Testimonianza di Ilaria da Copenhagen

Buongiorno,

Con piacere metto a disposizione del forum la testimonianza di Ilaria.

Alla ricerca di una stabilità che a Roma non riusciva a trovare, Ilaria lascia l'Italia per trasferirsi a Copenaghen.
Da allora sono passati quasi otto mesi, si è ben sistemata, ha trovato casa e un lavoro. Pur non trattandosi di un impiego specializzato è soddisfatta perchè è riuscita a stabilire quell'equilibrio fra indipendenza e tempo libero che le permette di dedicarsi ai progetti personali.

Riporto un estratto della sua intervista:

Quali sono i motivi del tuo trasferimento a Copenaghen?

Tanti, come quasi sempre in questi casi.
Erano già diversi anni che l’Italia, ma anche la mia città, mi stava stretta e non mi piaceva più.
Il lavoro, se così si può chiamare, non andava. Ho sempre lavorato privatamente e come freelance, cercando di raccattare un po’ qua e un po’ là: per dieci anni ho lavorato come tutor privato di bambini e ragazzi, sia stranieri che italiani, e anche con studenti universitari.
Lavoravo anche a traduzioni su commissione, per privati o aziende, qualche lavoretto estivo malpagato, qualche inutile tirocinio o stage con rimborsi spese ridicoli (sempre che fossero previsti). Nulla di veramente concreto. Non avere una solida indipendenza a quasi trent’anni stava diventando sempre più frustrante.
Mi sono capitati dei colloqui di lavoro in cui mi è stato detto che avevo studiato troppo, che era meglio senza laurea; altri in cui ho ricevuto i complimenti per il mio curriculum che però, a guardar bene, era forse troppo creativo per quel tipo di lavoro; altri ancora in cui si richiedeva di essere neolaureati ma con esperienza, che è l’assurdo dell’ultimo decennio, oppure una preparazione di chissà quanti anni per attività che, onestamente, avrei imparato in meno di una settimana di prova. Che fosse ciò per cui avevo studiato, o un qualsiasi lavoro non specializzato che mi aiutasse comunque ad avere uno stipendio, non ho avuto molta fortuna, e ammetto anche di aver rifiutato proposte in cui. più che un lavoro, si offriva sfruttamento bello e buono.
In ogni caso, non è stato solo per il lavoro che me ne sono andata.
Ero stufa della situazione politica, sociale e culturale italiana, mi sembrava di vivere in un paese indietro di dieci anni rispetto ad altri europei, così vicini eppure lontani anni luce su temi come l’attenzione per l’ambiente, l’equilibrio vita-lavoro, la burocrazia, l’assistenza sanitaria, la tolleranza e il rispetto delle diversità, l’integrazione e l’inclusione, l’istruzione e la ricerca, l’arte…
Sono arrivata quindi ad un punto in cui, stanca di tutto e di tutti, mi sono presa qualche mese per svolgere le dovute ricerche ed organizzarmi, ho scelto la mia meta e sono partita con un biglietto di sola andata.   

Qual è stata la prima sensazione che hai provato dopo l’arrivo in Danimarca?


La curiosità. Cercare di capire il più possibile, e anche il più in fretta possibile, questo nuovo paese era non solo un istinto, ma anche una necessità per valutare i passi successivi, oppure rendersi conto di aver fatto la scelta sbagliata; che non significava tornare indietro, ma semplicemente ricominciare con una nuova ricerca e forse cambiare meta.
Al momento, comunque, mi trovo ancora qui.

Continua a leggere l'intervista : https://www.expat.com/it/expat-mag/2338 … aghen.html

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Saluti,

Francesca

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