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Gli investimenti italiani in Albania

All’inizio era la meta solo dei grandi imprenditori italiani che, alla ricerca di manodopera a basso costo, delocalizzavano la loro attività senza troppi scrupoli. Ora l’Albania è la meta per lavoratori e piccoli imprenditori in crisi, in cerca di fortuna oltre Adriatico.
Il vantaggio principale che l’Albania offre è la vicinanza geografica, ma soprattutto la conoscenza della lingua. Inoltre, c’è una burocrazia più snella e una pressione fiscale intorno al 15%. In Albania con 250 euro si trova un buon alloggio, costa meno fare la spesa e costano meno i servizi. Per questo sempre più italiani la scelgono come meta per ricominciare da capo. Professionisti di varia natura hanno trovato una piccola rinascita spesso dopo aver fallito in patria.
16mila, dei 19mila italiani presenti in Albania, sarebbero lavoratori con un contratto da dipendenti, a cui si accostano altre tipologie di professionisti, che con un sistema fiscale favorevole ed un costo della vita almeno cinque volte più basso rispetto all’Italia, riescono a vivere anche con meno di 900 euro al mese.
Sono prevalentemente uomini, di età compresa tra i 25 e i 50 anni, arrivano soprattutto dal nord Italia, molti sono avvocati, medici e architetti.
Come riporta Repubblica, tanti italiani scelgono di trasferirsi in Albania anche per lavorare in un call center. E in questo settore davvero il lavoro non manca, viste le tante aziende che hanno deciso di portare proprio lì i loro servizi.
Secondo gli ultimi dati della Camera di commercio italo–albanese, per molti l’Albania resta un approdo goloso: nel solo 2016, 2-3 aziende al mese si sono stabilite nel Paese, dove un operaio costa 300 euro al mese contributi compresi e dove nuovi comparti dell’economia si vanno aprendo, come quello del turismo.
A fronte di un mercato interno ancora debole, il Fmi ha previsto una crescita del PIl, nei prossimi mesi, di oltre il 2%. Non vi è dubbio che questo parametro non basti da solo a valutare lo stato di salute di un paese; ma può comunque indicare un profondo cambiamento di rotta. La cosa che colpisce di più è la burocrazia snella che, sorprendentemente, si trova in Albania: qui un’impresa si può aprire in un giorno e senza neanche troppi lacci e laccetti.
L’Italia è il principale partner commerciale dell’Albania, che ha destinato al paese il 51 per cento delle sue esportazioni tra il 2012 e il 2016. Il dato emerge da un rapporto dell’Istituto statistiche nazionale, secondo cui dopo l’Italia Tirana ha esportato soprattutto in Kosovo (7,5 per cento), Spagna (6,8 per cento) e Grecia (3,9 per cento). L’Italia, prosegue il rapporto, è anche il principale paese di provenienza delle importazioni verso l’Albania. Dall’Italia arriva il 30,8 per cento dei beni importati. Seguono Grecia (8,7 per cento), Cina (7,5 per cento), Turchia (7 per cento). Nei cinque anni oggetto di studio, inoltre, l’Albania ha destinato all’Unione europea il 76,6 per cento delle sue esportazioni, mentre ai paesi inclusi nell’accordo centroeuropeo di libero scambio (Fyrom, Serbia, Kosovo, Bosnia, Montenegro, Albania e Moldavia) è andato solo il 12,4 per cento dei beni esportati.
L’interscambio commerciale dell’Albania con l’Italia ha registrato a maggio una crescita di oltre l’8 per cento su base annua. Il volume dell’interscambio è ammontato a 29,8 miliardi di lek (pari a 221,8 milioni di euro), ovvero 17,1 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2016. In crescita sia le esportazioni che le importazioni. Il Made in Albania finito sul mercato italiano è ammontato a 12,9 miliardi di lek (circa 96 milioni di euro), con una crescita del 9,7 per cento. In crescita del 7,3 per cento il volume delle importazioni, pari invece a 16,9 miliardi di lek (125,8 milioni di euro). L’interscambio con l’Italia rappresenta il 37,7 per cento dell’intero volume degli affari commerciali dell’Albania con l’estero. Al secondo posto si trova la Grecia, con il 6,8 per cento, seguita dalla Turchia con il 6,7 per cento e la Cina con il 6,3 per cento.
Nell’ultimo decennio l’Albania ha avviato una serie di riforme politiche ed economiche volte a trasformare un’economia pianificata e centralizzata in un’economia aperta e di mercato.
Tali riforme hanno puntato principalmente alla privatizzazione dei vari settori economici, all’approvazione di riforme sociali ed alla promozione degli investimenti stranieri.
La vicinanza geografica, le affinità culturali e la vasta conoscenza della lingua italiana, così come gli intensi rapporti politici, hanno fatto si che l’Italia diventasse il primo partner commerciale dell’Albania.
L’Italia si colloca, inoltre, in cima alla classifica per numero di imprese con capitale partecipato (oltre 1400 le aziende italiane e joint venture italo-albanesi sinora censite).
Gli investimenti italiani si sono concentrati, sino a qualche anno fa, principalmente nella parte occidentale del paese, lungo la costa adriatica. Si è trattato di interventi di piccole-medie imprese che operano per il 35% nel settore edile, per il 21% nel settore tessile e calzaturiero (produzione “a façon”), per il 16% nel commercio e servizi, per l’8% nell’industria agro-alimentare.
Accanto a questi settori di investimento tradizionali, delle piccole imprese italiane già presenti nel Paese, attualmente si stanno affacciando su questo mercato gruppi industriali, di grandi e medie dimensioni, attratti dalle prospettive che si dischiudono nei settori dell’energia e delle infrastrutture e dalla naturale vocazione dell’Albania quale piattaforma produttiva di beni e servizi offerti dalle nostre aziende, qui localizzate, al vasto mercato balcanico e dell’Europa Orientale.
Esistono, allo stato attuale, numerosi progetti già in corso di realizzazione, o di prossimo avvio, nel settore strategico dell’energia (in primo luogo idroelettrica e eolica, ma anche nel campo delle energie rinnovabili e del gas) che vedono coinvolte importanti realtà imprenditoriali italiane ed il cui valore complessivo si aggira intorno ai 5 miliardi di Euro.
Rilevante è, inoltre, la presenza nel Paese di due grandi gruppi bancari italiani, (Intesa San Paolo e il Gruppo Veneto Banca) che fungono da polmone finanziario per gli operatori italiani che si affacciano su questo mercato.
Interessante sviluppo sta avendo, inoltre, la delocalizzazione dei servizi attraverso, ad esempio, le presenze di alcuni gruppi italiani che hanno realizzato call-centers in loco.

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