Aggiornato il mese scorso

La Repubblica di Indonesia è una nazione molto diversificata che può vantarsi di essere la più grande economia del sudest asiatico. È facilmente intuibile che sono davvero tanti gli expat che non riescono a resistere al fascino di questa miriade di arcipelaghi composti da 17.000 isole, disseminate per 5.000 km lungo l’equatore, tra l’Asia e l’Australia. Scopriamo di più su questa affascinante destinazione e sulla sua cultura.

L’Indonesia è il quarto paese più popolato del mondo ed è riconosciuto come un paese laico e democratico, sebbene ospiti la più grande popolazione musulmana del mondo. Nonostante i principi islamici influenzino le decisioni politiche, sono sei le religioni ufficialmente riconosciute dalle autorità – Islam, Induismo, Buddismo, Protestantesimo, Cattolicesimo e Confucianesimo – e il paese in generale gode di una relativa libertà di fede.

Le lingue locali attualmente parlate sono più di 300, e gli stranieri possono aspettarsi di assistere a una serie di tradizioni culturali e diversi stili di vita per tutta la nazione. Ogni isola è come un mini paese a sé, e gli abitanti che ne popolano una possono differire radicalmente da quelli di un’isola vicina. A seguito di questa varietà così preponderante, il paese sta affrontando richieste di indipendenza in diverse province.

Le isole indonesiane ad essere abitate sono circa 8.000, ma gli scenari sono numerosi come i 252 milioni di abitanti, che spaziano dai cacciatori / lavoratori della terra rurali ad una vera e propria élite urbana. Le isole più grandi dell’arcipelago sono la Nuova Guinea (divisa con la Papa Nuova Guinea, sede del Puncak Jaya, la montagna più alta dell’Indonesia), il Borneo (il 73% dell’isola è di proprietà dell’Indonesia e spesso viene chiamata Kalimantan), Sumatra, Sulawesi e Giava (oltre la metà della popolazione del paese risiede a Giava e i giavanesi sono considerati il gruppo etnico più grande del paese).
Se da una parte Sulawesi vanta spiagge di sabbia bianchissima e paradisi subacquei lungo tutta la costa, Sumatra, invece, è contornata da quasi cento vulcani (molti dei quali sono ancora attivi). Poi non dimentichiamoci di Bali che probabilmente è l’isola più conosciuta, ma una volta trasferiti in Indonesia scoprirete presto altri tratti di spiaggia altrettanto belli e molto meno turistici.

L’Indonesia è attraversata dall’equatore, quindi il clima è prevalentemente tropicale; questo vuol dire che le giornate sono piuttosto calde e umide. La variabile principale durante tutto l’anno è la pioggia, e ci sono due stagioni principali, quella delle piogge, che generalmente dura da ottobre ad aprile ed è caratterizzata da forti raffiche di pioggia (e talvolta persino da tifoni), e la stagione secca, che va da maggio a settembre, ed è il momento migliore per andare in spiaggia e fare escursioni sui vulcani.

Grazie alle vaste distese di lande selvagge e alle incontaminate barriere coralline, l’Indonesia vanta il secondo livello più alto di biodiversità del mondo (sebbene la grande domanda di olio di palma e di altri prodotti agricoli abbia portato purtroppo ad alti tassi di deforestazione). Quindi, se sentite il bisogno di scappare dal trambusto di Giacarta, dove lavorano la maggior parte degli expat, siete solo a un salto di distanza da una spiaggia da sogno, o da un’avventura nella giungla, dove potrete mettervi in contatto con la natura e ritrovare voi stessi tra un avvistamento di oranghi e una passeggiata tra i draghi di Komodo.

Economia

L’Indonesia è diventata una delle economie emergenti più importanti, oltre ad essere membro del G20, ed è occupa anche la decima posizione nella lista delle più grandi economie del mondo in termini di parità di potere d’acquisto. Nonostante la scarsità di infrastrutture e i problemi di corruzione, gli investitori – e ovviamente anche i consumatori – sono ancora attratti dalle sue ricche risorse naturali (oro, stagno, rame, gas naturale e petrolio) e dalla produzione agricola (olio di palma, riso, caffè, tè, gomma, e spezie).

Sebbene il numero di professionisti stranieri registrati in Indonesia sia inferiore rispetto a quelli che emigrano nei paesi limitrofi (secondo una stima del Ministero del Lavoro indonesiano, nel 2017 i lavoratori stranieri ammontavano a 74.183), questa terra continua ad essere un posto economico e piacevole in cui vivere. Anche se il paese ha subìto un declino nel settore del petrolio e del gas – da sempre pietra miliare dell’economia – l’Indonesia è ancora una destinazione presa in considerazione dei professionisti stranieri che si occupano di questo settore; tra l’altro la previsione di PricewaterhouseCoopers vede l’Indonesia come quinta economia più potente al mondo entro il 2030.
 

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