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Zero tasse all'estero: il sogno fiscale può diventare una trappola

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photobyphotoboy / Envato Elements
Scritto daAsaël Häzaqil 27 Maggio 2026

Vivere in un paese senza pagare le tasse: un sogno per molti espatriati che scelgono la destinazione proprio in base alla politica fiscale locale. Ma esiste davvero il paese a "zero tasse" per gli stranieri? Quali sono i rischi finanziari nascosti a cui bisogna fare attenzione?

Quali sono i paesi con « zero tasse sul reddito» nel 2026?

Trasferirsi all'estero per pagare meno tasse: non è una novità. La prospettiva infatti attrae sempre più persone che progettano un trasferimento, in particolare le più facoltose. I vari Stati ne sono consapevoli e si contendono l'arrivo di stranieri ad alto reddito.

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU), il Qatar, il Kuwait, l'Arabia Saudita, l'Oman, il Bahrain, le Isole Cayman, le Isole Vergini Britanniche, il Brunei, il Vanuatu, Saint Kitts e Nevis e le Bahamas figurano tra i paesi che non applicano imposte sul reddito delle persone fisiche. In altri termini: i redditi percepiti in questi territori non sono soggetti a tassazione.

Alcune particolarità

  • Monaco: nessuna imposta sul reddito delle persone fisiche… ad eccezione dei cittadini francesi.
  • Arabia Saudita: l'esenzione fiscale sul reddito riguarda i lavoratori stranieri impiegati nel paese, in particolare nei settori della sanità, del petrolio, del gas, delle costruzioni e dell'istruzione: i loro stipendi sono esenti da imposte.
  • Bermuda: i lavoratori dipendenti percepiscono lo stipendio intero, ma le imprese sono tenute a versare un'imposta sulle retribuzioni corrisposte.

Esenzioni: quali imposte sono interessate?

Se gli espatriati più abbienti apprezzano così tanto questi paesi, è perché la loro politica fiscale consente di non pagare una serie di imposte: l'imposta sul reddito, ma anche l'imposta sulle plusvalenze (i profitti realizzati dalla vendita di immobili o di attività finanziarie), le tasse di successione (gli eredi sono esenti da tassazione) e l'imposta patrimoniale (il patrimonio degli espatriati non è soggetto a imposta). Gli espatriati titolari di un'impresa possono inoltre sfuggire all'imposta sulle società.

Tutto dipende, naturalmente, dalla normativa specifica del paese di destinazione. Il Vanuatu, ad esempio, non applica imposte sul reddito delle persone fisiche, sulle plusvalenze e sulle successioni, e non prevede nemmeno un'imposta sulle società. In Qatar non esiste alcuna imposta sul reddito delle persone fisiche; tuttavia lo Stato ha introdotto un'imposta sulle società, pari al 10%, sugli utili realizzati localmente dalle società straniere.

Espatrio in un paese fiscalmente vantaggioso: attenzione ai rischi finanziari

Trasferirsi in un «paradiso fiscale» non è privo di rischi. L'esenzione fiscale nel paese di destinazione non solleva l'espatriato dagli altri obblighi, in particolare quelli nei confronti del paese d'origine.

Residenza fiscale e tassazione

L'espatrio non comporta necessariamente un cambio di residenza fiscale. Qualora la residenza fiscale dell'espatriato rimanga nel paese d'origine, questi continuerà a essere tassato in tale paese, inclusa l'imposta sul reddito, se prevista dalla normativa locale. Per evitare la doppia imposizione, numerosi paesi hanno stipulato convenzioni contro la doppia tassazione. È consigliabile rivolgersi a un esperto di fiscalità internazionale per verificare quali redditi saranno considerati «di fonte estera» o «di fonte locale» e quale regime fiscale sarà applicato.

Imposte di successione applicabili nonostante l'espatrio

La residenza fiscale degli eredi può incidere sulle imposte di successione anche in caso di espatrio. Un erede non fiscalmente residente nel proprio paese d'origine potrebbe, ad esempio, essere tenuto a pagare imposte sia nel paese d'origine sia in quello di residenza; tutto dipende dalle convenzioni in vigore tra i due Stati (convenzione contro la doppia imposizione). In assenza di tali accordi, l'espatriato rischia di subire una doppia tassazione.

Exit tax

Cedere il proprio patrimonio prima di trasferirsi all'estero non è necessariamente la scelta più conveniente. In alcuni Paesi esiste infatti l'exit tax, un'imposta sulle plusvalenze latenti relative, per esempio, ad azioni o quote societarie, anche quando questi asset non sono ancora stati venduti. È una misura pensata proprio per evitare che chi si trasferisce all'estero sottragga determinati beni alla tassazione del Paese di partenza.

Paesi senza imposta sul reddito: attenzione alle imposte indirette

Chi valuta un trasferimento all'estero per ottimizzare le proprie entrate se lo chiede spesso: davvero “zero imposte sul reddito” significa pagare meno tasse? Non sempre. In alcuni Paesi, l'assenza di imposte sul reddito può essere compensata da altri costi o prelievi meno evidenti. La realtà, quindi, può essere meno vantaggiosa di quanto sembri a prima vista. I rischi finanziari esistono e richiedono prudenza, soprattutto per imprenditori e investitori espatriati.

IVA e accise: quali paesi le applicano?

Trasferirsi in un paese fiscalmente molto favorevole non significa smettere definitivamente di pagare tasse. Alcuni dei «paradisi fiscali» più ambiti dagli espatriati applicano un'imposta indiretta a carico di tutti i contribuenti: l'imposta sul valore aggiunto (IVA) e/o le accise, ossia imposte specifiche che gravano su determinati beni di consumo.

Dal 2018, gli EAU applicano un'IVA del 5% e accise sulle bevande zuccherate, sulle bevande energetiche e sul tabacco. Lo Stato prevede tuttavia possibili rimborsi dell'IVA per gli stranieri che ne hanno diritto.

Anche altri paesi del Golfo hanno reintrodotto l'IVA:

  • Arabia Saudita: 15% dal 1° luglio 2020, con accise comprese tra il 50% e il 100%, applicate in particolare alle bevande gassate (50%), alle bevande energetiche (100%) e al tabacco.
  • Oman: 5% dal 2021, con accise del 100% su tabacco e prodotti derivati, bevande energetiche, prodotti contenenti carne di maiale e alcolici. Le bevande zuccherate sono tassate al 50%.
  • Bahrain: 10% dal 1° gennaio 2022, con accise del 100% su tabacco e bevande energetiche, e del 50% sulle bevande zuccherate.

Le Bahamas, il Vanuatu e Monaco applicano anch'essi un'IVA ordinaria (rispettivamente del 10%, del 15% e del 20%). Dopo una riduzione dell'IVA al 13% nel febbraio 2025, Saint Kitts e Nevis è tornata ad applicare un'aliquota del 17% da luglio 2025.

Non è prevista IVA in Kuwait, Brunei, Isole Cayman, Isole Vergini Britanniche e Qatar. Quest'ultimo ha promulgato una legge sull'IVA nel 2018, con un'entrata in vigore prevista, inizialmente, nel 2026; ad oggi non è stata ancora fissata alcuna data ufficiale di applicazione.

Imposte prelevate sulle società straniere

Alcuni Paesi tassano anche le società straniere. È il caso, per esempio, di Emirati Arabi Uniti, Andorra, Bahrain, Monaco, Saint Kitts e Nevis e Qatar. Questo non significa però che il loro quadro fiscale sia necessariamente sfavorevole: molti di questi Stati continuano a offrire condizioni interessanti per attrarre investitori e imprenditori stranieri, anche attraverso zone franche dedicate alle imprese estere. In Qatar, per esempio, le società straniere insediate in una zona franca possono beneficiare di un'esenzione fiscale di 20 anni. Monaco applica invece un'imposta del 25% alle società straniere che realizzano oltre il 25% del proprio fatturato fuori dal Principato. Dal 2023, gli Emirati Arabi Uniti applicano una corporate tax del 9% sugli utili societari superiori a 375.000 dirham emiratini, pari a circa 102.110 dollari.

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A proposito di

Asaël Häzaq, web editor specializzato in notizie politiche e socioeconomiche, osserva e decifra le tendenze dell'economia internazionale. Grazie alla sua esperienza come espatriata in Giappone, offre consigli e analisi sulla vita da espatriato: scelta del visto, studi, ricerca di lavoro, vita lavorativa, apprendimento della lingua, scoperta del Paese. Titolare di un Master II in Giurisprudenza - Scienze Politiche, ha sperimentato anche la vita da nomade digitale.

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