Uber: potete vivere senza?

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Pubblicato 2020-01-09 13:27

Uber si è attirato diverse critiche nell'ultimo anno tanto da vedersi potenzialmente revocare la licenza in parecchie destinazioni nel mondo. Questa tipologia di servizio automobilistico condiviso è uno strumento essenziale per chiunque viva in una grande città  e voglia risparmiare sui costi del trasporto. Cosa succederebbe in caso Uber cessasse la sua attività in seguito a controversie legali? E come organizzarsi se ci si trasferisce in un paese dove il servizio di Uber non è disponibile?

Dal momento in cui il segnale della cintura di sicurezza si spegne, sale l’adrenalina. Controllo passaporti? Fatto. Ritiro bagagli? Fatto. Dogana? Fatto, e mettete piede nella sala Arrivi, pronti ad iniziare la nuova avventura da espatriati in un paese straniero. Che sia la vostra prima, o ventesima esperienza all’estero, l’emozione è sempre la stessa.

Prossimo passo: raggiungere casa. Accendete lo smartphone, attivate la connessione dati – avete una sim locale, vero? – Aprite la app di Uber:- "Uber non disponibile in questa destinazione." Cosa?... Panico, e adesso?

Prendere il pullman potrebbe essere un’alternativa, ma come fate a sapere dove fermarvi se non conoscete la città? E poi, dove potete mettere tutte le valigie che vi portate dietro? Come minimo non ci sarà spazio sufficiente per sistemarle! Vi rimane la scelta obbligata di salire su un taxi dell’aeroporto che se non fate attenzione vi spennerà. 

L’arrivo in terra straniera può essere stressante, all'inizio, se non sappiamo come spostarci. L’ideale sarebbe avere un amico che ci venisse a prendere in aeroporto per portarci a destinazione. Ma questo non è sempre possibile. Alcuni di noi viaggiano soli. Come fare quindi per non essere colti alla sprovvista? Semplice – pianificare in anticipo consultando il web e le informazioni governative.

Perché scegliamo di fare affidamento sulle app per organizzarci la vita? Secondo il CEO di SurveyMonkey, Zander Lurie, la verità è per che noi, consumatori moderni, le applicazioni mobili sono come il comfort food, facilmente disponibile e tutto sommato soddisfacente. Troviamo conveniente chiamare un taxi utilizzando un'app, conoscere in anticipo la tariffa da pagare, e prepagare il servizio il tutto restando sediti sul divano. 

Uber guadagna una percentuale sul costo di ogni corsa senza possedere un solo veicolo sebbene ora disponga anche di una flotta di vetture che si possono noleggiare, aspetto che consente a chi le guida un accesso più diretto all’attività lavorativa.

Una situazione vincente a tutto tondo? Non proprio.

Nel corso degli anni, le autorità preposte al rilascio delle patenti di guida, hanno palesato la loro preoccupazione verso individui che guidano senza avere mai preso la patente, usando auto non assicurate, e nei confronti di persone poco raccomandabili che operano nel circuito di Uber. 
Le stesse statistiche di Uber sulla sicurezza riportano che ci sono stati ben 5.981 denuncie di violenze sessuali, perpetrate dai conducenti a danno dei passeggeri, tra il 2017 e il 2018. I casi sono purtroppo aumentati di recente. Uber non è il solo ad essere sotto accusa ma ci sono anche altre compagnie come Lyft, ad esempio. 
La Transport for London ha annunciato la rimozione della licenza a Uber di operare in città, a fronte di oltre 14.000 corse operate da 43 conducenti che hanno violato le normative.

Altro aspetto su cui riporre l’attenzione e meditare è che questa tipologia di servizi, prendiamo a riferimento Uber e Lyft, pur essendo molto popolari e godendo di ingenti entrare, non realizzano profitti per cui saranno costrette ad aumentare le tariffe. Mettendo tutto sul piatto della bilancia, varrà quindi ancora la pena usare il car sharing per spostarsi?

Uber e Lyft non sono i soli operatori di taxi che utilizzano app per far girare la loro attività. Basta fare una ricerca su internet per rendersi conto che sempre più aziende locali mettono le app a disposizione degli utenti perché si rendono conto della praticità di questo sistema per generare entrare. 

Sebbene gli operatori del settore mettano l’accento sulla condivisione delle auto come modo di ridurre l’inquinamento ambientale, alla fine non è propriamente cosi, forse il contrario. La quantità di veicoli sulle strade, già affollate, aumenta perché le persone invece che usare i mezzi di trasporto pubblico, optano comunque per mettersi in macchina, propria o condivisa che sia. Il numero delle vetture in circolazione resta elevato. 

Articolo tradotto da: Uber: Can you live without it?


 

Fonti :