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Che ci faccio io qui?

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Quando e per quale motivo hai deciso di trasferirti nel Lussemburgo?

Mi sono trasferita a Lussemburgo all’inizio del 2010: pochi mesi prima avevo ricevuto un’offerta di lavoro molto allettante. Era un po’ di tempo che io e mio marito stavamo cercando di trasferirci all’estero, e avevamo preso vari contatti: potrei raccontare che siamo venuti qui perché il Lussemburgo ci intrigava, ma non è vero: la verità è che è stata non solo la migliore offerta di lavoro che abbiamo ricevuto, ma anche l’unica!

Hai trovato difficoltà nell'adattarti alla nuova realtà?

No. La città è piccola, l’apparato burocratico non ha la complessità di quello italiano, e soprattutto sono tutti molto abituati ad avere a che fare con stranieri appena arrivati. Questo non significa che tutti sono gentili, ma molti si, e per il resto gli altri stranieri arrivati prima di te sono sempre pronti a condividere informazioni, dritte, esperienze. Dopo una settimana ci sentivamo già a casa, e finora non ci siamo pentiti, nemmeno per un attimo, di avere fatto questa scelta. Una volta arrivati mio marito ha trovato anche lui un lavoro facilmente, e insomma la scelta di partire senza guardarci indietro direi che è stata la scelta giusta.

Avevi mai vissuto all'estero prima? Se si, dove?

No, non ho mai vissuto all’estero prima. Ho viaggiato molto, e ho avuto dei soggiorni anche abbastanza lunghi, ma mai più di tre mesi. Tre mesi sono una vacanza, anche se stai lavorando. E’ diverso quando parti con l’idea di non tornare.

Quali sono gli aspetti che ti affascinano di più di questo Paese e quali invece quelli ai quali hai fatto fatica ad abituarti?

Mi affascinano il rispetto condiviso delle regole, la civiltà dei comportamenti, e sono innamorata di questa città multiculturale e multilingue. Parlo della città, perché il resto del paese non è necessariamente così, soprattutto al nord. Ma la città è popolata all’80 % di ‘espatriati’ che vengono da tutto il mondo, l’architettura è quella di una città del nord Europa ma le facce e gli accenti nelle strade no. Quando sono arrivata avevo molta paura della dimensione troppo piccola, vengo da Roma e Lussemburgo città è l’equivalente di un quartiere di Roma, forse anche meno in termini di numero di abitanti. Invece ho scoperto che qui si combinano a meraviglia la facilità di vita di una piccola città e i vantaggi culturali di una capitale europea. E anche se è difficile trovare questa città sulla mappa, in realtà è vicino a tutto, ecco, un’altra cosa che mi piace è questo fatto di ‘sconfinare’ in continuazione, Francia Germania e Belgio fanno parte della vita quotidiana. Ah, e poi adoro il freddo intenso dell’inverno, e il fresco dell’estate, e la luce della primavera inoltrata quando è giorno fino alle 10 di sera e nei giorni di sole sembra esserci cielo ovunque, e la quantità di verde e di boschi. Ma faccio decisamente fatica ad abituarmi alle sonorità del Lussemburghese, ho provato anche a studiarlo ma ho lasciato perdere alla terza lezioni, è una lingua difficilissima e decisamente poco accattivante. E a volte è faticoso essere sempre ‘stranieri’, è come se non ci si rilassasse mai...

C’è qualcosa in particolare che ti manca dell’Italia?

A volte, d’inverno, il cielo blu. Capita di non vederlo per mesi. A dicembre 2012 non abbiamo mai visto il sole. Quando capita un mese così è dura, l’umore ne risente. E poi mi manca la famiglia, ovviamente. E lo shopping: ecco, lo shopping a Lussemburgo è veramente deludente... E mi manca la creatività. E’ difficile da spiegare, ma qui ce n’è veramente poca, immagino sia il lato negativo del rispetto delle regole e dello spirito di comunità, forse la creatività si nutre di individualismo.

I Lussemburghesi sono un popolo accogliente? Ti sei facilmente integrata nella comunità?

Finora ho fatto amicizia con una decina di Lussemburghesi, persone accoglienti e splendide. Ma ne ho anche incontrati tanti decisamente respingenti, chiusi, direi quasi arrabbiati con gli stranieri. No, non mi sono integrata nella comunità locale, che è piccola e chiusa. I Lussemburghesi in città sono una minoranza, e se molti di loro sono ben contenti di vivere in questa realtà composita, molti altri pensano che gli stranieri gli rubano il lavoro, e sono arrabbiati perché il Lussemburghese non è l’unica lingua possibile. Gli episodi di razzismo strisciante non mancano. E comunque, chi sono i Lussemburghesi? Spesso sono italiani e portoghesi i cui genitori sono emigrati qui e che hanno preso la cittadinanza, spesso hanno un nonno lussemburghese e il resto della famiglia originaria di paesi quando non continenti diversi ...

Com’è la vita di tutti i giorni nel Lussemburgo? Più frenetica o più rilassata rispetto ai ritmi italiani?

La città è piccola e gli spostamenti sono facili. Ma lavoriamo tutti e due, e coi bambini da andare a prendere riportare accompagnare per non parlare di quando sono malati e niente nonni o zii a poter aiutare, alla fine siamo sempre di corsa...il fatto che non ci sia neanche l’idea di scuola a tempo pieno complica ulteriormente la vita.

Per quanto riguarda la sfera sociale, hai fatto delle amicizie con gente locale oppure esci principalmente con altri espatriati?

Come dicevo prima, il concetto di locale e di espatriato qui è molto sfumato. Faccio un esempio illustre: Jean Portante è uno dei più importanti scrittori lussemburghesi, e animatore attivo della vita culturale del paese. E’ lussemburghese, parla lussemburghese, ed è voce letteraria del Lussemburgo. Ma è figlio di italiani, l’italiano è la sua lingua madre, e si è laureato e vive e lavora in Francia (Parigi), pur venendo quasi settimanalmente in Lussemburgo. In diverse interviste lui per esempio ha detto che per lui più che di una lingua madre bisognerebbe parlare di 'lingue madri': l'italiano della famiglia, il lussemburghese degli amici, il tedesco della scuola, il francese del liceo e dell'università...

Un collega lussemburghese mi diceva tempo fa ridendo che ormai per essere un vero lussemburghese devi avere almeno una zia italiana e un cognato portoghese, non lo so se è vero (sicuramente non lo è sempre), però rende l'idea.

Comunque, per rispondere alla domanda, direi che frequento principalmente (ma non esclusivamente) altri espatriati, includendo in questa categoria sia chi è qui di transito, sia chi pensa di fermarsi per sempre o sta già qui da venti o trent’anni.

Quand’è che hai cominciato a scrivere il tuo blog e qual’ è il motivo principale che ti ha spinta a farlo?

L’estate scorsa, un po’ per scommessa con un amico, un po’ per recuperare il piacere di scrivere nella mia lingua. E’ difficile, anche se io parlo italiano in casa, lasciarsi alle spalle la propria lingua, e il blog per me è un modo di usarla. E poi, mi ero resa conto che era molto difficile trovare informazioni sulla quotidianità del Lussemburgo, o sulle sue tradizioni, o anche sulla sua storia: spesso anche i locali ignorano molti aspetti della peraltro ricchissima storia di questo paese. E’ un peccato.

Il blog ti ha aiutato a fare delle nuove amicizie?

No. O almeno non ancora.

Ti senti di dare qualche consiglio agli altri utenti di Expat blog che hanno intenzione di trasferirsi nel Lussemburgo?

Il consiglio più importante è di non aspettarsi il paradiso. E di ricordarsi che il Lussemburgo ha due facce: un conto è la capitale, un conto sono i piccoli paesini nella campagna.

Se venite a vivere qui, non sarete soli, la comunità italiana è ampia e accogliente.

Ma attenzione a non cedere al fascino di un salario apparentemente alto senza un reale desiderio di andarvene: la vita costa cara, soprattutto gli alloggi costano cari, gli affitti sono esorbitanti, e costa caro anche mantenere la macchina: il controllo tecnico (la nostra revisione) è rigidissimo, dimenticatevi il vostro amato scassone che non vi ha mai tradito... A volte fanno storie anche su macchine nuove!

Non me la sento di incoraggiare nessuno a trasferirsi in Lussemburgo, non voglio responsabilità.

Ma io l'ho fatto e lo rifarei subito, il Lussemburgo è stata decisamente una piacevole scoperta e per quanto mi riguarda comincio a pensare che ci fermeremo qui. Anche se continuiamo a tenere qualche porta aperta... non si sa mai, il mondo è talmente grande …

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lavitachevuoi Utente
Utente da 19 Novembre 2012
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Gabriella nella Repubblica Dominicana

Gabriella vive da pi¨ di quattro anni a Las Terrenas, paesino nella penisola di Samanß.
Nata e cresciuta a Milano ed esperta nel settore del marketing, ha lavorato per lungo tempo come responsabile alle Pubbliche relazioni per l'Ente del Turismo della Repubblica Dominicana in Italia.
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