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Linda a Bogotà: "La sfida è stata adattarsi...ora non vorrei più andarmene"

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Abituata ad uno stile di vita europeo, adattarsi in Colombia non è stato facile per Linda che tutto ad un tratto si trova a vivere una realtà dove niente era come prima: il cielo, la gente, le case...tutto diverso. Vedere le cose da un punto di vista differente è stata la chiave di svolta che l'ha aiutata a superare la lontananza da casa.

Linda a Bogotà: "La sfida è stata adattarsi...ora non vorrei più andarmene"

Ciao Linda, in quale parte del mondo ti trovi e da quanto tempo hai lasciato l'Italia?

Mi trovo in Colombia, vicino a Bogotà ed ho lasciato l'Italia da circa 6 anni. Precedentemente mi trovavo in Germania.

Cosa facevi in Italia e di cosa ti occupi attualmente?

In Italia avevo concluso tre anni di studio al Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura Ambientale. Come tutti i miei compagni, mi trovavo a metà strada. Mancavano ancora due anni di studio. Dato che l'università non offriva posto per tutti, in quel momento una grande maggioranza di studenti rimasero esclusi dall'ingresso alla magistrale. Buona parte dei neolaureati, in cerca di una possibilità di continuazione, andò in altri Atenei, cambiando provincia o regione. Io cambiai paese.
Andai in Spagna, a Valencia, dove cominciai a fare i tramiti necessari all'iscrizione all'Università Politecnica di Architettura. Avevo dei soldini da parte, trovai un alloggio, mi cercai un lavoro ma data la situazione di crisi che stava attraversando la Spagna in quel momento, nonostante tutti i miei sforzi, dopo vari mesi non ero riuscita in alcun modo a trovare un impiego. Ah, si. Fui presa come lavapiatti in un ristorante per un giorno intero, ricevendo in cambio 15€. Che allegria! Così, arrivata al sesto mese, abbandonai l'idea di rimanere là e tornai in Italia per qualche tempo. Poi feci un viaggio in Germania, e vi ci rimasi.
Trovai subito lavoro in vari ristoranti italiani (nel primo prendevo 3€ l'ora, DAVVERO). Mi iscrissi ad un corso di tedesco e ci misi 6 mesi per imparare la lingua. Preso il certificato d'apprendimento di tedesco a livello B2 (intermedio), decisi che era ora di togliermi dai ristoranti italiani e di cominciare a guardare oltre. Mandai il mio curriculum, senza esperienza lavorativa e con soli tre anni di studio in una università italiana, compilato come ero riuscita, al mio meglio, in tedesco. Lo inviai a dieci studi di architettura presenti nella zona. Mi risposero in due nel giro di pochi giorni e dopo un breve colloquio nel primo, venni subito assunta.
Così passai i seguenti cinque anni, impiegata in un buono studio di architettura, dove feci la mia prima e più lunga esperienza di lavoro adatta a me. Prima di allora, in Italia, non avevo potuto mantenermi altro che con lavori da cameriera o barista. Insomma...un pò deprimente se hai delle abilità in altri campi. Certo, uno cerca di fare del suo meglio ma non potevo mica basare la mia carriera sulla ristorazione, mentre studiavo architettura! In Germania, per la prima volta, ho sentito di avere un valore che veniva apprezzato. La Germania può essere una benedizione per chi vuole una stabilità e una vita tranquilla, ma la nostalgia di "casa tua" ti frega sempre. Durante quegli anni mi venne la strampalata idea di provare a tornare in Italia. Quindi, cominciai a mandare il mio curriculum nel Nord Italia. Stavolta contavo su un curriculum più professionale, con una buona parte di esperienza e con la lingua tedesca ad arricchire il tutto.
Non succedeva NULLA. Continuavo a mandare proposte di collaborazione ma i giorni, le settimane e i mesi continuavano a passare. Mi sentivo come un naufrago in mare aperto. Fortuna che in realtà conservavo ancora il mio posto di lavoro in Germania! Alla fine mi risposero in due, dopo un tempo indefinito, dicendomi che me ne guardassi bene dal tornare in Italia e che stavo bene dove stavo. Potete ben capire perchè non sono tornata. Infine, con lo spirito di rinnovo che ormai si era insediato in me, cominciai a voler cercare un impiego in una città piu grande, perchè di quel paesino al sud della "tedesconia" mi ero già un po' stancata. Proprio in quel periodo capitò che, per coincidenza, ricevetti un' offerta di lavoro nel mio settore, in Colombia. Accettai, ed eccomi qua.

Hai avuto delle difficoltà iniziali di adattamento?

Vivo in Colombia da più di un anno ed all'inizio non è stato per niente facile. Ovunque volgessi lo sguardo, non c'era nulla di lontanamente familiare. La luce del sole, il cielo erano diversi. Le strade, le "case", la gente... niente era come prima. Un mondo a parte, un universo parallelo. Ma era proprio questo quello che volevo, ovvero cambiare aria, ricevere nuovi stimoli, partire da un punto di vista differente. E nonostante la reticenza per i mali sociali palesi, ho cominciato a maturare l'idea che accettare sia il bene che il male di ogni cosa sia un requisito fondamentale per saper vivere in ogni luogo.
Sapersi adattare è stata la sfida. Ed ora non me ne vorrei più andare.

Cosa ne pensi del livello di sicurezza in Colombia?

Nonostante non mi sia mai capitato nessun inconveniente, non girerei mai per le strade colombiane di notte. A meno che non si tratti per esempio di posti turistici come la città antica di Cartagena dove per altro la sorveglianza della polizia armata (di mitra) è pressante. Credo che in America Latina il grave problema siano le forti differenze sociali, le diseguaglianze economiche che portano conseguenze prevedibili a livello di insicurezza per il cittadino. Noi non siamo cresciuti in questa società e stentiamo ad immaginare in quanti innumerevoli modi si possa finire nei guai. Io non è che vivo rilassata ma nemmeno me ne faccio una croce.

Cosa ti piace fare nel tempo libero? Che opportunità di svago offre ai giovani Bogotà?

A me nel tempo libero piace fare molte passeggiate nella natura e visitare luoghi culturali.
La Colombia è uno dei paesi sudamericani più ricchi in biodiversità e davvero non ci vuole nulla a trovare un parco naturale o un tour ecoturistico che offra la possibilità di conoscere i piu svariati tipi di vegetazione e fauna locali. Per non parlare delle lingue indigene, delle tadizioni culturali, medicinali e culinarie ricche di storia.
A Bogotà, di opportunità di svago ce ne sono infinite, per qualsiasi gusto. Qua pare che la vita sia più difficile, ma che valga veramente la pena viverla.
Io traggo particolare soddisfazione da tutto ciò che mi è nuovo e quindi utile per accrescere il mio bagaglio culturale. In conclusione, a me pare di avere solo da guadagnare.

Ci sono Italiani espatriati a Bogotà?

Ce ne saranno a volontà, ma non ne ho conosciuti.

Esistono dei circoli o dei luoghi in città in cui ci si incontra tra connazionali?

Immagino di si anche se non li ho cercati. Nell'intento di integrarmi a questa società ho deciso volontariamente di non rimanere ancorata alle mie vecchie abitudini e pregiudizi. Se trovo un Italiano sull'autobus (caso piu unico che raro) ci faccio volentieri amicizia, ma non è come in Germania, che a momenti uno non sapeva più in che parte del mondo si trovasse, da quanti idiomi si sentivano per la strada. Qua la maggioranza della popolazione (forse il 90%) è colombiana. E di questi, moltissimi di origine indigena.

Come si vive in Colombia rispetto all'Italia? Quali sono le differenze principali?

Le differenze principali risiedono nel fatto di non avere alcun punto di riferimento che in Italia è fondamentale: la piazza col baretto dove c'è il biliardino, qualche pensionato che gioca a carte e le campane che risuonano la domenica mentre tua nonna prepara le tagliatelle al ragù. Qua c'è al massimo la processione della Madonna del Carmen accompagnata da auto americane stravecchie e tutti i campesinos a cavallo della moto; c'è la nonna che ascolta una "Ranchera" sentimentale (musica tipica) mentre si beve il "tinto"(caffè americano); c'è la "carretera" (la strada) di 6 piste piena di camion, taxi e pirati della strada. C'è una marea di frutta al posto della solita pera-mela-banana. C'è la giornata che cambia stagione nell'arco di ore, tutto l'anno.
Ci sono un sacco di cose che di là non ci sono. E le cose che non ci sono ti mancano e ti domandi se poi, siano davvero così importanti.

Come giudichi il costo della vita a Bogotà?

Relativo. Se guadagni bene stai bene. Altrimenti fai la fame. Dipende dal tuo stile di vita. E tutto crea contrasti sociali. Per guadagnare bene devi essere un professionisto e le Università costano un occhio della testa. Poi ci sono pure altri modi di guadagnare bene, ma quelli non li conosco.

Per concludere, hai qualche suggerimento da dare ai nuovi arrivati a Bogotà o a chi sta per trasferirsi al fine di organizzarsi al meglio?

Suppongo che una buona Ambasciata saprà darvi tutte le info necessarie per le pratiche burocratiche. Io suggerisco solo di farvi qualche mese di prova e poi decidere cosa volete fare della vostra vita.

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Linda B85 Utente
Utente da 18 Luglio 2015
Bogotà, Colombia
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