersi.

Paesi con tradizioni culturali o religiose rigide

Studiare all'estero significa anche, tra le altre cose, scoprire culture diverse. In alcuni contesti, però, gli studenti internazionali possono fare fatica ad adattarsi a stili di vita molto distanti dal proprio, o poco flessibili.

Per decenni, ad esempio, le università dell'Arabia Saudita hanno adottato un sistema di istruzione separato per genere, con uomini e donne in aule distinte o addirittura in sedi separate. Negli ultimi anni sono stati introdotti anche programmi misti, ma le limitazioni sociali alle interazioni tra uomini e donne rimangono. Senza una conoscenza approfondita della cultura locale, uno studente internazionale può sentirsi profondamente fuori posto.

Paesi con barriere linguistiche

In molti Paesi è possibile trovare un corso di laurea erogato interamente in inglese. La vita quotidiana, però, si svolge in un'altra lingua. Affittare un appartamento, aprire un conto corrente, acquistare un abbonamento ai mezzi pubblici: in tutte queste situazioni sono necessarie almeno le basi della lingua locale. Se l'inglese non è diffuso come seconda lingua, la vita di tutti i giorni può diventare rapidamente opprimente. Imparare la lingua locale diventa allora indispensabile, ma richiede tempo che va sottratto agli studi e alla vita sociale. Ecco perché l'accesso a corsi di lingua in università è un elemento davvero importante.

Paesi con una cultura accademica diversa

Il cinema contemporaneo ci ha abituati a vedere università in cui gli studenti discutono in aula, fondano associazioni e si confrontano apertamente con i professori. Per uno studente internazionale, aspettarsi un ambiente di questo tipo può quindi essere del tutto naturale. In alcuni sistemi educativi, però, i docenti mantengono una maggiore distanza e il loro ruolo viene percepito in modo più gerarchico. Chi proviene da un contesto più aperto e partecipativo, o semplicemente si aspetta relazioni più informali, può trovare questo ambiente piuttosto rigido.

Alcuni studenti dell'Europa orientale, in particolare russi, raccontano di aver provato un certo choc culturale nel vedere rapporti molto informali tra studenti e professori durante gli studi all'estero. Ma può accadere anche il contrario: chi è abituato a relazioni accademiche poco formali può sentirsi altrettanto disorientato trovandosi improvvisamente in un sistema più gerarchico.

Opportunità limitate

Alcune destinazioni offrono un sistema educativo di qualità, ma hanno un mercato del lavoro saturo di neolaureati. In altri casi, anche quando c'è richiesta di personale, vengono privilegiati i cittadini locali, riducendo le opportunità per gli stranieri.

Gli studenti internazionali in Thailandia, ad esempio, apprezzano spesso il Paese per la sua cultura accogliente e per la qualità dei programmi universitari, soprattutto a Bangkok. La Thailandia mantiene però un elenco di professioni riservate esclusivamente ai cittadini thailandesi: in alcuni settori, quindi, gli stranieri non possono lavorare.

Tutto questo mostra quanto l'integrazione dipenda da molti fattori e quanto sia difficile trovare una combinazione perfetta. Più si approfondiscono le caratteristiche dell'università scelta e del Paese di destinazione, maggiori sono le possibilità di arrivare preparati. Sapere cosa aspettarsi aiuta a ridurre le preoccupazioni legate ad aspetti come la lingua o i visti e a concentrarsi sulle difficoltà più concrete, come trovare un tirocinio o ottenere un'offerta di lavoro.

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Natallia Slimani-Mercier
Autore

Natallia ha conseguito una laurea con lode in lingua inglese e interpretazione simultanea e ha lavorato come scrittrice e redattrice per varie pubblicazioni e canali mediatici in Cina per dieci anni.

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