Un saluto a tutto il gruppo,
sono un nuovo iscritto e con l'occasione desidero ringraziare gli amministratori e moderatori di questo portale per avermi accettato e per permettermi di scrivere su questo gruppo, saluto altresì tutti gli iscritti e partecipanti.
Mi chiamo Fausto, molto piacere, sono un imprenditore italiano (del Veneto) che opera nel settore "food & beverage" e sarei interessato ad aprire una prima gelateria in Tunisia, precisamente a Susa (Sousse), con l'obiettivo in seguito di aprire altri punti vendita, abbinandoci eventualmente anche la caffetteria (tutti prodotti made in italy) creando e sviluppando una rete in franchising come già sto portando avanti attualmente qui in Italia.
A tal riguardo mi piacerebbe ricevere un feedback sul tipo di business idea, se secondo voi potrebbe essere profittevole in questo Paese oppure no, accetto volentieri tutti i pareri e/o consigli che eventualmente vorrete fornirmi!
Grazie per l'attenzione
Un cordiale saluto a tutti!Fausto
-@RistSol
Ciao, forse superfluo dirlo a te, dato che sei già un imprenditore, ma è buona norma la realizzazione di un business plan che confermi la potenzialità tenuto conto di tutte le specificità locali.
La qualità è apprezzata anche dai tunisini. Potervi accedere è questione di disponibilità economica. Ma il mercato c'è, senza contare poi la stagione turistica. Come ti è già stato scritto, fuori dalle buone gelaterie che sempre la coda in certi periodi, nonostante i prezzi. La concorrenza è anche alta. L’Italia è amata dalla maggioranza dei tunisini, Sopratutto nel nord danno nomi italiani ai loro bar, ristoranti, ecc.
Le peculiarità principali sono legate al protezionismo riguardo al mercato locale. In Tunisia sono ben accetti investitori che portino lavoro e che traggano i loro proventi soprattutto sui mercati esteri. A costoro sono consentite anche ampie quote di rivendita sul mercato locale. Ma stiamo parlano di attività manifatturiere e industriali di tipo B2B. Costoro possono rimpatriare i profitti realizzati.
Per commerciare sul mercato interno occorre socio di maggioranza e amministratore tunisino (la patente di commerciante è rilasciata solo ai tunisini). In Tunisia, a differenza del Marocco ad esempio, la legge punisce abbastanza severamente anche chi si presta ad aggirare la norma di cui sopra (i cosiddetti prestanome). Non è un caso se sono ben poche le attività commerciali che vedono uno straniero coinvolto. In molti casi piccole attività di questo tipo sono di un italiano (straniero, più in generale) con moglie tunisina. Oppure sono gestori: ovvero gestiscono, pagando un affitto e previa di solito una fee d'ingresso, l'attività e il locale di proprietà di un tunisino. Ovviamente restano a carico del gestore tutti gli investimenti (meglio: i costi in questo caso) eventualmente necessari: rinnovo arredamento dei locali, macchinari, imposte, collaboratori, ecc.. I profitti realizzati sul mercato locale, in Dinari, in entrambi i casi non possono essere esportati.
Anche i, relativamente pochi, grandi marchi internazionali non sfuggono alla regola in generale e se vai a vedere le società sotto cui operano sono locali.
Il modello del franchising è quindi di principio realizzabile, ove la società locale acquista la licenza d'uso del marchio ecc.. Tuttavia sono perplesso sulla realizzabilità pratica su questa scala, conoscendo un po' la cultura tunisina. Ti interfacceresti con piccoli "imprenditori" dalla sconosciuta/dubbia affidabilità. La pratica di scimmiottare i grandi marchi internazionali è comune, come pure la mancanza di costanza nel tempo e la tendenza a "gabbare" il socio/partner assente o lontano. Avresti di fatto ben poco controllo sui singoli locali in termini di qualità del prodotto, immagine, ecc.. La probabilità di trovarsi con il locale sotto una nuova insegna dopo la fase di avviamento è concreta e la protezione, sebbene esista dal punto di vista legale, ben difficilmente si concretizzerebbe. Inoltre, per quanto detto sopra, non puoi prevedere alcun introito in uscita dalla Tunisia in percentuale sui ricavi. Difficile pure ipotizzare che il franchisee investa sull'intangibile, in particolare su una eventuale royalty ricorrente. Anche sul pagamento della fee di ingresso potrebbero esserci difficoltà, dal momento che per inviare denaro all'estero un tunisino deve ottenere l'autorizzazione della Banca Centrale; procedura potenzialmente scoraggiante per un micro "imprenditore". Questo potrebbe essere risolto costituendo un franchisor locale che sarebbe l'unica entità a interfacciarsi con la "casa madre", ma sempre resta la questione del socio tunisino anche per questa entità...
C'è poi la già citata questione dei dazi all'importazione e ai vincoli su certi prodotti. Ma questo impatta "solo" sul posizionamento di prezzo necessario e la sua sostenibilità sul mercato.
Le difficoltà su questa scala e settore di attività non mancano quindi. A quel punto, esaminato tutto, e le necessarie modifiche all'impianto del progetto rispetto all'ideale che hai in mente ora, potrai verificare se ancora avrà senso.
Certo è una strada in salita, che magari potrà essere "stimolante", ma che in Tunisia può diventare scoraggiante.
Una chiacchierata con un serio commercialista locale comunque può essere utile. Su Tunisi ci sono ottime società di professionisti che potrebbero avere soluzioni da proporti.
Non so cosa ti porta a guardare alla Tunisia come primo mercato estero per ampliare il tuo progetto, ma l'Unione Europea consta ormai di 27 paesi, di cui 20 adottano Euro. Giusto una riflessione. 
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