Formalità per trasferimento imbarcazione in Portogallo

Buongiorno.
Sto valutando di trasferire in Portogallo una imbarcazione a vela di 12 metri con motore 55CV .
Chiedo a chi avesse informazioni utili sulle formalità da espletare di condividerle cortesemente per orientare il seguito.
Grazie e cordiali saluti.
Amadoris

Ciao Amadoris

Io sono rnh, e la mia imbarcazione simile alla tua l’ho messa sotto bandiera belga. Sono in attesa di sapere se ci sarà un posto barca disponibile a VRDSA. Sinceramente non navigando ad oggi in acque portoghesi non mi sto facendo grossi problemi, quindi non saprei esserti di aiuto. L’unica difficoltà la sto incontrando per l’assicurazione rc: come italiano residente in pt devo assicurarmi con un broker italiano che girerà la pratica ad un altro broker per assicurarmi. Per la polizza corpi non ho avuto problemi. Non ho neanche idea se l’imbarcazione la devo “dichiarare” in pt.
Buon vento
Umberto

Salve,
grazie per la cortese risposta.
Avevo pensato ad una soluzione analoga, ma - a seguito degli sbarchi clandestini nell'area del mediterraneo - la questione "bandiera belga" ha preso connotati quantomeno dubbi, per i quali rinvio ad un articolo preso a caso sul web (ce ne sono molti altri).
Da parte mia continuerò ad approfondire....ci terremo in contatto su questo canale.
Un cordiale saluto
Amadoris
giornaledellavela.com/2018/10/10/bandiera-belga-addio/
[b]Bandiera belga addio dall’1 gennaio 2019. Ecco cosa è successo
A[/b] partire dall’1 gennaio del 2019, per poter registrare una barca in Belgio, e battere bandiera belga, occorrerà che la proprietà sia almeno al 50% di un cittadino Belga o di un residente sul territorio. Abbiamo cercato di saperne di più su quella che potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione tra tutti i diportisti, contattando Mauro Righetti dell’Agenzia Nautica Sea Way, che ha fatto le pulci alla “Gazzetta Ufficiale” belga (Moniteur), dove all’articolo 5 della legge del 17 luglio sta scritto quanto sopra.

O SEI BELGA, O ABITI IN BELGIO, O ADDIO
“Dall’1 gennaio del 2019”, esordisce Righetti, “gli italiani che vorrebbero la tanto ambita Lettre de Pavillon, ovvero il permesso belga di navigare con la propria barca in mare, non potranno più farlo. Cosa è successo? In Belgio avevi due opzioni: la prima era ottenere questo permesso con cui battere bandiera belga (si rinnovava ogni cinque anni, con bonifico via telematica: restituivi la vecchia bandiera e te ne davano una nuova), la seconda era l’immatricolazione della barca, con cui potevi navigare anche nelle acque interne belghe.

Per questa seconda ipotesi, serviva essere residenti in Belgio. Ora con la nuova legge, per iscrivere la barca al registro belga (quindi, sia con immatricolazione che con Lettre de Pavillon), occorrerà che la proprietà sia almeno al 50% di un cittadino Belga o di un residente sul territorio”.

I VANTAGGI DELLA BANDIERA BELGA
Una bel problema perché sono tantissimi i diportisti italiani che hanno scelto la bandiera belga perché, rispetto a quella italiana, non si viene soffocati da burocrazia e controlli. Racconta Righetti: “non c’è bisogno di un certificato di sicurezza, non si è passibili di ispezioni dagli enti certificatori, le dotazioni di bordo sono stabilite sulla base del buon senso di chi va per mare e ci sono vantaggi anche sulla compravendita di un’imbarcazione con bandiera belga, perché non viene richiesta la registrazione dell’atto presso l’Agenzia dell’Entrate, con un bel risparmio di soldi”.

SOLUZIONI ALTERNATIVE?
Una soluzione – temporanea – potrebbe essere rappresentata da un rinnovo anticipato della Lettre de Pavillon entro l’1 gennaio: la nuova legge belga, che avrà comunque bisogno di un decreto attuativo per entrare in vigore, non avrà efficacia retroattiva. Quindi se un diportista batte bandiera belga da tre anni, può mandare la richiesta di rinnovo e se tutto va bene potrà andare avanti ancora cinque anni prima che sia costretto a cambiare paese di bandiera.

“Non mi sento di consigliare questa soluzione”, dice Righetti, “perché i tempi della burocrazia belga, pur veloci, prevedono alcune settimane di attesa, e visto che siamo in ottobre, non vorrei mai che chi avesse inviato la richiesta di rinnovo anticipato se la veda rifiutare per decorrenza dei termini, vedendosi di fatto ‘annullare’ gli anni che ancora lo separavano dalla scadenza dei canonici cinque anni”.

C’è qualche soluzione oltre al ritorno alla bandiera italiana (magari sperando che la burocrazia venga snellita?), magari con bandiere che non prevedano l’obbligo del certificato di sicurezza? “Stiamo cercando di capirlo anche noi”, conclude Righetti: “paesi extraeuropei a parte (che presentano comunque maggiori costi di gestione della pratica), la scelta migliore per chi deciderà di rimanere con bandiera comunitaria, al momento, sembra essere Malta”.

BANDIERA OLANDESE? NO!
E la bandiera olandese? “Niente, anche quella non è una soluzione percorribile, non viene più emessa per i cittadini italiani, a seguito della querelle politica che si era innescata quando lo scorso giugno a nave tedesca Lifeline ha preso a bordo 226 immigrati che avevano tentato di attraversare il Mediterraneo. Posseduta e gestita dall’organizzazione tedesca Mission Lifeline, navigava sotto la bandiera dei Paesi Bassi ma è stata respinta dalle autorità italiane”. Mauro Righetti ne parla approfonditamente qui: chi ha ancora bandiera olandese può batterla fino alla scadenza del periodo che intercorre tra un rinnovo e l’altro (due anni). Probabilmente il governo belga, intimorito dal caso olandese e dalla possibilità di registrazione delle navi da parte delle ONG (se una barca batte la bandiera di un paese, a bordo si è soggetti alle leggi di quel paese), ha optato per la più prudente delle ipotesi: “chiudere i rubinetti”.

Per la bandiera belga, la legge è passata 01/01/2019 ma non i decreti attuativi. Io ho inoltrata la richiesta a giugno ed è stata accettata.

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