Blog di Maggio: Un’italiana in Turchia

  • Diletta e la sua famiglia
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Blog del mese
Pubblicato 5 mesi fa
Modificato 5 mesi fa

Sono Diletta, un'italiana che vive in Turchia da otto anni. Nel mio blog parlo di me, del paese che mi accoglie e del mio lavoro di psicologa con gli italiani che come me vivono lontani da casa.
 

Diletta Sani

Diletta Sani

Parlaci di te: chi sei e da dove vieni? 

Mi chiamo Diletta, sono italiana di Empoli, vicino Firenze, ed ho vissuto in Italia fino ai miei 30 anni, cioè per tutta quella che io definisco la mia “prima vita”. La “ seconda inizia il 15 Settembre 2009, quando salita sul treno Bologna-Firenze incontro e scontro quello che poi diventerà mio marito, e che mi porterà fino in Turchia.
Io sono Psicologa. Questo è il mestiere che ho scelto tanti anni fa e per cui ho studiato in Italia. È un lavoro che amo e che mi realizza come persona e che cerco di portare avanti anche nel paese che mi ospita.
Sono anche una mamma, di due bambini. Luna Rosa di 7 anni e Berk Andrea di 4, mix tra me e mio marito e ancora di più tra questi due paesi, Italia e Turchia, che ci rappresentano e ai quali apparteniamo.
E ancora, sono un’italiana all’estero, con tutto il bagaglio di ricchezza e fatica, solitudine e meraviglia che si porta dietro chi come me vive perennemente sospeso tra due mondi.


In che Paese vivi?

Vivo in Turchia, precisamente a Smirne o Izmir in turco, una grande città sul mare Egeo. Izmir è la città più moderna della Turchia, la più cosmopolita. Passeggiando per le vie del centro, non si ha la sensazione di trovarsi in medio oriente; potrebbe essere una qualsiasi città europea o americana. C'è molta apertura e per strada puoi vedere tutti i tipi di persone, da donne completamente velate a ragazze in minigonna, uomini d’affari, mamme con bambini, famiglie...anche se purtroppo devo anche dire che negli ultimi anni, la tendenza generale è quella di andare verso una maggiore chiusura e ristrettezza culturale che onestamente ci spaventa. 


Da dove nasce il tuo progetto di trasferimento in Turchia?

In realtà non possedevo un progetto “Turchia”. Anzi, io non mi interessavo affatto di questo paese, neanche per un eventuale vacanza! 
Ma come si sa, a volte la vita fa dei programmi per noi che non ci aspettiamo...e così un giorno di Settembre, salita sul treno, ho incontrato questo giovane uomo che mi ha cambiato la vita. Dopo un viaggio di meno di un’ora fatto solo di sguardi e nessuna parola, e un bigliettino col nome e il telefono strappato e dato di fretta, è iniziata una corrispondenza epistolare che è andata avanti per sei mesi. Forse tu penserai che non sia possibile innamorarsi così. Senza vedersi, annusarmi, toccarsi, così da lontano...e invece è quello che ci è accaduto. Le settimane passavano e il bisogno di stare vicini aumentava...così ho deciso di partire. Io, con tutte le mie paure. Io che non viaggiavo da sola e che sull’ultimo volo avevo avuto un attacco di panico! È proprio vero che l’amore è una forza misteriosa. 
Sono partita per andare a vedere con i miei occhi se ciò che il cuore aveva sentito su quel treno, era vero. Sono arrivata in Turchia senza conoscere veramente quell’uomo ma fidandomi unicamente di me stessa e di ciò che sentivo in quel momento. Mi sono data fiducia ed è stata la decisione migliore che abbia preso. Sono rimasta ad Izmir per 5 giorni, dopo i quali ovviamente non ero più la stessa. Dopo pochi mesi aspettavamo la nostra prima bambina!


Che strumenti hai usato per reperire informazioni sulla destinazione prima di trasferirti?

Come puoi capire dal mio racconto, non ho reperito nessuna informazione prima di partire. Sono partita e basta...un salto nel buio!


Di cosa ti occupi?

Il primo lavoro che ho trovato qua in Turchia è quello dell’insegnante di italiano. Nonostante non sia il mio mestiere, è comunque un lavoro che amo e la mia formazione da psicologa mi è comunque molto utile. Qua cercano sempre insegnanti madre lingua. Ho insegnato ai bambini della scuola materna, delle elementari, medie e liceo. Non tutte le esperienze sono state positive. Anzi, alcune sono state disastrose. La maggior parte delle scuole sono private e i ragazzi tendono ad essere un po' viziati se la scuola stessa non propone una disciplina forte. In questo momento ancora insegno ai bambini delle elementari. È divertente e faticoso e comunque piacevole poter insegnare la propria lingua e cultura.
Ovviamente non ho abbandonato il “mio” lavoro, quello di psicologa. Quando richiesto, cerco di essere di aiuto ai miei connazionali che hanno bisogno. Mi sto specializzando sempre di più in psicologia dell’expat, cioè nel sostegno e nella terapia psicologica di chi, come me, è partito e vive lontano dalle proprie radici. In rete ci sono molti professionisti che prongono questo tipo di sostegno, ma se lo hai provato sulla tua pelle, sicuramente puoi capire meglio chi ti chiede aiuto.
Tra pochi mesi terminerò finalmente anche il mio percorso di psicoterapia, che era in attesa da otto anni, aggiungendo così anche questa specializzazione al mio curriculum.
Per i bambini mi interesso e mi occupo del Reggio Emilia Approach, un modello educativo nato a Reggio Emilia ma famoso in tutto il mondo, organizzando laboratori a tema.
Da due anni ho creato un gruppo che si chiama “Dov’è Casa” assieme ad una amica italiana e collega pedagogista. Insieme organizziamo attività dedicate agli italiani che vivono qua, per aiutarli-ci a sentirci un po' più a casa. Dal “circolo del libro”, a laboratori per bambini e genitori, feste legate alla nostra cultura, fino alla costruzione di una biblioteca condivisa. Il mio sogno è quello di poter concretizzare questo progetto in un luogo fisico che possa diventare un punto di riferimento per noi italiani e perché no anche un luogo di incontro per coloro che sono interessati alla nostra cultura.

Diletta a Teos, paesino sul mare

Che iter hai seguito per l’ottenimento del permesso di soggiorno?

Essendo sposata con un cittadino turco, non ho avuto problemi di questo tipo.


Scrivi un blog, come si chiama e quando hai cominciato a scriverlo?

Da pochi mesi ho iniziato a scrivere il mio blog. Si chiama “ Un’ italiana in Turchia”. Quello di scrivere era un desiderio che cullavo da tanto tempo e che non pensavo potesse realizzarsi. Grazie a Internet ormai chiunque può scrivere e tentare di essere uno scrittore! Ai click e ai “mi piace” il compito di giudicarti...


Che tematiche tratti nel blog?

Nel mio blog parlo essenzialmente di me, a 360 gradi. Racconto chi sono, come vivo. Racconto la Turchia attraverso i miei occhi. Parlo del mondo di noi Expat in tutte le sue sfaccettature, ma sempre attraverso la mia personale esperienza. 
Per me scrivere è un modo per mettere nero su bianco ciò che imparo e capisco di me stessa. Così facendo aumento la mia consapevolezza e forse in parte stimolo quella degli altri.


Il blog ti è stato utile per allacciare rapporti di amicizia (virtuali o reali) con altri espatriati?

Sia grazie alla pagina Facebook Dov’è Casa, che al blog, sono venuta in contatto con tanti expat da tutto il mondo. La mia rete di conoscenze si è allargata. 


Quali differenze sostanziali hai potuto riscontrare tra lo stile di vita turco e quello italiano?

Le differenze forse più interessanti che noto tra il bel paese e la Turchia, sono di tipo temporale. Intendo dire che tra le persone, lo stile di vita, la cultura...non c'è poi questa grande diversità, se si pensa all’Italia di 50 anni fa. Quando le persone erano più vicine, più solidali. Quando la vita scorreva lenta e si aveva il tempo di accorgersi di quello che ti accadeva intorno. 
Qua ancora il vicino ti porta il brodino quando ti ammali, in fila in farmacia ti offrono il thé e l’ospitalità in tutte le sue forme è il valore più importante. Gli italiani si stupirebbero molto della gentilezza e dell’apertura del popolo turco, se solo si dessero la possibilità di conoscerlo. 
Spesso purtroppo il pregiudizio arriva prima.
Ovviamente anche qua, nelle grandi città si inizia a respirare l’indifferenza tipica dell’occidente.

Il nostro paesino Ulamis


Sei riuscita ad integrarti nella comunità locale?

Mi sono integrata benissimo. Fin da subito. Unico scoglio iniziale la lingua, ma col tempo si supera.


Parli turco e come l’hai imparato?

Ho amato il turco fin dalla prima volta che lo ho sentito. Quando mi capitava di ascoltare qualche conversazione telefonica di mio marito nella sua lingua, lo ascoltavo a bocca aperta. Qualcuno dice che in una mia vita precedente devo aver vissuto in Turchia!
Ho preso 3/4 lezioni in Italia, dopodiché ho imparato sul campo. Il primo anno non ho spiccicato una parola. Ho solo ascoltato. Poi ho preso coraggio. Adesso lo parlo piuttosto bene, almeno così dicono. Ormai sogno anche in turco.

Come donna espatriata in Turchia, ci sono delle convenzioni o regole da rispettare?

Personalmente posso parlare solo per Izmir e non per tutta la Turchia. Sicuramente in zone diverse ci sono diverse tradizioni. Nella mia città non ci sono particolari convenzioni che siano diverse per le donne e gli uomini. Dall’Italia si pensa, erroneamente, che in questo paese gli uomini siano “padroni”delle donne. La realtà è molto diversa. Le donne sono importantissime. In famiglia di solito loro comandano. Quasi tutte lavorano e ricoprono tutte le professioni. Le giovani turche in particolare sono piuttosto viziate e tengono i giovani mariti sotto scacco. I matrimoni falliscono e gli uomini cercano le straniere, meno gelose e possessive. Come vedi la realtà è molto diversa da quello che si immagina e si pensa presuntuosamente di conoscere.
Voglio spendere due parole invece per gli uomini turchi, che sono di una dolcezza e gentilezza senza pari. Se sei in difficoltà ti aiutano e adorano i bambini. Quando cammini per strada si fermano anche solo per fare una carezza ai miei figli, senza malizia ti assicuro.
Sono veramente un bel popolo e avremmo tanto da imparare.
Poi ovviamente le eccezioni esistono anche qua. E ci sono zone del paese molto arretrate e più vicine a realtà come quelle pakistane o iraniane, soprattutto sul confine. In quelle zone tutto è diverso.

Quali sono i settori lavorativi più comuni ricoperti da espatriati in Turchia?

Insegnamento della lingua straniera e import-export.

L’idea che ti eri fatta della Turchia prima di trasferiti si è modificata dopo che hai iniziato a viverci e se si, perché?

Come ho scritto prima, anch’io ero vittima dei pregiudizi su questo paese. Sono partita impaurita.  Tra tratta delle bianche, droga e rapimenti, mi aspettavo il peggio. E invece mi hanno trattato come una regina, fin da subito.

Cosa ne pensi del livello di sicurezza personale nella zona dove vivi?

Nella mia zona non c'è nessun problema di sicurezza diverso da quello che ci potrebbe essere a Firenze per esempio. Nel paesino dove vivo teniamo ancora la chiave sulla porta, non esistono cancelli o recinzioni, le persone sono libere di entrare nel tuo giardino per cogliere un frutto o farti un saluto passando. 
In Italia avevo molta paura. Qua dormo tranquilla!

Diletta a Pamukkale


Quali sono le caratteristiche climatiche del posto?

Izmir è una città di mare per cui il clima è mite. L’estate è piuttosto calda, l’inverno non è mai troppo freddo, le mezze stagioni sono lunghe. Io vivo in collina, per cui abbiamo sempre vento e una piacevole brezza anche d’estate.

Se dovessi fare un elenco di cose che assolutamente vanno fatte o viste in Turchia, cosa consiglieresti?

Istanbul, Pamukkale, Kappadocia, sicuramente sono da visitare. Poi il mare nella zona di Bodrum, Fetiye e Antalya. E poi conoscere il popolo, più che puoi. La gente semplice.

Che suggerimenti puoi dare ai futuri espatriati per rendere più gestibile e piacevole il trasferimento? 

Imparare la lingua prima possibile. E poi venire in contatto con altri connazionali ed entrare nella rete sociale locale.

La vita all’estero ti ha cambiata? Sotto che punti di vista?

Mi ha profondamente cambiata. Non sono più la stessa persona ovviamente. Forse la lezione più importante è stata aprire i miei orizzonti allo sconosciuto, accettare di non sapere  e di non capire tutto quello che mi succede intorno, ma poter essere felice ugualmente, anzi a volte anche di più. In questo mondo portato all’ipercontrollo continuo, non è un insegnamento da poco.