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Blog di Novembre con intervista a "Au Vent Mauvais"

Ciao a tutti!

In  Novembre abbiamo selezionato per voi il blog di Valeria che si intitola: Au Vent Mauvais - A Traveler in Residence
Valeria mi ha raccontato di lei, del blog e della vita a Parigi in una bella intervista di cui vi riporto un estratto:

Da dove nasce il titolo del blog?

Au Vent Mauvais (per i non francofoni, si pronuncia “o van movè”) è il vento cattivo, che d’autunno scuote le foglie morte di Verlaine, che si porta via Gainsbourg dopo la fine di un amore, e quello che mi ha condotto verso un paio di scelte sbagliate negli ultimi anni.
A Traveler in Residence è un'immagine presa in prestito dalla scrittrice irlandese Maeve Brennan. Racchiude insieme i viaggi, l'idea di casa, la curiosità, il restare nomade anche se ormai si vive da locali in una città straniera, sentirsi fuori luogo tornando a casa o sentirsi inaspettatamente a casa in un posto in cui si mette piede per la prima volta, tutti sentimenti familiari a chi si porta dietro la vita in uno zaino, anche solo per pochi mesi, e a chi ha scelto come casa non quella scritta sulla carta d'identità, ma qualcosa di più inafferrabile, un momento, una strada, l'angolo di una piazza, un bar, una persona.

Che tematiche tratti nel blog?

Mi piace raccontare le mie scoperte quotidiane in città.
Sono sempre stata convinta che un animo viaggiatore riesca a saziarsi anche cambiando strada per andare al lavoro o a prendere il pane, nel proprio quartiere.
Una nuova scorciatoia, un angolo della mia città finora inesplorato, vagabondaggi letterari e geografia emozionale, una cartografia della mia vita e delle mie letture.

Lati positivi e negativi della vita di un’ espatriata a Parigi…

Per anni sono stata affetta da un un’insoddisfazione cronica per il mio luogo di residenza.
Come Calvino, e ancora prima Baudelaire, desideravo sempre d’essere dove non ero.
Quando ero in Italia, sognavo Parigi, una volta tornata in Francia, ricominciavo a mettere in discussione la mia partenza. Oggi ho finalmente raggiunto un equilibrio e ho fatto pace con la mia vita a Parigi. Una città che ha storicamente un fascino per gli stranieri, dove si respira un’aria diversa, fatta di speranze e sogni che forse si possono realizzare.
Non cerco di diventare francese. Mi piace sentire la mia alterità, godere del privilegio di essere straniero, è come avere una dimensione altra, una sfumatura in più.
Per il resto, la cucina, il bel tempo, il mare, non mi sono mai mancati più di tanto, anzi penso che siano un problema solo per chi resta a casa e fa fatica a staccarsi dal proprio quartiere.

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Saluti,

Francesca

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