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Travel Pet Blog

  • Daniela con gattino dominicano
  • Su isola saona con cagnolino
  • Nella piantagione di aloe vera
Blog del mese
Pubblicato 4 mesi fa
Modificato 4 mesi fa

Blog con focus sulla Repubblica Dominicana dove ho vissuto un anno sabbatico tra sole, palme e bachata. Parlo di viaggi, escursioni, animali, aloe vera, immobiliare, export, benessere e tanto altro.

danielalarivei

danielalarivei

Parlaci di te: chi sei e da dove vieni? 

Mi chiamo Daniela, ho 43 anni, sono di Torino trapiantata a Milano con una lunga parentesi in Repubblica Dominicana.

In quale paese estero hai vissuto e per quanto tempo?

Ho vissuto in Repubblica Dominicana, precisamente a Bayahibe, da settembre 2013 a ottobre 2014. Ma non sono stata ferma a Bayahibe. Ho letteralmente vivisezionato l’isola.
L’ho girata in lungo e in largo. Scoprendo realtà e bellezze naturali di cui nessuno ne parla.
Per esempio, sono stata la prima e oggi forse ancora l’unica italiana ad aver visitato la piantagione di Aloe Vera, nella zona di Montecristi.
Grazie anche al fatto che la piantagione dominicana è di proprietà di una multinazionale per cui lavoro, leader nella coltivazione e produzione di Aloe Vera nel mondo. 

Da dove nasce il progetto di trasferimento a Santo Domingo?

Nella mente il progetto è nato nel giugno 2009, quando feci la mia prima vacanza a Bayahibe. Come succede a quasi tutti gli italiani, anche io mi innamorai subito di quella stupenda isola e della sua popolazione. Tant’è che a novembre dello stesso anno spesi anticipatamente tutta la tredicesima per tornare sull’isola del sorriso.
Al ritorno in Italia però decisi che o avrei fatto il grande passo, che comportava anche licenziarmi dal mensile in cui lavoravo come giornalista, o mi sarei tolta definitivamente dalla testa la Repubblica Dominicana.
Siccome amavo ancora la mia professione da giornalista, decisi che mi sarei tolta dalla testa quell’isola meravigliosa. E poiché amo molto anche i Paesi arabi e mi sarebbe piaciuto fare l’inviata da un Paese arabo, iniziai a studiare arabo e a frequentare quei Paesi. Con anche la speranza di dimenticare la Repubblica Dominicana. Ma con scarsi risultati… Perché al cuore non si comanda.

Poi è successo che nel giugno 2013, causa la crisi, sono stata licenziata dal mensile in cui lavoravo. Mentre il Direttore del personale non sapeva come dirmi che mi stava licenziando e si arrampicava sui vetri, sopra alla mia testa, e non scherzo, avevo già la nuvoletta di Santo Domingo.
Così a un certo punto gli dissi: “La faccia breve, mi sta licenziando, giusto?”
Ero la persona più felice del mondo, anche se sapevo che mi aspettavano dal giorno dopo tempi molto bui e che avrei dovuto riniziare tutto da capo.
In realtà, con l’avvento di internet e dei social nelle redazioni, da tempo non facevo più il giornalismo come avevo imparato a farlo e come piaceva a me. Ecco perché ero felice di poter realizzare il mio sogno, perché da tempo il giornalismo era già cambiato.
Avevo bisogno di staccare. Di capire. Di ritrovarmi. Ma altrove. E così, a settembre 2013, partii per la Repubblica Dominicana con un biglietto di sola andata e rigorosamente con il mio micione di dieci chili. Sono partita senza progetti preorganizzati a tavolino.
Prima di tutto volevo stare con me stessa, divertirmi, svagarmi, rilassarmi, ma anche riprendere a scrivere.
L’unico aspetto definito prima della partenza era la durata: ci sarei stata un anno, poi avrei davvero deciso che fare della mia vita.

Isola Saona

Che strumenti hai usato per reperire informazioni sulla destinazione prima di trasferirti?

Mi sono affidata ad enti istituzionali.
Per esempio, sono andata più volte in Consolato e all’Ente del turismo dominicano, entrambi a Milano.
Per il resto, forse per la mia indole giornalistica, ho preferito fare esperienza sul campo.
Certo, ho letto un po’ di materiale e cercato informazioni su internet, ma senza credere a nessuno e a niente. Preferisco sempre vedere le cose con i miei occhi.

Appena sbarcata, qual è stata la prima sensazione che hai provato? 

Che volevo tornare a casa!!!
Arrivai di sera tardi e andai subito a casa, che avevo affittato tramite una agenzia immobiliare che avevo conosciuto ad aprile (che ora non c’è più) e mi venne un po’ di sconforto. Forse perché era praticamente notte ed ero molto stanca per il viaggio.
La casa non mi faceva impazzire più che altro perché aveva uno stile completamente diverso da quello europeo. Sì, mi chiesi chi me lo aveva fatto fare e pensai per un momento che ero stata una folle a lasciare l’Italia.

Di cosa ti occupavi lì?

Il mio è stato un anno sabbatico.
Un anno di riposo ma anche di studi, ricerche, esplorazioni. Ed è quello che consiglio a tutti quelli che vogliono trasferirsi prima di fare il grande passo. Anche se ho lavorato per un mese in un resort con la clientela francese e per qualche mese mi sono occupata di escursioni in barca, è stato un anno di formazione e conoscenza, e di riposo appunto. E di scrittura, perché volevo raccontare giornalisticamente la destinazione.
Così iniziati a scrivere sul blog di Vanity Fair dove appunto raccontavo storie, curiosità e reportage sull’isola. Che ebbe subito un grande successo.

Per essere in regola con le leggi locali sull’immigrazione, quali sono le prime cose che un espatriato deve fare per vivere da residente temporaneo?

All’epoca, cioè nel 2013, non ho dovuto fare documenti particolari.
Ora le regole sono cambiate rispetto al 2013 quando vivevo lì. Quindi ora più che mai è importante mettersi in regola per non incorrere in spiacevoli imprevisti.
Consiglio di recarsi al Consolato milanese oppure consultare anche il sito https://www.migracion.gob.do

Di che tipo di visto eri in possesso? 

Avevo un visto turistico.

Acquario Santo Domingo

Scrivi un blog, come si chiama e quando hai cominciato a scriverlo?

Il mio blog si chiama danielalarivei.com.
L’ho aperto a gennaio 2015 poco dopo il mio ritorno in patria e quando capii, grazie anche al blog su Vanity Fair, che un blog poteva diventare uno strumento di lavoro.
In quanto giornalista della vecchia guardia, detestai la tecnologia fin da quando arrivò in redazione. La Repubblica Dominicana mi ha permesso di capire anche questo: che dalla tecnologia non si scappa. Poi per fortuna mi appassionai al digitale soprattutto al blogging perché mi permetteva di scrivere e quindi di continuare a esercitare la mia professione, anche se in modo diverso.
Così iniziai, e lo faccio tuttora, a formarmi, studiare. E aprii appunto il mio blog sulla Repubblica Dominicana. 

Che tematiche tratti?

Della Repubblica Dominicana! Parlo di viaggi, soprattutto tailor made ed ecoturistici, escursioni, Aloe Vera, immobiliare, export, e di benessere e salute in viaggio e tanto altro.
Da poco però ho implementato il blog con un’altra mia forte passione, l’amore per gli animali, dato che sono anche una top pet sitter.
È successo che ogni volta che avevo un peloso in custodia un po’ buffo o particolare raccontavo tutto a una amica che a un certo punto mi disse che avrei dovuto iniziare a raccontare queste storie. E così ho fatto. Non solo. Ho pensato: perché non unire anche travel e pet?
E così mi occupo anche di viaggi sia con gli animali sia per l’osservazione di animali (leggi Le balene di Samana: le puoi vedere da gennaio a marzo).
Infine, una parte marginale del blog è dedicata ai Paesi arabi che rimarranno sempre nel mio cuore. Anche perché aver studiato tre anni arabo è stato faticoso, quindi non posso buttarli al vento!

Il blog ti è stato utile per allacciare rapporti di amicizia (virtuali o reali) con altri espatriati?

Sì, ma soprattutto con persone che vogliono fare la mia stessa esperienza e che mi scrivono per chiedermi consigli e informazioni.

Quanto ti costava al mese vivere a Santo Domingo? Affitto, bollette, cibo… 

Da questo punto di vista ci sono diverse scuole di pensiero.
La Repubblica Dominicana è oramai un Paese sviluppato, pertanto il costo della vita è aumentato rispetto a tanti anni fa.
Il costo della vita dipende anche dai servizi che si hanno a disposizione e dallo stile di vita che si conduce.
Se decidi di vivere a Bavaro o a Bayahibe in una casa stile europeo e con tutti i servizi e mangiare prodotti italiani, avrai un certo tipo di spesa.
Se decidi di vivere in un paesino lontanissimo dai centri turistici in una casa dominicana senza pavimento dove la luce manca 6 ore al giorno e per lavarsi si usa la tanica, mangiando riso e pollo o fagioli tutti i giorni avrai un altro costo.
Il fatto è che un occidentale rimane un occidentale.
Si può scegliere uno stile di vita più sano e lento e al caldo, ma rimane molto difficile abituarsi ad abitudini che non ci appartengono (e credo che chi si vanta di questo lo faccia più per necessità che per scelta).
Quindi, per esempio, io di affitto spendevo circa 400 euro al mese per un terzo piano senza ascensore, di luce circa 20 euro al mese compreso internet, gas (ci sono le bombole) circa 15 euro ogni mese e mezzo, cibo circa 120 euro la settimana.
Poi io avevo una buona assicurazione sanitaria (80 euro al mese) e affittavo la macchina in caso di bisogno per circa 30 euro al giorno, esclusa la benzina.

Laguna di Oviedo

Il mercato del lavoro locale è aperto agli stranieri e quali sono le figure più ricercate?

La Repubblica Dominicana è un Paese in forte crescita economica (leggi Perché la Repubblica Dominicana è un Paese in crescita).
I dominicani amano gli affari, quindi ben venga chi glieli propone! Certo non si può pensare di fare un lavoro dipendente  perché gli stipendi dominicani sono una miseria.
Conosco persone che hanno trovato lavoro nei resort come venditori con un contratto italiano e riescono a condurre una vita dignitosa.
Se si hanno capitali da investire, un buon investimento è la scelta migliore a mio avviso. Ovviamente dopo aver fatto una accurata indagine di mercato andando a prendere quelle fette di mercato poco inflazionate e che promettono sviluppi. Ma anche in questo caso bisogna essere prudenti. Anche se si ha il capitale, non si può pensare di aprire un ristorante se in Italia non si era capaci di fare nemmeno un uovo in padella!
La manodopera specializzata italiana è sempre ben accetta in tutte le parti del mondo. Oppure ed è quello che sto facendo io, si può lavorare on line.
In questo caso, è sufficiente prendere il pc e partire. 

Esiste una comunità di espatriati italiani a Santo Domingo?

Sì sì. Ed è anche molto sviluppata. Gli italiani sono presenti in tutta l’isola ma sono concentrati soprattutto nell’area di Bayahibe, che è chiamata infatti una piccola Italia. 

Come sono considerati gli espatriati dalla popolazione locale?

Il popolo dominicano è molto ospitale, cordiale, gentile, allegro. Per alcuni di loro però lo straniero è visto come un ricco (evidentemente non hanno ancora ben chiara la situazione italiana!) quindi cercano sempre di approfittarsene. Ma ciò succede in tutti i Paesi del mondo in via di sviluppo. Succede a Santo Domingo come in Egitto, in Giamaica, in Tunisia, a Capo Verde... Basta entrare nella loro cultura e poi si impara a gestire le situazioni che si presentano.
Per il resto è un popolo che convive molto bene con gli italiani e gli stranieri in generale.

Cosa ne pensi del livello di sicurezza personale nella zona dove vivevi?

Non ho mai avuto problemi in termini di sicurezza. Bayahibe è un villaggio di pescatori tranquillo. Mi ricordo una sera, non riuscivo a dormire, allora uscii per farmi una passeggiata e andare a vedere il mare. Era quasi l’una di notte. Sono uscita e tornata da sola. In tutta tranquillità.
Anzi, no. Uno spavento me l’ero preso: a un certo punto da un prato era sbucato un cavallo!
Certo, per non correre rischi bisogna usare il buon senso. Cioè evitare di fare gli sbruffoni e per esempio di sfoggiare oro o borse da 500 euro! Anche in questo caso la sicurezza dipende anche dallo stile di vita che si conduce.

Montecristi

Assistenza sanitaria: è bene stipulare un’assicurazione medica privata?

Sì. La sanità in Repubblica Dominicana è buona e per certi aspetti migliore di quella italiana, se non fosse altro per la gentilezza che i dominicani hanno anche in momenti delicati come quelli della salute. E parlo per esperienza, perché ho provato anche questo!
Per usufruire di una buona sanità è bene però rivolgersi a quella privata e per questo è importante stipulare una assicurazione privata perché i costi sono altissimi e a volte difficilmente sostenibili (leggi Come tutelare la salute in vacanza a Santo Domingo).

Quali sono le caratteristiche climatiche di Santo Domingo?

La stagione migliore va da dicembre a marzo perché non c’è umidità, quindi c’è un caldo secco. Quando arriva l’umidità da aprile in poi fa molto caldo. Anche ai Caraibi però il clima è diventato pazzerello. Per esempio, quando vivevo lì non è quasi mai piovuto nemmeno nei mesi degli uragani.

Se dovessi fare un elenco di cose che assolutamente vanno fatte o viste a Santo Domingo, cosa consiglieresti?

Questa è una bella domanda.
Dal punto di vista travel, consiglio di vedere tutta l’isola o quasi come ho fatto io.
L’isola ha una offerta turistica vastissima. Non ci sono solo le zone di Bavaro Punta Cana, Bayahibe e Boca Chica con i loro resort, per intenderci.
L’isola offre davvero tanto: un ecoturismo meraviglioso, la selvaggia zona sud ovest, ovvero Barahona-Pedernales, tante cascate, grotte, fiumi. E montagne, come quelle dell’entroterra, ideali per gli sportivi e gli amanti del trekking.
Poi c’è la meravigliosa penisola di Samana con le sue balene, le case di Tarzan, i parchi.
Per il resto consiglio di uscire dai resort e vedere come è veramente la vita dominicana.
Con le opportune prudenze (come ho detto prima, evitando per esempio di sventolare ai quattro venti l’iPhone) si può vivere l’isola in tutta tranquillità. Poi per carità anche a Santo Domingo ci sono quartieri da evitare, ma come a Milano, Roma, Torino, Napoli…

Che consigli puoi dare  ai futuri espatriati per rendere più gestibile e piacevole il trasferimento?

Tanti. Innanzitutto, non pensare che la Repubblica Dominicana sia il resort di Bayahibe.
In vacanza è tutto bello, per forza, deve essere così.
La realtà quotidiana è diversa dai siparietti proposti in villaggio.
La cultura è diversa, che non vuol dire che è negativa, semplicemente che è diversa.
Bisogna conoscere il Paese e lo si riesce a fare non trascorrendo 15 giorni in un resort, ma magari vivendo sei mesi in un appartamento in mezzo al popolo.
Purtroppo bisogna anche fare attenzione ai vari millantatori patrioti. A volte rimango stupita da tanta ingenuità. Io ho sempre sentito tutte le campane, ma poi le decisioni le ho prese di testa mia e soprattutto con carta e numeri alla mano.
Sembra quasi che su quell’isola si annullino le difese immunitarie: ho visto fare cose da connazionali che credo che in Italia non avrebbero mai fatto.
Molti pensano che basti prendere un aereo per dimenticare l’Italia e rifarsi una vita, che in un Paese dove c’è il sole tutto l’anno sia tutto più facile. Non è così. Certo il sole aiuta, fa bene a fisico e mente. E la burocrazia è decisamente più snella rispetto a quella italiana.
Ma non per questo abbassare la guardia. Se uno vuole per esempio aprire una impresa in Italia, cosa fa? Si rivolge a enti, istituzioni, professionisti non al primo che incontra per strada.
Credo che questo atteggiamento sia la causa di tanti fallimenti. Poi è bene fare appunto accurate indagini di mercato prima di buttarsi in qualsiasi avventura: cosa manca, di cosa c’è bisogno, chi sono gli eventuali competitor… e magari fare un business plan.
Consiglio anche di essere realisti e super critici e di stare con i piedi per terra, che male non fa. (Leggi 3 cose da accettare in Repubblica Dominicana).

Quali sono i motivi che ti hanno riportata in Italia?

All’epoca non avevo un piano e anche io credevo ancora alla leggenda del chiosco sulla spiaggia. Poi ho sbagliato punto di appoggio: sono più da capitale che da paesino. E se lascerò di nuovo l’Italia non voglio trovarmi nuovamente in una piccola Italia.
Così decisi di ritornare. Ma sai cosa ti dico? Per fortuna è andata così perché ora ho davvero idee chiare e progetti da portare avanti con maturità e consapevolezza.
Perché sì, vorrei tornare, magari per tornare in Italia ogni 3 mesi.
In realtà all’epoca avevo più bisogno di ritrovare me stessa che fare un progetto di vita.
Come detto, per fortuna è andata così. Io credo che nella vita gli errori esistano ma vanno chiamati “esperienze”. Servono per farti capire cosa non devi più fare, cercare, vedere, frequentare ecc…
E quando raggiungi questa consapevolezza allora forse puoi davvero trovare la tua strada. 

L’esperienza all’estero ti ha cambiata? Sotto che punti di vista?

Quando si ritorna non si è mai la stessa persona di quando si è partiti.
Ho superato dei miei limiti.
Per esempio ho imparato lo spagnolo e il dominicano senza mai aver studiato una parola di spagnolo.
Sembra una cosa da poco ma non lo è, perché quando non si conosce una lingua, anche se apparentemente facile, comunque non la si conosce e fa paura.
Mi ricordo che i primi tempi non uscivo di casa perché non capivo niente di quello che mi dicevano. Poi la fame mi ha costretto a entrare in un colmado per comprarmi da mangiare.
Ho dei bei ricordi: per chiedere per esempio il burro lo indicavo con le dita, l’impiegato dominicano lo appoggiava sul bancone e mi diceva il nome corretto in spagnolo.
Poi ho superato abbastanza la paura dell’acqua. Oggi ho meno paure, perché se riesci ad affrontare un Paese estero, tutto il resto ti sembra una passeggiata.
Cresci, maturi, impari a vivere. Che non è poco.
Poi ho capito che dalla tecnologia non si scappa. Ho compreso la potenzialità del web e del blog.
Io ho aperto il blog per continuare a raccontare la Repubblica Dominicana e allo stesso tempo mi si sono aperte mille porte.
Tutte direzione isola della bachata. Come dire, che alla fine forse è davvero destino.