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Usa andata e via

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Incontriamo Luca, autore di “ Usa andata e via”, il blog che abbiamo selezionato per voi nel mese di Marzo. Via alle presentazioni: chi sei e da dove vieni?
Ciao a tutti mi chiamo Luca, ho trentanove anni e sono nato a Milano, dove ho vissuto fino a circa un anno fa.
Mi considero una persona piuttosto curiosa e sempre in movimento, mi piace viaggiare, conoscere posti e persone diverse e attaccare bottone mentre tento di scattare foto improponibili.
Amo i gatti, i cani e in genere tutti gli animali (se non fossi medico di umani, sarei veterinario),  mi piace camminare per sentieri, esplorare città, paesi, continenti, nuotare, i fumetti strani (parole di mia moglie), i manga e le graphic novels, il cinema indipendente, tutto quello che è tecnologia, leggere, fare musica, cucinare, il vino rosso, parlare tanto e ultimamente mi sono appassionato a un gioco che si chiama Cards Against Humanity.
Dunque è successo che qualche anno fa (ormai tanti), durante un viaggio in giro per l’Europa del Nord (da squattrinato), ho incontrato la mia attuale moglie (nonchè amica e compagna di avventure), Americana, che stava frequentando un anno universitario all’estero, precisamente in Inghilterra.
I suoi anni all’estero sono poi diventati due, e noi abbiamo continuato a frequentarci tra Milano e Londra per altri due anni.
Ci siamo così sposati e siamo rimasti a vivere in Italia, mentre io cominciavo e finivo la mia specializzazione medica.
Nonostante avessimo sempre parlato di un ipotetico nonchè fantomatico trasferimento negli USA, non l’abbiamo mai veramente messo in pratica fino a circa tre anni fa quando in preda a follia abbiamo deciso di spostarci e di cambiare vita.
I motivi sono stati tanti, ma forse è solo la nostra scusa per familiari e parenti e in primis per autoconvincerci che in realtà volevamo solo cambiare vita. Adesso viviamo negli Stati Uniti.

In che città risiedi e da quanto tempo ti sei trasferito?
Vivo a Portland in Oregon da circa un anno.

Cosa facevi in Italia e di cosa ti occupi attualmente?
In Italia facevo l’anestesista.
Quando sono arrivato qui ho cominciato come research fellow. Attualmente sto finendo di preparare gli esami per la certificazione ECFMG, che altro non è che l’abilitazione medica statunitense, che servirà poi per concorrere a una residency (specializzazione medica) e così poter riprendere la professione medica.
La laurea in Medicina e Chirurgia conseguita in Italia è legalmente riconosciuta negli USA (per fortuna), ma devi comunque superare l’esame di abilitazione alla professione medica, mentre le nostre specializzazioni non sono legalmente riconosciute, anche se tenute in conto per quanto riguarda l’esperienza clinica lavorativa e quindi devi necessariamente rifare tutto il percorso.
Ho alcune collaborazioni di ricerca dipendenti da fondi esterni e quindi sto cercando un lavoro più stabile, finchè non sarò ammesso alla residency. Mi sono comunque scoperto addosso una certa vena d’avventura e sono perciò aperto a lavorare anche in campi diversi dalla medicina e dalla ricerca.

Per quel che concerne la sfera lavorativa, l’America è un paese meritocratico?
Io penso di si.
In effetti appena arrivato, dopo aver sostenuto un solo colloquio, mi hanno offerto la possibilità di fare ricerca e di essere parte di un team, tenendo conto della mia storia lavorativa italiana e della mia esperienza. Ribadisco che ho una minima esperienza di ricerca in Italia.
I tuoi anni di studio e i tuoi interessi vengono valorizzati e presi seriamente in considerazione insieme alla tua voglia di essere parte attiva del gruppo con cui lavori.
Ho sostenuto dei colloqui recentemente e non ho mai avuto l’impressione di essere stato discriminato o che ci sia stata la presenza del raccomandato di turno.
Il processo di selezione lavorativa è piuttosto cristallino, almeno per quanto riguarda la mia esperienza in ambito di ricerca.
Ho da subito avuto l’impressione che i criteri di selezione per una determinata posizione siano piuttosto chiari, così come le tue e le loro responsabilità, i tuoi e i loro diritti e doveri. In genere sai già se sei o meno in possesso dei requisiti lavorativi che stanno cercano, ti informano subito se sono disposti ad ampliarli perchè gli interessa la tua esperienza e ti vogliono nella squadra.
Quello che mi preme ribadire è che il sistema lavorativo americano è molto selettivo e ricerca delle competenze ben precise, dando comunque molto spazio alla meritocrazia e alla creatività, ma tende sempre a favorire prima i propri cittadini e i permanent resident (coloro che hanno la green card per vari motivi). Quindi trovare lavoro qui non è facile senza un visto ben preciso o il possesso della green card.
I visti lavorativi sono limitati e molto costosi, ma sono pronti a pagare per assumerti se sei una persona che a loro interessa e su cui vogliono scommettere, perchè hai competenze specifiche e voglia di metterti in gioco.

Spazio al tuo blog “Usa andata e via”, quand’è che hai cominciato a scriverlo e quali sono le principali tematiche di cui ti piace parlare?
Ho cominciato a scrivere questo blog qualche tempo prima della partenza per gli USA, mentre organizzavo il trasloco della mia vita dall’altra parte dell’oceano.
Il processo di immigrazione americana è piuttosto serio, dispendioso e non proprio immediato.
Mia moglie, cittadina americana, è partita prima di me, perchè ha ricevuto un’offerta di lavoro e io sono rimasto ad aspettare il visto e la successiva green card per potermi trasferire.
Dopo i primi momenti di euforia, sono arrivati lo stress e un po’ di ansia.
In effetti l’idea di lasciare la mia famiglia d’origine e gli amici, la città dove sono nato e ho vissuto da sempre, di lasciare il mio lavoro e di ricominciare da capo mi ha procurato non poco stress! Ammetto che un po’ di paura di fallire ce l’hai quando sai che dovrai comunque ricominciare da capo e lavorare sodo in un paese diverso dal tuo, con una lingua e una cultura diversa. Ho percio’ maturato l’idea di aprire un blog come contenitore in cui scaricare tensioni e paura dell’ignoto.
Nel blog tento di parlare della mia vita in America, delle mie esperienze, delle differenze e di come le vivo, delle cose che mi fanno stare bene, delle sconfitte e delle vittorie e di come si evolve il mio rapporto con il paese in cui vivo adesso (USA) e quello da cui vengo (Italia).

Da dove nasce il titolo del tuo blog?
In realtà il titolo del blog nasce dal commento del mio migliore amico, che durante un happy hour, mentre lo informavo della nostra decisione di volerci trasferire negli USA, mi ha dimostrato tutto l’entusiasmo e l’appoggio possibile in un momento in cui ero al massimo dello stress e ordinando da bere, ha alzato il bicchiere al cielo e ha esclamato “USA....Andata e Via!”.
Ho pensato che fosse di buon auspicio per la nostra decisione di muoverci e cambiare vita e ho deciso di intitolare il blog cosi.

Quali sono le differenze principali che hai riscontrato tra lo stile di vita americano e quello italiano?
Bella domanda!
Ero già più o meno preparato alle differenze tra le due culture, perchè essendo sposato da tempo con un’Americana comunque durante gli anni ho acquisito anche parte dello stile di vita americano.
Vivere in Italia ha fatto si che la cultura dominante fosse poi sempre quella italiana, tranne alcune settimane di vacanza passate in America in cui ci buttavamo nello stile di vita americano.
Nonostante questo lo shock culturale l’ho avuto eccome!
In effetti vivere l’America in vacanza è diverso dal viverla nella vita quotidiana. Non mi riferisco solo alle abitudini sociali, al cibo e alle diverse culture che si intrecciano in questo paese.
Gli Stati Uniti sono enormi e le persone molto differenti fra loro, perciò la mia esperienza non è oro colato ma ovviamente da considerare nel contesto in cui sto e ovviamente diversa da quella di altri qui.
Gli Americani a prima vista possono sembrare molto chiusi e sulle loro, soprattutto se si guarda alle amicizie. Sono poco espansivi, tranne rarissime eccezioni. Sono comunque amichevoli ma necessitano dei loro tempi e dei loro modi per entrare in sintonia con qualcuno di cultura differente. Lavorano moltissimo, hanno poco tempo libero e spesso sono molto stanchi. Il lavoro ha un ruolo centrale nelle loro vite. Ma durante il weekend si dedicano alla famiglia, alla casa, ai loro interessi e per questo sembrano trascurare le amicizie. E’ abbastanza raro organizzare uscite o vedersi prima del venerdì sera, mentre la domenica è considerato il giorno in cui ti ricarichi per la settimana che inizierà. Staccarli da casa è un’impresa! Le amicizie nascono spesso sul posto di lavoro e cambiano nel momento in cui ti trasferisci, per cui è abbastanza difficile mantenere amicizie a migliaia di chilometri di distanza.
Rispetto a noi Italiani sono sicuramente meno pessimisti, più abituati ai cambiamenti e aperti alle novità.
Non li ha minimante turbati il fatto che avessi lasciato un lavoro a tempo indeterminato e che potessi avere in mente di fare qualcosa di diverso da quello che facevo in Italia o che potessi prendere in considerazione di tornare a scuola e cambiare mestiere.
Hanno anche un concetto diverso dell’età, non si pongono limiti e non ti giudicano in base a quella.
Il mercato del lavoro è più flessibile e se vuoi cambiare posizione o campo lavorativo non è un problema, basta volerlo e lavorare duro. Però devo ammettere che io frequento persone che fanno ricerca,  che sono nell’accademia, che fanno medicina, che viaggiano e hanno svariati interessi, quindi so di esprimere il punto di vista di una minoranza, perciò incompleto.
Sono molto attenti a come ti poni nei confronti degli altri, questo perchè a mio parere hanno più senso del rispetto della proprietà pubblica e privata, così come della sfera privata individuale.
Stanno molto attenti a non esprimere commenti fuori luogo, a rispettare l’interlocutore e a non parlare di argomenti considerati “difficili”.
Rispettano le leggi e pagano le tasse (la grande maggioranza).
A differenza di noi Italiani, che amiamo dare consigli anche non richiesti, gli Americani non lo fanno quasi mai, non saprei se più per timore di invadere troppo la tua sfera privata o perchè non è proprio nella loro cultura.
E’ proprio vero che puoi uscire come ti pare, cosa indossi è un dettaglio, perchè al di fuori del lavoro sei un comune cittadino e a nessuno interesserà cosa fai (se stai nella legalità) o come vai vestito, semplicemente ti ignorano e vanno avanti con la loro vita!

C’è una comunità italiana nella città in cui vivi? Ci sono dei luoghi di ritrovo tra connazionali?
Devo ammettere di non essere molto informato sulla presenza o meno di una vera e propria comunità italiana a Portland.
So dell’esistenza di alcuni gruppi di cultura italiana che si occupano di promuovere scambi, di organizzare eventi e altro, ma non ho mai approfondito.
Nella stessa maniera non conosco luoghi particolari in cui gli italiani si ritrovano.
Mi è capitato di incontrare connazionali di passaggio o studenti universitari e di passare delle ore piacevoli con loro, ma nulla di più!
Non credo che Portland sia una meta molto ambita per chi voglia trasferirsi in USA dall’Italia.
Inoltre, per via del lavoro di mia moglie, ammetto di frequentare per lo più Americani ed expat di diverse nazionalità, ma certo non perderò occasione di frequentare altri Italiani ogni volta che ne avrò la possibilità!

Ci descrivi la tua giornata tipo?
Dal lunedì al venerdì sono impegnato con il lavoro e lo studio per il mio esame di abilitazione.
Tendo ad alzarmi sempre alla stessa ora e a lavorare dalle 8 alle 17, se ho progetti da portare a termine, con circa un’ora di pausa pranzo, per lo più in telecommuting, che significa lavorare al computer da casa o da qualsiasi altra parte che abbia una connessione internet.
Confesso che a volte mi piace frequentare uno Starbucks vicino a casa, punto di ritrovo di altri telecommuters come me.
Vado in ufficio/laboratorio solo se ho scadenze particolarmente rigide, se il lavoro lo richiede o se ho riunioni con colleghi e capi. Questo mi permette una grande flessibilità nell’organizzare il mio tempo. Se invece non ho progetti a cui lavorare, purtroppo dipendenti da fondi, in genere il tempo lo passo a studiare e a frequentare un internship ospedaliero per acquisire esperienza su come funziona la sanità americana.
Rispetto a prima adesso sono piu’ attivo e questo mi ricarica anche dal punto di vista mentale, oltre a tenermi in forma!
Alle 18 incontro mia moglie all’uscita dal suo ufficio per commissioni varie, tra cui la spesa, oppure semplicemente per avere del tempo per noi e raccontarci delle rispettive giornate davanti a un caffè. Poi a casa per cena.
Ci piace passare del tempo insieme, soprattutto ritagliarci i nostri momenti durante la cena, perchè la settimana è frenetica e passa in fretta. Dopo cena, in genere studio per gli esami di abilitazione finchè non decido di averne avuto abbastanza per quel giorno.
Durante il weekend cambia un po’ tutto perchè non abbiamo appuntamenti fissi da rispettare. Io mi alzo comunque presto, poichè dato il fuso orario non ho molto tempo per poter chiacchierare con famiglia e amici rimasti in Italia e dopo ne approfitto per fare attivitaà fisica, studiare o dedicarmi ai miei interessi.
Il sabato rispetto alla domenica cerchiamo di passare più tempo insieme, da soli o con amici e parenti, facciamo delle passeggiate, ci concediamo un pranzo o una cena fuori, una grigliata all’aperto (tempo permettendo), organizziamo maratone di film o giochi da tavolo con gli amici, facciamo delle gite sulla costa o camminiamo fra i boschi (qua la natura è spettacolare), preferendo dedicarci un po’ più alla casa durante la domenica (oltre a qualche ora durante la settimana).
Il nostro stile di vita non è cambiato troppo rispetto a quando vivevamo a Milano, forse oggi siamo più attivi, usiamo di più la bicicletta e camminiamo molto, lasciando di più a casa l’auto, merito anche delle belle piste ciclabili che qui abbondano!

Per concludere, quali sono le cose che più ti soddisfano della tua nuova vita americana?
All’inizio questa avventura è stata difficile e ho dovuto lavorare molto su me stesso. Venivo da una situazione diversa, consolidata da anni, da un paese dove il cambiamento è poco supportato, a mio parere, e quindi ci sono voluti mesi per essere finalmente a mio agio nel ruolo dell’expat (se così si può dire).
Oggi nella nuova vita americana ho ritrovato la voglia di  rimettermi in gioco, di superare le paure, di contare di più sugli altri e di aprirmi a qualsiasi esperienza.
Mi fa piacere che qui la cultura italiana sia molto amata e rispettata e che, nonostante i nostri alti e bassi, siamo considerati un popolo meraviglioso. Questo mi ha reso molto orgoglioso delle mie radici e ha contribuito alla mia voglia di integrarmi senza mai dimenticare chi sono e da dove vengo.
Lavoro attivamente al mio futuro, prendendo spunto dai miei nuovi amici, mettendoci anche un pizzico di temerarietà, apprezzando la diversità di opinioni e di cultura, mettendomi in discussione per imparare a destreggiarmi in una società più dinamica e per questo più dura.
Mi piace la flessibilità con cui posso organizzare la mia giornata e il maggior controllo che ho del tempo e della mia vita. So che non sarà così per sempre ma per ora mi godo una vita più  semplice e meno caotica.
Apprezzo la possibilità di potermi reinventare dal punto di vista lavorativo, la maggiore considerazione per la meritocrazia, il poter esplorare un mondo del lavoro sicuramente più aperto e recettivo rispetto a quello italiano e una maggiore positività nei confronti del futuro.
Nella vita di tutti i giorni apprezzo la capacità degli Americani di semplificare la burocrazia, il loro rispetto per le regole e la comunità e la loro innata capacità di sognare e mettere a frutto le possibilità che la vita gli offre.
Sto ancora imparando a vivere in questo paese e sono consapevole che gli Stati Uniti presentano grandi problemi e disuguaglianze, ma sanno anche offrire innumerevoli possibilità a chi decide di coglierle, perciò credo che, fra qualche anno, saprò sicuramente dare una migliore risposta a questa domanda!

Usa andata e via
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lucaintheus Utente
Utente da 01 Novembre 2015
USA
1 Commento
js4505
js4505
8 mesi fa

Grazie, molto utile e insightful.

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Italiano nato in Svizzera, Diego inizia a girare il mondo per lavoro dopo il diploma alla scuola alberghiera. Vive in Inghilterra, Stati Uniti, St. Moritz, si imbarca sulle navi da crociera fino a che conosce la donna della sua vita, Brasiliana, ed assieme decidono di iniziare una nuova vita a Porto de Galinhas, destinazione turistica non distante da Recife, famosa per le sue spiaggie di sabbia bianca.

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