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Omar: "Hong Kong è un vero melting-pot di culture che convivono in armonia"

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Omar è originario della provincia di Teramo. Esperto nel mercato della comunicazione d'impresa, nel 2013 lascia l'Italia per trasferirsi ad Hong Kong dove attualmente vive e lavora.

Omar: "Hong Kong è un vero melting-pot di culture che convivono in armonia"

Ciao Omar e grazie per averci concesso quest'intervista!

Ciao!! Grazie a te per questa opportunità.

Chi sei e da dove vieni?

Mi chiamo Omar Algenii, vengo da un piccolo paese vicino al mare, Sant'Omero, in provincia di Teramo, centro Italia.

Dove sei espatriato?

Mi sono trasferito a Febbraio del 2013 e attualmente sono ad Hong Kong.

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a lasciare l'Italia?

Si potrebbe definire la domanda "retorica" vista la situazione nella quale versa il Bel Paese...Tuttavia, vale la pena rispondere perché le motivazioni sono più di una, anche se tutte convergenti alla stessa causa.
Parlo di cause convergenti perché quello che sta avvenendo in Italia (ma non solo) potremmo definirla una vera "rivoluzione copernicana", purtroppo votata alla regressione. Dicono che il Bel Paese sia in ripresa, ma se ci si sofferma anche solo per un attimo sui numeri ci si rende conto che siamo sull'ordine dello zero-virgola.
Io ho lavorato come dipendente fino al 2007. In quello stesso anno coincidenza volle che la mia figura professionale divenisse molto richiesta e questo anche perché stavo lavorando per un'azienda di un certo prestigio che mi permetteva di avere "grande visibilità".
Decisi quindi di rimanere a bordo della ditta con la quale lavoravo da qualche anno, ma con un contratto di collaborazione non subordinata anziché quello da dipendente a tempo indeterminato.
Questo mi permise di mantenere la mia posizione all'interno della ditta stessa, con tutti i benefici del caso, ma anche di poter allargare il mio campo d'azione e, dunque, i miei ricavi.
Per i primi mesi credetti di aver "trovato il veleno". Poi, già a metà 2008, col dilagare di quella che viene riconosciuta come la crisi economico/finanziaria più grave dell'era contemporanea dopo quella del 29, compresi che era l'inizio del declino di tutt'una fascia di mercato che ancora oggi arranca, combatte, ma è ancora lontana dal tornare, non dico ai fasti degli anni 90, ma almeno ad un minimo di decenza.
E così, tra mostruosi alti e bassi, appurato come avessi di fronte il rischio concreto di finire disoccupato come molti altri ragazzi della mia età, "sovraqualificati" per il mercato del lavoro italiano e, dunque, troppo "costosi da mantenere", decisi di non voler sottostare a certe "angherie" e che non avrei accettato che qualcuno o qualcosa potesse dirmi cosa potessi o non potessi fare, soprattutto se questo comportasse il dover buttare via quasi 18 anni di onorata carriera nella "business communication" ovvero il mercato della comunicazione d'impresa.
Tutto il resto è una storia di passione, di coraggio e anche di un pizzico di follia visto che ad HK non conoscevo nessuno e non sapevo se davvero quello che avessi intuito attraverso i vari viaggi avanti e indietro per la Cina (che ricordiamolo non è Hong Kong), sarebbe stato poi confermato o no.
Sono arrivato ad HK a fine febbraio del 2013 con 2000 euro in tasca, un curriculum/portfolio in formato PDF, un "maccheroni english" da far impallidire il più paziente degli "english teacher" e la voglia di provare a raddrizzare la mia vita lavorativa.
Fortunatamente, avevo ragione.

Cosa facevi in Italia e di cosa ti occupi attualmente?

In Italia facevo il graphic-concept designer, fotografo e marketing specialist, che è anche quello che faccio attualmente ad HK attraverso la mia piccola company, la Team Progress Ltd.

Le tue considerazioni circa l'inserimento di un espariato nel settore di grafica e marketing a Hong Kong...

Questo è un settore ove risulta abbastanza complicato inserirsi perché le aziende cinesi, soprattutto, ma non solo, preferiscono assumere personale cinese per i molteplici benefici che da questo derivano, tra cui, ricordiamolo, il salario più basso rispetto ad un expat (anche del 50%), pretese di lavoro assurde come lavorare overtime anche sabati e domeniche (diciamo che un cinese si adatta un po' più facilmente) e, last but not least, la lingua cinese.
Su quest'ultimo punto, ammesso che ci si impegni ad imparare a parlare cinese, è quasi del tutto impossibile imparare a scriverla e se fai comunicazione, come faccio io, diventa difficile avere appeal per le aziende locali.
La soluzione è lavorare con companies straniere, ma che abbiano la sede qui e che abbiano contestualmente il 95% del loro mercato nel resto del mondo (io lavoro per una ditta indiana al momento).

Qual'è stato l'aspetto più difficile da sormontare legato al trasferimento: cercare casa, adattamento al clima, apprendimento della lingua...ci racconti la tua esperienza?

A onor del vero non ho avuto una grande difficoltà.
Io ho avuto, in passato, la fortuna di compiere dei "viaggi missione" per l'azienda nella quale lavoravo in Italia anche con destinazione Cina. Questo mi ha aperto la mente facendomi evadere, seppur per pochissimi giorni all'anno, dalla realtà del paesino di provincia con 5000 anime nel quale vivevo.
Per cui, conoscevo un po' della cultura locale, della cucina, delle tradizioni. Ma solo un po' però.
Tuttavia, l'unica difficoltà oggettiva che io riconosca di aver avuto nel mio percorso è stata quella di essermi dovuto adattare agli standard di vita locale in case mediamente non più grandi di 30mq. Infatti "casa mia", che è nel cuore pulsante di HK, conta 8-10mq. E per uno abituato a vivere da solo in una casa di 120 mq in Italia non è stato semplice.
E' un po' come se mi fossi trasferito a vivere nel bagno di casa mia in Italia, solo con cucina, letto e wc nella medesima stanza!
Per il resto, Hong Kong è una città pulita, tranquillissima in termini di ordine pubblico ed è una vera città Melting-Pot, dove decine e decine di culture e ceti diversi vivono in armonia o anche semplicemente rispettandosi/ignorandosi vicendevolmente.

Come giudichi il costo della vita a Hong Kong?

Come menzionato nella precedente domanda, Hong Kong è carissima solo a livello immobiliare. Per il resto si parla di prezzi nella media delle grandi città metropolitane.
Anzi, prova a vivere a Firenze e a fare la spesa della settimana con 100 euro come faccio io qui...poi ne riparliamo.
Chiaro che bisogna sapere dove e cosa si va a comprare. Se si viene qui e si pretende di mangiare tutti i giorni come in Italia non basterebbero 2000 euro al mese solo di cibo.
Io spendo attualmente 1200 euro al mese di costo complessivo a fronte di un salario (basso nel mio caso) di più del doppio. Ergo. La macchina non ti serve. Hong Kong è una città con infrastrutture inimmaginabili nel Bel Paese e i trasporti sono efficienti, puliti e very cheap.
Tornando agli affitti, il real estate market ad HK è il secondo al mondo per costi.
Io vivo al momento (temporaneamente) a Causeway Bay al centro di Hong Kong Island. Al centro i prezzi sono assurdi. Io sono in 8-10mq e spendo 850 euro mese (equivalenti al cambio attuale), un rapporto qualità-prezzo sconcertante ed impensabile per gli standard occidentali, ma questo perchè sono al centro della città, in un quartiere considerato "luxury".
Se però ci si sposta verso i new territories, verso nord, con la stessa cifra si potrebbe avere tranquillamente un 50-60 mq. Sulle isole poi anche 80-100 mq con la casa a 50 metri dal mare! Paese che vai, gusti che trovi.
Certo, poi bisogna metterci che tutte le mattine e tutte le sere, per raggiungere l'ufficio, ti tocca fare 40 minuti di traghetto avanti- indietro, ma la quiete e la bellezza di certi angoli a mio avviso possono valere la faticaccia.

E' stato facile integrarsi nella comunità locale?

Per me sì. Poi dipende dalle persone. Va detto che vige una sorta di regola non scritta, comune un po' a tutte le grandi città, dove ci si fa un po' tutti i fatti propri. Però se da un lato alcune persone ci guardano un po' storto per via del fatto che un expat è considerato un po' un "privilegiato" da queste parti visto che vantiamo salari più alti della media, condizioni generali migliori ed anche un certo successo con la popolazione femminile locale, dall'altro gli Hongkoghesi, soprattutto giovani, sono molto curiosi di confrontare il loro stile di vita, spudoratamente ispirato al modello occidentale (in particolare quello americano), con le reali esperienze di vita di un expat che possa raccontare di persona cosa ci sia di vero e cosa di falso in quello che loro vedono in televisione e soprattutto su internet.
La popolazione giovane è assolutamente open-mind, curiosa, socievole e si muove come una popolazione di vera avanguardia, dove tutti rispettano gli altri e dove nessuno ha stimoli di prevaricazione di tipo etnico-razziale.

Ci descrivi una tua giornata tipo?

Al momento la mia giornata tipo non è così eccitante. Semplicemente, sveglia (relativamente presto) alle 8.00 colazione, doccia e via a lavoro.
Si inizia alle 10.00. Pausa pranzo alle 13.00 e si ricomincia alle 14.00 fino alle 20.00, per cinque giorni e mezzo alla settimana.
Ma questo perché la compagnia per la quale lavoro ha un orario un pelino "uncomfortable" diverso da quello ufficialmente in vigore nella Hong Kong SAR. Normalmente si lavora dalle 9.30 alle 18.00 con un'ora di pausa, 5 giorni alla settimana.
Poi però la domenica si va al mare, si va a fare hiking, o passeggiate in giardini e parchi bellissimi e curatissimi!
O magari un salto su qualche isola come Cheung Chau o Lamma island.

Qual è il tuo piatto locale preferito?

In realtà sono più di uno. Adoro soprattutto i Dim Sum, piatto tipico della cultura Hongkonghese che, fra le altre, nasce come piatto da colazione! Poi però, hanno imparato a servirlo anche a pranzo e cena visto che molti forestieri lo apprezzano.
Trattasi di una sorta di tortelli fatti di pasta di riso e ripieni di carne o verdura o pesce, ma anche uova e altro ancora. Vengono cotti al vapore nei tipici canestri di bamboo.
Poi apprezzo molto il ramen, una zuppa giapponese preparata in 20 modi diversi, con udon noodles (spaghetti di riso di largo spessore) o soba noodles (tipici spaghetti giappo), spesso fatta con la soia e con il miso. La mia preferita è la beef curry soup, fatta con manzo (beef) cotto nel curry e poi allungato con acqua e salsa di soia. So good! Davvero appetitosa! Ma anche le zuppe vietnamite o la cucina Thai a base di curry e spezie.
Insomma.. dal punto di vista cibo, sono un perfetto hongkonghese!

Quali sono, secondo te, la maggiori differenze tra il popolo cinese e quello italiano?

Difficile da dire.. anzitutto, io posso parlare degli hongkonghesi e non dei cinesi.
Comprendo che questo mio può essere scambiato per un preziosismo, ma la verità è che qui la gente ha attitudini simili a quelle cinesi, ma comunque diverse.
E, infatti, non è consigliabile parlare ad un hongkonghese dandogli del cinese... si indispettirebbe immediatamente. Non dimentichiamoci che Hong Kong è stata una colonia inglese fino al 1997 e delle contaminazioni scaturitevi conserva ancora molto, fortunatamente.
Ad ogni modo l'apparenza favorisce il pensare che siano diversi da noi, ma la verità è che fanno le stesse cose.
Vuoi la globalizzazione, vuoi le distanze ridotte grazie alle nuove tecnologie, sebbene gusti e stili siano talvolta diversi, le abitudini sono ormai quelle occidentali. Anzi.. da queste parti, l'ostentazione fobica del proprio stato sociale, ad esempio, in particolare se molto ricchi, è un must, come lo è nella società occidentale.
Mangiano con le stesse tempistiche...lavorano con le stesse tempistiche...vanno in palestra, fanno corsi di shiatsu (e questo fa molto ridere - nel senso che la Cina e l'oriente ha queste discipline nel DNA sempre ed è quasi una "cosa domestica" che la nonna insegna alla nipote o quanto meno così la considererei io ), adorano l'happy hour (così possono bere alcool visto che durante il giorno è bandito), vanno nei club e nelle discoteche, vestono alla moda e lasciano poco spazio all'immaginazione.
La popolazione anziana conserva ovviamente certe tradizioni orientali come il fare attività fisica tutti insieme nei parchi o negli spazi adibiti, la mattina presto, con le tipiche figure del kata marziale. O come certi giochi da tavolo stranissimi da vedere che possono essere compresi solo da loro. Ma, tutto sommato, stesso concetto della "famiglia", stesse abitudini, stessi riti e cerimonie.
Almeno questa è la mia esperienza.

Progetti per il futuro...pensi a nuove esperienze altrove?

Questo è un punto interessante. L'anno scorso ho accettato un incarico da un'azienda Brasiliana che mi ha rilocalizzato a Miami, Florida, dove sono stato per 7 mesi. Qualche tempo prima ero stato a Ningbo per un mese e mezzo, per un altro incarico offertomi da una compagnia del posto. In realtà, queste esperienze stanno diventando un modello di business per me e muovermi laddove mi offrano un buon incarico, anche se temporaneo, è una cosa che mi aggrada e parecchio anche. Ergo, non ho un piano già definito o una destinazione preferita. Quello che so per certo è che non tornerei in Italia, men che meno in Europa, neanche per un stipendio da nababbi (o quasi insomma).
"I am back to Hong Kong again", sono tornato di nuovo ad Hong Kong dopo le summenzionate esperienze perché questa è la mia città, ormai.

I tuoi suggerimenti per un espatrio di successo a Hong Kong...

Suggerimenti? Il suggerimento è quello di venire ad Hong Kong pensando di avviare un'attività e non di venire a cercare lavoro dipendente. Anche una piccola attività, purché propria.
Questo perché, nel primo caso si hanno grandi possibilità di successo e soprattutto, una pressione fiscale risibile, 17% lordo, senza costi occulti e tasse mascherate da costi propri, non detraibili.
Nel secondo caso, bisogna tenere a mente quello che ho appena detto nelle righe precedenti.
Se non si dà un motivo valido alle aziende locali per assumervi, queste preferiranno i lavoratori locali.
In ogni caso, sebbene nella maggioranza dei casi si finisce per lavorare in condizioni di lavoro ideali, con stipendio alto (o presunto tale), orari flessibili e carichi anche di responsabilità accettabili, talvolta non è difficile capitare in aziende a conduzione "asiatica" con metodi "asiatici", che definire inaccettabili è un eufemismo.
Va ricordato, inoltre, che HK è una città quasi esclusivamente votata al mercato finanziario per cui se siete in questo campo, il discorso, anche per il secondo punto, cambia completamente ed HK può essere l'ideale per chi vuole fare soldi e carriera.
Poi, mettete in valigia una felpa pesante perché, a dispetto delle temperature sub-tropicali persistenti per 9 mesi all'anno (32° con umidità anche del 95%), potreste rischiare l'assideramento durante gli spostamenti in metro o mentre vi fermate a fare shopping in uno delle centinaia di negozi disseminati per la città, a causa dell'uso folle dei condizionatori.
Se vi piace lo street food portatevi un imodium contro i disturbi intestinali.
In generale ci sono migliaia di ristorantini molto carini disseminati per la città, super economici e con dell'ottimo cibo. Inoltre hanno anche un livello accettabile di igiene e pulizia. Perciò io eviterei lo street food.
Concluderei dicendovi che se non conoscete la città, la cosa da fare è quella di munirvi di mappa con la doppia lingua, tracciare i percorsi che vorrete percorrere nei primi tempi e prendere dei taxi (dal prezzo davvero economico) per raggiungere tali luoghi. Se non avete una mappa, nemmeno sul vostro smartphone, allora chiedete alla reception del posto dove alloggiate di tradurvi gli indirizzi in cinese. Se non mostrerete l'indirizzo in lingua cinese al tassista di turno, avrete buone possibilità di trovarvi esattamente nella parte opposta dove avevate intenzione di andare.

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Pixomar Utente
Utente da 19 Novembre 2015
Hong Kong, Hong Kong
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