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Roberta a Tokyo: "Ho un animo da avventuriera e tanta voglia di scoprire cose nuove ogni giorno"

  • Roberta in Giappone
Intervista
Pubblicato la settimana scorsa
Roberta viene da Alba, in Piemonte. Dopo la laurea in Lingue e Culture dell'Asia e dell'Africa trova lavoro nel Principato di Monaco dove si occupa di commercio internazionale. Trascorsi quattro anni in azienda decide di cambiare strada, mettersi in gioco ed andare a vivere in Giappone.[BREAK] Se vi incuriosce sapere com'è la sua nuova vita a Tokyo, leggete cosa ci racconta nell'intervista!
RobertaV

RobertaV

Ciao! Raccontaci un po’ di te: chi sei e da dove vieni?

Ciao! Mi chiamo Roberta e sono nata ad Alba, provincia di Cuneo, Piemonte. Più precisamente, vengo dalla terra del buon vino e del tartufo bianco!

In che parte del mondo ti trovi?

In questo momento mi trovo a Tokyo, Giappone.

Come mai hai scelto proprio il Giappone per iniziare una nuova vita?

Dopo il Liceo Classico, ho deciso di iscrivermi alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Torino, corso di Laurea in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa, specializzazione in Lingua Giapponese.
Ottenuta la laurea, ho quasi subito trovato lavoro per una società di trading nel Principato di Monaco che operava esclusivamente con il mercato giapponese, avendo così modo di usare quello che avevo appreso all’università.
Dopo quasi 4 anni in azienda, ho deciso di mettermi alla prova e di inserirmi nel mondo del lavoro giapponese. Da studente non ho mai passato più di 3 mesi in Giappone, e per una laureata in Lingua e Cultura Giapponese come me, l’ho sempre percepito come una mancanza.
Adesso, sono qui da quasi un anno, e lavoro da circa 10 mesi.

Che strumenti hai usato per reperire informazioni sul Paese prima di trasferirti?

Be’, ho imparato tanto all’università per quanto riguarda lingua, letteratura e storia.
Per l’aspetto culturale, hanno avuto molto peso le esperienze di home stay fatte da studente, poi con il precedente lavoro. Ho anche alcuni amici giapponesi che risiedono nella mia zona d’origine.
Nel 2015, quando ancora lavoravo a Monaco, ho potuto frequentare un corso di Business Japanese per 3 mesi, occasione che mi ha permesso di capire meglio la cultura del lavoro e le “business manners” giapponesi.
Sconsiglio di credere all’immagine del Giappone che traspare dai media (anime, manga, film, anche notizie al tg), perché è o esasperata in negativo o glamourizzata all’eccesso.

Appena sbarcata, qual è stata la prima sensazione che hai provato?

Quando sono arrivata lo scorso anno, era già la quinta volta per me.
All’aeroporto di Narita c’è un cartello, che chi arriva vede subito dopo lo sbarco e prima del recupero bagagli, che dice “おかえりなさい”, “Okaerinasai”, ovvero “Ben tornati!” in giapponese; un po’, ho sentito che quel saluto era proprio per me.

Da dove nasce la tua passione per la cultura giapponese?

In realtà, ho scelto di studiare giapponese quasi per sbaglio! Però leggere i “romanzi” tradizionali come il “Genji Monogatari” (Storia del Principe Splendente, in italiano), “I racconti del guanciale”, o altri classici, ha influenzato molto il mio percorso dopo l’ingresso all’università.

Per essere in regola con le leggi locali, quali sono le prime cose che un espatriato deve fare per vivere e lavorare li?

Prima di tutto serve avere il visto giusto.
Chi entra con il visa waiver (come noi italiani, che possiamo entrare in Giappone senza visto e soggiornare per 90 giorni) non può lavorare, pena l’espulsione.
A seconda del tipo di lavoro che si andrà ad effettuare, esiste uno specifico visto.
Un visto di lavoro di solito è richiesto dall’azienda che assume lo straniero. E’ meglio occuparsi della ricerca di un lavoro prima di venire in Giappone: esistono siti di job search anche in inglese, e alcune aziende sono anche disponibili per dei colloqui su Skype se non ci si può spostare liberamente.

Di cosa ti occupi a Tokyo?

Dopo aver lavorato nel commercio internazionale, volevo qualcosa di più tranquillo e a contatto con le persone.
Ora lavoro per una scuola di lingua per studenti stranieri, dove mi occupo di supporto studenti, reclutamento e della documentazione necessaria per ottenere il visto studentesco.
Oltre al giapponese e all’italiano, parlo anche inglese e francese, lingue che uso quasi ogni giorno per aiutare gli studenti.

Com’è una tua giornata tipo?

Sveglia intorno alle 7, ho il tempo di fare una doccia, colazione e vestirmi per il lavoro.
Ho la fortuna di poter raggiungere l’ufficio in metro, senza fare cambi, ma abitando in un raggio relativamente breve dal centro, ogni mattina affronto quello che i giapponesi chiamano il “man’in densha”, il treno affollato.
Nelle giornate di pioggia, o quando leggere scosse di terremoto obbligano all’arresto momentaneo delle linee, si vedono scene incredibili di gente pressata contro i vetri.
Faccio orari normali, 9-18; straordinari quasi mai, se non in periodi prestabiliti e nelle quantità fissate dalla scuola, e ovviamente pagati!
Quando c’è lezione, c’è sempre qualche studente che ha bisogno di un suggerimento, un aiuto o anche solo di un po’ di incoraggiamento.
Lavoro molto al computer, rispondendo alle email e facendo traduzioni.
Dopo il lavoro, a volte faccio una passeggiata nei pressi della stazione, Iidabashi, oppure Ikebukuro, o altre ancora vado in un locale di amici per bere una birra in compagnia.

Quanto ti costa - in media - vivere a Tokyo? Casa, cibo, bollette, trasporti…

Vivo in un appartamento ammobiliato (con frigo, microonde, lavatrice, tv già presenti) di circa 24mq.
Per l’affitto spendo circa 70.000 yen al mese, che includono la connessione internet.
Per acqua e canone tv, che sono bollette bimensili, spendo rispettivamente 3000 yen e 2500 yen.
Gas ed elettricità, sono in media 3000 yen al mese per ciascuna voce.
Per il telefono, circa 10.000 yen ogni tre mesi.
L’abbonamento alla metro per il tragitto casa-lavoro è di quasi 8000 yen al mese, ma è rimborsato dall’azienda.
Mangio poco fuori casa, perché è più economico cucinare, ma non saprei fare una stima esatta di quanto spendo in cibo; diciamo che sto attenta al prezzo di quello che compro (il Giappone importa molto dall’estero, con conseguente innalzamento dei prezzi, ma Tokyo in particolare è più cara rispetto ad altre città anche per l’aspetto logistico).

C’è buona disponibilità di alloggi a Tokyo?

Si e no. Il periodo peggiore per trovare è tra gennaio e marzo, perché l’anno scolastico e l’anno fiscale iniziano in aprile, per cui c’è una migrazione di massa di studenti che entrano all’università, e persone che si trasferiscono nella capitale per lavorare, poiché le aziende assumono nuovi dipendenti tendenzialmente in questo periodo.
Il rischio è trovare alloggi piccoli, in edifici vecchi, magari bui e umidi. A volte poi, se l’affittuario è straniero, le agenzie chiedono che abbia un garante giapponese prima di stipulare il contratto di affitto; in questo caso esistono società apposite che fanno da garanti per gli stranieri (ovviamente a pagamento).
In altri casi, l’agenzia immobiliare chiede solamente un contatto (giapponese) per le emergenze.
Io ho trovato un’agenzia che ha chiesto giusto un contatto di riferimento, e un’amica si è prestata senza difficoltà!

In che zona della città consigli di cercare casa?

Più che consigliare una zona specifica, suggerisco di trovare alloggio in base al tragitto casa-lavoro. Meglio risiedere sulla stessa linea o vicino ad una stazione raggiungibile senza troppi cambi. Se invece si parla di affitti, i distretti dell’anello periferico di Tokyo (Adachi, Edogawa, Arakawa, Itabashi etc), oppure le città delle prefetture limitrofe più vicine ai confini di Tokyo, sono i meno costosi, ma il rischio di passare anche due ore in treno per raggiungere il lavoro aumenta.

Quali sono i mezzi pubblici disponibili a Tokyo e qual è quello che usi di più?

Uno su tutti, la metro e la rete ferroviaria. Non c’è un angolo di Tokyo che non si possa raggiungere in treno. Esistono anche gli autobus e taxi, ma li uso pochissimo, i primi perché non effettuano corse dopo le 21, e i secondi perché li considero un lusso!
I giapponesi usano moltissimo la bicicletta, aggiungendo a volte anche due seggiolini per bambini, e sono dei veri pirati della strada: non suonano campanelli, pedalano a zig zag, usano i marciapiedi come piste ciclabili e, dulcis in fundo, tengono gli occhi fissi sul cellulare anche in sella alla bici!
Io preferisco camminare, e nei weekend faccio lunghe passeggiate tra i vari distretti.
Per chi volesse guidare: noi italiani possiamo convertire la nostra patente di guida in quella giapponese senza sostenere esami!

Cosa ci consigli di visitare in città?

Sarò banale, ma il mio posto preferito è Asakusa, con il celeberrimo Kaminarimon, il Sensoji (tempio buddista), i negozietti pacchiani di souvenir… è caotico ma divertente!
Se si ha voglia di passeggiare poi, dal Kaminarimon, seguendo il corso del fiume Sumida, si può arrivare fino a Ryogoku, lo stadio del sumo, e magari vedere qualche atleta in kimono! Mi piace anche molto Kagurazaka, una strada piena di localini vicino alla stazione di Iidabashi, e poi Shibuya (zona stazione, manon solo): c’è veramente di tutto!
Se si viene nella stagione giusta (aprile o tardo ottobre) si possono vedere i sakura fioriti, le foglie rosse degli aceri o quelle gialle dei ginkgo in quasi tutti i parchi della città.

Ti piace la cucina giapponese e qual è il tuo piatto preferito?

Oh si, mi piace anche troppo! Ho l’ossessione per il ramen, e mi piace scovare nuovi posti dove mangiarlo.
Mi piacciono molto anche i dolci tipici, che per noi italiani abituati a tiramisù, cioccolata, panna e torte della nonna, sono l’esatto opposto perché preparati con ingredienti vegetali tipo fagioli dolci, tè verde, riso.
Mi piace molto anche la cucina casalinga, quella che difficilmente viene esportata all’estero, molto semplice e bilanciata, e che si trova magari in piccoli locali a conduzione familiare.

Quali sono le caratteristiche principali del popolo giapponese?

Sono un popolo enigmatico. Ho amici di varie nazionalità, e mentre europei, americani, ma anche coreani, taiwanesi, ragazzi da varie parti dell’Africa sono più “di pancia”, i giapponesi sono “di testa”: hanno una grande capacità di analisi.
Quando ho una difficoltà, so che posso trovare qualcuno con cui analizzare il problema in modo lucido tra i miei amici giapponesi. Paradossalmente però, hanno pochissima risolutezza, e anche sul lavoro tendono a rimbalzare le responsabilità prima di prendere una decisione finale. Il che spesso degenera in situazioni fantozziane, o come dico spesso “Ufficio Complicazioni Affari Semplici”.
Sono “timidi”, e la lingua è un grosso ostacolo quando si tratta di parlare con gli stranieri. Quando incontro persone nuove, percepisco il loro sollievo quando capiscono che parlo giapponese.
Un aspetto di cui mi sono accorta di recente e che mi infastidisce molto, tuttavia, è la superficialità con cui certe persone cercano di fare amicizia con gli stranieri, un po’ come se ne facessero “collezione”.

Parlaci di qualche usanza locale che più ti ha incuriosito

I matsuri, le feste tradizionali. Si tratta in genere di celebrazioni in onore di un kami, uno dei tanti dei del pantheon shintoista, la religione di stato giapponese. Si tengono principalmente d’estate, tra maggio e ottobre, e variano in portata a seconda del tempio e della zona (un tempio grande e famoso in una zona molto popolare, ovviamente avrà un matsuri più scenografico, come il Danjiri di Osaka o il Sanja Matsuri di Asakusa). Ad ogni modo, lasciando stare la fama, il divertimento è assicurato! La gente del posto è molto affezionata ai kami locali, e quando si tratta di festeggiarli non ci sono mezze misure.
Lo scorso anno ho partecipato al matsuri dello Hikawa Jinja di Nerima: vestita come un contadino di epoca Edo, ho passato due giorni a trasportare un palanchino pesantissimo in mezzo alla folla festante. A fine luglio invece parteciperò al Kagurazaka Matsuri, dove farò una danza tradizionale di gruppo chiamata Awa Odori; prevedo partecipare ad altri matsuri in settembre e ottobre!

Quali sono gli operatori locali per la telefonia mobile? E’ semplice procurarsi una sim?

NTT Docomo, Softbank, AU, YMobile! e UQ mobile, sono i più diffusi. Non è facile procurarsi una SIM se non si ha un visto a lungo termine. Esistono però operatori che offrono SIM ricaricabili o prepagate che possono avere una durata di 15 giorni, uno o tre mesi, e includono anche il servizio dati.

Cosa ne pensi del livello di sicurezza personale a Tokyo?

Ho abitato quasi quattro anni in Costa Azzurra, e Tokyo al confronto è un paradiso… Posso camminare per strada anche tardi la sera, senza preoccuparmi di essere aggredita; nonostante i treni affollati, che possono essere il sogno di ogni borseggiatore, io stessa giro con la borsa aperta, e gli uomini giapponesi usano tutti portafogli enormi, che infilano nelle tasche posteriori dei pantaloni con molta noncuranza.

Quali sono le caratteristiche climatiche di Tokyo?

Vento, vento e ancora vento. In inverno, fino a fine marzo, soffia il Kogarashi, un vento freddo e potente che viene da nord, che rende l’aria molto secca.
Giugno è il mese delle piogge, e il clima diventa umido e appiccicaticcio. L’estate è torrida e afosa, intervallata da tifoni provenienti dal Pacifico, che possono risultare in venti forti e giornate soleggiate oppure diluvi universali.
Nevica pochissimo, e personalmente non ho mai patito il freddo in inverno. Il tutto, sempre movimentato da qualche scossetta di terremoto!

Assistenza sanitaria: gli espatriati devono stipulare un’assicurazione medica privata o possono avvalersi del servizio pubblico?

Esiste il servizio pubblico cui si è obbligati ad aderire se si risiede in Giappone per più di tre mesi, e ameno che l’azienda per cui si lavora non copra l’assistenza sanitaria.
Per integrare il sistema sanitario pubblico, basta farne richiesta nel momento in cui si va in municipio a registrare il proprio indirizzo.
L’assistenza pubblica copre però il 70% della spesa medica, mentre il restante 30% è a carico dell’individuo. Esistono inoltre assicurazioni sanitarie private specifiche che possono essere integrate separatamente

Cosa ti piace di più e cosa apprezzi meno della tua vita da expat da Tokyo?

Questa è una domanda difficile. Anche se sono in una relazione a distanza, sono più felice di quando vivevo in Francia, nonostante all’epoca abitassi a tre ore di treno dalla mia famiglia, mentre adesso ci separa una giornata in aereo.
Ho più amici qui di quanti non ne abbia incontrati in Costa Azzurra, di qualsiasi fascia di età o nazionalità. Come italiana, pur avendo una cultura molto vicina a quella francese, mi sento molto più a mio agio qui di quanto non lo fossi a Mentone; credo di non essere mai riuscita ad integrarmi bene.
Sorprendentemente, vista la fama di cui gode il Giappone, non mi porto a casa il lavoro, cosa che invece succedeva con il precedente impiego. Come dicevo prima, non amo l’insistenza o invadenza che a volte noto in certi approcci, soprattutto da parte di persone (giapponesi!) che cercano di costruirsi un entourage fatto di altri expat. Con la questione visto poi, personalmente mi sento sempre un po’ limitata nel mio raggio d’azione.
Di carattere, ho un animo da avventuriera, per cui affronto le giornate con la voglia di scoprire e imparare cose nuove, e qui a Tokyo le occasioni certo non mancano, che si tratti di un angolo poco conosciuto della città, un festival di cultura mongola, o un corso di lingua coreana!

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