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Fabio: "Israele è il riassunto di buona parte del mondo concentrato in un paese molto piccolo"

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Fabio è uno sviluppatore software originario di Padova. Expat per ragioni di cuore, si è trasferito a Karmi'el per vivere assieme alla compagna che è israeliana. Grazie alle sue competenze professionali e complice il fatto che Israele offra molte opportunità lavorative nell'ambito dell'Information Technology, ha trovato impiego presso un'azienda informatica di Tel Aviv.

Fabio: "Israele è il riassunto di buona parte del mondo concentrato in un paese molto piccolo"

Ci racconti un po’di te, chi sei e da dove vieni?

Sono nato a Padova e prima di spostarmi in Israele ho sempre vissuto in varie parti del Veneto; di mestiere faccio il programmatore e sono una persona curiosa di natura, mi piace studiare e comprendere le cose in generale, specialmente se poi questo mi permette fare qualcosa di utile e di aiutare gli altri.
Oltre che dalla scienza e dalla tecnologia sono sempre stato attratto anche dalla letteratura e dalle culture, specialmente quelle con una grande e antica tradizione etico/morale, filosofica e spirituale.

Dove risiedi e da quanto tempo vivi li?

In Israele vivo a Karmi’el da circa un anno e mezzo con la mia compagna.
Karmi’el è stata fondata nel 1964 ed è quindi una città relativamente nuova, ben progettata e con un sacco di verde e di parchi. E’ situata a circa mezz’ora di auto o poco più da centri con grande importanza storica e culturale come Acri e Nàzaret, città con popolazione mista ebrea ed araba ma il cui centro storico è soprattutto arabo.
A circa 40 minuti sulla parte nord della lunga costa mediterranea israeliana c’è Haifa che è una metropoli multi-etnica moderna e un incredibile melting pot culturale tanto quanto Tel Aviv, è anche un porto del Mediterraneo molto importante e un grande polo industriale, scientifico, tecnologico e universitario (anche se di recente pare abbia significativi problemi di inquinamento).

Da dove nasce la scelta del tuo trasferimento in Israele?

Appartengo alla categoria dei cosiddetti “expat per ragioni di cuore” perché mi sono innamorato di una fantastica ragazza israeliana che oggi è la mia compagna.
All’epoca abbiamo sofferto per circa un anno incontrandoci di rado durante i periodi di vacanza e ragionando su come avvicinarci.
Lei studia e lavora in Israele e parla ben sei lingue tra cui l’Inglese ma non conosce l’Italiano e non ha la patente di guida. In Italia, a meno di non vivere in centri medio-grandi, può essere difficile integrarsi nel mondo del lavoro senza sapere un po’ di Italiano e senza un mezzo di trasporto privato mentre in Israele è più facile: ci sono molte persone che non guidano anche perché il trasporto pubblico è decisamente più economico e funziona meglio, sicuramente complice il Paese più piccolo e la rete più semplice e recente di centri abitati e vie di comunicazione; probabilmente influisce anche il fatto che il costo delle auto è molto più alto qui in Israele.
Nonostante l’Italia le piaccia molto, lei trasferendosi sarebbe stata costretta a mollare studio, lavoro e inoltre per un po’ di tempo la sua vita sarebbe stata piuttosto limitata dalle difficoltà di spostamento e anche di comunicazione, dato che purtroppo in Italia non si parla Inglese diffusamente e ad un buon livello.
Per me invece sarebbe stato decisamente più facile perché in Israele c’è molto lavoro nel mio settore (in particolare Tel Aviv è davvero la Silicon Valley del Mediterraneo) e qui con l’Inglese ci si arrangia un po’ (quasi) dappertutto.
Ho quindi iniziato a dare un’occhiata alle possibilità di lavoro in Israele e sono incappato in un annuncio pubblicato da un’azienda che lavorava ad un progetto che mi era sempre interessato e che seguivo da un po’, a cui avevo anche già contribuito in modalità Open-Source. Ero convinto che fosse statunitense e invece era israeliana pure lei!
Ho inviato il curriculum e ci siamo accordati per un colloquio a breve, quando avevo già pianificato di ritornare in Israele per visitare la mia compagna e conoscere la sua famiglia nel periodo di Rosh HaShanà (ovvero il Capodanno Ebraico che viene celebrato in aggiunta a quello laico e internazionale del primo Gennaio).
Abbiamo deciso praticamente subito di iniziare a lavorare assieme; tra l’altro avrei lavorato da remoto quasi sempre perché l’azienda ha la sua sede a Tel Aviv e non è per niente pratico viaggiare lì tutti i giorni dalla Galilea (sono circa 2-3 ore coi mezzi pubblici). A quel punto la mia situazione in Israele sarebbe stata decisamente molto più semplice rispetto a quella della mia compagna in Italia e quindi abbiamo deciso in questo senso.

Che cosa facevi in Italia, prima di trasferirti?

Lavoravo sempre nello stesso settore per un’azienda veneta.

Di cosa ti occupi attualmente?

Continuo ad occuparmi di sviluppo software in ambito Java; credo di potermi considerare fortunato perché il mio è un mestiere davvero molto internazionale in cui si usa molto l’Inglese e anche il mercato del lavoro è oramai globale.
Non ha la stessa fortuna, ad esempio, chi lavora in ambito legale o amministrativo.

Quali sono le formalità burocratiche da espletare per l’ottenimento della residenza in Israele?

Le leggi sull’immigrazione prevedono fondamentalmente tre possibilità: uno, che chi dimostri di essere Ebreo possa effettuare la cosiddetta Aliyà tramite la legge sul “diritto di ritorno”, cioè possa immigrare in Israele e ottenere la cittadinanza per via spedita oltre a supporto socio-economico per inserirsi (a patto che non si sia convertito solo per immigrare); due, che un’azienda sponsorizzi la persona, anche se in realtà è difficile perché credo sia necessario dimostrare che non è possibile ottenere lo stesso beneficio assumendo un cittadino israeliano e inoltre mi pare che se si perde il lavoro ci siano solo due settimane per trovarne un altro, altrimenti scatta il decreto di espulsione.
Infine, la terza possibilità è che sussista una reale e stabile relazione sentimentale con un cittadino israeliano, indipendentemente dal fatto che sia o meno formale (cioè non serve essere sposati), indipendentemente dal credo religioso e indipendentemente dall’orientamento sessuale: vengono approvate sia unioni eterosessuali che omosessuali, purché appunto non fittizie.
Per appurare se una relazione è reale c’è un processo di documentazione ed intervista serio ma piuttosto snello e molto umano, almeno per mia esperienza, che mira appunto a verificarlo. Dopo un certo numero di anni che si vive per la maggior parte del tempo in Israele è possibile richiedere la cittadinanza ma l’ottenimento è soggetto alle verifiche e all’approvazione da parte del Ministero dell’Interno.

Cosa ne pensi del livello di sicurezza a Karmi’el?

Devo dire che io mi sono sempre sentito molto sicuro a Karmi’el e in Israele in generale, più che in Italia a dirla tutta e, all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti, sono già stato in parecchi posti del nord e del centro.
La polizia gira sempre e la mia impressione è che ci sia meno criminalità qui anche se effettivamente esiste il problema della minaccia terroristica in parte legata all’intricatissimo conflitto con l’Autorità Palestinese e con Hamas, oltre al rischio di guerre coi nemici circostanti.
Israele ha firmato dei trattati di pace con Egitto e Giordania, inizia ad avere buoni rapporti anche con l’Arabia Saudita ma tutti conosciamo la situazione terribile in Siria, che confina a nord-est, e quella del Libano che confina a nord.
Poi c’è la famosa Striscia di Gaza che Israele ha conquistato dall’Egitto nella guerra difensiva Arabo-Israeliana del ‘67, da cui si è ritirata unilateralmente nel 2005 e che dal 2007 è controllata dall’organizzazione terroristica Hamas che si è separata da Fatah ed è purtroppo stata lì eletta. Ci sono stati periodi in cui sono piovuti da lì centinaia di razzi sparati indiscriminatamente un po’ dappertutto, soprattutto verso Tel Aviv e il centro del Paese, anche se ultimamente il sofisticato sistema di intercettazione “Iron Dome” è arrivato di fatto quasi ad eliminare completamente danni a cose e a persone in territorio israeliano. C’è comunque un sistema di rifugi anti-missile diffuso su tutto il territorio (molti edifici moderni hanno uno shelter incorporato) e un’organizzazione che fa parte della difesa israeliana, l’Home Front Commando o Oref, che si occupa di mantenere tutti i residenti formati ed in esercizio e di coordinare le emergenze e le eventuali evacuazioni.

Come valuti il costo della vita a Karmi’el?

E’ piuttosto simile a quello in Veneto, incluso il mercato immobiliare sia degli acquisti che degli affitti ma con alcune differenze, ad esempio il trasporto pubblico costa molto meno in Israele (anche quasi dieci volte meno per i viaggi lunghi e/o in treno) mentre l’abbigliamento di qualità un po’ di più. Anche mangiare fuori e uscire in generale costa un po’ meno ma molto dipende da cosa si fa e dove si va.
Grandi città come Tel Aviv invece hanno un profilo di costi più simile a Milano o Roma.

E’ commensurato agli stipendi medi?

Gli Israeliani si lamentano molto del costo della vita che in effetti per loro è salito molto più velocemente degli stipendi negli ultimi anni, soprattutto in ambito immobiliare; nonostante questo la mia impressione è che il potere d’acquisto sia ancora più alto in Israele che in Italia, perlomeno fuori dai grandi centri.
C’è però da fare un’importante distinzione da fare tra stipendi di lavori non fortemente specialistici e non di gestione, come ad esempio il commesso, e lavori di gestione o in ambito hi-tech.
I primi sono pagati circa come in Italia, forse leggermente di più (attorno ai 1000 euro al mese equivalenti) anche se di solito sono più flessibili, mentre i secondi sono piuttosto ben pagati: ad esempio un manager di negozio può ottenere un compenso di 3000 euro al mese equivalenti e lo stesso vale per un professionista senior nel settore Hi-Tech, anche se non manager.
Le leggi in materia di lavoro non sono troppo diverse da quelle italiane anche se licenziare è più facile e ci sono meno giorni di ferie pagati che in Italia; d’altra parte qui non c’è un problema di disoccupazione serio come quello italiano, quindi la minore sicurezza lavorativa non è un grosso problema, e ci sono anche più flessibilità e più mobilità.
La tassazione sul reddito funziona in maniera progressiva come in Italia ma la tabella delle percentuali aiuta molto di più chi guadagna poco e penalizza di più chi guadagna cifre davvero importanti.

Come giudichi la qualità dei servizi e dell’amministrazione pubblica?

Finora favorevolmente rispetto all’Italia, c’è burocrazia anche in Israele ma mi sembra molto meno e comunque l’amministrazione pubblica è organizzata, attrezzata e decisamente umana.
In generale gli Israeliani hanno una mentalità pragmatica, se possono aiutare gli altri e semplificare la vita per tutti lo fanno indipendentemente da chi siano questi “altri” (a patto che, chiaramente, non si rendano odiosi).
Ad esempio c’è stato un caso recente di disservizi nei trasporti ferroviari a Tel Aviv dovuto ad aggiornamenti delle linee che è stato estremamente (e stranamente) mal gestito per via di beghe politiche (al punto tale che ha rischiato di far cadere il governo) in cui le tabelle non erano aggiornate e anche gli stessi impiegati delle ferrovie non sapevano di preciso cosa stesse succedendo né che pesci pigliare. Hanno gestito il tutto semplicemente con il buon senso e il pragmatismo: tollerando gli errori dei passeggeri (anche quelli di acquisto, che comunque vengono risolti in modo rapido), consentendo di prendere treni normalmente non consentiti e fornendo consigli e indicazioni.
Per fare un altro esempio è quasi più facile ottenere il visto israeliano che cambiare residenza in Italia! Poi chiaramente dipende dalle singole persone, come sempre, ma in media la mentalità della collaborazione, del pragmatismo e del semplificare la vita mi sembra sia più forte in Israele che in Italia.
Un’altra cosa molto bella è che ovunque ci sono molti parchi con installazioni per fare sport a disposizione di tutti, delle vere e proprie palestre gratuite.

Cosa ne pensi della qualità delle informazioni fornite dalla stampa e dai media Israeliani?

Non guardo molta televisione ma per quanto riguarda la stampa posso dire che, nonostante sicuramente neanche la stampa israeliana sia perfetta, ci si concentra molto di più sui fatti che sul gossip. Un problema frequente che ho in Italia con i telegiornali, e a volte anche con la stampa scritta, è che non si capisce il nocciolo della questione: non ti spiegano di cosa si parla ma solo di quali sono le reazioni di Tizio, Caio e Sempronio, un po’ in stile telenovela. Invece la stampa israeliana spiega in dettaglio i fatti, di solito anche in modo preciso e corretto e separa molto chiaramente gli articoli di opinione dai report fattuali, che tra l’altro vengono sempre pubblicati per primi.
In generale gli Israeliani sono molto orientati ai fatti e ai dettagli rilevanti e secondo me è una buona cosa perché spesso i dettagli sono un elemento fondamentale per capire veramente come stanno le cose.
Una cosa che può risultare fastidiosa è che a volte gli articoli privilegiano le informazioni relative ai cittadini israeliani ma questo capita un po’ dappertutto.

Punti di contatto e differenze tra Israeliani ed Italiani

Bisogna dire innanzitutto che la società israeliana è molto complessa e variegata e io ho iniziato a conoscerne solo una parte, e cioè più precisamente un pezzettino della popolazione di etnia, cultura, tradizione e religione ebraica, che a sua volta è molto variegata al suo interno.
Ci sono anche più del 20% di cittadini di etnia Araba e di varie religioni, principalmente Musulmana ma anche Drusa e Cristiana e onestamente io conosco poche persone di questi gruppi che pur si mischiano continuamente con gli altri nella vita quotidiana, ad es. in quella lavorativa e sociale, anche se un po’ meno in quella familiare. Solo in ambito Ebraico c’è tanta gente che è originaria del Medio Oriente ma anche tanta che è immigrata da praticamente qualunque posto nel mondo (incluse Cina, India ed Etiopia per fare solo qualche esempio) e che ha chiaramente importato la propria cultura e le proprie tradizioni.
Con gli Italiani ci sono davvero molte somiglianze, più di quanto potessi immaginare, tanto che a parte la barriera linguistica, che richiede sicuramente tempo e sforzo regolare per essere pian piano superata, mi sono sentito molto a casa qui.
Gli Israeliani sono gente dal carattere decisamente mediterraneo: amano la famiglia e i valori tradizionali, sono socievoli, scherzano continuamente, parlano con le mani, dicono parolacce, litigano e discutono spesso e volentieri (ma senza cattiveria e senza rancore, alla fine così trovano una soluzione comune o addirittura fanno amicizia) e anche il tipo di umorismo è molto simile a quello italiano. Diverse persone di qui mi hanno detto che, quando sono stati in Italia (e gli è capitato solo in Italia), stranamente non sono riusciti a distinguere gli Israeliani per strada.
Ci sono anche delle differenze comunque: gli Israeliani sono più sintetici, onesti e diretti, a volte anche al limite del brutale; non girano attorno alle cose ma si esprimono molto liberamente e non hanno per niente paura di mettersi in gioco: ti racconteranno la loro vita, ti chiederanno della tua nei dettagli e senza alcun pudore, incluso cosa pensi di loro e di Israele, poi ti diranno cosa pensano dell’Italia, del mondo e dell’Europa e infine magari ti inviteranno anche a casa loro a celebrare lo Shabbat con la loro famiglia, indipendentemente dalla tua religione, provenienza o affiliazione. Anche un colloquio di lavoro qui spesso diventa un’esperienza profondamente umana e un’occasione di fare amicizia, tutto senza che comunque il rapporto umano influenzi fuori misura la decisione finale: magari ti daranno pure un passaggio dopo il colloquio e ti invitano a casa loro, però decideranno di non assumerti.
Per gli Italiani può essere abbastanza strano all’inizio ma qui è normale e devo dire che una volta fatta l’abitudine è molto bello, anche perché loro si aspettano lo stesso atteggiamento: se qualcosa non ti va e non vuoi parlare di una cosa basta che lo dici chiaramente e nessuno si offenderà, anzi faranno il possibile per venirti incontro.
Sono poi molto rilassati e poco ossessionati dall’abbigliamento, anche sul luogo di lavoro.

Ci sono degli usi e modi di fare locali che sono entrati a far parte della tua quotidianità dopo il trasferimento?

Sicuramente la cucina e il gusto per la cucina fusion-mediorientale (adoro Hummus, Tahina, avocado e Shakshuka, a volte anche più degli Israeliani stessi) ma anche alcuni tratti del comportamento come la schiettezza e il pragmatismo, che, anche se credo di aver sempre avuto, sicuramente si sono rinforzati stando qui.
Dopo un anno e mezzo parlo un po’ di Ebraico, ho imparato diversi modi di dire che uso continuamente e qualcuno l’ho anche importato dall’Italiano (o addirittura del Veneto) riscuotendo grande successo perlomeno nella mia cerchia di conoscenze! Sembra strano ma la lingua che parli influenza molto la mentalità e il comportamento e anche per questo credo che sia molto importante non limitarsi all’Inglese ma imparare le lingue locali per poter veramente comprendere un posto e la sua gente.

Quali sono gli operatori locali per la telefonia mobile?

Io uso Golan Telecom che però credo sia ormai stata acquisita di recente dalla più grande Cellcom.
C’è poi Partner/Orange e ce ne sono anche altri che ora non ricordo.
Golan (ora Cellcom) ha ottime tariffe e in generale la rete, sia mobile che fissa, ha dei costi più bassi e delle prestazioni più elevate che in Italia.

L’idea che ti eri fatto del Paese prima di trasferiti si è modificata dopo che hai iniziato a vivere nel paese e perchè…

In tutta onestà: non sapevo davvero quasi nulla di Israele prima di incontrare la mia compagna e in generale cerco di non farmi idee sbagliate su cose che non conosco.
Sapevo solo che Israele è in una situazione geopolitica piuttosto intricata e anche pericolosa come e forse più di buona parte del Medio Oriente contemporaneo e che anche per questo sono diventati molto abili in temi di sicurezza, intelligence e difesa anche grazie alla stretta cooperazione con gli Stati Uniti. Ecco, sbagliando pensavo che fosse qui infernalmente caldo e quasi completamente deserto e questo non è per niente vero: ad es. la Galilea è davvero verde, fiorita e molto molto bella (tra l’altro c’è una produzione vinicola di eccellente qualità e davvero molto antica) ma ci sono tanti altri posti che lo sono.
Ad esempio questa estate è stata più mite in Galilea che in nord-est Italia! Ci sono tanti micro-climi in Israele pur essendo un Paese molto piccolo (ad es. d’inverno a Gerusalemme spesso nevica e anche al nord) ma qui in particolare è raramente umido (non così ad es. a Tel Aviv) e perciò anche se al sole a metà giornata ci sono 40° basta spostarsi all’ombra per averne 30 e generalmente al mattino, alla sera e di notte si sta molto bene anche d’estate.
Di solito da Maggio a Ottobre-Novembre non cade neanche una goccia di pioggia ed ecco spiegato perché Israele è diventata leader nella conservazione dell’acqua e sta aiutando diversi paesi in Africa e anche la California.
In generale poi lo spirito umanitario e solidale è molto forte (è un altro valore dell’Ebraismo che la considera non “carità” ma proprio “giustizia”), c’è tanta gente che fa volontariato e vista la diffusione della professione e dello studio medico non è affatto raro leggere di delegazioni inviate per aiutare in posti colpiti da disastri come ad es. il Nepal tempo fa, al confine con la Siria che persiste anche ora o anche in Italia dopo il devastante terremoto accaduto di recente.

Come è composta la società israeliana e quali sono le principali difficoltà di integrazione?

Io non sono religioso ma le mie origini culturali sono comunque italiane, venete e cristiane cattoliche; dal punto di vista dell’integrazione e accettazione sociale, pur facendo io parte di una piccola minoranza europeo-cristiana in Israele, sono sempre stato ricevuto in maniera davvero ottima e non mi sono mai sentito discriminato né in ambito lavorativo, né dalla famiglia o amici della mia compagna e neanche in generale. E questo nonostante per il ramo ortodosso dell’Ebraismo, prevalente in Israele, le relazioni inter-religiose escano in qualche modo dalla tradizione dato che il matrimonio inter-religioso non sarebbe consentito dall’Ebraismo Ortodosso e in Israele non esiste ancora il matrimonio civile.
Se si rispettano le leggi e la cultura locale, o ancor meglio se si vuole impararla e integrarsi, non c’è davvero nessun tipo di problema, ovviamente ferma restando la pazienza e la determinazione: parliamo di culture millenarie e lingue che hanno relativamente poco in comune con quelle indoeuropee.
Io credo poi che imparare e crescere in maniera significativa voglia dire inevitabilmente uscire dalla propria comfort zone e sopportare per un po’ di tempo il disagio di non capire e non sapere, disagio che progressivamente diminuirà e poi sparirà. Detto da uno che non ha un carattere avventuroso né socievole all’estremo potrà forse essere di consolazione a quelli che credono di non poter riuscire ad integrarsi in un altro paese.
Siate semplicemente voi stessi e rispettate gli altri.
C’è anche da dire che la società israeliana è già di per sé molto complessa per quanto riguarda il fattore etnico, quello culturale e anche quello religioso. Questo significa da un lato che non basta una vita per studiarla e capirla. Significa anche che gli Israeliani sono estremamente abituati agli stranieri e a sentire parlare lingue di ogni tipo, con ogni accento e ad ogni livello, incluso l’Ebraico stesso, il che spiega anche il loro allenamento con le lingue e la facilità con cui molti le studiano; in effetti anche gran parte degli Israeliani stessi sono in qualche modo “stranieri”, vuoi perché sono immigrati da qualche altro paese o vuoi perché appartengono a un micro-settore sociale specifico dei tantissimi che compongono la società israeliana; infatti lingue, culture e provenienze qui sono un frequente argomento di conversazione.
Il Medio Oriente è sempre stato un crocevia di genti e culture; l’etnia ebraica, così come molte altre etnie in tempi antichi, ha sempre consentito l’ingresso di persone provenienti da etnie e culture diverse tramite un processo integrato di co-residenza, progressiva assimilazione della lingua e della cultura e anche di volontaria conversione religiosa.
Per quanto riguarda gli Ebrei ad esempio, che sono la maggioranza, si vedono facce di ogni tipo, dai Russi agli Etiopi, ma ci sono anche persone appartenenti al settore arabo che assolutamente non si potrebbero identificare come tali prima di sentirle parlare, e gli stessi Ebrei che sono sempre rimasti in Medio Oriente sono spesso completamente indistinguibili dagli Arabi dal punto di vista fisionomico. Gli Ebrei sono quasi sempre di religione ebraica ma a volte anche cristiana, magari originariamente in conseguenza delle conversioni forzate dei loro avi nel corso della storia, e poi rimasti tali per scelta.
Gli Arabi sono una minoranza molto consistente che si attesta ad oggi a circa il 20% dei cittadini e possono essere di religione musulmana, drusa, cristiana o anche essersi convertiti all’Ebraismo; ci sono poi anche varie altre minoranze etniche e religiose.Ci sono diversi Cristiani in Israele, Arabi e non, e vivono piuttosto bene qui: sono fortemente aumentati negli ultimi anni e, diversamente che in altri luoghi del Medio Oriente, in Israele non sono affatto perseguitati o osteggiati ma sono molto ben integrati e protetti. Anche i cittadini Cristiani, Drusi e sempre di più anche i Musulmani, soprattutto Beduini, fanno il servizio di leva che credo sia obbligatorio per tutti e opzionale solo per i cittadini di etnia Araba, più per strascichi storico-politici che altro.Il fatto è che all’interno di ogni religione ci sono varie denominazioni (quattro solo per gli Ebrei) e all’interno di ognuna vari ceppi culturali e vari livelli di osservanza, sicché la situazione è davvero molto complessa. Solo all’interno dell’Ebraismo Ortodosso, che a differenza ad es. del Cattolicesimo non è coordinato da un’organizzazione unica e strettamente gerarchica, si possono contare una miriade di gruppi e sotto-gruppi anche davvero molto diversi l’uno dall’altro. La stragrande maggioranza degli Israeliani Ebrei si definisce masorti, ovvero “tradizionale”, il che significa quasi sempre poco o per niente religiosi ma che si identificano e apprezzano gli aspetti culturali e i valori tradizionali, cioè in pratica osservano e passano con la famiglia le festività più importanti del calendario ebraico e cercano di praticare i valori etici e morali della Bibbia.
Il miscuglio e la varietà quindi sono tutto tranne che semplici da inquadrare e sicuramente anche questo contribuisce molto alla bellezza della multiforme, e ciononostante piuttosto integrata, società israeliana: in un certo senso Israele è un po’ il riassunto di buona parte del mondo concentrato in un paese molto piccolo. Anche per questo c’è chi dice che Israele si può considerare una specie di “progetto-pilota” del processo di integrazione globale e che quando ci sarà pace in Israele probabilmente ciò sarà il preludio ad un’era di prevalente pace mondiale.

Quali sono le lingue più diffuse in Israele e che consigli ci dai per impararle?

Con l’Inglese ce la si cava un po’ dappertutto; in particolare a Tel Aviv e Gerusalemme e nei grandi centri è facile parlare Inglese (ma i giovani lo parlano un po’ ovunque) mentre ad esempio qui a Karmi’el c’è una forte presenza di immigrati russi e l’Inglese non lo si parla tanto, anzi qualcuno parla addirittura solo Russo!
In generale Israele è davvero una incredibile Babele in conseguenza della sua società iper-complessa e girando per strada sentirete facilmente parlare anche Spagnolo, Portoghese, Tedesco, Francese, Hindi, Etiope e altro.Ci sono due lingue ufficiali, l’Ebraico moderno e l’Arabo, mentre l’Inglese è semi-ufficiale; i cartelli stradali e le indicazioni pubbliche in generale sono quasi sempre scritti in tutte e tre le lingue.
Sia Ebraico che Arabo, come anche l’Aramaico, l’Etiope e il Maltese, sono lingue semitiche e non hanno molto in comune con le lingue indoeuropee, soprattutto per quanto riguarda il lessico e l’alfabeto. Usarle a buoni livelli richiede anni di studio e pratica ma per mia esperienza in qualche mese si possono già iniziare semplici dialoghi per cavarsela nel quotidiano. Chiaramente per integrarsi e conoscere bene un paese bisogna imparare le lingue locali e io sto studiando l’Ebraico moderno seriamente da circa un anno e mezzo, in media 1 ora al giorno.
Oggi come oggi il mio lessico è ancora abbastanza ridotto, leggo lentamente e faccio ancora molti errori soprattutto nel parlato ma sono in grado di capire la maggior parte delle conversazioni, di godermi i momenti in famiglia e sono riuscito a fare diversi colloqui di lavoro completamente in Ebraico. A casa parliamo esclusivamente Ebraico ormai da un po’.
In generale si impara una lingua in modo efficace se ci si “immerge” e quindi bisogna sfruttare il più possibile le occasione di ascoltarla, leggerla, scriverla e parlarla. Oltre ai libri e ai corsi audio, anche gratuiti (cercate ad esempio quelli delle Forze di Pace), oggi ci sono anche un sacco di applicazioni per lo studio delle lingue, ad esempio per migliorare il lessico io creo e studio regolarmente delle flash-card su Memrise (ma c’è chi preferisce Anki o Quizlet) e sto anche seguendo un corso di Ebraico su DuoLingo. TV, radio, giornali, qualche libro di testo, un riferimento per la grammatica da consultare al bisogno (e magari costruirsi delle tabelline o riassunti personalizzati), gruppi di studio su Facebook e Internet, corsi online in generale e conversazione quotidiana completano poi gli strumenti di studio.
Per chi vuole un corso tradizionale il Ministero dell’Educazione offre a tutti le Ulpan disseminate sul territorio che hanno un metodo intensivo e piuttosto impegnativo (quattro-cinque ore al giorno!) basato soprattutto sull’uso pratico della lingua. Un corso Ulpan dura diversi mesi ed è gratuito per i nuovi immigrati ma è frequentabile anche da chiunque altro ad un prezzo molto ragionevole, soprattutto considerato il numero di ore.Per chi sa già l’Ebraico studiare l’Arabo non sarà così difficile, a parte forse la scrittura, e si trovano corsi anche di Arabo, a volte anche gratuiti offerti da volontari e studenti; il Russo purtroppo invece sarà tutto un altro paio di maniche. Non lo sto ancora studiando ma sono certo che non mancheranno le iniziative e le risorse e sicuramente non mancano per niente i madrelingua.

Per concludere ti chiedo di parlarci delle bellezze del territorio.

Un po’ come anche in Italia e, pur essendo un paese piccolo, in Israele c’è di tutto: laghi, 3 mari (Mediterraneo su tutta la costa ovest, Mar Rosso al sud nella zona di Eilat, vicino al confine con il Sinai egiziano e Mar Morto a sud-est), campagna, colline (praticamente tutta la Galilea) e montagna (anche se non molto alta). E non dimentichiamoci del deserto del Nègev con tutte le sue opportunità e strutture, diverse delle quali gestite dalla cittadinanza Araba Beduina che è famosa per la sua ospitalità e gentilezza (e anche per aver salvato dai pericoli del deserto un bel po’ di gente poco avveduta). Il nord in particolare è molto verde, con la sua vegetazione un po’ più “arbustosa” che in Italia e i suoi fiori dai colori sgargianti, gli onnipresenti ulivi, i declivi brulli e il terreno rossastro; ci sono un sacco di cose che si possono fare in mezzo alla natura che gli Israeliani amano davvero molto e che considerano anche un’eccellente occasione di crescita spirituale e un luogo di preghiera privilegiato.
Si può fare rafting o kayak sul fiume Giordano, camminate in mezzo ai monti o ai canyon in una delle tante riserve naturali o fare una nuotata nella incredibile piscina naturale di Sàchne. Anche la presenza musulmana è forte e ci sono bellissime moschee e minareti disseminati su tutto il territorio.
Un’esperienza peculiare e molto affascinante qui in Galilea è sentire i canti provenienti dai minareti dei villaggi in corrispondenza dei periodi di preghiera, al posto delle campane delle Chiese!
Bisogna dire che ci sono sicuramente meno luoghi storici rispetto all’Italia, dove abbiamo un continuum senza fine che fa persino girare la testa, però bisogna dire che gli Israeliani sono molto bravi a valorizzare quello che hanno e a presentarlo al grande pubblico, magari utilizzando invenzioni locali e tecnologie innovative (ad es. il tour in Virtual Reality del Secondo Tempio a Gerusalemme) e infatti ci sono sempre turisti ovunque, sia israeliani che stranieri.


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Utente da 02 Agosto 2016
Karmi'el, Northern Distric, Israel
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